Spider-Man: L'ultima caccia di Kraven. Il capolavoro nato da una storia (anche su) Batman e da un villain di cui non fregava a nessuno


Visto che il post sulle origini di Watchmen vi è piaciuto, seconda dose di questa nuova rubrica (a cui va trovato un nome. Suggerimenti?) sulla genesi dei grandi classici del fumetto. Categoria alla quale appartiene a buon diritto L'ultima caccia di Kraven, la tua storia preferita di Spider-Man e uno dei tuoi fumetti del cuore di sempre. Una saga che, come Watchmen, prima di arrivare in edicola ha cambiato però protagonisti, più e più volte. Batman e Joker inclusi [...]


Metà anni 80. John Marc DeMatteis, per tutti J. M. DeMatteis, è un trentenne di Brooklyn che non è riuscito a sfondare né nella musica, né come disegnatore. I fumetti ha iniziato allora a scriverli, parallelamente alle recensioni di dischi, sin dalla fine degli anni 70, quando è riuscito a piazzare alcune storie per le testate sovrannaturali della DC Comics, House of Mystery e Weird War Tales (albo sul quale ha anche creato la squadra di militari superumani dei Creature Commandos).

Dal 1980 comincia la sua collaborazione anche con la Marvel, dove, tra le altre cose, finisce a scrivere Capitan America, in un ciclo di storie disegnate da un artista di Greenville, Pennsylvania, diventato professionista da qualche anno. Il suo nome è Mike Zeck. Il primo lavoro in Marvel di entrambi è, casualmente, su un adattamento a fumetti di un film: Zeck su una storia di Thanos pubblicata in appendice al numero 6 della serie Logan's Run, legata al film omonimo del '76 (La fuga di Logan), DeMatteis sulla trasposizione di Xanadu (Marvel Super Special #17), di cui si vergogna molto. Scherzandoci su, anni dopo, dirà che è probabilmente "l'unica apparizione a fumetti di Gene Kelly".

Tutto nasce da due fratelli abituati ai ritorni dalla morte, i Williams: Wonder Man e il Sinistro Mietitore.

Durante quel ping pong tra Marvel e DC, DeMatteis - che ha smesso di scrivere recensioni musicali per Rolling Stone perché una estremamente negativa di un album dei Grateful Dead ha ferito molti fan della banda californiana - immagina un eroe che viene sepolto vivo dalla sua nemesi. Ma non è l'Uomo-Ragno.
La prima versione di quella che diventerà L'ultima caccia di Kraven è infatti legata a Wonder Man. Simon Williams viene sconfitto in battaglia dal fratello, il villain noto come Sinistro Mietitore, e si ridesta in una bara. 
Solo dopo esser riuscito a liberarsi, con le unghie e con i denti, Wonder Man scopre di esser stato lì dentro per mesi. Ma l'idea non piace all'editor (e di lì a poco editor-in-chief della casa editrice) Tom DeFalco. Non se ne fa niente.

"Occupato".

DeMatteis, che è abituato a vedere le sue storie rifiutate dagli editor, non si perde d'animo e reimpacchetta il tutto per la DC. Alcuni mesi dopo propone infatti a Len Wein, che ai tempi segue le testate di Batman, questa storia in cui Joker crede di aver ucciso Batman e lo seppellisce. E a quel punto, privo della sua nemesi, impazzisce... cioè, essendo già pazzo in partenza, diventa lucidissimo. Capisce quanto disperata e drammatica sia la sua esistenza. E quando Batman finalmente esce da quella bara in cui è rimasto rinchiuso per settimane, in uno stato prossimo alla morte, Joker pensa di farla finita.

A Wein l'idea piace, ma c'è un problema. Ha sulla scrivania un'altra analisi del rapporto malato tra Batman e Joker. Una storia il cui creatore - tale Alan Moore da Northampton, Gran Bretagna - è ormai ai ferri corti con la DC, e ha deciso di completarla solo come favore personale nei confronti del disegnatore, Brian Bolland. Si intitola Batman: The Killing Joke, magari ne avete sentito parlare. Wein non può pubblicarle entrambe e quella di Moore è già in cantiere. Per DeMatteis è un altro no.

Settembre 1977: Hugo Strange narcotizza Batman e ne indossa per un paio di pagine il costume.

C'è un altro passaggio intermedio fondamentale prima di arrivare finalmente a Spider-Man. Come scrive nella postfazione a un'edizione in volume de L'ultima caccia di Kraven, DeMatteis era deluso, ma ancora convinto che quella storia di Batman fosse vendibile con un altro villain al posto di Joker: lo psichiatra psicopatico Hugo Strange.

DeMatteis ricorda infatti una storia pubblicata su Detective Comics 472 (settembre '77), scritta da Steve Englehart e disegnata da Marshall Rogers, in cui Hugo Strange scopriva l'identità segreta di Batman, lo narcotizzava e, giusto per un paio di pagine, ne indossava il costume. Sulla scrivania da editor di Len Wein c'è ora seduta un'altra figura leggendaria del fumetto USA, Denny O'Neil, ma anche O'Neil rifiuta. La ragione è pure stavolta soprattutto pratica: DeMatteis propone l'idea come graphic novel, ma ai tempi la DC pubblica un solo titolo all'anno nella sua collana DC Graphic Novel, e gli slot dell'85 e dell'86 sono già occupati.

Dopo tre No, grazie, DeMatteis pensa di mollare e passare a occuparsi di altro. Fortunatamente, però, non lo fa. Nell'autunno dell'86 si trova negli uffici della Marvel, per cui, tra le altre cose, sta curando un'affascinante mini a fumetti per la linea Epic, ispirata da una canzone di Cat Stevens, Moonshadow. Jim Owsley, supervisore dei fumetti dell'Uomo-Ragno e Tom DeFalco (allora nelle vesti di braccio destro di Jim Shooter) lo invitano a pranzo per chiedergli se gli va di scrivere una delle testate del Ragno, Spectacular Spider-Man.


DeMatteis è riluttante, ma alla fine accetta. E quando lo fa, si rende conto che Peter Parker è perfetto per quella storia del ritorno dalla tomba, che lo ossessiona. Più di Wonder Man e di Batman, perché "Peter Parker è forse il protagonista emotivamente e psicologicamente più autentico nell'universo dei supereroi. Sotto la maschera è intricato, pieno di difetti, teneramente umano, tanto quanto le persone che leggono - e scrivono - di lui", spiega lo sceneggiatore.

Il fatto che si sia da poco sposato con Mary Jane aggiunge carburante emotivo alla storia: MJ è il suo cuore e la sua anima, quello che lo spingerà ad emergere da quella bara e a tornare verso la luce. E così era nata... L'ultima caccia di un cattivo creato per l'occasione e di cui DeMatteis non ricorda più il nome.


Owsley chiede a DeMatteis di inventare una nuova nemesi per questa storia. Lo sceneggiatore lo fa, ma il fatto che nessuno ricordi neanche come si chiamasse questo tizio lascia presumere si sia trattata di una fase breve e non molto importante, nella genesi di questa saga. Un pomeriggio DeMatteis non ha molta voglia di lavorare e si mette a sfogliare distrattamente l'enciclopedia Marvel (Marvel Universe Handbook). E si ferma sulla pagina di Kraven il Cacciatore. Un nemico di Spidey pittoresco di cui a DeMatteis non fregherebbe nulla, visto che lo considera "uno dei villain più stupidi mai creati": se non passa oltre è per la nazionalità di Kraven indicata in quella scheda. Sergei Kravinoff è russo, e si dà il caso che DeMatteis adori Dostoevskij e consideri Delitto e castigo e I fratelli Karamazov due tra i romanzi che lo hanno formato di più come autore.

L'idea di utilizzare Kraven il Cacciatore per raccontare i baratri dell'animo, come avrebbe fatto probabilmente Dostoevskij, si fosse mai occupato di fumetti di super-eroi a metà Ottocento, non trova tutti d'accordo in redazione. Jim Salicrup, editor di The Amazing Spider-Man, è perplesso, e Owsley deve convincerlo ad accettare. Dopo che Owsley sceglie come disegnatore della storia Mike Zeck, per riformare con DeMatteis la coppia vista in quella lunga run di Captain America, è però lo stesso Salicrup a suggerire due elementi fondamentali.

Le sei copertine, realizzate da Mick Zeck in una settimana, prima di iniziare a lavorare sulle pagine interne, perché servivano a pubblicizzare l'intero ciclo. Ha disegnato per prima la più iconica, la quarta. 

Il primo elemento è il titolo. L'ultima caccia di Kraven, anziché il "Fearful Symmetry" (tremenda simmetria) proposto da DeMatteis, che richiamava la poesia di William Blake The Tyger (La tigre), citata più volte nella storia, come sa chiunque l'abbia letta. Il secondo suggerimento di Salicrup riguarda la modalità di pubblicazione: a zig-zag sulle tre testate dell'Uomo-Ragno (Amazing, Spectacular e Web) nell'arco di due mesi. Un'idea all'epoca originale, quella del crossover interno, e che poi avrebbero ripreso in tanti.

Alla storia dello scontro tra Kraven e Peter, soprattutto in termini di visione della vita e motivazioni per viverla, partecipa anche Vermin, l'uomo ratto, per la semplice ragione che Zeck e DeMatteis hanno creato il personaggio nelle loro storie di Capitan America (Captain America #272, agosto '82), e gli sono affezionati. Vermin, scrive lo stesso DeMatteis, si rivelerà una figura importantissima ne L'ultima caccia di Kraven, "fornendo un contrasto tra la visione dell'Uomo-Ragno di Peter Parker e la distorta immagine speculare di Kraven".

Sempre in quella postfazione, l'autore ricorda come L'ultima caccia di Kraven sia una storia scritta in un periodo di grande sofferenza personale. Mesi in cui J.M., alle prese con vari problemi, si sentiva "seppellito come Peter, negli abissi come Vermin e dilaniato e disperato come Kraven". L'avesse scritta prima o dopo questa saga, quando la sua vita era ritornata sui binari, "non sarebbe stato lo stesso". Le sue battaglie personali avevano dato alla scrittura "quella spinta e quell'onestà emotiva necessarie".

Più che Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller o Watchmen, è lo Swamp Thing di Moore a influenzare DeMatteis. 

Nell'ottobre del 1987, sulle pagine del numero 31 di quella che era probabilmente ai tempi la testata più interessante del Ragno, Web of Spider-Man, L'ultima caccia di Kraven ha inizio. Si conclude a novembre, dopo essersi snodata su The Amazing Spider-Man #293, The Spectacular Spider-Man #131, Web #32, Amazing #294 e Spectacular #132. Nell'ottobre dell'87, in un chiosco di giornali o in un dragstore, un lettore USA poteva comprare l'ultimo numero di Watchmen e il primo di questa saga su Kraven. DeMatteis ammette in un'intervista sul numero 35 della rivista Back Issue che Moore lo ha influenzato tantissimo, ma soprattutto per Swamp Thing e il suo uso delle immagini metaforiche.

In Italia l'avremmo letta solo tre anni dopo, nello Speciale Uomo-Ragno #1 della Star Comics. La prima di diverse edizioni di quella storia che hai oggi in casa. Anche Kraven, ovviamente, sarebbe tornato. In vari modi, più e più volte, fino al punto di fargli incontrare quella cavolo di Squirrel Girl. Ma nessuna di quelle storie esiste davvero, perché Kraven, il villain creato nel '64, si è fermato lì. A quel colpo di fucile coperto da un tuono. Un numero prima della sesta e ultima parte di questo ciclo.

La cover originale di Web #32 e la versione dipinta, con i colori di Richard Isanove, utilizzata per un'edizione in volume (anche da Panini, nel 2015). 

 Fa l'eccezione solo l'epilogo postumo firmato dagli stessi autori nel '92, L'anima del cacciatore (Soul of the Hunter), che come spiega DeMatteis in un'intervista raccolta dall'amico Max Brighel e pubblicata nell'edizione cartonata Panini de L'ultima caccia di Kraven del 2015, nasceva dalle lettere piovute in redazione dopo la pubblicazione della saga su Kraven. Una, in particolare, aveva allertato DeFalco: era stata scritta da un'associazione per la prevenzione dei suicidi. Il finale della saga sembrava glorificare il suicidio, perciò per DeMatteis bisognava riprendere l'argomento, mostrando cosa provava Peter per quanto successo al suo antagonista russo.

A nessuno, quando la storia aveva preso finalmente forma, era importato negli uffici Marvel della morte di Kraven. In un'epoca in cui i personaggi non tornavano ancora in vita dopo una manciata di mesi, a nessuno fregava di questo villain da circo, con il gilettino in pelle di leone, che non allacciava le scarpe ai nemici più celebri di Peter. Finché non è stato trasformato, da un autore fissato con questa cosa del ritorno dalla bara, in un tragico e memorabile protagonista degli anni oscuri dei super-eroi.

Anche qui: se non avete mai letto L'ultima caccia di Kraven, fatelo. La recente edizione extralusso in finta pelle costa troppo, e include altre storie non fondamentali, ma quella cartonata del 2015 si rimedia ancora sulla baia o in fumetteria. In lingua originale ce la si cava anche con una quindicina d'euro. Fonti utilizzate per questo articolo: redazionali sull'edizione cartonata Panini e su un'edizione USA del 2008, Back Issue #35 (TwoMorrows Publishing, agosto 2009).

Sotto con i suggerimenti per il nome della rubrica, gente.

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Commenti

  1. Tutto quello che avreste voluto sapere sui capolavori del fumetto e non avete mai osato chiedere (TQCAVSSCDFENAMOC). Quella storia mi colpì come un tram. Profonda, forte. Quello era Kraven? Quello psicotico devastante? E quello era Peter? Quel ragazzo disperato, che scava verso la luce? E quella carezza, quante cose fin troppo ovvie ci racconta? E Vermin, è più orrore o disperazione? "Dicono che mia madre fosse pazza..." Segue fulmine...

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  2. Bellissimo anche questo post, grazie
    Rubrica: Storiedistorie? Storie che non sono storie?

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Storie di Storie mi piace assai :)

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    3. Storie di storie. Bravo!

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    4. Mi permetto di suggerire una piccola modifica: «La storia delle storie».

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  3. GRAZIE DI CUORE. Rutengo "l'Ultima Caccia" uno dei piu' grandi capolavori della Letteratura a Fumetti e quest'analisi mi aiuterà a far conoscere dei piccoli giorielli spesso malamente snobbati . :-)

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  4. Altro post bellissimo, grazie mille 😁👍

    Per il nome mi viene in mente solo Spotlight, fa effetto... Spero

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  5. Per il prossimo io la butto li', anche se è un opera minore ... HAVOC & WOLVERINE MELTDOWN. All'epoca mi piacque da morire, la storia scorre e poi e' tutto ad acquerello, con la Logan munito di cannottoera sporca di sugo "alla Gragnanese "

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    1. Bellissimo. In alcune tavole havoc sembra James Dean. Lo presi (in inglese) quando uscì (una vita fa ...) ma ero in libreria verso la fine dell'anno scorso e c'era una edizione italiana, in grande formato, che ho ovviamente ricomprato.

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    2. Bellissimo. In alcune tavole havoc sembra James Dean. Lo presi (in inglese) quando uscì (una vita fa ...) ma ero in libreria verso la fine dell'anno scorso e c'era una edizione italiana, in grande formato, che ho ovviamente ricomprato.

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  6. ProgettoFumetto? O anche SoggettoFumetto, nel senso che si va ad analizzare, fra l'altro, il soggetto di una storia :)
    Bell'articolo, Doc!

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    1. Me n'è venuta un'altra: "The making of GIURNALETTI" :)

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    2. O anche: "Giurnaletti capolavorò", magari con opportuno sottotitolo.

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  7. Ciao doc una domanda: continuerai mai la serie "I 200 fumetti della vita"? Ho da poco iniziato a leggere fumetti e graphic novel, e nonostante mi appassionino fortemente ho una scarsa cultura su di essi, e nelle varie ricerche in internet i più completi e vicini ai miei gusti consigli erano i tuoi; la mia collezione da quando ho letto la rubrica si è ingrandita, ma mi sento perso senza tuo nuovi consigli!

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  8. Ancora un grande pezzo, Doc. Sono davvero curioso di vedere quali altre perle riserverà questa rubrica. Che ne pensi di titolarla Antrogenesi?

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  9. Eccezionale anche questo articolo, Doc. Secret Origins come la vedi?

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  10. AdoVo.
    E bella tanto questa serie di come nascono i capolavorò del fumetto.

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  11. Già dalle prime pagine , quando un uomo ragno in nero porta i soldi per pagare "una bara decente" ad un informatore, si vedeva la bellezza della storia. Un periodo d'oro per L'UOMO RAGNO... Ho letto qualcosa di " recente "(Superior Spiderman). Non ci si arriva nemmeno di striscio, non sembra neanche lo stesso personaggio (al di là del discorso Octopus-Peter).

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    1. Quelle tavole, con Peter che partecipa alla colletta "forzosamente" , mi hanno fatto piangere più di una volta.

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  12. Per la rubrica, che ne dici di Antrologia?

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  13. 1) Propongo: Dietro La Vignetta.
    Oppure: The Comics That Made Us.


    2) Povero Len Wein: “Eh, vorrei pubblicare L’Ultima Caccia, ma ho già Killing Joke”. Son problemi.
    3) Se ben ricordo “uccido Batman per invidia e lo rimpiazzo” è un po’ la gimmick di Hugo Strange.
    4) "Fearful Symmetry" spacca! Salicrup non ti dovevi impicciare!
    5) L’edizione Star Comics (tutt’ora il mio tessoro) mi fece un’impressione incredibile quando la lessi per la prima volta a, boh?, 14 anni.

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  14. "A volte cominciano" può piacere?

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  15. Grazie per questi post, Doc. Sempre super-interessanti e che incuriosiscono a manetta anche chi, magari, queste storie le conosce solo di nome.
    Questa, ad esempio, io non l'ho ancora letta. Dovrei provare a vedere in biblioteca, che la presenza eventuale di comics (o diciamo graphic novel :P ) è una cosa che non ho mai appurato...

    Come nome per la rubrica io butto là... Splash page.
    Perchè alla fine queste storie giungono a volte in modo quasi inaspettato (e questi post ce lo svelano), irrompono in un collaudato o meno schema vignettistico, colpiscono i lettori a piena potenza e li lasciano con gli occhi a cuore.
    Ha anche un che di bresslinistico, il che non guasta ;D eheh...

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  16. Grazie Doc, molto interessanti questi articoli. Chiamarei la rubrica "Il libro delle Genesi"

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  17. Questo ci fa capire come dietro una grande storia ci sia un'altra grande storia. Se non dico una cavolata L'ultima caccia di Kraven uscì anche nelle pubblicazioni della gazzetta dello sport, corregetemi se sbaglio.

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  18. La rubrica la chiamerei "Fumetti dell'Antro Mondo".

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  19. Ho recuperato L'Ultima Caccia un paio di anni fa, come suggerito già da tempo su questo lidi ;) e non c'è proprio nulla da aggiungere, è una pietra miliare, una delle poche che davvero vanno lette nella vita se ti piacciono i fumetti.

    Suggerimento per la rubrica:
    COMICORIGINS

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  20. Io ho la mitica cartonata, in cui vi è l'intervista DeMatteis che racconta quanto hai detto. Che dire, da mediocre lettore (cerco di recuperare solo cose interessanti, magari su consiglio di persone più esperte) la reputo una storia profondissima e irripetibile.

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  21. Splendido scorcio del "dietro le quinte" di un capolavoro troppo spesso sottovalutato,messo in ombra quando si cita un'opera a fumetti proprio da quel Watchmen di cui "ogni tanto" se ne parla qui o lì.
    Fino a quello stramaledetto "One More Day" Spidey era la mia coperta di Linus settimanale, quindi capirete (il Doc sicuramente) cosa sia stato leggere i retroscena di una storia avvincente di un personaggio che -all'epoca - era iconico più d'ogni altra cosa! Grazie!

    Per la rubrica, suggerisco un "Born To Be Abramo: la genesi dei fumetti iconici" (con annessa citazione per Elio che non guasta mai!)

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  22. Bello, bello!
    Bel post.

    Idea per la rubrica: "Comics Bits"

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  23. Per ora, con watchmen e ultima caccia, hai beccato al 100% i miei gusti... Vediamo se becchi anche le prossime (hints: born again, Ultima mano, maus ecc) per quanto riguarda il nome: Fumettogenìa? Keep up the good work doc

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  24. Ho apprezzato questo post quanto il primo. Bravo, Doc!

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  25. Complimenti Doc, questi approfondimenti sulle origini dei classici a fumetti sono davvero molto interessanti.
    Il nome della rubrica? "How they did it", ispirato al "come lo feci" del favoloso Young Frankenstein.

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    1. Bello! (Si chiama Frankenstein junior, eh :D

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    2. Frankenstein jr in Italia, ma il titolo originale è Young Frankenstein ;)

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  26. La scena dove MJ evita lo stupro grazie all'arrivo del Ragno nel primo film di Raimi, fu preso da questa storia. Grazie dell'articolo, Doc.

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  27. Caro Doc Man, segnalo non tanto a te quanto ai tuoi fans + verdi il volume con il Man Thing di JM DeMatteis e Liam Sharp - codazzo anni novanta del tentativo Marvel di avere una sua Vertigo - in cui il papà di Vermin spiega che l'editor DC che gli ha detto di conoscere bene tutte le regole prima di pretendere di non seguirle è stato un sensei fondamentale. Nella stessa intervista racconta lo shock salutare nel momento in cui si è reso conto di aver offeso la sensibilità dei fans dei Grateful con la sua rece impietosa. Sempre ai tuoi adepti + giovani consiglio la sua bio a fumetti Brooklyn Dreams per i disegni dell'eclettico Glenn Barr. Io sono agnostico e cinico ed un vecchio rottame senza speranza, ma non riesco a prenderlo per il lato B quando racconta di quel meticcio che ha raccolto x strada e che considera il suo animale totemico. Immagino sia per questo che ha scritto quella storia con Spidey, Corvo Nero e Puma. Probabilmente sono l'unico nella Realtà Prima che spera di leggere una storia di Zagor scritta da JM e disegnata da Sal Buscema. Chiudo ricordando che DeMatteis e Joe Staton hanno scritto una Legend of the Darkoso - letta a pezzi a scrocco in inglese in rete, ma tradotta un paio di volte da noi e l'ultima poco fa - in cui Joker crede di aver piallato il suo amato nemico e diventa il vostro amichevole John Smith di quartiere. Più o meno. Non ricordo i dettagli. Ciao ciao

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  28. Ciao Doc, bell'articolo!!
    Per il nome, propongo la "Rubrica Antrologica SuiGenesis"

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  29. Quotone per Reshaim, "Antrologia" ci sta a pennello secondo me.

    Altro grande post su un altro fumetto immenso, questa rubrica merita tantissimo di proseguire,
    Antrologia Lives!

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  30. Grazie a tutti per le proposte. Ancora non ci siamo, ma ci stiamo avvicinando, credo.

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  31. Valà un po' di nomi a caso:

    Fumettopedìa (che tutte le sfighe porta via)
    Novelle Grafiche non così nuove
    QualcheComics! (, é un)

    Antrologia è fico!

    Mi piace questa rubrica perché...é meno dispersiva dei "200 fumetti dell vita" e più adatta a un fumetto-ignorante come me che vorrebbe leggersi dei super classiconi e non saprebbe da dove cominciare.

    Grazie Doc!

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  32. Ma non hai che da chiedere, eccone altri in ordine di assurdità crescente:


    Liete GraphicNovelle

    Fenomenologia del Masterpezzo

    Originantro

    Mega Masterpezzo Magic
    (ok fa schifo, ma qualcuno si ricorda di Mega Movie Magic, quello show sugli effetti speciali dei film anni '90? Ricordo ancora gli episodi su La Famiglia Addams e Small Soldiers...)

    Genesis To Antròcomics
    (sì, l'accento è per fare rima con "Apocalipse"... ehr)

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  33. Un altro suggerimento (brutto) per il nome della rubrica...
    Visto che qualche live fa su Twitch si parlò anche di Refn (che continua a non piacermi, scusate... xD), gli rubo un titolo e butto là un "Valhalla Reading".
    (Le motivazioni riguardano ovviamente la gloria eterna che queste storie raggiungono nella loro vita/morte editoriale).

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  34. Personalmente la considero la storia più bella del ragno, va detto che ho smesso di leggerlo da parecchi lustri..
    come nome rubrica suggerisco "i Classicioni"

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  35. fearfull simmetry perchè quello per me è il titolo giusto, rimane la mia storia preferita del mio eroe preferito ,quindi capirai quanto mi sia piaciuto il tuo post,, da uno capace di scrivere così mi aspettavo una serie di capolavori come Alan Moore,invece , leggo su wikipedia che è finito a scrivere Scooby Doo e ben 10 ... anche gli artisti debbono mangiare ,purtroppo

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  36. AdoVo queste immersioni Nella Storia del Fumetto (titolo grosso, oppure Fumettastici?)

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  37. Una delle piu' grandi storie mai scritte.
    Sin dalle prime pagine, dove Kraven ruba letteralmente la scena a Spidey, si capisce da subito che non sara' la roba di sempre.
    Cosa che ci viene confermata con lo sgomento di Peter.
    Non e' un gioco, stavolta. E'...diverso.
    Stavolta si fa sul serio.
    Ed infatti, almeno per me, la vera sfida degli autori e' stata riuscire a tornare sui binari consueti dopo un inizio cosi' estremo.
    Eppure, ci riescono.
    Kraven si e' sostituito a Spidey. Ha rubato la sua pelle, e con essa il suo ruolo. Il suo spirito.
    Bello anche questo rimando allo sciamanesimo africano.
    L' Arrampicamuri risorge. E si riprende la sua stpria, il suo fumetto. La sua vita.
    Diciamo che la DC, con Miller e Batman, aveva alzato l'asticella. E mica di poco. Urgeva correre ai ripari.
    E questa e' stata la miglior risposta che si potesse dare.
    Per il nome, vado sul classico.
    FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

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