Spider-Man, la serie animata del 1994: avresti voluto odiarla

Spider-Man, la serie animata anni 90

Come promesso, la nuova tappa del nostro discorso sull'animazione USA è tutta per Spider-Man: The Animated Series, o Spider-Man e basta. La serie che a metà anni 90 ha riportato alla ribalta l'alter ego di Peter Parker per un'intera nuova generazione di fan e che da principio - dopo l'ovvio interesse suscitato dalla presenza di un nuovo cartoon dell'Uomo-Ragno in TV e da quel tema in cui la voce distorta di Joe Perry degli Aerosmith cantava del sangue radioattivo di Peter - hai provato a odiare. Senza però riuscirci [...]


È il '94, e il cartoon degli X-Men procede a gonfie vele da due anni. Fox Kids vuole inserire nella sua programmazione un'altra serie Marvel, per potenziare il suo ecumenico pantheon di super-eroi animati già colmo di pipistrelli e mutanti. Il progetto per un cartoon su Spider-Man non viene però affidato alla Saban, che per occuparsi degli X-Men era stata costretta ad appoggiarsi a un'altra struttura, ma ai Marvel Films Animation.

Si tratta di una divisione della New World Entertainment finanziata in buona parte sempre da Murdoch e messa in piedi da Avi Arad; due anni dopo confluirà nei Marvel Studios dello stesso Arad. Per le animazioni ci si rivolge alla Tokyo Movie Shinsha, già impiegata per le serie di Batman. L'azienda giapponese non se la passa invero benissimo - soprattutto perché il costoso Piccolo Nemo - Avventure nel mondo dei sogni, il film sceneggiato anche da Chris Columbus, si è rivelato un bagno di sangue. Ha cambiato nome in Tokyo Movie Kyokuichi, la TMS, e sta per finire sotto il controllo di Sega.
A occuparsi praticamente di tutto il resto è un uomo chiamato John Semper Jr. Se siete dei fan della serie animata anni 90 di Spider-Man, se è grazie a questa che avete scoperto l'Arrampicamuri, è a lui che dovete un rotondo grazie.

John Semper ha fatto tante cose in carriera. Ha tradotto in inglese e adattato i dialoghi di due film di Miyazaki, per la gioia dei fan di Cannarsi, ma soprattutto ha scritto per decine di serie animate, da I Puffi e gli Snorky a DuckTales. Fox gli affida le redini di Spider-Man TAS anche se la sua esperienza specifica in materia di super-eroi era a dir poco esigua: aveva scritto un solo episodio di Super Friends: The Legendary Super Powers Show, la nuova serie dei Superamici, nell'84. E, se vogliamo, due episodi nell'87 per Bionic Six, altra serie realizzata con TMS, su una famiglia di tizi bionici. Null'altro con dei poteri dentro, se escludiamo quello di Puffo Quattrocchi di rompere i maroni.

La scelta sarà comunque premiata da risultati che andranno al di là delle più rosee aspettative dei contatori di dollari Fox che in passato hanno lavorato per Jocelyn a Conto su di te. Semper lavorerà a diverse altre serie dedicate ai super-eroi - materiale per le prossime puntate di questa rubrica - e finirà a scrivere anche un fumetto per la DC (una serie su Cyborg, nel 2016).


Per comprendere le dimensioni del suo coinvolgimento nella cosa, Semper firma, come autore o co-autore, 60 dei 65 episodi dello show. Ad affiancarlo, sceneggiatori pescati soprattutto dal team di Batman, come Brynne Chandler (oggi Brynne Stephens), poco dopo tra gli artefici con l'allora marito Michael Reaves di quella meraviglia chiamata Gargoyles, e Marty Isenberg, già al lavoro su X-Men e in futuro tra le altre cose story editor di Transformers: Animated.

Ma anche qui non mancano i nomi di peso, da vecchie glorie del fumetto USA: Marv Wolfman, Gerry Conway, Len Wein, Carl Potts, J. M. DeMatteis. Partecipano tutti a uno o due episodi al massimo, ma è bello sapere che c'è un po' dell'autore de L'ultima caccia di Kraven nel maggiore successo mediatico anni 90 del Ragno.

Figura anche il nome di Stan Lee tra i crediti di alcuni episodi, perché il Sorridente ha detto all'inizio la sua sul progetto. Il controllo creativo da parte della Marvel si affievolisce progressivamente fino a scomparire del tutto, perché la compagnia sta navigando in cattive acque e arriverà nel '97 a un passo dal fallimento, trascinando a fondo anche l'ultima stagione degli X-Men.

Liberi di fare ragionevolmente quello che vogliono, Semper e i suoi sceneggiatori pescano a piene mani dalla storia del Tessiragnatele, seguendo il percorso tracciato dal cartoon sui mutanti di Xavier.


Il budget è quello che è, il che comporta tutta una serie di compromessi. No, non si può realizzare ogni singolo sfondo in CGI, come da programmi iniziali, e per i grattacieli della New York City di Peter la computer grafica - realizzata da Kronos Digital Entertainment, la software house di giochi come Criticom, Fear Effect, Cardinal Syn e Dark Rift - viene mescolata all'animazione tradizionale, in scene poi riciclate fino a fine corsa nello show.

Anche la sigla viene rattoppata all'ultimo secondo, perché l'azienda che doveva occuparsene, la Mercury Zeitgeist Film Studios, si è incartata in un problema tecnico. Alla fine si fa un collage di alcune sequenze prese dagli episodi e di alcuni spezzoni animati (lo Spidey che atterra a favor di camera all'inizio, ad esempio, o quello che si appollaia sul logo a fine sigla) realizzati per lo spot dei giocattoli Toy Biz.

Quando viene tirato dentro Joe Perry degli Aerosmith, come detto, a fargli schitarrare e canticchiare tre parole, è anche quello un piano B, perché chi aveva in mano i diritti della sigla originale del cartone del '67, richiesta da Semper, aveva chiesto una tombola.


A te, non più ragazzino abitante del 1995, quando Spider-Man TAS sbarcò su Rai 1, sembrava tutto troppo diverso. Il tuo problema con Spider-Man TAS non era nell'animazione in sé, anche se gli episodi subappaltati agli studi coreani del caso brillavano in negativo pure qua, quanto nello stile grafico adottato.

Non ti piaceva quell'Uomo-Ragno con quel mento alla Jay Leno, non ti piaceva quel Peter Parker scappato da un film anni 80 scritto da John Hughes, non ti piaceva più in generale quasi tutto il character design. Sì, questo non ti aveva impedito di apprezzare comunque, l'anno prima, la serie degli X-Men. Ma Spidey era il tuo eroe.

Ciascuno di noi ha una sua serie animata dell'Uomo-Ragno preferita, soprattutto per comprensibili ragioni di piazzamento anagrafico. La consapevolezza di questo, anche allora, non bastava però a farti andar giù quello stile e quelle anatomie, abituato alla sobria eleganza dello Spider-Man dell'81 e del suo seguito, L'Uomo Ragno e i suoi fantastici amici. Serie animate su commissione dalla Toei, tra un episodio e l'altro de L'Uomo Tigre II. Da un punto di vista prettamente tecnico e stilistico, ai tuoi occhi non c'era gara. Già ai tempi, inoltre, il contrasto tra CGI, pur nell'uso limitato che la serie come detto ne faceva, e animazione convenzionale ti sbatteva sulle retine almeno quanto i colori supersaturi adottati.

Però c'erano le storie, e c'era un po' tutto il mondo del tuo eroe sotto quell'Uomo-Ragno
anatomicamente in molti casi sgraziato (ma nel post McFarlane, tanto, andava tutto bene a quasi tutti) e spesso troppo muscolare. E almeno quel Peter con la polo a righe orribile, e il taglio di capelli da allievo del Cobra Kai fuori tempo massimo, lo doppiava sempre Stefano Onofri. E almeno in tante puntate c'era la Gatta Nera.
Volevi odiarlo e fare il superiore, insomma, finisti per invaghirtene. Il momento in cui su un IC da Roma al Nulla parlasti per mezz'ora con un bambino e suo padre di Venom e Hobgoblin, fu un'illuminazione: stava venendo su una nuova leva di fan, giovani coscritti dei personaggi Marvel.

Le storie, dunque. Hai scelto anche qui i tuoi episodi preferiti, andando giusto a recuperare titoli e coordinate di quelli che ti sono rimasti più impressi. Da totale estimatore della tutina nera, non puoi che partire da Il costume alieno (The Alien Costume), una saga in tre parti che occupa gli episodi dall'ottavo al decimo della prima stagione.

Una versione custom delle origini di Venom, che tira in ballo John Jameson in versione astronauta, Rhino e, ovviamente, Kingpin, principale nemesi del Ragno nella serie. Ma per quanto si tratti di una trasposizione piuttosto libera degli eventi, c'è tutto quello che serve, a cominciare dal rancore di Eddie Brock e dalla trasformazione di Spidey in qualcosa di diverso quando posseduto dal simbionte.

Venticinque anni e un film dedicato a Venom più tardi, è ancora la migliore versione di quelle origini in cui è possibile imbattersi al di fuori dei fumetti.

È anche uno degli episodi tra quelli animati meglio di tutta la serie. Perché l'altalena dei risultati, per tutte queste serie animate, era figlia di una produzione spezzettata tra varie realtà e a mollo tra mille casini. E pur non essendo tutt'ora un estimatore dello stile adottato, devi ammettere che alcune sequenze in episodi come questo (o Turning Point, vedi sotto) sono particolarmente riuscite.

Ottima, in particolare, e intimamente anime, tutta la scena dell'incubo in stile tokusatsu, con i due costumi che lottano sfasciando la città e contendendosi Parker. Poi, chiaro: il costume nero aiuta sempre. E snellisce.


Presenza costante nella serie, come detto, Kingpin non poteva ovviamente mancare in Un dischetto molto prezioso (Framed) e Un vero amico (The Man Without Fear), un dittico di puntate della terza stagione dedicate al team-up con Daredevil. Peter viene incastrato da Richard Fisk, il figlio di Kingpin, e difeso in tribunale da Matt Murdock. Alla battaglia legale si sovrappone ovviamente quella in costume: Spider-Man vs il Camaleonte, Devil contro Kingpin.

Kingpin, del resto, era il tramite perfetto tra i due vigilanti con tanto rosso addosso, in quanto nato come antagonista di Peter (sulle pagine di The Amazing Spider-Man #50, luglio 1967). Villain perpetuo di Daredevil lo diventa solo in mano a Frank Miller, su Daredevil Vol. 1 #170 (maggio '81, quattordici anni dopo). La storia in cui, tra le altre cose, Miller gli sceglie un nome di battesimo ormai parte dell'immaginario pop, Wilson Fisk.

Nonostante l'ovvio cambio di tono, ché pur sempre di un cartone per bambini si trattava, c'erano gli echi di tante storie dell'UR anni 80 (quelle pubblicate sulla testata Star Comics all'inizio del decennio successivo), come l'incontro tra i due eroi durante la saga della morte di Jean DeWolff. La presenza nella serie di personaggi come Lapide / Tombstone e Richard Fisk - avrete sicuramente notato il suo cameo in Spider-Man: Un nuovo universo. Vero? - ti faceva impazzire.


Così come ti ha sempre fatto impazzire il vecchio Mysterio. Per quel costume (sì, con la boccia per i pesci) e per il fascino da villain illusionista, da Mago Oronzo del crimine vestito di verde e viola. Ricordi perciò con affetto La minaccia di Mysterio (The Menace of Mysterio), il quinto episodio della prima stagione, che ripercorre anche le origini di Spidey. Incontro di wrestling incluso.

Alla macchina da scrivere anche Marv Wolfman. Co-creatore di Bullseye, Blade, Nova, Cyborg e di tanti altri personaggi, ex editor in chief Marvel, autore con George Perez di una delle run più acclamate della DC Comics anni 80 (The New Teen Titans). E tra i primi a pubblicare una storia di un giovane scrittore del Maine, che Wolfman scelse per la sua fanzine, Stories of Suspense, nel '65. Il giovane scrittore si chiamava Stephen King.


La scomparsa di Mary Jane (Turning Point) è l'episodio conclusivo della terza stagione. Come tutte quelle con Goblin, è una puntata dal mood molto tetro, basata su albi storici del Ragno come The Amazing Spider-Man #121-122. Esatto, quelli della morte di Gwen Stacy.

Qui non c'è Gwen ma Mary Jane su quel ponte, il George Washington Bridge, dopo che Osborn ha scoperto l'identità segreta di Peter. E MJ non muore, ma, come spoilerato dal pedestre titolo italiano, scompare in un vortice dimensionale che le salva l'osso del collo. Letteralmente. Quanto segue, cioè Peter spinto dalla sua rettitudine morale a salvare Norman, anche se crede che abbia fatto morire MJ, e il mistero sulle sorti della rossa, è pura epica Marvel.

Il titolo originale, Turning Point, è perfetto, perché le cose nella serie non saranno più le stesse.


I Perfidi Sei e La battaglia dei Perfidi Sei, la doppia puntata che funge da calcio d'inizio per la seconda stagione, non sono un mostro frutto della localizzazione. Un'occhiata ai titoli USA (The Insidious Six e Battle of the Insidious Six) rivela che qui i Sinistri Sei del fumetto avevano cambiato effettivamente aggettivo. E formazione.

Non trovavi molto riuscita una line-up senza Electro, ma si era ovviamente messo assieme quello che c'era, il villanzismo pregresso del cartone: Octopus, Shocker, Mysterio, lo Scorpione, Rhino e il Camaleonte. Bastava a fare il suo, comunque, in una storia in cui un Peter praticamente senza poteri viene smascherato dalla sporca mezza dozzina guidata da Doc Ock, ingaggiata da Kingpin, per conto di Silvermane, che al mercato mio padre comprò.

Peter se la cava perché ok il senso di ragno e la forza proporzionale e tutto il resto, ma se hai anche un cervello sveglio e una parlantina da venditore di automobili, aiuta.


Ossessione neogenica (The Mutant Agenda) e La vendetta del mutante (Mutants’ Revenge) mandano in scena, sempre nella seconda stagione, l'atteso cross-over con gli X-Men. Una cura per i mutanti, la scomparsa di Bestia, il segreto nell'armadio di chi è un mutante ma ha paura di rivelarlo al mondo.

La storia riarrangiava quanto visto in una miniserie del '94 su Spidey e l'irsuto scienzato color puffo Hank McCoy, Spider-Man: The Mutant Agenda, appunto. Costumi e aspetto dei mutanti di Xavier sono leggermente diversi rispetto alla loro serie, per adattarne lo stile a quello di questa.


La quinta stagione si era aperta col botto: Mary Jane - nella season precedente apparentemente saltata fuori dal suo esilio nel limbo, durante uno scontro tra Spidey e il Punitore - e Peter sono convolati a nozze.
Solo che lei era un clone. Di Hydro-Man, l'uomo acqua. Un villain di serie Z piazzato nella serie al posto dell'Uomo Sabbia, inutilizzabile perché opzionato da Cameron per il suo film sul Ragno che credici.
Un One More Day con quasi dieci anni d'anticipo, in pratica. La scioccante verità viene rivelata in due episodi (The Return of Hydro-Man: Part 1-2) che la RAI decise per una qualche ragione di non far tradurre e doppiare ai tempi, saltandoli. Persi questo leggerissimo plot twist e l'evaporazione di Mary Jane, in tutti i sensi, gli spettatori della versione italiana di Spider-Man si trovarono così catapultati direttamente nelle Guerre Segrete con L'arrivo (Secret Wars, Chapter I: Arrival).

Altra versione remix di una celebre saga cartacea, saltata per praticità nell'episodio sulle origini del costume nero e qui ripescata in un intreccio narrativo che tira in ballo l'Arcano/Beyonder e Madame Web. E un nucleo ridotto di eroi e villain che include i Fantastici Quattro, Iron Man, Capitan America e Tempesta. Momento clou: il Dottor Destino senza maschera e con il volto non sfigurato, e Peter cuore e leader della squadra di eroi, anziché buffone dispensa gag come nel Guerre Segrete di Jim Shooter.


E dopo quelle segrete, le guerre per aracnidi con la saga che chiude tutto. I due episodi conclusivi della quinta stagione, Il clone (Spider Wars, Chapter I: I Really, Really Hate Clones) e Addio, Uomo Ragno! (Spider Wars, Chapter II: Farewell, Spider-Man).

Peter contro Spider-Carnage, alla guida di un gruppo di Spider-Tipi provenienti da varie dimensioni, sue versioni alternative tra cui figura anche il Ragno Rosso. Semper e i suoi sodali pigiano con decisione sul pedale delle emozioni, gettando nella mischia un viaggio nel tempo e nei sentimenti di Peter, con Gwen, lo zio Ben... Un viaggio che non può che finire spedendo Peter a incontrare il creatore.


Nel senso però del suo creatore. Quando hai visto per la prima volta quel duetto con Stan Lee hai sorriso. Era la chiusura del cerchio perfetta, il finale allegro di una storia tetra. Oggi quella stessa scena ti mette addosso anche un po' di tristezza, e non solo perché Stan non c'è più. Era un altro mondo, in cui quel ragazzo del Queens era ancora il tuo eroe. Parafrasando, un vecchio universo.

Restava però una faccenda ancora in sospeso, perché il cerchio, a ben vedere, non era chiuso per niente. Se la tipa con i grandi poteri di irrigazione era un clone svappato, che ne era stato della vera Mary Jane? Ancora nel limbo a ballare piegata all'indietro sotto un palo?


È quello che avrebbe dovuto raccontare la stagione successiva, la sesta, dopo che nell'ultimissima scena della quinta Madame Web spedisce finalmente Peter dalla sua bella per ringraziarlo per aver salvato la realtà. Ma non se ne fece niente. Uno stop non dettato dagli ascolti, ancora ottimi, ma - pare - dai contrasti tra Avi Arad e i vertici Fox Kids, nella persona di Margaret Loesch. La donna a cui dobbiamo sostanzialmente il cartone degli X-Men, si diceva l'altra volta.

Semper, nomen omen, è rimasto legato a vita a Spider-Man TAS, che della sua carriera rappresenta a tutt'oggi l'apice, e cura da anni una pagina Facebook e un blog dedicato interamente alla serie, ricco di info e dietro le quinte.

In una lunga corsa durata cinque anni, il suo Spider-Man ha fatto fatto vendere tonnellate di pupazzetti e spianato se vogliamo la strada ai film del nuovo millennio firmati da Raimi. Nessun ragazzo venuto su negli anni 90 ignorava a quel punto chi fossero Norman Osborn e zia May. Lo Spidey cartoon sarebbe tornato invece a spenzolare sulla sua tela in Spider-Man Unlimited, nel '99, e anche di quello parleremo un'altra volta. Ma prima c'è un altro capitolo rimasto in sospeso da affrontare, la prossima settimana. Gettate il telecomando.

LE ALTRE PUNTATE: BATMAN, GARGOYLES, DUNGEONS AND DRAGONS, X-MEN 

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Commenti

  1. Altra serie che mi e' rimasta scolpita nella memoria.
    E' vero, per forza di cose sono rimasto affezionato alla vecchia serie, ma...questa era cupa, adulta e matura.
    Tutto il contrario dell'altra che era DA RIDERE, in ogni senso.
    Anche se piu' fedele al periodo classico di Spidey.
    Vista prima sulla Rai e poi su Italia 1, dove ho recuperato gli episodi che mi ero perso al giro precedente.
    Soprattutto quelli con Carnage e Devil.
    Sempre tornando al filmone sul spider - verso...a me e' piaciuto un sacco Prowler. Fa veramente paura.
    Ribadisco...erano SECOLI che non mi divertivo cosi', al cine.

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    1. Ciao Roberto, chiedo scusa al Doc per l'OT, volevo segnalare che hanno appena recensito Glass e i giudizi non sono entusiastici. Parlano di buone idee del regista ma anche di grossi buchi nella sceneggiatura e di plot twist assurdi... Sicuramente lo vedrò per completare la trilogia ma mi sa già tanto di occasione sprecata. Vabbé, ci rifaremo con qualcos'altro. Ciao

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  2. Ma dimmi te, chi immaginava che avessero tratto un cartone da Little Nemo in Slumberland? :o

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  3. Si, me lo ricordo.
    Il film di Nemo (non il pesce, eh) era uscito al cinema. E non se l'era filato praticamente nessuno.
    Ma mi ha sempre incuriosito. Prima o poi lo recupero.
    La Capcom aveva fatto pure i videogame. Uno per NES, e uno per la sala giochi.

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  4. Beh, ormai sappiamo benissimo che dietro alla maschera di Doom c'è Aldo di Venerdì 12.

    Ma a guardarsi la serie uno ha un'idea sommaria della storia fumettistica dell'UR o sono solo episodi messì così a caso e slegati tra loro?

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    1. C'è una continuity anche abbastanza forte tra gli episodi. E tanto è ripreso dai fumetti. Ma era difficile riassumere trentadue anni di vita editoriale in una quarantina di storie spalmate su 65 episodi. Perciò tanto è stato modificato o adattato.

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  5. Oddio, Solletico! Ricordo ancora la triste messa in onda accompagnata dalla canzone degli 883 e la sospensione improvvisa del cartone, dopo la puntata del ragno umano, con tanto di scuse in diretta. Uno dei momenti più bassi della tv dei ragazzi ever...

    Ps
    A quando l'articolo sui real ghostbusters? Da stasera partono le repliche su Sky.

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    1. oddio che è successo?

      Io ricordo che "in diretta" lo vidi fino agli episodi in cui Peter mutava ulteriormente e diventava il Ragno-Umano, ma non mi ricordo se fu una scelta mia ("OMMIODDIO, non sanno più cosa inventarsi!" pensava il me 8enne) o se, a questo punto, fu colpa di Mamma RAI...

      La serie la recuperai poi un lustro dopo sul defunto Fox Kids, quando scoprì la mancanza di due episodi, assieme ai Cavalieri dello Zodiaco, e le serie anni '60 della Marvel (trasmesse in originale dopo mezzanotte)... lacrimuccia, un canale coi contro-cosiddetti!

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    2. Momento, momento, mi ricordo Solletico (GME) e la saga delle 6 braccia con la svolta troppo horror per un cartone pomeridiano. Com'è la storia della sospensione?

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    3. Ma a solletico ricordate anche voi che telefonando da casa era possibile giocare a una avventura punta e clicca in diretta di cui avranno completato il tre percento in dieci anni?

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  6. Ancora una cosa:
    Io il film su Spidey di Cameron avrei tanto voluto vederlo. E pure quello su Alita (ok, lo produce e basta. Al timone c'e' Rodriguez).

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  7. Direi che sono uno di quelli che ha conosciuto l'arrampicamuri con questa serie.
    Da piccolo guardavo Solletico, e quindi questo era uno degli appuntamenti a cui non potevo mancare. Anche la serie precedente coi due amici pezzenti passava ogni tanto dalle parti di Mauro e Elisabetta, ma è di questa che mi sono innamorato.
    E prima o poi devo trovare il tempo per recuperarla...

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  8. come già anticipato al tempo del post sugli X-Men ho adorato questa serie... certo vedere Peter Parker così "piazzato" fa un certo effetto all'inizio, ma la storia prendeva un casino, e c'era pure una certa continuity tra gli episodi. Tra i miei preferiti sicuramente quelli con il vampiro Morbius (anche se Blade non si poteva vedere..)

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  9. "...anziché buffone dispensa gag come nel Guerre Segrete di Jim Shooter"

    Vabbè, Spider-Man nelle saghe cosmiche ce lo buttano sempre per ragioni di visibilità ma è ovvio che in quei casi deve lasciare spazio ai pesi massimi.

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    1. Beh, in infinity gauntlet, pur rimanendo uno degli eroi minori, faceva la sua figura.

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  10. Bellissima serie, rimasi estasiato dalla puntata del ritorno di cap. America accompagnato dal gruppo di eroi anziani ormai in pensione post guerra (Whizzer, miss America ed altri 3) in un'ultima battaglia contro il teschio rosso... Oltretutto da una settimana ho iniziato Spider-Man per Ps4 e sto ritrovando l'uomo Ragno del quale ero innamorato, uomo Ragno che non avevo più rivisto dopo Raymi, che i 2 film The amazing e il bimbo Ragno del MCU non li ho mai e poi mai digeriti, com'anche l'universo Ultimate.

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  11. «Ma prima c'è un altro capitolo rimasto in sospeso da affrontare, la prossima settimana. Gettate il telecomando.»
    Un indizio?!?!? ;)

    Scherzi a parte, questa è veramente una bella rubrica e spero che continui per vedere se ci sarà spazio anche per le serie meno conosciute. Se la farai di lunedì, allora sarà per me sempre un buon modo per iniziare la settimana :)

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    1. È quella l'idea. Finite 'ste cacchio di feste, tornare a un appuntamento settimanale, meglio se di lunedì. E sì, ci sono tante altre serie minori in lista.

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  12. Come per il cartone degli X-Cosi, vissuto con ambivalenza psicotica di amore/odio, per gli stessi motivi (con in più il Ragno al posto dei mutanti, ovviamente).
    Quanto mi urtavano le scene con la CGI da scappati di casa...

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  13. Bellissima serie, recuperata in tarda età perché non riuscivo ai tempi a stare dietro alla programmazione su emittenti diverse... In ogni caso ti faccio i più sinceri complimenti per la tua grande cultura supereroistica (si scriverà così?). Rimango ogni volta basito per gli approfondimenti molto interessanti.

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  14. Con questa serie (e quella di Batman) sono letteralmente cresciuto, seduto sulla sedia di paglia nella stretta cucina della mia anziana vicina di casa, con la tv che virava tutti i colori, i pomeriggi aspettando che mia madre tornasse dal lavoro. Ricordo la sigla, le emozioni e le teorie sulla “continuty”. Il passo dopo fu una enciclopedia del Ragno e, già prima dei film di Raimi, Spider-Man diventò il mio supereroe della vita (ognuno ne ha uno, come l’animale totem dei Simpson). Grazie doc per questa rubrica commovente

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  15. Ne ero così pazzo che cominciai a collezionare le card di marvel vision che comprendevano anche i F4 ,X-Men e Iron man,che nostalgia canalis...detto questo la mia serie ragnesca preferita resterà sempre quella di "Spider man tu sei l'uomo ragno spider man che forte sei tuuuu".

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  16. Un altro pezzo di gioventù, che si intreccia al videogioco del 2000 della Neversoft, nel mio immaginario il cartone ed il videogioco vanno a braccetto, anche se Wikipedia dice: "it is not based on the animated television shows from the 1990s".

    E mi si perdoni l'enorme OT, scusa Doc, arrivano anche i bruschettoni per il contenitore per ragazzi Solletico: poco prima o poco dopo la trasmissione del cartone sul nostro arrampicamuri, trasmettevano anche Zorro (Zorro, lui ha una vita segreta! Zorro, il segno suo è la Z!) e si univa alla visione anche nonno Ciccio, mezzo sordo e col canonico bicchiere di rosso anche di pomeriggio, e da lì a breve nonna Angiolina avrebbe preparato merenda: panino pomodori, mortadella e provola silana oppure frisa fatta in casa con pomodorini dell'orto ed olio del frantoio nostro.
    Vado a piangere.

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  17. Anagraficamente ('90)sono tra quegli Spider-Fan nati con questa serie.

    Ne andavo assolutamente pazzo, ed aveva il bonus di: piacere alla sorella minore "perché il protagonista è scemo" (era molto piccola) alla mamma perché "non è triste come quel Batman che guardi sempre" e "almeno non cercherai di planare giù dal balcone" (true story di me medesimo che cerco il volo vestito da Batman a carnevale). Alla nonna, quando lo si guardava da lei, non garbava molto Venom. Chissà perché.

    Credo di averlo visto più volte, ed ha il grossissimo pregio di:

    1) avermi fatto innamorare di Venom, personaggio che tra i Villain metto tra i primi posti nella lista anche ora, sebbene la saga fosse edulcorata;
    2) mostrare le potenzialità degli universi paralleli, gli Spidey a braccia multiple, etc... robe che mi fanno andare fuori di testa più di ogni altra con i supertizi. Non rimembravo uno di quelli fosse Reilly, honestly.

    Recupererò il tutto (perché qualche spezzone l'ho perso) a tempo debito. Qualcuno sa dove reperirla? Sono sotto medicazioni forti e nè nei commenti nè nel post ho letto indicazioni...grazie.

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  18. Io, essendo molto giovincello, ho iniziato con la bellissima Spectacular Spiderman, con cui mi sono affezionato al nostro eroe. Poi ho recuperato la serie anni 60 e infine questo.
    Durante le vacanze me le sono riguardate, devo dire che questa è invecchiata bene, anche se i combattimenti ogni tanto mi sembrano un po' delle poverate.

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  19. Ho praticamente conosciuto Spidey con questa serie, e quando ho iniziato a leggerne i fumetti, più o meno con la fine della Saga del Clone, conoscevo il pantheon di amici/nemici/comprimari grazie al cartone.
    Lacrimuccia per Solletico e soprattutto per Elisabetta, gran gnocca all'epoca!

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  20. Tra le tante storie riprese dalla carta anche quella in cui va a trovare un bambino malato terminale e si leva la maschera. Lacrimuccia!
    Piccolo OT: di Cannarsi e "del di lui caso" sto leggendo una serie di articoletti tramite la pagina Fb: "Gli sconcertanti adattamenti italiani dello studio Ghibli".

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  21. conoscevo a grandi linee il personaggio e avevo letto qualcosa scroccando agli amici, ma il grosso dell'universo spiderman l'ho scoperto con questo cartone, l'ho sempre preferito agli xmen (per quanto mi piacesse tanto anche quella serie) non solo per le storie e personaggi, ma soprattutto per il tratto e le animazioni....ok il peter parker armadio a 4 ante faceva un po' ridere anche ai tempi, soprattutto quando doveva passare per il secchione preso di mira dai bulli, rendiamoci conto che anche prima del morso era più grande dei giocatori di football che lo schernivano ROTFL, e stendiamo un velo pietoso sulle panoramiche in CGI che facevano sanguinare gli uocchi....come hai ricordato la qualità era altalenante ma la media era più che buona


    le innumerevoli serie di spiderman che sono uscite in seguito, per quanto magari fatte, più fedeli e altro non mi hanno mai dato lo stesso feeling, sarà forse l'effetto nostalgia

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  22. Adesso, mi rendo conto che è un voler cercare il pelo nell'uovo, ma in un gruppo con Reed Richards, Cap, Tony Stark e Ororo il leader è l'Uomo Ragno? But what really really?

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  23. Il cartone per eccellenza della mia infanzia, il mio primo eroe, ciò che ha scaturito nel mio giovane cervelletto l'amore per il mondo supereroistico e all'affetto incredibile per l'Uomo che ci ha lasciati da poco. E' un'opera imperfetta sicuramente, ma quanto ci vorrebbe ai regazzini di adesso una serie del genere.

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