Batman - Il ritorno del Cavaliere Oscuro: come e perché 40 anni fa Frank Miller ha creato uno dei fumetti più influenti di sempre nella storia dei comics USA

Il ritorno del cavaliere oscuro frank miller storia

Quarant'anni esatti fa, nel febbraio del 1986, la DC Comics pubblicava il primo dei quattro capitoli di Batman: The Dark Knight Returns. Una storia immaginaria ambientata in un tetro futuro in cui un Bruce Wayne cinquantacinquenne torna in azione, dopo anni di ritiro, per salvare Gotham City e gli USA da sé stessi. Una miniserie che diventa sin da subito un classico, una delle opere più citate, omaggiate e copiate della storia del fumetto USA. Uno dei comics più spesso tirati in ballo quando qualcuno chiede cosa valga la pena leggere di Batman, anche se quello non è il solito Batman. Uno dei capisaldi, insieme a Watchmen, della decostruzione del supereroe in atto in quel clamoroso 1986. Ma cosa porta Frank Miller a immaginare Il ritorno del Cavaliere Oscuro? Varie cose, a cominciare dal fatto che stava per compiere trent'anni, e già sentiva... il peso incombente della mezza età [...]

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Ne abbiamo parlato già diverse volte in questa rubrica sulla storia del fumetto: a metà anni Ottanta sboccia una rivoluzione tra le pagine colorate dei comics USA. Per vie diverse, i super-eroi finiscono sotto una lente differente, che ne esamina daccapo il ruolo e le motivazioni, e ne indaga per la prima volta il senso e il posto in un immaginario relativamente giovane come quello statunitense. E così, se Alan Moore punta a portare avanti il suo discorso decostruzionista partito dal Marvelman di Mick Anglo usando dei vecchi personaggi - non glielo lasceranno fare, e il progetto diventerà Watchmen: vedi qui - Frank Miller si ritrova a pensare che Batman non può rimanere un ventinovenne per sempre.

E soprattutto, che dovrebbe tornare alle sue origini pulp, all'animo risoluto e spietato che mostrava all'inizio, nelle sue prime avventure. Frank Miller non è peraltro il solo a pensarlo.

Dopo aver portato a nuovi fasti, cambiandone per sempre tono e setting, una serie Marvel a rischio chiusura come Daredevil, Frank Miller aveva riversato il suo amore per i samurai e il Giappone in Ronin, una miniserie pubblicata dalla DC Comics tra l'estate dell'83 e quella dell'84. La storia di un samurai senza padrone, proprio come Ogami Itto, visto che tutta quella fascinazione per i guerrieri giapponesi portata in Daredevil era nata nel 1980 da un numero del manga Kozure Okami (Lone Wolf and Cub) prestato a Miller dalla ragazza dell'epoca.

Quando, dopo Ronin, Miller si interessa a Batman, proprio negli uffici della DC Comics c'è chi sta pensando come lui che bisognerebbe riportare in carreggiata l'eroe di Gotham. Soprattutto, cambiarne la percezione presso il grande pubblico, per il quale - nonostante le storie dal tono più dark degli anni 70 - Batman continuava ad essere il tizio campy della serie TV con Adam West. Serviva insomma ricordare a tutti che Bruce Wayne è solo una maschera di Batman (e non il contrario), e che la sua missione è terrorizzare nel cuore della notte i criminali, non andarsene in giro a spruzzare repellente per squali. 

Nel 1980, Jenette Kahn ha riportato alla DC Dick Giordano, che dall'anno dopo è diventato editor in chief e dal 1983 anche vicepresidente della compagnia. Giordano ha ben a cuore la faccenda Batman, perciò si illumina quando Miller fa arrivare sulla sua scrivania una proposta intitolata semplicemente "Dark Knight", siglata 29 febbraio del 1984. Possiamo vedere che faccia avesse quel soggetto, grazie ai contenuti extra di un'edizione in volume per il 30° anniversario:


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Il mood e le origini di Batman descritti in quelle otto pagine battute a macchina avrebbero rappresentato, ricorda Miller, la base sia per Il ritorno del Cavaliere Oscuro che per Batman: Anno Uno. E anche quel titolo in alto cancellato e sostituito a penna sarebbe rimasto nella testa dell'autore. Ma ci torniamo dopo.

Miller immagina un Batman cinquantenne per una ragione molto semplice: ha compiuto ventisette anni e inizia a vedere come un peso l'arrivo dei trenta. In varie interviste ricorderà che, per la mentalità dell'epoca e per come lui vedeva ai tempi la faccenda, i trent'anni "erano già un passo nella mezza età". E parlando di mezza età, per riportare Batman alle sue radici, poteva essere interessante immaginare allora come sarebbe stato se gli avessero permesso di invecchiare, anziché restare a vita un ventinovenne.

Miller pensa così a un Bruce Wayne enorme, massiccio e squadrato come quello disegnato nella Golden Age da Dick Sprang. Un vecchio combattente "che ha preso troppi pugni in faccia, ed è più bravo a incassarli che a darli". Un Batman segnato nel corpo e nell'animo da troppe battaglie, che torna in azione dopo dieci anni perché Gotham City, senza di lui, ha perso l'unica luce in grado di tagliare le proprie tenebre. Un cinquantenne come il Clint Eastwood che Miller ha appena visto al cinema, di nuovo nei panni ruvidissimi dell'ispettore Harry Callaghan, in Coraggio... fatti ammazzare.

Pellicole come quella, per un Miller che vive in una città all'epoca molto violenta come New York City, sono benzina sul fuoco. Il giovane autore è arrabbiato, spaventato e, sono parole sue, assolutamente paranoico per quello che vede là fuori ogni giorno. Dare una nuova speranza a Gotham non è per lui solo una faccenda di fantasia, in un mondo lontano.

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La prima a leggere quella dettagliata proposta per "Dark Knight" è proprio Jenette Kahn, che dal '76 è publisher della DC Comics e in quegli anni sarà la fautrice della British Invasion - l'arrivo di autori britannici come Alan Moore, Brian Bolland, Dave Gibbons e tanti altri - e in seguito della creazione dell'etichetta Vertigo. La donna senza la quale, per farla breve, tutto quello che ha cambiato il fumetto USA e questa sua rivoluzionaria fase decostruzionista non sarebbero mai esistiti.

Kahn supporta Miller, anche se alcune figure importanti della compagnia, come l'editor Paul Levitz, sono "terrorizzate dal materiale", quando leggono di cosa parlerà la storia. 

Perché i quattro albi de Il ritorno del Cavaliere Oscuro non si limitano, come sappiamo, a far tornare in scena un Batman di 55 primavere invecchiato e incazzato. Mostrano il presidente in carica, Ronald Reagan, e fanno di Superman, il simbolo della DC Comics, la sua marionetta. Raccontano il caos e il modo in cui puoi imbrigliarlo. E manipolarlo attraverso l'informazione. Al'inizio del decennio scorso, dopo l'opera più controversa della sua carriera - Sacro terrore (Holy Terror, 2011. Rieccolo, quel vecchio titolo) - in tanti rileggeranno Il ritorno del cavaliere oscuro e più in generale il Batman di Miller sotto una luce diversa. Scoprendo, insieme all'acqua calda, che Frank non era esattamente di idee progressiste.

Ad esser presi a pugni non sono dunque solo l'eroe e i suoi antagonisti, e tutto l'immaginario dei super-eroi, ma gli USA inebriati dalla Reaganomics. Per un liberalista conservatore come il giovane Miller, che vede l'establishment incapace di risolvere i problemi del suo Paese e della sua città, ma sorridere compiaciuto in televisione, il presidente in carica non è troppo diverso dal Nixon che vedremo, sempre nell'86, nella miniserie Elektra: Assassin. Il volto grottesco del potere, che rimbalza in modo martellante, in mezzo a mezzi busti e opinionisti, sugli schermi che imbottiscono la griglia da sedici vignette dell'opera.

Sia quel che sia, Kahn e la DC Comics sapevano bene che questa storia avrebbe generato un enorme clamore, e che le modifiche più vistose al mito del Pipistrello di Gotham, come una Robin al femminile (Carrie Kelley, nata su suggerimento del collega John Byrne) o un Joker che finisce per spezzarsi il collo da solo, sarebbero state il meno. 

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Non è un caso né mera esagerazione promozionale, dunque, se tutte le pubblicità che annunciano l'arrivo della miniserie parlano di un "Batman e un Robin come non li avete mai visti" e di un "fumetto rivoluzionario tanto nei testi quanto nei disegni". Lo stesso formato prestige dell'opera (48 pagine ad albo, su carta di qualità, a un prezzo per l'epoca esorbitante di 2,95 dollari a numero), un azzardo che la DC tenta dopo il confortante esperimento di Ronin, e il fatto che verrà venduta solo nei negozi specializzati e per abbonamento, fanno percepire a tutti che è in ballo qualcosa di grosso.

E The Dark Knight Returns, come recita il titolo finale, è esattamente la bomba che i lettori si aspettano. Solo che non tutti sono pronti a rovistare tra i detriti di quell'esplosione.

La storia scritta e disegnata da Miller, inchiostrata da Klaus Janson e colorata da Lynn Varley - che ha iniziato a collaborare con Miller da Ronin. I due si sposano proprio nell'86 e divorzieranno nel 2005 - travolge il pubblico come uno tsunami. Ricorderà Miller nel 2015: "Molti fan si sono incazzati e non gradivano quella visione di Batman. Ma le vendite erano alle stelle, perciò l'editore era contento". 

Proprio l'enorme successo di The Dark Knight Returns e subito dopo di Watchmen darà la stura a un'intera generazione di eroi "grim and gritty", una rilettura oscura del mito tutto americano dell'eroe in costume, che imperverserà tra la fine degli anni 80 e i primi anni 90. Ma quella sarà una moda, e le mode non sempre brillano del genio di chi le ha fatte nascere. Anzi. 

Ma il dono più prezioso che Il ritorno del Cavaliere Oscuro ha fatto al fumetto mondiale non è evidentemente solo una delle cover più citate di tutti i tempi. Né "solo" una storia ancora oggi inimitabile e fortissima, che quarant'anni dopo non ha perso un grammo del suo fascino e del suo senso. Semmai ha acquisito tutta una serie di sfumature, perché neanche Miller poteva immaginare quali notizie ci arrivano dagli USA adesso, ogni santo giorno, a proposito di volto grottesco del potere.  

Il suo lascito più importante è stato l'aver permesso ad autori e artisti una libertà d'espressione senza precedenti. Ancora Miller: "Abbiamo potuto prendere quei personaggi un tempo così preziosi e condurli verso nuove direzioni. The Dark Knight Returns ha avuto un tale successo che gli editori hanno capito di poter pubblicare storie di questo tipo senza doverci mettere un preservativo sopra".


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