The Bressler: una storia vera

The Wrestler è la storia di questo vecchio lottatore di bresslinz, questo idolo delle folle degli anni 80 ridotto oggi a calcare i ring di periferia, tra pubblico da palestre scolastiche e match hardcore in cui qualcuno si spilla delle graffette sulla faccia. Così, per amor dello spettacolo. E' la storia di questo omone con la faccia sfigurata (e la scelta di Rourke, per vestire i pantacollant verdi del protagonista, ha senza dubbio fatto risparmiare alla produzione un botto in quanto a make-up) che si imbottisce di roba per andare avanti, che finisce a fare il salumiere per andare avanti, che avanti vorrebbe andare anche nel suo rapporto con la figlia. La quale però non se lo caga. E a ragione. E' la storia di questo tipo che si innamora di una spogliarellista, Marisa Tomei (che ricordi nei film stupidi con Slater tipo vent'anni fa, e che ora c'avrà come minimo settant'anni. Ma non se li porta malaccio), che forse ricambia. Ma lui non ne è sicuro, che è alle prese con la reunion della vita, il rematch, venti anni dopo, contro la sua nemesi storica (il solito "heel" vestito da arabo). Anche se gli hanno fatto un by-pass e si sente morire e non si sa se ce la fa.
The Bressler è un film molto triste. Essenzialmente perché quella di Randy "l'Ariete" Robinson è una storia vera, anche se non lo si trova scritto da nessuna parte. E' la storia di tante vecchie glorie del suplex lì a rincorrere i riflettori di un tempo. Senza una famiglia, senza un osso sano che sia uno, senza soldi, senza niente. Un paio d'anni fa hai visto questo documentario in DVD, Beyond the Mat, che spiega il dolore (vero) che questo sport (finto) porta nei pagliacci che ne sono protagonisti. E c'era questo vecchio bressler che, esattamente come il The Ram di Rourke, andava in giro in un furgone scassato, era irrimediabilmente assuefatto ad antidolorifici di ogni tipo, inseguiva al telefono (inutilmente) la figlia, portava la faccia e il nome su ring improvvisati in oratori, scuole, circoli ricreativi del tressette. Il suo nome era Jake The Snake, e quand'eri un ragazzino avevi il suo pupazzo sulla scrivania.
Tristezza.

In foto: il film. Tutte le scene di lotta bresslinistica sono state girate da Rourke senza l'ausilio di alcuna controfigura. Pure quella che mostra la pratica del blading, allorché il lottatore si apre la fronte con una lametta per sanguinare a beneficio del pubblico di obesi e nerd che lo applaude. Non giureresti però sulla storia delle graffette...

Commenti

  1. non ho idea se lo vedrò o meno. Sembra tutto così TROPPO triste.
    crj

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  2. Ma lo scambio di battute su Call of Duty 4 vale, da solo, il prezzo del biglietto.

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  3. Doc, posso confermarti che la storia delle graffette è vera. C'è chi lo ha fatto, in passato...

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  4. vedo solo ora questo post, che al tempo ancora non ero (ahimè) a conoscenza dell'antro!
    questo film mi è piaciuto un sacco.
    nessuna retorica, una buona storia e con la giusta dose di cinquine e coppini. giusto quelli funzionali alla storia.
    triste e malinconico.
    con alcune chicche di regia, tipo quando lui entra dietro al banco della macelleria con la telecamera che lo segue come se entrasse sul ring.

    ero scettico prima di vederlo, ma è stata una piacevole sorpresa.

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  5. film stupendo. Commento in ritardo, ma secondo me è bellissimo.

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