Le origini di Watchmen e cosa c'entrano i fumetti Archie e Groucho Marx

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Sì, ogni bravo appassionato di fumetto USA sa che i personaggi di Watchmen, il Dottor Manhattan, Rorschach, Gufo Notturno e gli altri, sono dei rimpiazzi creati da Alan Moore e Dave Gibbons degli eroi Charlton come Capitan Atom e Question che Moore voleva utilizzare per la sua storia. Ma Watchmen nasce prima di quella idea, e parte da altri super-eroi. E tanti elementi classici di questo capolavoro della narrativa mondiale, come lo smiley, sono nati per caso. E sì, c'entrano anche i fumetti della Archie e i baffi di Groucho Marx. Signore e signori, la genesi di Watchmen [...]

Il primo prequel ufficiale di Watchmen: i due moduli e il sourcebook per il GdR DC (DC Heroes RPG) pubblicati nel '90 da Mayfair Games. Alan Moore ha dato una mano a sviluppare la storia dei personaggi.

È il marzo del 1982, quattro anni abbondanti prima del debutto di Watchmen. Alan Moore non lavora ancora per la DC Comics - inizierà l'anno dopo, ingaggiato da Len Wein per risollevare le sorti di Saga of the Swamp Thing (a partire dal numero 20, data di copertina gennaio '84) - ma ha in mente di replicare l'approccio già usato con Marvelman (poi Miracleman) sulla testata Warrior. 

E cioè prendere dei vecchi personaggi che nessuno pubblica più, e che Moore e l'editore Dez Skinn ritengono perciò di pubblico dominio, e proporne una versione moderna, tetra, che porti avanti il discorso decostruzionista che a Moore pare andare a genio. Proprio come hanno fatto con il Marvelman di Mick Anglo. E sì, hai usato la parola decostruzionista in un post peraltro chiaramente lungo, ma non smettete di leggere: è interessante. Parola. 

Archie Comics, 1959: The Fly di Joe Simon e il nuovo Shield, Lancelot Strong, disegnato da Kirby. The Fly anticipava diverse caratteristiche di Ant-Man e Spider-Man.

Moore punta ai super-eroi della MLJ, casa editrice che negli anni 40 si è lanciata sul mercato emergente dei tizi in tutina e ha scelto come nome le iniziali dei suoi tre fondatori (Maurice Coyne, Louis Silberkleit e John L. Goldwater). L'azienda aveva preso in seguito il nome del suo personaggio più famoso, il teenager Archibald Andrews: Archie. All'alba della Silver Age, la Archie Comics aveva tentato di rivitalizzare più volte la sua linea di super-eroi, con la linea Archie Adventure Series, poi ribattezzata Mighty Comics Group, e il supporto di veterani come Joe Simon, Jack Kirby e Jerry Siegel. I papà di Capitan America e uno dei due creatori di Superman non erano però bastati a dare una scossa, e l'etichetta Mighty Comics Group era finita in soffitta nel '67. Quindici anni dopo, era a quei personaggi, come The Shield, The Fly e The Jaguar, che Alan Moore puntava.
L'idea di Moore era costruire un giallo partendo da un vecchio eroe trovato morto. La vittima era la versione anni 60 di The Shield, super-eroe patriottico stelle e strisce che potrebbe sembrare un clonazzo di Capitan America, ma che in realtà era nato prima (gennaio 1940). 
La versione creata da Joe Simon nel '59 su Double Life of Private Strong (disegnata per alcuni numeri da Jack Kirby), comunque, non aveva nulla a che fare con la precedente. Il cadavere di questo The Shield, trovato in un porto, rappresentava dunque l'incipit dell'idea iniziale di Watchmen. Gli altri eroi Archie dell'epoca avrebbero indagato sulla sua morte, come poi avverrà per quella del Comico. "Partire da un super-eroe famoso trovato morto mi sembrava un inizio interessante per un fumetto", dichiarerà Moore in seguito.

Eroi Charlton: una pubblicità del '67 con gli eroi della casa editrice... e una dell'86 che annunciava l'arrivo di Blue Beetle, Capitan Atom e e gli altri nella scuderia DC.

Pochi mesi dopo, la Charlton Publications vende i suoi super-eroi alla DC Comics, pare soprattutto perché l'editor Paul Levitz voleva fare un piacere a Dick Giordano, che su quegli eroi si era fatto le ossa e ne aveva supervisionato la linea. Gli "Action Heroes" Charlton entrano a far parte del catalogo di personaggi DC Comics e vengono pagati circa 5mila dollari l'uno: Capitan Atom, The Question, Blue Beetle, Peacemaker, Peter Cannon: Thunderbolt, Sarge Steel, Nightshade e Judomaster possono ora giocare a bocce con Batman.

Siamo all'inizio dell'84 e Alan Moore e Dave Gibbons si sono ritrovati a lavorare entrambi alla DC. I due si conoscono per le cose fatte insieme in Inghilterra e buttano lì un po' di idee sui loro prossimi progetti. Spunti vari su personaggi DC come Martian Manhunter, i Challengers of the Unknown, o Superman, ovviamente: spunto da cui sarebbe nata l'anno dopo la celebre storia Per l'uomo che aveva tutto.

Tra queste idee, salta fuori anche quel progetto sugli eroi Archie. Moore pensa che potrebbe riproporlo, piazzando al loro posto i personaggi Charlton. La storia diventa "Chi ha ucciso Peacemaker?"

Gli eroi ex Charlton vanno ad affrontare il Dottor Manhattan in Doomsday Clock #9.

Moore parla a Dave Gibbons della cosa, e quando quest'ultimo viene invitato un paio di mesi dopo dalla DC alla sua prima convention negli USA come professionista, a Chicago, ne parla con Dick Giordano. "Dick, quella cosa di Alan sugli eroi Charlton? Voglio disegnarla io". Giordano gli risponde: "Alan che ne pensa?". "Vuole che lo faccia". "Ok, è tua". Da quella stessa convention, Gibbons porta a casa anche la storia di Superman che realizzerà con Moore, dopo averne discusso con l'editor Julie Schwartz. Una fiera e un paio d'incontri da corridoio che hanno cambiato la storia del fumetto.

Ma prima ancora che i due si mettano al lavoro, Dick Giordano ci ripensa. "Abbiamo appena comprato questi personaggi della Charlton", dice a Moore, "e tu vuoi ammazzarne uno". Sono 5mila dollari buttati, eh. L'idea è avvincente, ma bisogna svilupparla con dei personaggi nuovi. Ironia della sorte, gli eroi Charlton avrebbero incrociato la propria strada (e combattuto) con il Dottor Manhattan in Doomsday Clock, molti anni dopo (dopo un paio di cameo non ufficiali). Moore da principio è scontento, perché la storia, crede, perderà così quel mood nostalgico che vuole darle.
Moore reputa inoltre l'universo Charlton più realistico - per l'impatto avuto dai tizi in costume sulla politica e la testa della gente in quel mondo - e al contempo distante dal nostro rispetto a quelli Marvel e DC (Terra Uno e Terra Due). 
Ma poi se ne fa una ragione. Gibbons, invece, è sollevato, perché lavorare con dei personaggi pre-esistenti sarebbe stato limitante. Ora hanno la libertà creativa di immaginare una loro versione di quegli eroi, plasmandola in base al tipo di mondo marcio e sull'orlo della catastrofe globale che Moore ha in mente.

Renderli, sono parole di Moore, "più estremi".

Il Capitan Atom Charlton e uno dei primi schizzi di Gibbons per il Dottor Manhattan.

Nelle lunghe chiacchierate al telefono che seguono - e durante una domenica mattina trascorsa dai due sul divano di casa Gibbons - Dave Gibbons tira fuori l'idea della griglia da nove vignette, perché capisce che "Watchmen non era un fumetto super-eroistico vero e proprio, ma piuttosto un'opera di narrativa scientifica, una storia alternativa", e quindi propone un look che ricordi le storie classiche della EC Comics.

Captain Atom diventa così il Dottor Manhattan (come ancora più evidente dal bozzetto preliminare qui sopra) e Blue Beetle ispira Nite Owl/Gufo Notturno. Anche per il fatto che Daniel è il secondo eroe, come Ted Kord, a prendere quell'identità mascherata, e che se ne va in giro con una navicella simile alla Bug di Blue Beetle.

Nightshade disegnata nel '67 da Jim Aparo e una pubblicità di Watchmen dedicata a Laurie Juspeczyk, Spettro di Seta II.

Ozymandias viene da Peter Cannon: Thunderbolt, il Comico è il corrispettivo di Peacemaker (appunto). Nightshade è un punto di partenza molto vago per Spettro di Seta, perché Moore vira il personaggio verso Black Canary e Phantom Lady, eroine che gli piacciono maggiormente: "È l'unica donna del gruppo e perciò è l'equivalente di Nightshade, ma il collegamento finisce lì". Se non contiamo l'amore per le gonnelline, aggiungeresti.

Il Nite Owl originale viene dritto da un personaggio creato da Dave Gibbons da ragazzo: Night Owl (è Moore a suggerire la modifica del nome in Nite), mentre l'altro membro dei Minutemen reso popolare dalla serie TV di Watchmen, Hooded Justice, è ispirato a due vecchi eroi membri dei Mighty Crusaders, gli Avengers MLJ/Archie: Black Hood e Hangman.

Anche questi personaggi ex Archie finiranno in casa DC Comics: Black Hood, come The Fly, the Comet, the Shield, etc, farà parte nel '91 dell'etichetta Impact Comics, pensata per i lettori più giovani.

La prima versione di Rorschach, il maniaco da parco con tuta a macchie, tra il Question e il Mr. A (con il suo senso di giustizia in cui tutto è bianco o nero) di Steve Ditko.

E poi c'è Rorschach, certo. Ispirato al Question della Charlton e a un altro personaggio sempre creato dal grande Steve Ditko nel 1967 sul fumetto underground Witzend: Mr. A. Il costume originale aveva le macchie su tutto il corpo, non solo sulla maschera. Un costume da esibizionista, in pratica, con Rorschach che apriva l'impermeabile per mostrare il suo completino.

Praticamente una versione sinistra, schizzata e con il cappello del quasi contemporaneo La Macchia/The Spot dei fumetti dell'Uomo-Ragno. Alla fine si decide di tenere solo la maschera, e Gibbons realizza con l'inchiostro e una serie di fogli un bel po' di macchie di Rorschach da usare come reference.

Quasi pronti: Rorschach ha ancora la tuta a macchie, Ozymandias i capelli lunghi e un altro volto... e al Comico manca qualcosa...

Lo smiley salta fuori per caso, dicevamo. Gibbons - che nel frattempo ha proposto la cosa del fumetto di pirati (in un mondo con i super-eroi veri, pensa, in edicola si leggerà magari altro), che Moore sta trasformando in una storia nella storia, un calzante racconto allegorico - sa solo che il personaggio si chiamerà The Comedian e che avrà un taglio militare. Il nome viene dal romanzo del '66 I commedianti (The Comedians), di Graham Greene.
Gibbons decide di dare al Comico il volto di Groucho Marx: "Ok, a comedian. Well, he can’t look like the Joker. What other comedian could he look like? I know! Groucho Marx. A tougher version of him. He could have that mustache, which kind of has the Nick Fury vibe to it as well". 
Ora sapete perché il Comico ha un paio di baffi. Il personaggio, che nei bozzetti è vestito di pelle nera "e con una maschera da stupratore", è però troppo estremo, non ha nulla da "Comico". Gibbons pensa allora di ammorbidirne l'immagine aggiungendo qualcosa di colorato: lo smiley come distintivo. Moore impazzisce per la cosa, trasformandola in un tema centrale di tutta la serie.

"The Comedian's badge": ad Alan piace tanto questa cosa dello smiley buttata lì da Gibbons.

In quella stessa intervista, pubblicata su The Dark Age di Mark Voger, Gibbons spiega: "Alan had made the smiley face kind of the focus of the first issue. Indeed, it sort of became the symbol of the whole series, in that this smiley face is the most basic cartoon of a human physiognomy that a baby will respond to. And then we put this very realistic splash of blood on it. Which was kind of what we did with the comics:
We took something that was a cartoon concept and we tried to add a splash of reality to it".
Quanto al costume del Dr. Manhattan, dopo aver sperimentato diverse tutine e mutandoni, parte dei quali si vedono nel fumetto, i due autori capiscono che un essere praticamente divino del genere non ha bisogno di un costume. Gli piazzano in fronte il simbolo della struttura atomica dell'idrogeno, per le sue origini "atomiche", e via. Nei bozzetti preliminari di Gibbons ci sono anche diversi primi piani dello sbaragnaus dell'eroe. Sì, andava chiaramente studiato anche quello.


Nell'85 Moore e Gibbons lavorano alla storia, con una limitata supervisione di Dick Giordano e Len Wein. Fondamentalmente, non ne hanno bisogno: sono dall'altra parte dell'oceano rispetto agli uffici DC, è Gibbons a fare semplicemente una correzione bozze ai testi dello scrittore. Quando, dopo lunghissime telefonate in cui lo stregone illustra il numero successivo, al disegnatore arrivano plichi enormi di fogli battuti a macchina con un ferro vecchio, con le lettere sbavate o che bucano la pagina.
Giordano dirà al riguardo: "Ma chi vuoi che si metta a correggere le storie di Moore? Quel team aveva una sua visione, li ho lasciati lavorare. Non avrei cambiato una virgola".
Dei colori si occupa John Higgins, che vive a pochi chilometri da Gibbons. Spesso si legge in giro che Watchmen sarebbe una/un/ graphic novel, per questo complesso d'inferiorità di tanti lettori di fumetti secondo cui chiamare una cosa con il suo nome, fumetto, tenderebbe a sminuirlo. Watchmen nasce come serie di 12 numeri sin dall'inizio, ovviamente.

Come Il ritorno del cavaliere oscuro, come L'ultima caccia di Kraven, come tanti altri capolavori del fumetto USA snocciolati quando si parla dei fondamentali. Erano maxiserie, miniserie o cicli di storie all'interno di testate regolari. Opere pensate per quello che era ai tempi il metodo principale di pubblicazione di una storia, indipendentemente da quanto fosse ambiziosa: albetti singoli da vendere nei chioschi, nei drugstore, nelle pompe di benzina.

E scritti, come in questo caso, mese per mese, numero dopo numero.

Dicembre '85: anteprima di Watchmen su DC Spotlight.

Qualche mese dopo la preview qui sopra, pubblicata sull'albo gratuito per il 50° anniversario della DC, DC Spotlight (dicembre 1985), esce il primo numero di Watchmen (data di copertina settembre '86). A pagina 9, leggiamo per la prima volta la scritta Who Watches the Watchmen?, scarabocchiata con una bomboletta spray sulla saracinesca di Hollis Mason. Il fumetto e la concezione di super-eroe non sarebbero stati più gli stessi.

Se non avete mai letto Watchmen, per l'amor del cielo, fatevi un piacere e rimediate subito. Sì, l'edizione deluxe Lion è costosa, ma se ve la cavate con l'inglese c'è quella in lingua originale, anche sotto le 20 carte. Fonti utilizzate per questo articolo: i libri Watching the Watchmen di Dave Gibbons (da cui vengono le foto dei bozzetti), Watching Time, The Dark Age di Mark Voger. Ah, dimenticavi: erano mesi che volevi scrivere questo post:


Se questo format vi piace, si può ripetere ovviamente in futuro con la storia di altri grandi classici, lemmeknow. 

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Commenti

  1. Articolo bellissimo, questi post di approfondimento (che siano cartoon o fumetti) mi piacciono un sacco

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    1. Grazie! Mi piace molto scriverli. Rappresentano uno dei motivi per cui l'Antro continua ad essere così importante per me: fissare un qualcosa che ho per la testa, appena trovo il tempo di trasformarlo in un post. Come in questo caso :)

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  2. Gran bell'articolo, Doc. Da amante dei fumetti (chiamiamoli con il loro nome, giusto), non posso che apprezzare la proposta di presentare altri approfondimenti del genere.

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  3. Bellissimo pezzo. Bis!

    Sempre bello ricordare che Gibbons non fu un mero esecutore ma un coautore fondamentale per la riuscita del capolavoro (come abbia fatto a mantenere il ritmo di pubblicazione con quel livello di dettaglio è per me un mistero).
    Col permesso del Doc linkerei un ottimo pezzo di Fumettologica che spiegava il lavoro eccellente e minuzioso di Gibbons per delineare personaggi e spazi della storia.

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    1. "come abbia fatto a mantenere il ritmo di pubblicazione con quel livello di dettaglio è per me un mistero".
      Ho un amico che fa il pittore e l'illustratore e parlando una volta di fumetti ben disegnati lui invidiava ai fumettisti la capacità di disegnare velocemente. Lui dice di essere molto più lento.
      Onestamente non ho idea se sia effettivamente lento ma vedendo a Lucca alcuni disegnatori skecciare ti impressioni come in pochissimi minuti tirino fuori delle robe incredibili. Quest'anno Mammucari mi ha fatto un disegno su Mister No super bellissimo e ci ha messo molto poco. Però quello che mi ha colpito di più in assoluto è Michele Benevento, che ormai becco solo a Milano, che anni fa mi fece due sketch al volo su di un tavolini tutto storto usando anche degli acquarelli. Due piccoli capolavori, soprattutto il viso di Lukas.

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    2. Ma, io non so disegnare però credo ci sia una bella differenza tra uno sketch libero e una tavola sceneggiata, dove tutto deve tornare, luoghi, inquadrature, recitazione dei personaggi, ecc.
      Per di più le sceneggiature di Moore sono famose per il livello di dettaglio folle e lo stesso Gibbons è un maniaco del perfezionismo.
      Rimango nella mia perplessa ammirazione.

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    3. Quello che dici è verissimo e non volevo mettere in discussione quello che hai detto.
      Mi hai solo ricordato come il mio amico, che fa un mestiere collaterale al fumettista, si stupisca di come molti fumettisti riescano a disegnare ad una velocità incredibile senza perdere nulla nella qualità del tratto.
      Ho visto il mio amico skecciare e non va alla velocità dei fumettisti benché sia molto bravo a detta di addetti ai lavori più competenti di me.

      PS: una volta mentre si parlava mi ha skecciato un caxxo gigante super dettagliato con tutte le vene in bella vista. Non l'ho buttato ma è finito in fondo ad un cassetto.

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  4. Molto interessante, da ripetere assolutamente!

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  5. Oh, Doc. Sappilo. Al di là dell'umorismo e della tua capacità di scrivano, io è per articoli come questi che ti leggo: unire cose risapute in un discorso fluido e completo che permette di dare un quadro coerente ad un'opera che altrimenti si capisce sempre solo a metà.
    Congrats!

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  6. Piace assaje e non sapevo del seguito a fumetti. Grazie veri mac.

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  7. Piace, piace. E nel mio caso è molto utile, data la mia limitata esperienza in campo comics stelle&strisce (ma Watchmen ce l'ho da tempo, per fortuna).

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  8. Si ti prego, daccene ancora XD

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  9. "Se questo format vi piace, si può ripetere ovviamente in futuro con la storia di altri grandi classici, lemmeknow. "

    WE. WANT. MORE.

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  10. guarda, la faccio semplice: bravo!

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  11. Il fatto che Doc non abbia rinominato Dick Giordano "Riccardo Listone" la considero un'enorme occasione perduta. Facezie a parte ottimo articolo; l'ho letto con molto piacere.

    Piccola appendice: l'ironia del personaggio di Rorschach sta nel fatto che se i personaggi di Ditko ai quali si ispira erano per il cocreatore dell'Uomo Ragno un espediente per esprimere il suo modo di vedere il mondo secondo i dettami della filosofia oggettivista quello di Moore ne era invece una critica. Ah, e per me la risposta all'eterno dilemma "ma chi ha ragione tra Rorschach e Ozymandias" è questa: hanno entrambi torto.

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  12. Piace! Molto! Grazie!

    Col capo cosparso di *enere chiedo: Sarebbe possibile che "grandi classici" non significhi solo fumetti americani, ma anche italiani? (penso a Sharazde di Toppi, ad Andrea Pazienza, a certe storie di Dylan Dog o PK...) Potrebbe valere lo stesso anche per i grandi classici dei manga, ovviamente, così magari mi vengono a piacere :)

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  13. Grandissimo DOC. Adesso voglio comprare tutte le edizioni di Watchmen (ciao soldy!)

    Facci un sondaggio per la prossima puntata :D

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  14. Interessantissimo approfondimento!
    Ringrazio anche perché Watchmen è una di quelle opere che conosco poco ma delle quali vorrei sapere di più: vidi il film all'uscita al cinema e mi piacque; sono curioso della serie tv, ma aspettavo che andassero in onda tutti gli episodi prima di decidermi se recuperarla o meno; il fumetto un po' mi spaventa... nel senso che l'impressione che ne ho è che se non si ha modo di dedicargli il giusto tempo (sia di lettura, che di riflessione) si rischia di venirne ammorbati, o peggio rimanerne indifferenti per non aver colto i rimandi, le allegorie, i livelli di lettura, etc. Mi sbaglio?

    In ogni modo, ho letto l'articolo con gusto!

    Nathan

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    1. Mah, ti dirò. Io l'ho letto la prima volta che avevo, boh, quattordici anni. Ci ho messo un po' (non lo leggi di certo in una serie), ma è un'esperienza di lettura self-contained. Quel mondo è alla fine tutto lì, nella storia e nelle appendici ai singoli numeri, ovviamente presenti nelle edizioni in volume.

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  15. Articolo meraviglioso, grazie mille Doc!
    E si ne vogliamo altri!

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  16. Grazie Doc! Spero continuerai con altre pietre miliari

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  17. Complimenti, Doc.
    Gran bel post. E molto molto interessante.
    Spesso molte opere hanno una parte "storica" che passa un po' in sordina, ma su cui alle volte vale la pena indagare.
    Quando poi si parla di capolavori, beh...spesso la gestazione e' tutt'altro che semplice. E vengono fuori retroscena gustosi.
    Per me e' ok.

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  18. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  19. Ho divorato il librone che narrava i dietro le quinte della vita editoriale marvel e non posso che approvare altri spazi dello stesso tipo. Luce per me.

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  20. Bell'articolo DOC.
    Sapevo della loro origina 'chaltroniana', ma non sapevo minimamente degli altri retroscena (tipo i baffazzi del comico da dove venissero)

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  21. Apprezzato molto, continua così :)
    E magari non solo per i classici USA (anche quelli, comunque!).

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  22. Bel post e imparare qualcosa di più sulla genesi di un'opera è sempre piacevole ed stimolante. Tante cose che non sapevo e che potrò snocciolare come farina del mio sacco :P
    Watchmen non lo leggo da anni e forse è giunto il momento di fare un ripasso e riscoprire i dettagli che mi sono dimenticato.

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  23. Mi ha fatto piacere leggerlo ma son sicuro che tu abbia avuto un piacere maggiore a scriverlo...

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  24. bell'articolo, Doc. Leggerò il fumetto. E spero che scriverai altri articoli come questo :)

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  25. Ne vogliamo ancora ? SI
    Sto vedendo la serie tv un pò a rilento per mancanza di tempo, a questo punto poi scatta la rilettura dell'originale.

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  26. Davvero interessante, ora aspetto gli altri!!!! axl1984x2 su twitch :D

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  27. Certo che ci piace questo tipo di articoli, che domande.

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  28. Bravo Doc ! Non sarà mai ribadito un bastante numero di volte che alcune delle storie cardine - e non solo per quanto riguarda i picchiatelli in costume perché anche Maus è della partita - sono state concepite per essere stampate su carta di infimo peso e pescate dalle rastrelliere dei negozi nei malls USA. Ricordo una intervista di Ron Frenz che ricordava come si fosse presentato ad una comic-con con una copia stropicciata del suo Spidey nel mezzo della saga del costume nero che spuntava dalla tasca sul lato B dei suoi jeans e di aver rischiato di esser processato per lesa maestà.
    La Lezione di Anatomia è un albo tra i tanti di una saga della Cosa della Palude. I primi due anni di Animal Man o una quarantina della Doom Patrol. Lo Shade di Milligan. Etc.

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  29. E c’è da chiedere doc? Certo che si va avanti con questi post!

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  30. Bellissimo ed affascinante ! E non vedo l'ora di leggere quello su "L'Ultima Cacia di Kraven". Perché ci sarà , vero ? Ti prego ti prego ti prego !

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  31. Mi accodo ai complimenti per l'articolo e alle speranze di leggerne molti altri. Apprezzatissimo.

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  32. Ciao Doc, innanzitutto complimentONE per l'approfondimento.
    Watchmen è stata forse la mia ultima grande passione totalizzante, nei miei anni più giovani e vulnerabili sono arrivato ad analizzarlo vignetta per vignetta (il che mi ha portato - abbastanza fortuitamente - a trovarmi nei crediti di Leggere Watchmen).
    Va da sé che, quando incontro un altro aficionado di W., non riesca ad esimermi dallo sviscerare alcune questioni che mi rimangono parzialmente irrisolte.
    Nello specifico vorrei condividere con la ciurma dell'Antro questa riflessione [SPOILER, per quanto si possa parlare di spoiler per un fumetto di 35 anni fa]: nel capitolo II, in 3 dei 4 flashback relativi al passato del Comico, questi viene ferito sul lato destro del volto (ovvio riferimento allo smiley macchiato di sangue). Particolarmente mimetizzato il "colpo" nel ricordo di Dreiberg (Blake viene colpito da una lattina a pagina 17, vignetta 1). L'unico flashback in cui il Comico non viene colpito/ferito è quello di Ozymandias. Ora, questa asimmetria me la son spiegata così: non si vede nessuno ferire Blake nel ricordo di Veidt, perché è Veidt il responsabile dell'originale smiley macchiato di sangue, è lui che in cap. I, pag. 14 vediamo - di spalle - colpire Blake sul lato destro della faccia. Ne consegue evidentemente che, a ben guardare, Moore già nel capitolo II avesse seminato un chiaro indizio sull'identità dell'assassino di maschere. No?

    Poi, una postilla: da scrittore quale sei anche tu, ti sembra veramente possibile che abbiano scritto ogni numero mese per mese? La quantità e la perfezione degli incastri, delle spaventose simmetrie, tra albo ed albo, mi rende difficile credere che W. non sia stata progettato, scritto e strutturato nel dettaglio fin dalla pubblicazione del primo numero.

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    1. Non so perché si sia imbizzarrito il tuo avatar, Thomas (lo vedo solo io così gigante?), ma comunque. Ero arrivato a conclusioni simili sulla faccenda del Comico in una delle tante riletture, ormai diversi lustri fa.

      Sulla costruzione mese per mese, è quello che racconta Gibbons. E visto che spiega nel dettaglio in Watching the Watchmen la loro routine produttiva, e come la storia nascesse dopo averne discusso per ore al telefono, non dubito che sia andata proprio così. Moore sapeva dall'inizio dove andare a parare, qual era il canovaccio della storia, la sua spina dorsale. Mese per mese, a quella sinossi aggiungeva i dettagli, i dialoghi, la sceneggiatura in cui spiegava come far muovere il tutto. Possibile far combaciare tutto così alla perfezione? Sì, se a) pianifichi bene, e in corso d'opera correggi il tiro dove serve per far sembrare tutto incastrato ancora meglio, b) ti chiami Alan Moore.

      Non so quanti sarebbero stati in grado ci costruire un meccanismo così perfetto, altro che orologi del padre di Jon. Lui c'è riuscito. E la perfetta simmetria del risultato è solo uno dei tanti, e neanche l'unico, elemento di fascino eterno della storia.

      Ma d'altronde, se sei uno stregone te lo puoi permettere.

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    2. Anche io vedo l'avatar gigante, sarà perché Bowie era larger than life?

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  33. Bello!
    Strabello!
    Ne vogliamo di più!

    Grazie mille, Doc!

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  34. Ecco i post che preferisco: tante cose che sapevo già, ma anche tante piacevoli sorprese (la faccia del Comico modellata da Groucho, diavolo di un Gibbons!), uno stile che non ti stanchi mai di leggere. Grazie!

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  35. "Se questo format vi piace [...]"

    E' proprio per QUESTE (non solo, ma soprattutto) perle che sono un accanito lettore dell'Antro.
    Ho detto tutto

    <3

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  36. Cercai di farlo leggere a mio figlio, ma mi disse che non era il suo genere ... da allora vive sotto i ponti vivendo di elemosina.

    Eh! la vita è dura per tutti neh!

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  37. Una delle storie piu' belle mai fatte, l'equivalente di Rinascita per Devil oppure di Dio Ama, L'uomo Uccide degli X - Men. Che vedrei bene come futuri candidati, sempre ammesso che abbiano anch'essi una storia altrettanto valida, alle spalle.
    Ma in genere per i capolavori non e' rose e fiori. Spesso devono sgomitare, e rischiano sempre di non giungere alla luce.
    La sofferenza che vediamo nei personaggi...i loro autori l'hanno vissuta sulla pelle.
    D'altronde nulla nasce dal niente. Da qualche parte l'ispirazione dev'essere pure arrivata.
    Qui si ha avuto la dimostrazione che e' possibile dare vita a storie di tutt'altro spessore, usando quelli che per molti erano ancora dei fessi in calzamaglia.
    Correggimi se sbaglio, ma la DC su questo campo aveva gia' preceduto la Marvel. Se non erro Il Ritorno del Cavaliere Oscuro era gia' uscito.
    E quindi urgeva correre ai ripari.
    Poco male, perche' fece di sicuro da apri - pista ad un sacco di altre storie sul genere.
    Una storia cupissima, dove Kraven almeno all'inizio ruba la scena a Spidey. E per un secondo pensi che ce la possa fare per davvero.
    Lo capiamo tutti, tramite Peter.
    Stavolta e' diverso. Non e' un gioco.
    Kraven non fa sparate, non fa proclami. Va dritto al dunque.
    Non ci si crede.
    Ed infatti la vera sfida e' riuscire a tornare sui binari canonici dopo una partenza cosi' estrema.
    Eppure ci riescono. Dopo le tenebre, la fredda terra...la luce.
    Spidey risorge. Si riprende la sua vita, la sua storia. Il suo fumetto.
    Anche se quel che gli e' capitato lo ha segnato. E gli occorrera' tempo per superare la cosa.
    Pazienza. Ne ha passate tante. Sopravvivera' pure a questa.
    Affascinante i rimandi allo sciamanesimo africano.
    Kraven sa di non poter battere direttamente il suo nemico. Quindi ne indossa la pelle (e il costume nero e' indicatissimo, per questa storia), convincendosi di ottenerne i poteri e lo spirito.
    Come facevano i guerrieri tribali che, indossando le pelli delle fiere da loro uccise, credevano di ereditarne le capacita' e la ferocia.
    Come i Mao Mao, gli uomini - leopardo, che usavano il manto e gli artigli dell'animale in questione durante le loro sanguinose scorribande (grazie anche al massiccio uso di droghe, proprio come ne fa uso Kraven. Probabilmente sono le stesse).
    Gli ruba l'anima, infliggendogli l'umiliazione suprema. E sconfigge con le sue sole forze un avversario che l' Uomo Ragno non era stato in grado di battere da solo.
    In un certo senso, ha fatto meglio di lui.
    Per il nome provo con FORSEAPARTEILDOCNONTUTTISANNOCHE....tutto attaccato.

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  38. Fondamentale direi. La lettura di questo tuo articolo. Fondamentale.

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