martedì 14 luglio 2009
Crank 2: oltre i confini del pudore
Pensavi che questa nuova razza bastarda delle action comedy degli anni duemila, questi film in cui (anziché limitarsi a una battutina o una smorfia virile, come un John McClaine on un Indy qualsiasi) i protagonisti dicono e fanno le peggio cose, non potesse andare oltre una roba come Shoot'em Up del 2007. Cioé, come fai a superare una pellicola in cui Clive Owen spara a un girello per continuare a tenerlo in movimento e proteggere così il pupo che lo occupa dal fuoco di un cecchino? In cui lo stesso Owen si bomba in piedi la Bellucci, falciando nel contempo con la pistola decine di nemici e concludendo (tutte e due le cose) con una battuta sulla sua canna? In cui sempre Owen sfrutta l'ausilio di una carota per far fuoco con una pistola, visto che ha le dita fratturate? Bene, al confronto di Crank 2: High Voltage, un film che hai visto sulla tv via cavo negli States, Shoot'em Up è l'undicesimo capitolo del decalogo di Kieślowski.
In Crank 2, e in poco più di un'ora e mezza, Chev Chelios (la faccia di pietra Jason Statham), precipita da un elicottero, sopravvivendo a una caduta di 1500 metri (letteralmente), guarda il cuore mentre gli viene portato via dal petto e sostituito da uno artificiale, ammazza duemila persone nei modi più improbabili, infila un fucile nel retto di un ciccione, deve farsi largo in mezzo a un picchetto di protesta di un gruppo di pornostar (capeggiato da quella sagoma di Ron Jeremy), affronta un nemico trasformandosi in una caricatura gigante di se stesso (in uno scenario alla Ultraman/Godzilla), si ingroppa la fidanzata sulla pista di un ippodromo. Durante la corsa e davanti a un pubblico giustamente festante.
E, soprattutto, ricarica il cuore artificiale ogni due per tre con quello che gli capita: i morsetti attaccati alla batteria sulla lingua, scariche di taser negli zebedei, financo lo sfregamento morboso con una vecchia. No, davvero. In mezzo, le comparsate della tipa ciccia e rossa che cantava con le Spice Girls, del fu Carradine (nella sua cinquantesima parte da vecchio boss del crimine pappone) e di quella tizia che assomiglia alla Faith di Mirror's Edge. Ma che in movimento sembra molto più una baldracca di Singapore. Se poi proprio la vista di uno sgherro ispanico che si taglia i capezzoli per punizione, del membro di un cavallo in slow motion, di una banda di motociclisti da Blue Oyster Bar e di mignotte che dovrebbero fungere da cavalleria, del pomiciamento coatto con la vecchia non dovessero bastare, il finale mostra il nostro eroe tutto bello contento, e talmente carico da andare letteralmente a fuoco. Con la pelle che gli si stacca e tutto, e la finta Faith che va in fiamme. Il giorno dopo sei andato a controllare su imdb.com se il film, hai visto mai, l'avesse sceneggiato Garth Ennis.
In video, il trailer. Ovvero gli unici due minuti scarsi di pellicola in cui non c'è una tipa con le tette al vento, qualcuno sventrato da una raffica di mitra o Statham che lascia i testicoli su una ringhiera.
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lunedì 13 luglio 2009
BlazBlue, mi piaci tu
Non sei esattamente questo grande appassionato di picchiaduro 2D, però BlazBlue su PS3 te lo stai giocando. Perché rimediare una Special Edition, nel tuo pellegrinaggio nei Gamestop nuovaiorchesi di due settimane fa, non è stato semplice. Perché è un franchise tutto nuovo. Perché, più che altro, credi si debba dare comunque un'opportunità a un gioco che ha come sottotitolo "Calamity Trigger". Ora, BlazBlue è essenzialmente un picchiaduro spettacolare, in cui un sacco di lampi di luce ed effetti strani tappezzano lo schermo. In cui le super puoi assegnarle alle quattro direzioni principali dello stick destro, così non ti devi sbattere più di tanto per scatenare l'inferno addosso al tuo avversario juventino. In cui però ogni personaggio ha una sua barra diversa e un sistema diverso per riempirla e dopo i primi cinque minuti ancora sei lì che non ci stai capendo un cazzo. Poi, però, quei cinque minuti trascorsi in compagnia di una grafica talmente solluccherosa da rischiare il diabete oculare passano, cominci a capirci qualcosa e a divertirti pure. Certo, lo stile anime potrà non piacere a tutti (e chi se ne frega). Certo, la trama non ha semplicemente senso (ma è un picchiaduro: è normale) e i trofei sono ancora in giapponese. E, certo, alcuni personaggi sono semplicemente clonati da altri volti noti del mondo dei VG (la sorella, altrettanto perata, di Mai Shiranui, oppure la tizia travestita da robot di Zone of the Enders). Ma tutto è talmente bello, frenetico e casinista che basta e avanza per costringere in un angolo, in lacrime, King of Fighters XII.In foto: il ricercato con spadone d'ordinanza Ragna the Bloodedge e l'imberrettata e munita di pistolazze Noel Vermillion, si affrontano in un Rebel. Che poi sarebbero i round del gioco, e dire "Rebel 1" di per sé, in questo contesto, non significa una ceppa. Ma vabbé. L'edizione speciale, venduta negli USA allo stesso prezzo di quella plain vanilla ma per un periodo di tempo limitato, contiene due CD del soundtracco e un Blu-ray. Il cui contenuto ti resta però ignoto, visto che sulla PS3 pal non gira. Sfiga trigger.
TASSO DI TACHIONI: Parecchio alto.
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sabato 11 luglio 2009
Bzzz Bzzz Bzzz (il sintetizzatore di Juzo Kabuto)
Nonostante il nome, Korg DS-10 non è un mostro meccanico nemico di Mazinga Z. Come Garada K7, Glossam X2, Greyder F3 e financo Kasimor T7.
E no, non è nemmeno uno sciroppo per la bronchite.
Trattasi di un suggestivo sintetizzatore per Nintendo DS, con il quale ti sei sollazzato per oltre quattro ore ininterrotte su un altrettanto suggestivo volo Roma-New York alitalioto (niente film, niente di commestibile, niente di niente). Che poi, di per sé, utilizzare il Kord DS-10 sarebbe una roba difficilissima, visto che ci sono decine e decine di cavetti da collegare, impostazioni da settare, e questo e quell'altro. E il manuale non ti spiega una benemerita fava. Ma poi chi se ne frega. Che basta smanettare a caso, pestare un po' il tastierino alla Sandy Marton e i quattro pad delle percussioni, agitare il pennino sullo schermo e collegare ad canis mentulam tutti quei cavetti lì per creare delle robe bellissime e flippanti e talmente acide che non c'è più bisogno di prendersi la coca cola con l'aspirina per esser trasportati all'interno di altri mondi. Dove magari, per dire, il Barone Ashura lo incontri comunque.
In video: la creazione di uno che aveva molto più tempo, senso del ritmo e spazio tra un bracciolo e l'altro di te.
TASSO DI TACHIONI: Inevitabilmente basso. Ma i BMP vanno a manetta.
E no, non è nemmeno uno sciroppo per la bronchite.
Trattasi di un suggestivo sintetizzatore per Nintendo DS, con il quale ti sei sollazzato per oltre quattro ore ininterrotte su un altrettanto suggestivo volo Roma-New York alitalioto (niente film, niente di commestibile, niente di niente). Che poi, di per sé, utilizzare il Kord DS-10 sarebbe una roba difficilissima, visto che ci sono decine e decine di cavetti da collegare, impostazioni da settare, e questo e quell'altro. E il manuale non ti spiega una benemerita fava. Ma poi chi se ne frega. Che basta smanettare a caso, pestare un po' il tastierino alla Sandy Marton e i quattro pad delle percussioni, agitare il pennino sullo schermo e collegare ad canis mentulam tutti quei cavetti lì per creare delle robe bellissime e flippanti e talmente acide che non c'è più bisogno di prendersi la coca cola con l'aspirina per esser trasportati all'interno di altri mondi. Dove magari, per dire, il Barone Ashura lo incontri comunque.
In video: la creazione di uno che aveva molto più tempo, senso del ritmo e spazio tra un bracciolo e l'altro di te.
TASSO DI TACHIONI: Inevitabilmente basso. Ma i BMP vanno a manetta.
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giovedì 9 luglio 2009
Transformers: Michael Bay Vs Giuseppe Parini
1775. Giuseppe Parini scrive La Caduta, ode cui affida un'amara riflessione su come chi peschi nel torbido abbia una carrozza, un sacco di grana e pure svariate reti televisive.2009. 234 anni dopo, Michael Bay, un uomo che si affida alle esplosioni anche per esprimere l'oggetto delle sue riflessioni, si trova a dirigere un secondo film dei Transformers, in Italia graziato dall'amatriciano sottotitolo La vendetta del caduto.
Ora, chiamato la prima volta a tirar fuori un film live action su camion e mangianastri che si trasformano in robot, il meglio che aveva saputo fare due anni fa era infilarci dentro battute da commedia per famiglie stupide, una figa pazzesca, tremiladuecentododici esplosioni e plastici duelli in volo, tra robot impegnati più ad avvitarsi nell'aere assumendo configurazioni laocontiche che a menarsi sul serio. Questo, e un robotcamion guardone. Per il seguito, ovviamente, stessa recipe: con più battute e insulsi momenti di comic relief, molti più robot laoconticamente avvolti nelle loro risse, e soprattutto più figa. Che quella che già c'era (una praticamente irreale Megan Fox) te la fanno trovare dopo cinque secondi di film messa a pecora su una moto, quindi inguainata nella pelle da motociclista, quindi ancora lesta nel togliersi la tutina per mostrare le cosce. No, davvero. E, giusto per, di tipa figa ce n'è pure una seconda. Ma poi viene fuori che è un transformer pure lei. Il transformer camioncino, quello jet, quello mangianastri, e ora pure quello figa. Naturale.
In foto, una scena qualsiasi del film. Questa volta quantomeno non ti sei addormentato, ma il merito non è certamente della pellicola. L'unico momento (al netto di quelli con la Fox, chiaro) che ti ha fatto sorridere è stato quello della pretestuosa comparsa dei Constructicons in configurazione Devastator. Li preferivi però tutti colorati di viola e verde vomito. Nettamente.
TASSO DI TACHIONI: Risibile.
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lunedì 6 luglio 2009
Stay Puft
Dice: com'è Ghostbusters The Videogame? Se non hai mai visto i due film, se, in buona sostanza, sei un fottuto ragazzino di oggigiorno, è uno sparatutto piuttosto blando, corto e parecchio ripetitivo, con estenuanti caricamenti lunghi una vita tra una morte e l'altra. O, se vogliamo, un Luigi's Mansion molto meno ispirato.Se invece, metti, nel 1984 eri un ragazzino di allora, tornato dal cinema tutto a mille per quel film così strano ed esaltante. Se, metti, nell'1989 hai fatto girare la VHS del seguito così tante volte nel tuo primo videoregistratore che le sue testine vi facevano ciao come le caprette di Heidi una settimana sì e l'altra pure. Se, insomma, sei un appassionato duro e puro degli Acchiappafantasmi, e non speravi proprio più di vederne un terzo film, con il cast originale al gran completo... beh, allora Ghostbusters The Videogame è una vera botta. Che, a scanso d'equivoci, il gioco Atari è, come dice Aykroyd, realmente il terzo film della serie. Il contributo allo script da parte di Ramis e dello stesso Aykroyd è evidente in alcune battute geniali, il rispetto con cui Terminal Reality ha approcciato la cosa reso manifesto da tanti, deliziosi particolari. E poi sì, non c'è la Weaver (ma esisterà ancora una Sigourney Weaver?), ma le comparsate dell'adorabilmente odioso Peck e del fratello di Murray proprio non te le aspettavi. E fa niente se il tema di Ray Parker Jr. devi sorbirtelo ogni due per tre: c'era un tempo in cui ascoltarne una primitiva versione karaoke su un certo home computer, dopo due ore e mezza di caricamenti, era tutto quanto ti bastava per essere contento. E qui in più puoi distruggere un sacco di cose.
In foto, il gioco che ha reso nuovamente di gran moda, nei negozietti yankee che vendono magliette orribili, le t-shirt melangiate con il logo dei Ghostbusters fluorescente. In una qualche estate di metà anni 80 ne avevi anche tu una uguale. Ma poi te l'hanno strappata in una furibonda rissa in sala giochi scoppiata perché i vostri avversari rullavano troppo le stecche con fare juventino e tua madre l'ha presa e ci ha fatto uno straccio per lavare a terra sul terrazzino che lo sporcavate in continuazione tu e tuo fratello con le ciabatte da mare Champ. Ridotto a uno straccio. E' un po' la fine che hanno fatto tutti i vostri miti degli anni Ottanta.
TASSO DI TACHIONI DEL GIOCO: Basso (se sei nato dopo il 1979), Altissimo (se sai quanto pericoloso possa essere incrociare i flussi per la vita come tu la conosci)
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giovedì 2 luglio 2009
NY Trivia
- A Central Park c'è un sacco di verde. Ma proprio un sacco. C'è però pure un sacco di merda di cavallo. Ma proprio tanta. Che se uno va a farsi un giro nel parco per vedere un po' di natura va bene, ma se ti vuoi rilassare i polmoni non è che sia proprio il posto ideale, eh. Comunque, Central Park è solcata in ogni dove da quei dannati pedicab (i taxi a pedali, i risciò, quelle fottute bighe trascinate da ragazzotti coraggiosi in bici. E no, porca puttana, sto facendo una passeggiata e non lo voglio no uno strappo. Cazzo) e da gente che corre. Solo che le ragazze che corrono nel parco non solo normali jogger della domenica. Sono le nipotine di Ivan Drago. Amazzoni con i muscoli scolpiti nel granito, culi che non ne parliamo nemmeno, avanzano ad ampie falcate senza lasciar traspirare il minimo segno di fatica. Ti spiezzo in due, Maratona di New York.
- In cima al Rockfeller Center (Top of the Rock) c'è, si diceva, una vista pazzesca. Ma anche, se ti spingi fino all'ultima terrazza, quella del settantesimo piano che non è protetta dalle vetrate, un vento incredibile. Il tempo di scattare qualche foto e hai visto volare giù, in ordine, un cappello, un cappellino, un bambino di quattro anni.
- Il Queens non è come lo vedi nei fumetti dell'Uomo Ragno. Non ci sono solo le casette americane a schiera, ma anche un sacco di roba vecchia, e brutta, e lercia. Siete stati in questo Shopping Mall grande quanto dodici centri commerciali italiani, con TRE gamestop all'interno. Sembrava, anzi no, ne sei certo: ERA il set di Zombie di Romero. Ma la gente che si aggirava al suo interno aveva un'aria decisamente meno sveglia.
- Puoi dirlo senza problemi, che tua moglie è mezza americana e quindi sei autorizzato a farlo. Gli americani sono un popolo di coglioni. Con un'ubiqua campagna di pubblicità progresso, lo stato di NY ha tappezzato vagoni e vagoni della metropolitana per spiegare che, quando fa un caldo bestia fuori, se tieni le tapparelle giù il condizionatore fatica di meno e tu risparmi. Che, altrimenti, il sole attraverso i vetri scalda. Scioccati da questa scoperta, i niuiorchesi che fissavano esterrefatti il cartello venivano introdotti, alla fine dello stesso, a un altro segreto iniziatico: se fuori fa fresco, il condizionatore puoi anche chiuderlo. Che basta aprire un po' le finestre. Areare il cervello prima di soggiornarvi.
In foto: Andy Warhol in drogheria.
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martedì 30 giugno 2009
DocManhattan a Manhattan, reprise
- I newyorkesi se ne fottono dei semafori, e attraversano quando gli pare, dove gli pare. Come a Napoli. Solo che lì, a Napoli, dice che è per uno scarso livello civico, qui invece perchè hanno giustamente addosso la fretta tipica delle megalopoli. Sarà.
- A NY c'è un sacco di spazzatura ammucchiata ovunque. Come a Napoli. Solo che a Napoli dice che è perché non funziona un cazzo e il Nano ha fatto promesse e dichiarazioni pinocchie, qui invece perché il metabolismo di una città del genere è veloce e così lo smaltimento avviene in modo più agevole. Sarà.
- A Washington Square i vecchietti che giocano a dama sui tavolini non ci sono più. Saranno morti tutti.
- Houston Street non si pronuncia Iùston, ma Auston. àuston abbiamo un problema.
- I commessi dei Gamestop di NY sono ancora più stupidi, pallonari, fancazzisti e trasandati di quelli dei negozi italiani. In compenso, con il cambio favorevole i giochi continuano a non costare una fava.
- Se sali sulla cima del Rockfeller Center, il Top of the Rock, e dribbli i giapponesi e i panzoni e sali fino al terrazzino del settantesimo piano, c'è una vista che si scorge perfino la costa di Fiumefreddo Bruzio.
- Se sali sulla cima del Rockfeller Center, il Top of the Rock, e dribbli i giapponesi e i panzoni e sali fino al terrazzino del settantesimo piano, c'è un vento che se, metti, ti vola via il cappello che hai appena comprato, gli puoi pure fare ciao ciao con la manina. Atterrerà minimo minimo a Iuston. O Auston. Oppure a Fiumefreddo Bruzio.
In foto: una volta c'erano i Chips e il NYPD con cavalli e motoguzzi. Oggi c'è la crisi, e i poliziotti nuovaiorchesi vanno in giro con l'Apecar.
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venerdì 26 giugno 2009
Non mi vorrà dire che lei è, scusi il termine, comunista? (Red Faction: e la Guerrilla di Repubblica e Corriere)
I poveri cristi che, assieme al protagonista Alec Mason, guidano la resistenza su Marte in Red Faction: Guerrilla sono una banda di disperati presi per il culo dalle "forze della libertà" della EDF. Poveri straccioni costretti ad arrangiarsi con pochi mezzi, in un mondo in cui la realtà è distorta sempre e comunque da chi è al potere, e dove dopo esserti fatto un culo così per una missione non ti resta che raccogliere quattro rottami da terra. Il che ti ricorda inquietantemente la situazione della Sinistra italiana, nella virtual reality propinata a reti unificate dallo Smiling One. Solo che su Marte circolano pochissime mignotte.
Ora, si dà il caso che Red Faction: Guerrilla sia un gioco bellissimo. Cioé, la grafica fa pena (che con la scusa dell'ambientazione marziana ci sono due cose per volta sullo schermo, un fogging della madonna e l'orizzonte visivo di un cieco, ma nonostante questo il frame rate trova il modo comunque per essere ballerino), le fasi in cui si spara sono pallose e il protagonista sembra Arafat. Ma quando era già in coma. Eppure ti stai divertendo come una bestia. Essenzialmente perché il GeoMod 2.0 che, come il Carbonio e le Zigulì, è alla base di tutto, ti permette di tirar giù qualsiasi casa, baracca, base, antenna, cristiano. A martellate, mine, razzi o, se proprio ti scoccia scendere, anche entrandoci direttamente dentro con il tuo furgoncino. Rendi instabile un edificio, e quello ti crolla in testa poco più tardi, dopo aver oscillato simpaticamente per qualche secondo. Lanci con la quarta e l'aria tirata una betoniera extraterrestre su un altopiano, verso una base dell'EDF, e spunti dall'altra parte, tirandoti dietro tutto quello che c'era in mezzo. Volition lo sa, e a strutturato le missioni tutte sull'attività guastatoria: butta a terra questo, demolisci quest'altro, salva i due guerriglieri (facendo a pezzi il posto dove li hanno rinchiusi i terrestri forzisti), placa l'opinione pubblica (radendo al suolo le sedi di quei vigliacchi di Repubblica, del Times e di El Pais), scassa tutto quello che ti pare.
Che tanto, in quanto a PIL e infrastrutture, Marte è già nella merda di suo.
In video, l'opposizione costruttiva portata avanti da Mason e compagni di merende, nel primo gioco medioprogressista di questa generazione.
TASSO DI TACHIONI DEL GIOCO: Alto
Ora, si dà il caso che Red Faction: Guerrilla sia un gioco bellissimo. Cioé, la grafica fa pena (che con la scusa dell'ambientazione marziana ci sono due cose per volta sullo schermo, un fogging della madonna e l'orizzonte visivo di un cieco, ma nonostante questo il frame rate trova il modo comunque per essere ballerino), le fasi in cui si spara sono pallose e il protagonista sembra Arafat. Ma quando era già in coma. Eppure ti stai divertendo come una bestia. Essenzialmente perché il GeoMod 2.0 che, come il Carbonio e le Zigulì, è alla base di tutto, ti permette di tirar giù qualsiasi casa, baracca, base, antenna, cristiano. A martellate, mine, razzi o, se proprio ti scoccia scendere, anche entrandoci direttamente dentro con il tuo furgoncino. Rendi instabile un edificio, e quello ti crolla in testa poco più tardi, dopo aver oscillato simpaticamente per qualche secondo. Lanci con la quarta e l'aria tirata una betoniera extraterrestre su un altopiano, verso una base dell'EDF, e spunti dall'altra parte, tirandoti dietro tutto quello che c'era in mezzo. Volition lo sa, e a strutturato le missioni tutte sull'attività guastatoria: butta a terra questo, demolisci quest'altro, salva i due guerriglieri (facendo a pezzi il posto dove li hanno rinchiusi i terrestri forzisti), placa l'opinione pubblica (radendo al suolo le sedi di quei vigliacchi di Repubblica, del Times e di El Pais), scassa tutto quello che ti pare.
Che tanto, in quanto a PIL e infrastrutture, Marte è già nella merda di suo.
In video, l'opposizione costruttiva portata avanti da Mason e compagni di merende, nel primo gioco medioprogressista di questa generazione.
TASSO DI TACHIONI DEL GIOCO: Alto
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giovedì 25 giugno 2009
Alla fine della galassia, un topo morto
Ieri notte eri molto triste.Hai finito di vedere, dopo mesi che ci sei rimasto incollato, sera dopo sera, Battlestar Galactica. E, alla fin fine, il modo in cui si è conclusa l'intera saga non ti è dispiaciuto. Funziona, raccoglie come può tutte le robe bislacche buttate nel pentolone alla rinfusa nelle stagioni precedenti (perché un'idea chiara di dove andare a parare, per loro stessa ammissione, gli autori NON ce l'avevano), non fa gridare allo scandalo. Non è, in buona sostanza, quella merda di cui tanti ti dicevano. Certo, anche la quarta stagione (per essere più precisi, la 4,5) ha i suoi momenti di stanca, le sue puntate tie-in girate in economia che nessuno ha mai chiesto (ma mica puoi inscenare ogni settimana una battaglia con raptor e viper. E l'episodio riempitivo-introspettivo aiuta sempre). Ma, signori, il suicidio di Dee e l'ammutinamento di Gaeta proprio non te li aspettavi. Di irrisolto resta comunque qualcosa, e Lee Adama non è diventato come avevi previsto l'idraulico ufficiale della flotta (lavoro più, lavoro meno), ma ehi. Va bene così. Davvero.
Ieri sera non eri però triste per questo. Perché sei arrivato alla fine di uno dei serial che più ti hanno preso negli ultimi tempi. No. Eri triste perché, tornando da casa dei tuoi, hai messo sotto con la macchina un topo. Che però non era un topo normale, ma una bestia così enorme che probabilmente si trattava dell'ultimo esemplare esistente di topocane. Mio cuggino topo cane. Cazzarola.
In foto: ma che cacchio di fine ha fatto, nella bolgia del doppio episodio finale, D'Anna Biers/Numero Tre? E, già che ci siamo, quando torna in tivvù Xena: Principessa Guerriera? Eh?
mercoledì 24 giugno 2009
Alla guerra dei Kamen Rider (con le figu)
Il problema dei giapponesi è, essenzialmente, che ce l'hanno piccolo.
E avendocelo piccolo, soffrono di insanabili complessi di inferiorità nei confronti di una patria di pornodivi come gli Stati Uniti. Ergo, gli yankee tirano fuori quella baracconata che è la Disney, loro ti inventano gli anime con gli occhi grandi. Gli USA sfornano super-eroi a nastro, e i nostri amici gialli infilano in tutine mutandate i loro, di supertizi. I Kamen Rider, e tutti gli altri tokusatsu (Megaloman, Ultraman, Hakaider, Sbirulino) nascono un po' tutti così. Ora, i Kamen Rider a te, da quand'eri ragazzino, son sempre piaciuti. Sarà che c'hanno le moto fighe, sarà che i loro caschi sono un attimo più cool di una scodella Momo, sarà che quelle sciarpe da barone rosso facevano molto naif. Sarà pure che a te le canzoni di Nick Kamen non dispiacevano, tipo quella che faceva Each time you break my heart I know how it feels to be the talk of the town. Ma negli anni i Kamen Rider sono cambiati: che a parlar sempre di guerrieri ispirati a cavallette e cervi volanti e scarrafoni sai che due palle, perciò son venuti fuori guerrieri mascherati con le fattezze di draghi, rinoceronti, tigri, divinità nordiche, mufloni e financo lettere dell'alfabeto greco. No, davvero.
Ora, tutto questo l'hai scritto perché volevi parlare di due giochi che ti sei fatto arrivare di recente da Nippolandia. Uno bellissimo (un picchiaduro uno contro uno per PSone tratto da Kamen Rider Ryuki, aka 仮面ライダー龍騎, aka Kamen Raidā Ryūki. Che peraltro è una delle poche serie dei Kamen Rider recenti che valga la pena vedere anche se hai più di sei anni, nel suo scontro fratricida alla Ailànder fra vari guerrieri armati di figurine collezionabili. Sul serio), l'altro veramente fuffaldino (un piacchiaduro a scorrimento per PS2 da Kamen Rider Hibiki aka 仮面ライダー響鬼aka Kamen Raidā Hibiki. Che la serie è anch'essa bellissima e vagamente horrorifica, ma il gioco è talmente stupido e brutto e juventino che la cosa migliore è la demo di Taiko no Tatsujin inclusa nell'amaray).
Volevi parlarne, ma ora non ce ne hai più tanto la voglia, che a pensare alle cose vecchie t'è venuta nostalgia tremenda delle sottilette di cioccolata Cofflerette.
In video: gioia, gaudio e gran scialare di raudi e miccette, che il 6 agosto arriva Kamen Rider Climax Heroes per PS2, il picchia picchia definitivo dei motociclisti fan di Nick Kamen. Tutti, ma proprio tutti, i pupazzoni degli ultimi dieci anni in un altro scontro fratricida alla Ailànder, con armi plasticose, musichette j-pop e tante, tante figu. Henshin!
E avendocelo piccolo, soffrono di insanabili complessi di inferiorità nei confronti di una patria di pornodivi come gli Stati Uniti. Ergo, gli yankee tirano fuori quella baracconata che è la Disney, loro ti inventano gli anime con gli occhi grandi. Gli USA sfornano super-eroi a nastro, e i nostri amici gialli infilano in tutine mutandate i loro, di supertizi. I Kamen Rider, e tutti gli altri tokusatsu (Megaloman, Ultraman, Hakaider, Sbirulino) nascono un po' tutti così. Ora, i Kamen Rider a te, da quand'eri ragazzino, son sempre piaciuti. Sarà che c'hanno le moto fighe, sarà che i loro caschi sono un attimo più cool di una scodella Momo, sarà che quelle sciarpe da barone rosso facevano molto naif. Sarà pure che a te le canzoni di Nick Kamen non dispiacevano, tipo quella che faceva Each time you break my heart I know how it feels to be the talk of the town. Ma negli anni i Kamen Rider sono cambiati: che a parlar sempre di guerrieri ispirati a cavallette e cervi volanti e scarrafoni sai che due palle, perciò son venuti fuori guerrieri mascherati con le fattezze di draghi, rinoceronti, tigri, divinità nordiche, mufloni e financo lettere dell'alfabeto greco. No, davvero.
Ora, tutto questo l'hai scritto perché volevi parlare di due giochi che ti sei fatto arrivare di recente da Nippolandia. Uno bellissimo (un picchiaduro uno contro uno per PSone tratto da Kamen Rider Ryuki, aka 仮面ライダー龍騎, aka Kamen Raidā Ryūki. Che peraltro è una delle poche serie dei Kamen Rider recenti che valga la pena vedere anche se hai più di sei anni, nel suo scontro fratricida alla Ailànder fra vari guerrieri armati di figurine collezionabili. Sul serio), l'altro veramente fuffaldino (un piacchiaduro a scorrimento per PS2 da Kamen Rider Hibiki aka 仮面ライダー響鬼aka Kamen Raidā Hibiki. Che la serie è anch'essa bellissima e vagamente horrorifica, ma il gioco è talmente stupido e brutto e juventino che la cosa migliore è la demo di Taiko no Tatsujin inclusa nell'amaray).
Volevi parlarne, ma ora non ce ne hai più tanto la voglia, che a pensare alle cose vecchie t'è venuta nostalgia tremenda delle sottilette di cioccolata Cofflerette.
In video: gioia, gaudio e gran scialare di raudi e miccette, che il 6 agosto arriva Kamen Rider Climax Heroes per PS2, il picchia picchia definitivo dei motociclisti fan di Nick Kamen. Tutti, ma proprio tutti, i pupazzoni degli ultimi dieci anni in un altro scontro fratricida alla Ailànder, con armi plasticose, musichette j-pop e tante, tante figu. Henshin!
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martedì 23 giugno 2009
Il punto esclamativo di troppo di Nintendo (Viva la Vida un paio di palle)

Se la radiosveglia ti tira giù dal letto con Viva la Vida dei Coldplay, ma sono ancora le sei, fuori diluvia e soprattutto scopri di non avere più in casa una bustina di Twinings English Breakfast che sia una (ma solo del pietoso Lipton), hai voglia di dire. La giornata inizia davvero dimmerda. Fortuna allora che puoi dedicare i tuoi quarantacinque minuti (cinquanta se proprio vuoi scialare) mattutini prima della doccia alla sacra pratica del videogioco. Piatto del giorno, Punch-Out!! per Wii. Ora, sono 25 anni che Nintendo continua a menarcela con questo finto gioco di pugilato, questa mera prova di memoria e riflessi. E da 25 anni nessuno ha mai capito da dove cazzo sia saltato fuori quel punto esclamativo di troppo. L'idraulico nano e mustazzo e l'ex Iron Man Tyson e Dragon Chan e Narcis Prince non saranno più della partita, okkei, ma il gioco è ancora tutto lì, nei colpi degli avversari pupazzi da mandare a memoria, negli attimi da sfruttare, nel prova e ripeti forsennato delle fasi di gioco più avanzate. Ma pestare a sangue un francese che si presenta sul ring con la baguette in mano e l'aria da francese, spedirlo nell'aere con un pugno stella, in un tripudio di miccette e croissant, in una mattina come queste non ha fottutamente prezzo.
In foto, Glass Joe: simbolo e al contempo limite di un popolo che del coraggio ha sempre fatto un po' il proprio cavallo di battaglia, diciamolo.
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venerdì 19 giugno 2009
"Bella?" "Mah, diciamo che è un (proto)typo"
Inizio febbraio, attico di un hotel di Manhattan. Fuori il gelo dell'inverno, dentro succo d'arancia, minerale Fiji e quelle cose tipicamente immangiabili da presentazione videoludica, tipo il finger food vegetariano maledetto e il felafel (esattamente quello che poi, se lo mangi, diranno di te che morì con un felafel in mano). Chiedi a Chris Ansell di Radical se questo Prototype avrà un tasso di distruzione ancora più ultimate del loro Hulk: Ultimate Destruction. Lui ride per, tipo, mezz'ora, poi dice di sì. Che sarà un bel casino.E casino, in effetti, è stato. Guidi Alex Mercer in mezzo alla folla, e la sua corsa travolge macchine e passanti, i suoi passi affondano nelle fiancate dei palazzi, quando prende a menar le mani uccide militari, infetti e anche un sacco di poveri cristi di passaggio. Che il casino sia pure bello, però, è un altro paio di maniche.
A differenza del sublime Crackdown, qui l'impostazione casinista è fine a se stessa. Sei un concentrato di superpoteri praticamente da subito (quelli che non c'hai li compri al mercatino dei super-eroi per corrispondenza), e quindi non vivi l'evoluzione metaumana che lì ti trasformava da un pirletta a un Hulk incazzato. Le armi le trovi a iosa, i mezzi blindati pure, ma tutto sembra buttato lì. Attraversi una New York ricoperta da texture blandissime, di cui ti restano in mente solo i cartelloni del product placement (DC Comics, GameStop, Caffè Aiello, Pizzeria da Mimmo), ma arrampicare i palazzi e planare giù dal quarantesimo piano non ti restituisce nulla. Proprio nulla. Laddove in Crackdown (sì, ancora) il progressivo ampliarsi della portata dei propri salti rendeva l'esplorazione verticale della città via via più esaltante. Il fatto che le missioni principali siano un casino, e quelle secondarie roba insulsa standard da free-roaming, di certo non aiuta. La stupidità artificiale spinta dei soldati e la storia profonda quanto un episodio di Geppo il diavolo buono, neppure.
Alex Mercer è lì sullo schermo, e salta, affetta gente con artigli alla Wolverine, scassa i carri armati con i pugni di Hulk, gioca al Carnage e al Camaleonte, corre in verticale sui muri come Spider-Man e succhia abilità e ricordi come Rogue. Ma ha la personalità del geometra Filini.
In foto: fuori uno, ora sotto con inFamous.
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mercoledì 17 giugno 2009
(Chi)Amami Lara
Lara Croft l'avevi lasciata così, essenzialmente fuori posto, in una Area 51 farlocca in Tomb Raider III. I due pastiche di livelli successivi (The last Roftlation e Chronicles) non li hai mai visti, Angel of Darkness per fortuna l'hai battezzato cagata per tempo, Legend e Anniversary te li sei persi più o meno coscientemente per strada.L'hai lasciata lì, ed era il 1998, e Lara era ancora un'icona globale. Che gli U2 prendevano le mazzette da Eidos. Che Marina Rei c'aveva il video di "Un Inverno da Baciare" in cui lei era una Lara Croft particolarmente esoftalmica e vestita malissimo che nuota ed evita gli squali e gira di lì no di là che c'è il vicolo cieco e tira la leva che arriva lo squalo e dai no cacchio muoviti attento frena ciao game over. Che a quello stesso Sanremo Eugenio Finardi si copriva di ridicolo cantando Lei non sa che la so vedere Lei non lo sa che le vorrei dire Amami Lara Amami ancora. Che l'età, anche ai cantautori, gioca brutti scherzi. Mica cazzi.
...
Due lustri e qualche mese più tardi, la ritrovi ancora lì, la signorina Croft: a cercare piattaforme di due millimetri per venir fuori dai buchi in cui si è cacciata, a sterminare senza motivo gli ultimi esemplari di specie già a serio rischio d'estinzione, a venir a patti con un sistema di combattimento legnoso e financo superfluo, a spatafasciarsi tentando il salto della vita. Soprattutto a spatafasciarsi. E lì sono sempre le sue idiosincrasie, le telecamere nei punti sbagliati, gli incastri pericolosi con il fondale, quei passetti ridicoli che ancora devi subire per allinearti a un cazzo di elemento dello scenario: il solo saltare in sella alla moto, per dire, richiede una serie di passi da complesso ballo figurato sudamericano.
Ma ora gli enigmi coprono interi livelli. Beh, in molti casi sono interi livelli. Ma ora le sue movenze sono più flessuose, e ne fanno un incrocio tra Manolo e la Comaneci (ma molto più perata). Ma ora la frustrazione di un tempo è svanita, ché il gioco è talmente magnanimo che ti checkpointa il percorso ogni due per tre, salva da solo, e se proprio ti ritrovi incastrato da qualche parte ti dice pure come venirne fuori. Senza, bontà sua, darti nemmeno del coglione. La grandezza non è però sufficiente a ridare alla saga la grandeur perduta dei primi capitoli: non ne basterebbero duecento, di quei kraken con l'aria stupida lì, per darti la scossa dell'incontro con il primo T-Rex, in TR 1. Che l'età, anche alle eroine degli action adventure, gioca brutti scherzi. Mica cazzi.
In foto, un plauso all'incredibile onestà intellettuale della copertina: della faccia, di Lara, non glien'è mai fregato niente a nessuno.
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martedì 16 giugno 2009
C'era una volta in Florida
L'altra sera stavi vedendo su Rai 4 questo film chiaramente ispirato a GTA Vice City. Un film in cui tutti erano vestiti come Tommy Vercetti, con la camicia sbottonata fino all'ombelico e i colletti sparati verso l'infinito. In cui questo criminale da due soldi ispirato a Vercetti diventava il boss della mala cittadina e si faceva la villa con piscina, e pure un discreto numero di tipe. In cui tutto era viola oppure azzurro fluo, e nell'aria risuonavano solo pezzi dimmerda dei primi anni 80, come "She's on Fire". In cui c'erano i macchinoni e un sacco, ma proprio un sacco di morti ammazzati. Il film era ambientato tipo in Florida, e si intitolava Scarface. Che vergogna.In foto: Vercetti è l'originale, Montana l'epigono? Ma soprattutto, cosa cacchio è Rai 4?
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lunedì 15 giugno 2009
Sexy come un pinguino con un cesso in testa (giocando ai videogiochi con parecchio diazepam in circolo)
Sei digiuno da oltre trenta ore. Torni dall'ennesimo rendez-vous con il gastroenterologo con una nausea violenta, e tanto, troppo valium in circolo. Il ferro è sceso a 12, ma forse anche a 11. Ti butti sul divano, e non trovi di meglio da fare che accendere il Saturn e metterti a giocare alla migliore serie mai prodotta da Konami. Che, a scanso di equivoci, non ha nulla a che vedere con serpenti solidi, liquidi, nudi, fluo. E nemmeno con i centravanti ormai imbolsiti del macho man Seabass. No. Si parla, ovviamente, del delirante mondo di Parodius. Dello sparatutto a scorrimento orizzontale in cui la navicella può essere una coniglietta di Playboy a cavallo di un razzo, un aeroplanino di carta, un polpo incazzato, un pesce di nome Mambo, un pinguino con la fascia da operaio stakanovista. In cui la colonna sonora è quel che vien fuori se affidi incautamente a qualche mestierante del j-pop al sintetizzatore la Nona di Beethoven, lo Schiaccianoci di Čajkovskij, il Guglielmo Tell di Rossini. In cui i nemici sono donnine a bordo di vasche da bagno volanti sparabolle, pannocchie enormi, gatti, un cartello gigante con il logo Konami, ganci da ufo catcher, ancora pinguini, ma con un cesso enorme in testa giusto per.
Che poi giocare a Gokujō Parodius Da! Deluxe Pack e Sexy Parodius quando il digiuno forzato ti manda in pappa metà del cervello e il valium pensa alla parte restante, è una sensazione se possibile ancor più straniante. Ma dopo un po' tutto comincia ad avere perfino senso. Di juventini, però, questa volta non ne hai visti. Strano.
In video, Sexy Parodius. Che poi a te la serie di Gradius non è mai piaciuta. Per niente. Ma il solo fatto di aver dato indirettamente origine a quella di Parodius le dona un posto di spicco nel Valhalla degli sparaspara ignoranti. Respect.
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domenica 14 giugno 2009
E' grande, è grosso e picchia per tre (Chuck Norris Vs Mr.T)
Fai ottanta chilometri per portarla a un mare che non sia il solito mare, e siccome tu non sopporti né il mare, né il sole, né tutto quello che c'è rispettivamente intorno e sotto, sprofondi da subito in una sorta di torpore autoindotto sul lettino, all'ombra dell'ombrellone più grande che stabilimento balneare abbia mai conosciuto. Ti risveglia, qualche minuto dopo, una banda di vegliardi baresi, tutti intenti a magnificare il Nano. A dire che la sinistra dov'è? Che lui, sua maestà, sta facendo davvero quel che serve agli italiani. Vorresti solo chiedere loro "Cosa?", ma eviti il contatto diretto con la posse di ottuagenari, e ti butti nella lettura dell'Espresso. Che però ti precipita in un orrore senza nome mettendo in rassegna Bossi che va a batter cassa sull'onda del successo elettorale, la Rai che si martella i suoi di coglioni pur di romperli a Sky (e portare soldi a Mediaset. Che dovrebbe essere la concorrenza, ricordiamolo), la truffa del digitale terrestre coatto (sempre per portare soldi a Mediaset), i conteggi pinocchi di Tremonti. Su quello metti via. Scavi nella borsa alla ricerca di qualche libro che pur ti ricordavi di aver portato, e salta fuori questo volumetto comprato a Los Angeles: Chuck Norris vs Mr. T (Gotham Books, 12 petroldollari). Ora, della mania dei "Chuck Norris Facts" avevi avuto già modo di parlare a queste coordinate, ai tempi dell'uscita della prima pubblicazione italiana a tema. Nel frattempo la cosa è andata avanti, tanto da noi quanto oltreoceano, e il libretto di Ian Spector (uno degli alfieri di questo genere subletterario, già omaggiato da Norris con un paio di cause civili) rilancia, proponendo fact tanto sul vecchio Chuck quanto su un altro tamarro da antologia del piccolo schermo, Mr. T. Piccole perle come "Non c'è niente di cui aver paura tranne la paura stessa. E la paura ha paura di Chuck Norris". O "Una volta King Kong e Godzilla si sono affrontati a braccio di ferro. Ha vinto Mr. T". Il problema è che, a differenza dei libri italiani sull'argomento firmati da Mist e Dietnam, qui molti fact a) non fanno ridere, b) sono di un blasfemo pazzesco. Roba che il "Codice Da Vinci", al confronto, è una pubblicazione sponsorizzata dall'Opus Dei con prefazione di Bagnasco. 12 dollari buttati? Decisamente. Ma pur di non sentire la meglio gioventù pugliese degli anni trenta incensare il Nano e le sue ministre, andava bene davvero qualsiasi cosa. Qualsiasi.
In video, l'immortale sigla del cartone di Mr.T. Peccato non siano presenti nel libro facts sul suo cane, anche lui munito di mohawk. In compenso non mancano un paio sui videogiochi. Tipo: "Gli autori del primo Mortal Kombat hanno avuto l'idea delle 'fatality' assistendo a un corso di diplomazia internazionale tenuto ad Harvard da Mr. T"
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giovedì 11 giugno 2009
Boom Boom Pow (Quanto valgono 50 Cent?)
Un cantante non ti aspetti che, giusto perché gli hanno rifilato il pacco e non l'hanno pagato a fine concerto, imbracci tutta una serie di armi d'assalto e si metta ad ammazzare metà della popolazione mediorientale. Che guidi alla disperata un Hummer militare falciando cose, demolendo gente. Ma quel cantante non è Gatto Panceri. E nemmeno Marco Carta. O Michele Zarrillo. Quel tizio è il più gangsta dei gangsta rapper, un tizio che c'ha fatto due palle così, praticamente dai tempi del primo disco, con la storia che s'è preso in corpo più pallottole di un tordo e che faceva lo spacciatore e che veniva da un postaccio che al confronto il Giambellino è Milano 2. Già protagonista di una discreta porcata nota come 50 Cent Bulletproof, il caro, vecchio mezzo euro è tornato ad esploder proiettili e far esplodere cose e nemici con il ben più convinto 50 Cent: Blood on the Sand. Gioco di per sé talmente casinista e fanfarone spiccare nella subcategoria sparatutto in terza persona parecchio ignoranti come una capra, Blood on the Sand ti vede affiancato da un altro tizio della G-Unit (la posse di FiddyCent, ti par di capire). Che praticamente ha l'unica funzione di romperti i coglioni dal secondo zero fino ai titoli di coda. Sei lì, che vorresti raggranellare un po' di verdoni rompendo le casse e staccando poster orribili dal muro (don't ask), e lui ti va subito in fibrillazione. Prende a correre da una parte all'altra, ed è tutto un Fiddyvieniqua, Fiddyseguimi, Daquestaparte, Facciostrada, Saltaqui, Vienidiqua, Evienivieniconme AlelaiAlelaiAlelai Vieniappressoame. Sì, hai provato a sparargli, ma pare non si faccia nulla.In foto, l'approccio intimamente molto stealth del gioco. La cover strilla felice che nello stesso sono incluse 18 tracce inedite di 50 Centesimi. Che poi magari erano meglio quelle di Zarrillo, eh.
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martedì 9 giugno 2009
Uncharted 2, Incerti tutti e tre
La beta multiplayer di Uncharted 2 è la modalità Orda di Gears of War 2, ma senza aspettare le ore per trovare qualcuno con cui giocare. La beta multiplayer di Uncharted 2 ti fa affrontare una serie di brutti ceffi armati di mitra, lanciamissili RPG, bombe a mano e trictràc, ma ti chiede anche di portare a termine una serie di compiti. Come ad esempio che mentre ti sparano addosso di tutto uno di voi tre poveri disperati deve arrampicarsi su un palo della luce e slidare lungo i cavi e saltare su un terrazzino ed entrare nella casa sgarrupata e buttare giù una libreria dal balcone. Che, dice, serve ad arrampicarsi su un autobus. Che, pare, fare scaletta che era più semplice e si faceva prima non si usa più. Solo che allora si scatenano logiche tipicamente italiane del tipo vacci tu no vacci tu che scherzi? che io sto sotto il fuoco nemico e pure io ma vaffanculo no vacci tu. Poi un povero cristo, uno di quelli che di solito non guidano né Nathan Drake né il vecchio né il tipo con il cappellaccio e i baffetti da sparviero, ma la ragazza, dicono che ci vanno loro. Che tanto che gli frega, tanto è un gioco. E allora basta poco, e seguono anche gli altri. Vengo anch'io, no tu no. Che sei francese e c'hai la faccia da pirla.In foto, il voucher della Beta. In fiera te ne hanno regalati una decina, ma in valigia te ne sei ritrovato solo uno. Mistero, avrebbe detto Enrico Ruggeri.
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domenica 7 giugno 2009
28 ore dopo: Tera Patrick vs Keanu Reeves
Se un viaggio di ritorno dalla Cali-con-fornia ti dura più di un giorno, se parti il sabato all'alba e arrivi a casa quando a casa è domenica sera e i seggi sono già chiusi e non puoi più votare e ciccia ma tanto il nano vince uguale, è facile che ti succedano delle cose strane. Tipo che sei su un seggiolino del Detroit-Roma e non sai cosa cacchio fare che secondo il fuso della Costa Ovest sarebbe ora di merenda, secondo quello di Detroit ora di cena, secondo quello di casa boh, e chi se lo ricorda più. Allora inizi a scorrere freneticamente la lista di film disponibili su questo volo della NWA pieno di bambini urlanti e colleghi che dormono beati loro ma cosa cacchio ti dormono sempre che ti prende un'invidia che spaccheresti tutto. Solo che il film li hai già visti tutti quanti, e se non li hai visti sono robe francesi, e se non li hai visti e non son francesi sono il remake di Ultimatum alla Terra. Tiri un sospiro così forte da far vibrare l'intera struttura del velivolo, e ti metti a guardare questo capolavoro del 2008 con Keanu Reeves e Jennifer Connelly (inciso: Jennifer Connelly da ragazza era una topa pazzesca. Non che ora sia un cofano, ma in ogni film le cresce un po' di più il naso. Un altro po' e per inquadrarle un profilo non basterà più il 2.35:1 e dovranno inventarsi un formato ancora più largo). Lo guardi, questo filmetto girato dall'ispettore Derrickson, ma è talmente brutto, stupido, risibile perfino al confronto dell'originale del 1951, che cadi molto presto in uno stato di torpore vagamente allucinato. E allora sogni, ma non è proprio un sogno, che questo uovo spaziale gigante non atterri a Central Park ma a Rende, dalle parti della piazzetta davanti al bar Mary. Sì, un po' più su dell'edicola e del tabacchino. E che invece del robottone gigante venuto malissimo in computer grafica ne venga fuori una gigantesca Tera Patrick in mutande, con le bocce alte due metri l'una, che fissa torva gli iuventini, fulmina i forzisti e sorride invece ammiccante ai videoludogiornalisti. Categoria alla quale, casualmente, tra gli astanti appartieni solo tu. Sorride e pronuncia le immortali parole: "Klatu Barada Nikto Bella Raga!". Prima di accompagnarti al Mary, che il gelato al riso come lo fanno buono lì da nessuna parte.In foto, il pornificio della Vivid, immortalato dal tuo iphonzie durante un casuale drive-by giusto sotto Hollywood. La cosa deve aver evidentemente turbato il tuo piano onirico più di quanto pensassi.
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venerdì 5 giugno 2009
E3 2009: l'appendice (e la proto-appendicite) sul set di Cops
Oggi, per dire, sei molto più vecchio di ieri.
In foto: "Mario, Sonic e Peppino Lopez ai giochi primaverili".
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