RoboCop: Rogue City, la recensione - Divertito o abbastanza soddisfatto, tu verrai con me

Robocop Rogue City recensione Antro docmanhattan

È, grossomodo, se non il 1987, al massimo il 1990. Le strade di questa Detroit in cui non ha studiato la moglie di Johnny Stecchino, la Detroit di RoboCop e di questo suo nuovo gioco, RoboCop: Rogue City, sono piene di teppisti, dosi di Nuke, televisori CRT da meno di 20 pollici, tecnologia dell'OCP ("Oh Che Palle!"). Ma tra le maglie di questi "Oppressive Capitalist Pigs" è pronto a scivolare via ancora una volta Alex Murphy: parte uomo, parte macchina, tutto un livello lunghissimo in cui devi devi convertire in cadaveri almeno 30 punk per un'auto rubata [...]

Robocop Rogue City recensione Antro docmanhattan

Di RoboCop: Rogue City, titolo in giro da inizio mese per PlayStation 5, Xbox Series X/S e PC, sviluppato da Teyon per Nacon, hai letto un po' ovunque che sarebbe uno sparatutto in soggettiva interamente basato sul fattore nostalgia. 

Il che non è vero. 

Lo è, semmai, che RoboCop: Rogue City è un FPS assolutamente old school, con livelli lunghissimi, una parziale libertà di gironzolare per la città in specifici momenti, un gameplay sparacchino estremamente divertente e poco contorno da free roaming odierno.

Robocop Rogue City recensione Antro docmanhattan

Detto questo, e assodato che il gioco alla base non è affatto da buttare, anzi, il fattore nostalgia è ovviamente il suo grande valore aggiunto: è divertente guidare un personaggio in grado di subire un sacco di fuoco nemico, che si muove come un carro armato, perché è RoboCop. 

E visto che è RoboCop, è uno spasso usare il suo reticolo di puntamento, potenziare la sua pistola Auto 9, sfondare porte e pareti, crivellare di colpi i nemici attraverso le loro inutili coperture. 

Facendo finta per tutto il tempo che questa nuova storia, ambientata dopo gli eventi di RoboCop 2, sia la storia che lo stesso RoboCop 2 non ha saputo essere (RoboCop 3 manco c'ha provato).

Robocop Rogue City recensione Antro docmanhattan

"Lui non ha un nome, lui ha un programma, lui è un prodotto"

Per voialtri vecchi fan del robopoliziotto, gironzolare per la stazione di polizia del sergente Warren e il garage da cui l'auto di Murphy esce raschiando sempre il fondo a causa del peso, andare in missione insieme alla grande ciancicatrice di gomme Anne Lewis e sentire Peter Weller prestare ancora una volta voce e volto all'uomo dentro la macchina, non è semplicemente "bello". È rivivere ciò che rende RoboCop il grande classico che è.

Con tutti i controsensi e il cinismo alla Verhoeven di una città in cui la tutela dell'ordine è diventata una faccenda aziendale, e un poliziotto cyborg si prende il tempo, tra un massacro di punk e l'altro, di rifilare una multa a un'auto parcheggiata davanti a un idrante o di scoraggiare un pericolosissimo graffitaro in azione. 

Quei momenti da signor Rezzonico e poliziotto Hüber che fanno RoboCop esattamente quanto gli "Addio, lattina!", i giochi da tavolo con mini-guerra nucleare, i ricordi che riaffiorano nel sistema operativo di Murphy sulla sua vita precedente, le scaramucce con quel gallinaccio di ED209, i giustificatissimi dubbi dell'opinione pubblica sull'affidabilità di queste macchine un tantinello pericolose, ecco.

Robocop Rogue City recensione Antro docmanhattan

 "Ora sono autorizzato a usare la forza fisica"

E siccome in RoboCop: Rogue City c'è tutto questo, è un titolo che sembrerebbe giustamente piovuto dal futuro alle vostre controparti da giovani selvaggi di 30 anni fa tondi, che ammiravano a bocca aperta e consumavano le ore e i giorni e le settimane su quell'affascinantissimo ammasso di poligoni grezzi che era RoboCop 3 di Digital Image Design per Amiga.

O a quelle di 20 anni fa tondi, che si chiedevano perché il RoboCop di Titus per PS2, Xbox, GameCube e PC fosse una tale, ingiustificabile fetenzia. O a quelle di 10 anni fa quasi tondi, diciamo 9, che si domandavano se un free to play scappato di casa per smartphone, legato all'altrettanto mimmo film remake, fosse tutto quello che gli appassionati di RoboCop si meritassero.

E pare di no, non lo era. 

Va anche detto che non è scritto da nessuna parte che tutto quello che giochiamo debba essere un tripla A soverchiante e strapieno di cose diverse da fare, che con tutto l'affetto diventano un secondo lavoro a cui dedicarsi quando stacchi dal lavoro. 

Tu e gli altri impallinati di una certa, ogni tanto, avete tutto il diritto di lasciarvi affascinare pure da un titolo dall'animo old school semplicemente perché è divertente e sfrutta bene la proprietà intellettuale di cui porta nome e volto e distintivo.

Robocop Rogue City recensione Antro docmanhattan voto

Che ai non fan, invece, possa interessare molto meno, ti sembra anche superfluo aggiungerlo: tanto per iniziare, perché diavolo chi non ama RoboCop dovrebbe comprare a prezzo pieno (almeno su console) proprio questo gioco, nell'immensa offerta di titoli là fuori?

Ma quello che ai non fan potrebbe sembrare un gioco intimamente vintage sotto il cofano lucido come la sempre bellissima corazza del suo protagonista, in buona sostanza, per chi conosce a memoria il film di Paul Verhoeven e si è sciroppato un'infinità di volte pure il primo sequel, diretto da Irvin Kershner e scritto da Frank Miller, è invece per lunghi tratti un portale attraverso cui viaggiare nel tempo, in più di un senso, godendosi la gita. 

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20 cose che (forse) non sapevate su RoboCop

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Commenti

  1. Beh, dai, almeno i due Robocop arcade della Data East ci stavano.
    O quello per Nes, che era piu' o meno improntato sul primo.
    Sono sorpreso, comunque.
    Non gli davo mezza lira.

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  2. E qui dovrebbe partire pure tutto il pippone sul gioco di Goldrake (aka Se Solo Fosse Bello Sarebbe Stato Bello, The Game).

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    1. Eh. Lì il problema è che la struttura non è vintage, è proprio indietro di almeno tre generazioni. L'ho finito tutto quasi al 100%, ma i momenti "poteva venire decisamente meglio" fioccavano in ogni dove.

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  3. Finalmente un gioco che fa onore (ma anche un pò odore) al nostro Murphy, poliziotto alquanto sfigato ma al quale gli viene concessa una seconda possibilità. Inutile dire che sono appassionato del mondo creato intorno al cyber-poliziotto, un misto di fare west, multinazionali che spadroneggiano e fascinazioni (ormai) retro-futuristiche che ci fanno sentire tanto più diversamente giovani.
    Visto al cinema a 13 anni, era qualcosa che non poteva lasciare indifferenti, se non altro per la crivellazione iniziale che era realizzata con una buona dose di realismo e anche un pò di sano splatter...
    Quando cala di prezzo, cosa che prevedo succedere nei prossimi mesi, lo prenderò di sicuro. Buon OCP a tutti!

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    1. Hai ragione la crivellazione iniziale è una di quelle scene che non si scordano facilmente. Rivedendola una seconda o terza volta, su Italia 1 alle 20,30, rimanevi con l'ansia fino al momento fatidico maledetto. La scena dell'ospedale e della calibrazione ottica successiva era quasi una catarsi.

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  4. Giocato, finito e adorato... la sidequest nella videoteca è un omaggio alla genesi del film! Andare a spasso e mitragliare i nemici con la musica di Poledouris in sottofondo è tanta roba...

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    1. Molto, molto vero. Quando entra il tema del film, te lo senti proprio addosso. Bello pure il finale, devo dire, per come collega il 2° al 3° film.

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  5. Bellissimo questo titolo, preso al lancio. Forse un pochino rigido nei livelli, molto old-style, ma si sapeva e la cosa va bene così. Ovviamente in piena fase "vivo o morto tu verrai con me" sono corso a riguardarmi la trilogia.

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