Slam Dunk: la storia del meraviglioso manga di Takehiko Inoue (parte 1)

Slam Dunk storia manga

Takehiko Inoue non è mai stato l’Ikki Kajiwara di Rocky Joe, Tiger Mask, Tommy la Stella dei Giants o Arrivano i Superboys. Non è quel tipo di persona e non è cresciuto in quegli anni: quando Slam Dunk si affaccia per la prima volta nella sua mente, Inoue è un ragazzo classe '67 che guarda in TV i Chicago Bulls di Michael Jordan, non un mangaka che ha vissuto la Guerra ed è rimasto folgorato dagli emarginati, forgiati dalla polvere e dal sudore all’ombra del miracolo economico giapponese. Per Inoue, esattamente come per il suo Hanamichi Sakuragi, il basket era solo un modo per diventare popolare con le ragazze, non un concentrato di sofferenza e determinazione. 

Eppure…

Questa è la storia di Slam Dunk, e di come un manga ha sapauto far innamorare del basket un’intera generazione, anche al di qua del Mar del Giappone [...]

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1. PRIMA DI SLAM DUNK: VIOLA PER TEZUKA

È il 1988. Takehiko Inoue, ventuno anni, viene dalla prefettura di Kagoshima, la stessa in cui ambienterà Slam Dunk. Ha lasciato gli studi universitari per diventare un mangaka e la gavetta la fa come assistente di Tsukasa Hojo su City Hunter: lo stile elegante di Hojo, in particolare nel modo di ritrarre i volti, influenzerà profondamente Inoue, al pari di quello del Ryoichi Ikegami di Crying Freeman.

È l'88, dicevamo, quando Inoue debutta con il suo primo lavoro personale su Weekly Shonen Jump. Si intitola Purple Kaede, e gli fa vincere il prestigioso Premio Tezuka della Shueisha. È la storia di un asso della pallacanestro, guarda un po'. Ma non di chi credete. 

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Trenta pagine dedicate a un giocatore di basket che ama le schiacciate, idolatrato dalle donne e alle prese con la sfida a un altro studente, il gorillesco Akagi. Ha la frangia e il suo nome è Kaede Rukawa, di lì a poco antagonista e sprone di Hanamichi Sakuragi.

Il primo manga serializzato da Inoue su Shonen Jump è invece Chameleon Jail, tra il luglio e l'ottobre dell'89, su testi di Kazuhiko Watanabe. La storia di un investigatore privato giapponese che vive a New York ed è in grado di modificare il suo aspetto. 

È però il suo lavoro successivo per il magazine a renderlo famoso. Si intitola Slam Dunk e racconta di un giovane teppista che, proprio come il suo autore, si dedica al basket per far colpo sulle ragazze (nel suo caso una in particolare). 

Slam Dunk storia manga shonen jump

2. "A TE PIACE LA PALLACANESTRO?"

L'epica avventura del team di basket della scuola superiore Shohoku ha inizio l'1 ottobre del 1990. Si concluderà solo sei anni dopo, nel giugno del '96: quando succede, Weekly Shonen Jump dedica per la prima volta nella sua storia la copertina al capitolo conclusivo di un manga. 

Al basket, Inoue si è avvicinato durante le superiori, perché sì, pensava potesse aiutarlo a diventare più popolare con le compagne di scuola. Ci ha giocato per tre anni e, sono parole sue, non era molto bravo con il pallone, ma con il gentil sesso la cosa "un minimo ha aiutato".

Hanamichi Sakuragi è, per questo, un po' il suo autore. E un po' molto altro, a cominciare da una star della musica e da un esuberante cestista americano.

Dennis Rodman Hanamichi Sakuragi Slam Dunk

Sono quelli, a cavallo tra la fine degli 80 e l'inizio dei 90, gli anni di Michael Jordan, i cui Chicago Bulls doneranno senza saperlo allo Shohoku pure le divise. L'arma segreta del club di basket sotto canestro, il dilettante Sakuragi mostruosamente portato per i rimbalzi, è ispirato però a un cestista che ancora non gioca nei Bulls. 

Nel 1990, Dennis Rodman ha vinto per la seconda volta consecutiva il titolo NBA con i Detroit Pistons, e qualche anno dopo andrà a formare con i Bulls di Jordan e Pippen una delle squadre più leggendarie di tutti i tempi. 

Ha una media record di una decina di rimbalzi a partita, si caccia spesso nei guai e, come Sakuragi, all'inizio - prima che una crescita improvvisa gli regalasse venti centimetri d'altezza in più, a fine liceo - era incapace perfino di segnare un layup. Quelli che Sakuragi chiamerà "i tiri della plebe". 

Ma in breve Rodman divenne il re dei rimbalzi. E fonte di materiale continuo per le riviste sportive, per i look esagerati e quello che combinava dentro e fuori dai palazzetti.

sakuragi slam dunk rimbalzo

"Chi padroneggia i rimbalzi è padrone del gioco", spiega all'inizio - e ricorda spesso - Akagi a Sakuragi.

Rodman inizierà a tingersi i capelli - con vari colori e pattern, ma con un particolare amore per il rosso - solo nel '93, negli anni con gli Spurs di San Antonio, ispirato dal Wesley Snipes di Demolition Man. A quel punto, il già rosso (a suo dire naturale) Sakuragi se li raserà proprio come l'atleta soprannominato The Worm.

Sono già legati a filo doppio, lui e Rodman, e nell'immaginario collettivo di chiunque abbia mai letto Slam Dunk o visto il suo anime, resteranno fratelli. 

Tolta giusto quella faccenda della Corea del Nord. 

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3. IL MUSICISTA E L'NBA

Quello che non tutti sanno è che prima di rasarsi i capelli e diventare "il bonzo rosso", l'autoproclamatosi genio del basket Hanamichi Sakuragi aveva preso lezioni di stile da una rockstar. Una quindicina di anni fa, ha iniziato a girare su Internet la foto che vedete qui sopra sulla destra, accompagnata da una storia struggente. 

Inoue avrebbe scelto il nome di Hanamichi Sakuragi in omaggio a un vero cestista giapponese nato nel 1968, cresciuto in mezzo alla povertà e alle scazzottate e, dopo esser divenuto una promessa per il basket nipponico, morto tragicamente a soli 18 anni, investito da un'auto.

Struggente, sì, ma falsa. Quella foto è di un irriconoscibile, bananatissimo Yoshiki (Hayashi), il fondatore degli X Japan. Ma almeno sappiamo dove ha preso Sakuragi quel taglio di capelli che sfoggia nella prima metà del manga.

storia slam dunk jordan vs rukawa

E siccome il basket, nel Giappone di inizio anni 90 è una creatura sufficientemente aliena, Inoue continua a guardare all'NBA in cerca di ispirazione anche per gli altri personaggi della sua storia. A inizio anni Duemila, i forum giapponesi si riempirono di commenti indignati quando molti fan dell'opera scoprirono che alcune pagine e copertine di grande impatto di Slam Dunk erano ispirate a foto dei giocatori USA in azione.

Hanamichi e Rukawa a caccia di quel rimbalzo come Rodman e Jordan, e centinaia di altri scatti simili. Ma sono reference, i mangaka le hanno sempre usate, e se ci mettiamo a criticare l'arte di Inoue, la sua incredibile capacità di portarti davvero sul parquet di un campo da basket, è finita. 

E così non è un mistero per nessuno che il capitano Takenori Akagi è un figlio illegittimo di Patrick Ewing, l'imponente ex centro dei New York Knicks. Kogure è un volitivo uomo da panchina come John Paxson, che quando serve ti mette dentro il canestro della vita. 

Miyagi è un piccoletto terribile come Muggsy Bogues. E Rukawa domina i canestri, quando non ossessionato dal suo egocentrismo, come Jordan, a cui ha rubato anche la fascia elastica nera per il braccio sinistro, certo.

slam dunk shohoku team

4. LA FORMULA MAGICA: LO SPOKON PERFETTO

Già, qual è la formula magica di Inoue? Cosa ha reso Slam Dunk un fenomeno editoriale e, citando quanto si legge sui suoi tankobon, "il manga sportivo più famoso di sempre"? Hai riletto tutto Slam Dunk qualche settimana fa:  non avevi resistito alla tentazione dell'ultima edizione Panini in venti volumetti, con copertine nuove, che riprende la recente shinsoban giapponese. 

E la lettura ti ha stregato come la prima volta.

I fattori sono tanti, ma uno di quelli determinanti è la scelta della prospettiva. In alcune interviste, Inoue spiega che anche se all'inizio non si rese conto coscientemente della cosa, Slam Dunk divenne presto un manga sportivo diverso dagli altri perché il punto di vista del lettore e quello del protagonista coincidevano.

Anche se non mancano gli spiegoni esterni, attraverso i commenti di spettatori, amici e rivali sulle gradinate, la scoperta del basket, delle sue regole e delle sue dinamiche, avviene in Slam Dunk attraverso gli occhi di Sakuragi, non viene raccontata da un telecronista.

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Assumere come punto di riferimento l'ultimo arrivato, però, non mette solo lui e il lettore sullo stesso piano. Innesca la classica meccanica del perdente per cui fare il tifo, del dilettante che non è al livello degli altri. Però si impegna, e se si impegna migliora, e se migliora non puoi ritrovarti a sperare che metta dentro quella dannata schiacciata.

C'è quel brivido che ogni amante dello sport conosce bene. Non serve praticarne o averne praticato uno per forza, basta aver presente quella sensazione che ti prende negli ultimi metri di una gara delle Olimpiadi vista in TV. Durante un lungo sorpasso in F1. 

Ecco, quel brivido Inoue riesce a regalartelo in continuazione, nelle pagine di Slam Dunk. Sono le lacrime di Haruko per quegli inattesi, gloriosi ribaltamenti dei pronostici. O per quei singoli istanti in cui "il genio del basket" si dimostra davvero un talento nato per la pallacanestro. E da clown diventa determinatissimo simbolo dello sport.

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5. SPOKON NON VUOL DIRE SPORTIVO

Nelle sfide contro squadre via via sempre più forti e apparentemente imbattibili - ma quella è praticamente la ricetta di ogni shonen - nelle epiche battaglie con il Ryonan e soprattutto il Sannoh Kogyo, c'è l'essenza dello spokon: il sacrificio, la dedizione nel ripetere migliaia di volte lo stesso "tiro del ritiro", finanche il dolore fisico. 

Sakuragi non crepa sul ring come Joe e non viene investito da un'auto come Naoto Date, ma comunque si spacca la schiena su un tavolo, e deve stringere i denti nell'ultima partita. E allora vedi che pur essendo partiti da un vissuto e da intenzioni completamente diverse, Inoue e Kajiwara sono finiti per ritrovarsi su un terreno comune.

Del resto, "spokon" non vuol dire "sportivo", come tanti pensano, ma è la contrazione di due termini che insieme indicano la "tenacia sportiva". Che tu sia un bulletto di periferia con le mani in tasca e un destino avverso che ti aspetta oltre il ponte delle lacrime o un teppista dai capelli rossi invaghito della sorella del tuo capitano, se vuoi combinare qualcosa devi comunque sputare sangue.

Lo spokon, in tutte le sue declinazioni, più che il viaggio dell'eroe, è il percorso di crescita che affrontiamo tutti nella vita. Se ti impegni, forse ce la fai. E se pure non ce la fai, beh, almeno non hai nulla da rimproverarti.

Forse è per questo che questi manga ci piacciono così tanto.

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Ma Slam Dunk ci mette del suo anche e soprattutto nel modo in cui quelle scene epiche te le mette in tavola. Apparecchiando, tra corpi sempre sudatissimi e mille linee cinetiche che fanno vincere a quei disegni la loro natura di semplici immagini statiche, il tiro o la stoppata decisivi. Per poi smorzare un istante dopo il tono con una gag in stile super deformed. 

Sakuragi che lancia il malocchio al "volpino" Rukawa, o spera che quella pomata per l'occhio acciaccato sia davvero un veleno. Le groupie di Rukawa. La banda di Hanamichi.

L'alternanza surreale di comicità ed esaltanti cartoline sportive dà alla lettura un tono particolare, allontanando il pericolo della narrazione da super-eroi in pantaloncini tipica di molti spokon. Anche in presenza di ragazzini del liceo alti due metri e grossi come armadi. 

E se pure le esagerazioni ci sono, perché è pur sempre un manga e non un documentario, sono mitigate dalla sensazione di realismo enorme che ti comunicano i disegni di Inoue e l'attenzione per regole e dettagli.

Al resto, pensa il fatto che i protagonisti sono in buona parte dei teppisti.

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6. LA TRUPPA COMBINAGUAI DELLO SHOHOKU

Le scazzottate dei primi numeri sono seguite dal rissone in palestra con cui facciamo la conoscenza di Mitsui e Miyagi. Per tre quinti, la squadra base dello Shohoku è composta dunque da semi-delinquenti che cercano di farsi saltare i denti a capocciate. 

Ed è proprio lì che l'amalgama di squadra brilla: facendo perno sul gorilla Akagi, Miyagi, Mitsui e Sakuragi diventano il volto di una squadra di bad boys. Come i Bulls del vendicativo Jordan, di Pippen e Rodman, sì. 

Ognuno dei tre, a suo modo e in momenti diversi, gioca a fare il bassista carismatico. E se contiamo che quello vero è ovviamente Rukawa, il che porta il numero di B.C. del team Shohoku a livelli mai visti. 

Tutta benzina per il fuoco della rivalità che arde nel petto di tanti personaggi. Tutti spinti da una propria motivazione, che sia diventare l'asso della prefettura o il miglior rookie in circolazione (Kiyota), dimostrare al proprio genitore che tutti quegli sforzi hanno avuto un senso (Sawakita), essere un centro più imponente di Akagi (Uozumi e Kawata).

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Ma quei duelli, quei background, quei momenti in cui la squadra dello Shohoku diventa davvero una squadra, sono sempre costellati delle punzecchiature che Hanamichi e Rukawa si scambiano in campo per-tutto-il-tempo. Uno è il protagonista, l'altro avrebbe potuto probabilmente esserlo, visto che è nato prima, come visto. 

Si odiano, si sono presi a ceffoni da subito, non si passano mai la palla, non si rispettano neanche lontanamente. Rukawa, nelle scene in cui la squadra si gasa o dice o fa qualcosa, è sempre in disparte: glielo impone il ruolo da bassista carismatico, oltre che di rivale in amore. 

haruko slam dunk

E allora in Slam Dunk leggi numero dopo numero e aspetti che succeda. Che quei due idioti si rendano conto di cosa potrebbero fare - come il loro coach Anzai sa bene - se mettessero un attimo da parte il loro ego.

E proprio quando serve, succede. Perché "la mano sinistra deve solo accompagnare". 

E quando Haruko Akagi si scioglie in lacrime e il coach Anzai esulta, con loro ride e piange probabilmente una fetta di lettori grossa così, ritrovatasi in quella scena con gli occhi lucidi.

Poi, all'improvviso, tutto è finito. Lo Shohoku sembra proiettato verso un'altra sfida, ancora più proibitiva, nel torneo Inter-High, ma la sua storia si chiude in un modo che hai sempre trovato sì brusco, ma a posteriori anche perfetto. Ma di quello e del perché è successo, e delle trasposizioni animate di Slam Dunk, parliamo la prossima volta, nella Parte 2.

Non era così colorato romanzo
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Commenti

  1. Il mio manga preferito... grazie per aver scritto questo articolo. Per quanto riguarda il finale, anche io ci rimasi male, ma rileggendolo dopo un pò, mi sono reso conto che è il finale giusto... per non rendere banale un opera tutt'altro che banale

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  2. La mia squadra di fantabasket si chiama da anni "Gli Amici di Hanamici"..
    Amo la NBA, sono un onesto panchinaro Uisp, è stato il manga perfetto per me, una folgorazione.

    Come tanti altri lo conobbi prima in TV, con la meravigliosa serie su MTV, e poi leggendo il manga.

    Chiunque di noi, su un campo da basket, almeno per una volta, per qualche minuto, è stato Hanamichi Sakuragi, IL GENIO DEL BASKET!

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  3. Post meraviglioso Doc. Uno dei miei manga preferiti finalmente descritto nelle sue mille sfaccettature.
    Riconosci quella che è la sua migliore qualità, il fatto di tenerti sempre con il fiato sospeso, ad ogni pagina, per il modo che ha Inoue di dare corpo e vita alle azioni, per i pensieri dei protagonisti in campo e non, che non sono spiegoni interminabili e fini a sè stessi alla Holly e Benji per intenderci, ma sono essenziali per la narrazione degli eventi. Confesso che ci sono rimasto male per il finale. Ma a conti fatti, dopo diversi anni, reputo anche io che sia stata la soluzione giusta. Tra l'altro sicuramente Slam dunk ha contribuito a generare un altro dei miei personaggi preferiti dei manga ossia Eikichi Onizuka di GTO. Se guardiamo bene infatti l'Eikichi di Shonan Junai Gumi è creato sullo stile di Hanamichi. Capelli rossi e ciuffo compresi. La sua caratterizzazione è ovviamente diversa ma presenta diversi punti comuni. Il fatto di caratterizzare un teppista circondato da amici teppisti che si vuole far strada con le risse ma che a poco a poco si forma e si identificherà totalmente con il suo sogno professionale ed il fatto che i 2 manga a confronto siano stati pubblicati uno nel 1990 e l'altro nel 1991 mi fa pensare proprio ad una ispirazione di Fujisawa nei confronti di Inoue. Sono curioso di conoscere pareri dagli altri antristi nel caso.
    Attendo dunque la seconda parte della tua opera Doc.

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  4. Bellissimo articolo, mi hai fatto venire voglia di rileggerlo. Devo dire però che Rukawa non l'ho mai percepito come bassista carismatico, ne ha caratteristiche e connotati ma è troppo fig(hett)o e sotto le luci della ribalta, anche se la cosa a lui non interessa. Non è lui a non essere b.c. sono gli altri che non glielo consentono. Ho sempre percepito come b.c dello shohoku Mitsui, che è stato abbandonato dalle luci della ribalta con turn heel e poi face annesso a la Ikki

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  5. Articolo. Superlativo.

    L'unica cosa, spero davvero tu abbia un po' esagerato per l'iperbole giornalistica menzionando commenti indignati per Takehiko Inoue che copia foto dell'NBA. Perchè chiunque li abbia fatti 1) non capisce un cacchio di fumetto 2) non capisce un cacchio di fumetto, ed infine 3) non capisce un cacchio di fumetto. L'arte copia DA SEMPRE la vita ma il suo ruolo è andare oltre e, porca pupazza, T.I. ci riesce alla grandissima! In 35 anni di frequentazione con i manga io non mi ricordo un'altra scena come quella del "Tap in" in schiacciata con cui Sakuragi chiude l'eterna sfida con il Ryonan, tanto epica che io, senza scherzo, sento sempre il rombo di un Jet in decollo quando leggo quelle due incredibili pagine. Quella sospensione infinita OVVIAMENTE "copiata" da Michael "Air" Jordan.
    Allo stesso modo continuamente fantastico su un AMV perfetto che sulle note di "Unbelievable" (versione E.M.F. feat. Tom Jones) inanella solo scene epiche: Sakuragi alla prima schiacciata (con plateale fallo di sfondamento) contro lo Shoyo, Rukawa inarrestabile con un occhio pesto ("E' soltanto un tiro che ho provato 10.000 volte"), l'incazzuso Miyagi che elude due guardie con una finta da manuale, Akagi che "Gorillaaaa Dunk!" ed il giustamente ricordato Kogure che segna un decisivo canestro da 3 alla faccia di tutti.
    La realtà è una copia appannata, al confronto.

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  6. Giovani, per piacere NON postate link esterni, ché mi incasinano i commenti. Tipo mai.
    Grazie.

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  7. CAPOLAVORO (e il mio nickname direi che non fa mistero)
    semplicemente un fumetto perfetto.
    E, da giocatore di basket per più di 20 anni, soprattutto in quei anni li, direi che un altro segreto di Slam Dunk è che si vede chiaramente che è stato scritto e disegnato da uno che il basket lo ama, lo conosce e che ci ha giocato. Uno dei pochissimi casi in cui le azioni di gioco sono si spettacolari ma VERE, possibili per un talento 17enne, senza tiri della tigre e altre meenchiate del genere.
    Veramente splendido

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  8. Dannato Doc! Adesso devo andare a casa dei miei a recuperare i vecchi albi... SLAM DUNK è un fottutissimo capolavoro che andrebbe letto da tutti quanti, pure da quelli che non sono avezzi ai fumetti in generale. Punto.

    Due miseri e velocissimi appunti: Miyagi è palesemente Kevin Johnson, l'ex playmaker dei Phoenix Suns. E il vero e unico B.C. del manga è Hisashi "Anima Ardente" Mitsui.

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  9. Nella mia top 5 del fumetto mondiale, accanto a Watchmen e i Peanuts, per dire.
    Le emozioni che mi ha fatto provare questo manga sono uniche, ha anche superato brillantemente la prova del tempo.
    Il finale? A me è piaciuto da subito, ancora una volta una botta di realismo: lo shohoku è sostanzialmente una squadra di 5 elementi, impossibile reggere alla mancanza di uno di essi o alla stanchezza derivante da partite ripetute contro squadre di livello sempre più alto.

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  10. Anche io da poco l'ho riletto (trovando nell'ultima edizione finalmente tutti i numeri ed una qualità eccellente, plus le nuove cover "più tranquille"), e come sempre è l'unico manga che mi fa venire talmente fame da dover per forza prendere il numero dopo, anche se so già come va a finire quel cliffangher.
    Inoue poi ci mette del suo con quel suo senso di fisicità nei disegni che è pauroso.

    L'unico altro spokon che mi ha trasmesso quasi le stesse sensazioni è "Haikyu!!", dove anche qui ci sono due avversari ma nella stessa squadra, ed il protagonista migliora di partita in partita e tu sei lì a gridare nella tua testa "quanto è cresciuto" ogni volta.

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    1. Haikyu!! è bello, bellissimo (ho adorato il ciclo della Shiratorizawa) ma rispetto a slam dunk gli manca qualcosa: Non riesce a passare da idiota a epico con la stessa facilità.
      (PS io preferisco da sempre la pallavolo al basket )

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    2. Vorrei intervenire anch'io dato che seguo Haikyu!! pure io, e mi sta piacendo un sacco.
      A parer mio non ci trovo queste grandi differenze con Slam Dunk. Forse quel che é cambiato è il modo in cui vengono concepite le storie e caratterizzati i personaggi.
      Hanamichi andava bene allora, ma al pubblico di oggi potrebbe apparire fin troppo eccessivo e sopra le righe.
      Probabilmente improponibile ai lettori odierni, esattamente come lo sono i personaggi sportivi del fu Kajiwara, col loro indole masochista ai limiti dell'autolesionismo.
      Hinata ricorda molto Sakuragi, nell'entusiasmo spesso fuori luogo. E' molto meno schizzato, ma forse un pò più simpatico.
      Ha un talento grezzo che va necessariamente affinato. E non certo perché non sa nulla di volley, a differenza del rosso col basket.
      E' più che ferrato in materia, ma non ha mai avuto ciò che si potesse definire una squadra. Men che meno un campo dove potersi allenare.
      Kageyama ricorda Rukawa, ovviamente.
      Lanciatissimo nelle scuole inferiori, a differenza di Kaede si é bruciato. Ostracizzato dai compagni per il suo gioco individualista.
      Capirà che non può vincere da solo. Anche se ha finalmente trovato lo schiacciatore ideale, in grado di prendere le sue alzate indipendentemente da dove le lancia.
      Poi c'é quello fortissimo in ricezione che lega da subito col protagonista, e che é innamorato (non ricambiato, per ora) dalla bella supporter. Che mi ricorda Miyagi.
      Poi c'é quello forte in attacco ma reduce da un periodo di crisi, che deve ritrovare la fiducia in sé stesso. Che potrebbe ricordare Mitsui.
      Ecco, l'occhialuto saccente e il suo leccapiedi non li so inquadrare. potrebbero fare le veci degli amici di Sakuragi che lo sfottevano bonariamente durante le partite.
      Poi c'é il capitano. Che come Akagi é all'ultimo anno, e capisce di avere l'occasione di riportare la squadra ai fasti di una volta. Prima di andarsene.
      E il suo vice, che sembra Kogure. E quindi ho idea che si farà un sacco di panchina, ma al momento giusto tornerà determinante.
      Dal mio punto di vista gli ingredienti ci sono tutti. Non manca nulla.
      Forse la forma é differente, perché si é adeguata ai tempi. Ma la sostanza é identica.

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    3. Haikyuu!! sta piacendo un sacco pure a me.
      Piu' che altro non noto una gran differenza rispetto a Slam Dunk nella caratterizzazione dei personaggi, ma credo si tratti di una precisa scelta da parte dell'autore per venire incontro ai gusti del pubblico.
      Quelli di Inoue andavano forse bene allora, oggi apparirebbero un tantino esagerati e sopra le righe.
      Hinata ha lo stesso entusiasmo di Hana Michi, ma non e' altrettanto schizzato.
      Ha un talento grezzo da affinare come il rosso, ma di volley ne capisce a differenza dell'altro che di basket non sapeva nulla.
      La sua sfortuna? Non aver mai avuto qualcosa che si potesse definire squadra, men che meno un campo su cui allenarsi.
      Kageyama e' una variazione di Rukawa. Lanciatissimo all'inizio come lui, ma arriva bruciato. Ostracizzato degli ex compagni per lo stile troppo individualista.
      Capira' di non poter vincere da solo, ma intanto trova il giocatore perfetto in grado di prendere tutte le sue alzate, persino quelle impossibili.
      Poi c'e' lo specialista in ricezione, che lega da subito col protagonista ed e' invaghito della bella supporter.
      Lui sembra Miyagi.
      C'e' poi l'attaccante dalla grande potenza ma reduce da un periodo di crisi, che deve ritrovare la fiducia.
      E con lui abbiamo Mitsui.
      C'e' il capitano, che come Akagi e' all'ultimo anno è capisce di avere la possibilita' di riportare la squadra ai fasti di un tempo, prima di andarsene.
      E c'e' il suo vice, che come Kogure si fara' un mucchio di panchina ma al momento giusto sara' determinante senz'altro.
      Rimangono lo spilungone con gli occhiali e il suo leccapiedi, che mi danno l'impressione di fare come la gengha di Sakurai che lo seguiva per sfotterlo.
      Alla fine, con le dovute variazioni, gli ingredienti a parere mio sono gli stessi.

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  11. Bellissimo, io avevo letto diversi approfondimenti sul fatto che inizialmente Inoue, proprio per mancanza di un suo "nome" dovette mettere la parte commedia scolastica, di cui a lui praticamente non fregava NULLA, come preponderante e limitare la presenza del basket, perchè non era uno sport conosciuto o reputato appassionante dall'editor nipponico. Poi piu ha guadagnato lettori e più ha avuto carta biana per far vedere solo le partite di Basket, ralasciando del tutto la parte commedia scolastica.
    la fortuna di questo manga però a mio avviso è proprio questa dualità che ha permesso di costruire i personaggi e i loro rapporti, e per "fare il tifo" per loro, o commuoversi assieme ad Haruko cosa che se non ci fosse stata tutta la prima parte sarebbe stata impossibile.

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  12. La tavola in cui Rukawa passa la palla ad Hanamichi mi mette i brividi ogni volta che la guardo.
    Una pietra del fumetto che va letta a prescindere

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  13. Redferne:

    Che ricordi.
    Mi fa tornare alla mente il periodo in cui divoravo manga a quantita' industriali.
    Guarda caso...giusto qualche tempo fa ho riesumato la mia vecchia collezione con l'intento di rileggerla da capo.
    Ci riusciro', eh.
    Possiamo dire che Inoue ha preso la formula classica dei manga sportivi e l'ha portata ad un livello superiore, offrendo un punto di vista completamente inedito.
    Visto in quest'ottica, il finale e' perfetto.
    Certo, magari tutti noi avremmo voluto vedere come se la sarebbero cavata Hanamici e company senza Akagi, ad affrontare avversari che nella serie si erano visti solo di sbieco, e poi affrontare Maki e il Kainan in finale (dovrebbero offrirgli un caffe', visto che gli hanno liquidato l'avversario piu' pericoloso). E poi magari vederli tutti insieme in nazionale...
    Ma va bene cosi'.
    La crudele bellezza dello sport e' anche questo. Perdere contro una squadra che in condizioni normali avresti anche potuto battere, solo perche' nel match prima hai dato tutto e anche di piu' realizzando L'IMPOSSIBILE.
    Personaggi tutti ottimamente caratterizzati, sia protagonisti che comprimari, e da sempre e' quello che fa funzionare un'opera di stampo sportivo.
    Raccontare una vicenda umana tra una partita e l'altra, che comunque vengono narrate e illustrate in modo superbo.
    Il finale di gara contro il Sannoh e' un capolavoro assoluto.
    Non una sola parola, che sono di troppo. A parte la smargiassata finale di Hanamichi.
    Che poi e' vero. Lui ogni tanto la palla a Rukawa la passava, anche se per sbaglio.
    Quell'altro MAI, oh.
    Va bene cosi'. E all'autore non gli vengano strane idee, eh. Che ultimamente in nippolandia ci si presta, a riprendere in mano storie finite da un pezzo con l'unico risultato di mandare alla malora quanto di buono si era fatto in precedenza.
    A proposito, sbaglio o per fine 2022 hanno annunciato il film?
    Tra l'altro di recente ho scoperto Haikyu!. E ci sto ritrovando con piacere le stesse dinamiche che hanno portato al successo Slam Dunk.
    La dimostrazione che hanno preso la lezione del manga di Inoue, e l'hanno imparata alla perfezione pur applicandola in tutt'altro contesto (il volley).
    Due cose: la cricca di cani randagi dello Shohoku che nelle mani di un vecchio allenatore dotato di una pazienza incrollabile diventano una vera squadra mi ha sempre ricordato la parabola dei Detroit Pistons, da sempre una delle squadre piu' rissose.
    E la storia del giovane talento morto tragicamente la ritroviamo quando Anzai parla del suo allievo che era andato a giocare negli USA bruciandosi completamente la carriera e la vita.
    Grazie del remember, Doc.
    Oggi avevo bisogno di questo.

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    1. Redferne:

      A proposito...
      Giocatore preferito, come per Holly e Benji?
      Io voto Sendo.

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  14. Doc, ogni tanto devi tornare a ricordarci che sei un fenomeno nello scrivere. Veramente un gran pezzo. E comunque è vero: quando quei due minchioni si danno il 5, alla fine, la maggior parte di noi ha pianto. Gli altri hanno mentito.

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  15. Eh... Questo articolo non scatena la bruschetta ma un'intera panetteria.. Assieme ad Orange Road e Berserk completa il trittico dei Manga della mia vita. Scoperto quasi per caso guardando l'Anime su MTV in pieno fomento NBA (classe 81, ho avuto la fortuna di vivere appieno l'epopea di squadre favolose come i Bulls, ma anche i Pistons dei Bad Boys, Suns di Barkeley, i Rockets di Robinson e Olajuwon e soprattutto i Jazz dei miei idoli Stockton e Malone), approcciandolo quasi con sufficienza, convinto di vedere una stronzata alla Holly & Benji, con palloni infuocati e canestri divelti o disintegrati, mi ritrovai il basket. Comprare il manga fu una logica conseguenza, l'allora Deluxe Edition della Panini che divoravo letteralmente, del tutto coinvolto da quei personaggi così imperfetti nel loro essere reali, ridendo alle gag, appassionandomi sempre di più davanti a questi underdogs che diventano sempre più forti e allo sgangherato codazzo che si portano dietro, oltre che a provare altrettanto rispetto per gli avversari, da Magic Johnson Maki al Re delle Scimmie Uozumi e alla sua rivalità con Akagi ma anche al profondo rispetto tra i due, a Larry Bird Fujima e ai Bad Boys del Toyotama fino al mio preferito Akira Sendo, un misto tra i miei idoli dei Jazz ed assurto a mio personaggio preferito sin dalla partita di allenamento col Ryonan. Non nascondo che ancora oggi rileggo i volumetti delle singole partite, emozionandomi come la prima volta. IMHO un'opera che se non è perfetta, ci va veramente vicinissimo, in cui la crescita artistica dell'autore aumenta di pari passo con quella cestistica del protagonista, con gli ultimi volumi che sono davvero stratosferici. Grazie Inoue Sensei.

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  16. Un autore che mi manca. Dico così perché non so bene quali siano i suoi problemi di salute, ma calcolando che Real e Vagabond sono due dei miei manga preferiti, è tanto che non lo vedo produrre.

    Ogni tanto cerco notizie e tutto ciò che trovo è vecchierello. Questo non mi rassicura.

    In ogni caso, qui si parla di Slam Dunk, di cui ricordo con affetto anche la versione anime su MTV. Dove anche i campi da Basket diventavano sferici e infiniti. Ma questa è un'altra storia.

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  17. Bellissimo articolo Doc!
    Sia il manga che l'anime (con il doppiaggio "speciale" che abbiamo avuto noi in Italia) sono stati una vera scoperta per il me adolescente.

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  18. Chissà se animeranno mai la partita contro la Sannoh.

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  19. Sono stato un fruitore marginale di Slam Dunk, e solo grazie ad MTV nei primi anni duemila. Non mi sono mai avvicinato colpevolmente al manga, ma l'articolo del Doc mi ha incuriosito tantissimo.
    Ciò detto, sempre tenendo conto di una mia ignoranza fumettistica in merito,ma...possibile che Luca Enoch, l'autore di "Spayliz", "Gea", "Lilith" sia graficamente debitore a Takehiko Inoue?
    L'ultima immagine postata nell'articolo mi ha praticamente fatto scattare il parallelismo immediatamente.
    Mi incuriosisce sapere se c'ho preso almeno di striscio

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  20. Bellissimo post, che presenta molte curiosità a me sconosciute sull'anime che ho adorato a inizio anni 2000, quando MTV faceva ancora servizio pubblico. Essendo poi un (quasi ex) pallavolista che prima era un pò scapestrato e aveva anche giocato a basket ma che si è trasformato da bruco a crisalide grazie a questo bellissimo sport, riesco a cogliere appieno le sfumature che vanno da quando ti senti, ma soprattutto ti fanno sentire i compagni di squadra, un'emerita pippa, a quando capisci che l'alzatore darà a te la palla decisiva della partita, perché sa che tu la metterai giù in qualsiasi caso...

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  21. Il mio preferito.
    Ho letto tanto e di tutto, ma Slam Dunk resta il mio manga preferito. C'è tutto e Haikyuu, l'ultimo spokon che ha fatto veramente furore, si è molto molto ispirato a questa perla.
    E' un piacere per gli occhi e per il cuore, disegni meravigliosi, l'ultimo volume è da incorniciare, gli ultimi capitoli senza un balloon sono stupefacenti.
    Capisci perché per me comprare AOT è stato uno sforzo: sgraziato, proporzioni ad catzum, facce enormi e mani mignon...
    Con Inoue si vola alto dal punto di vista artistico. Di suo ho anche Real, che non finirà mai, e vorrei che ristampassero Vagabond che ho letto a scrocco, ma anche questo non finirà mai.

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  22. Bellissimo articolo! Ma la seconda parte dedicata all'anime?

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    1. Grazie. Prima o poi arriva (magari quando si decide a uscire il nuovo film in Br per rivederlo).

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