La mia moto di Jovanotti: storia vera di un clamoroso film di Bollywood da 11 minuti girato in Italia nel 1989 - parte 1

La mia moto Jovanotti video riassuntone

Ma perché ok i Take That con Orietta, e ok pure il dramma tutto italiano di Take on Me degli A-Ha, ma la rubrica dei Riassuntoni™ dei video musicali non può prescindere da un'analisi seria, minuziosa di quel capolavoro neorealista, quel condensato di emozioni che manco un film di Bollywood, che era, e sempre sarà il video de La mia moto, dall'album omonimo di Jovanotti, anno di nostro Cecchetto 1989. Allacciate le cinture, e pure il casco. Almeno voi [...]

La mia moto Jovanotti video

C'è stato un tempo, un tempo lontano, in cui Jovanotti non era ancora Lorenzo Cherubini, il Che Guevara della musica italiana, tipo, che scriveva le canzoni per Morandi e quello rischiava di mandare tutto a fancù perché troppo esuberante sui social, Anna, ti prego buttaci un occhio tu. 

Nope.

Ci sono stati, davvero, gli anni del primo Jovanotti, il "rapper" che saltellava in radio e nei pomeriggi di DeeJay Television. Quello nei confronti del quale tutti i proprietari di una Mercedes avevano spiccato un mandato di cattura perché i guaglioncelli staccavano il cerchio di metallo dal cofano delle macchine per appenderselo al collo e andare in giro col cappellino Boy rosso al contrario. Milioni di giovani Jovanotti che ripetevano È qui la festa up up up, now now now come on you can get it gimme five (più o meno), prima che qualcuno in famiglia gli azzeccasse giustamente un coppino sul collo per farli smettere.

Ricordi una gita delle medie, nel 1989, in cui il cappellino Boy rosso finto ce l'aveva pure l'anziana maestra fascia, praticamente. 

Ma comunque. Il video-capolavoro de La mia moto, dicevamo.

La mia moto Jovanotti video

Un mostro senza volto, un gigante borchiato come uno sgherro di Shin in Ken il Guerriero, avanza in una fabbrica, calpestando le foto di Jovanotti, come atto di sincera, coraggiosa autocritica. Siamo qui da manco un anno, Claudio, e la monnezza che abbiamo fatto. 

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La fabbrica è una fabbrica come tante, in quel periodo, ovvero popolata da ballerini della Carrà operai di 1984 di Orwell con la bandana rossa al collo e il basco da paracadutisti, come in ogni opificio di quel tempo allestito nel Teatro delle Vittorie e gestito dal Socing del Grande Fratello in combutta con i costumisti della serie Classe di Ferro.

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Il mostro senza volto si avvicina a una fanciulla e le fracassa gli occhiali. Tutto quello che l'energumeno postapocalittico ripete è la domanda: "È qui?". Lynch, con quei segretucoli di Twin Peaks, poteva ormai solo inseguire.

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Stacco. Il protagonista, Jovanotti, viene ritratto in una delle sue pose da cowboy metropolitano, le stesse delle coeve pubblicità per la Nintendo, che stanno rapidamente soppiantando la sua immagine da "rapper". Per una qualche ragione, se ne sta sotto la pioggia come un pistola, davanti alla casa in cui abitano la sua ragazza e tutti i killer dei film di Lucio Fulci.

La mia moto Jovanotti video

Poi, in quanto educatissimo ragazzo della porta accanto dalla faccia pulita, mica come quel vasco lì che fa diventare la gente drughé, chiama la tipa con un soave "OOOOOHH, dai ché c'ho la moto, andiamo via". Che in quanto a romanticismo è un'invocazione amorosa seconda solo a "Berta non fare la stronza, che sto qui aspettando da due ore, c'ho un toro nelle mutande, vieni giù".

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E siccome la ragazza non scende, ma pure giustamente, ma vacci in giro te sotto la pioggia sulla moto, pirla, la scena successiva ci mostra il rapporto osmotico con cui Jovanotti vive la sua moto. Il suo risveglio, la sua routine mattutina.

Quello è il ginocchio, eh.

La mia moto Jovanotti video

Dormono insieme, lui e la Harley, in una stanzona tutta grigia e con le luci soffuse da appartamento newyorkese anni 80 in cui trascorrere nove settimane e mezzo. Con tanta, troppa America ovunque, non solo sui manifesti, come cantavano il grande Toto e dei grissini

La mia moto Jovanotti video

E mentre lui "si sente proprio Fonzie" e ammicca con il pubblico, succedono due cose. La prima è che lo vediamo andare in giro sulla moto per Milano (credi), la seconda è che in un'autofficina ci sono dei tizi che ballano e saltano. 

La mia moto Jovanotti video

Poi però a) lui lo pizzica la stradale e gli fa un multone della madonna, ché non ce l'ha mica il casco, giovane, e b) i meccanici dell'autofficina a quelli li cacciano sventolando delle chiavi inglesi, perché non vogliono avere niente a che fare con il mondo della droga. 

La mia moto Jovanotti video

Poi c'è tutto questo innuendo delle tipe vestite da bandiera a scacchi, una delle quali pettinata come Orietta Berti in segno di rispetto, che gli dicono "Ma lo sai che c'hai una bella moto, stasera voglio uscire con te. Ma lo sai con quella bella moto, stasera sono tutta per te", dove però la parola originale del testo non era moto.

Lui, che si sente il più gasato pischello che ci sia, ripete ogni tre secondi "EH!", orgoglioso del suo flat top quasi come quello del principe di Bel Air.

La mia moto Jovanotti video

Ma la ragazza di Jovanotti dell'epoca, Rosita Celentano, pure giustamente s'incazza delle tipe a scacchi, e vorrebbe fargli il culo a strisce. E allora scende in pista tutta determinata, con una bici da giro d'Italia e un abbigliamento fluo-catarifrangente di quelli che solo nella Milano del 1989.

Ritorno al futuro parte 2 2015

E nella Hill Valley del 2015, ok.

Ma lui, il Jova, sempre infinitamente romantico, conta di rimediare a questo equivoco con una serata dolcissima. E lo comunica, a lei e al mondo, utilizzando la famosa metafora del veicolo a motore che dà il titolo al brano. "Sei come la mia moto", le dice. "Sei proprio come lei. Andiamo a farci un giro, fossi in te io ci starei". 

E accompagna la frase con un gesto colmo di tenerezza:

La mia moto Jovanotti video

Fine prima parte, ché poi arriva il grande Francesco Salvi e non è che puoi liquidare la cosa in due secondi. Continua (tipo) domani nei prossimi giorni.

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Commenti

  1. Dunque, in pratica è un gigantesco WTF fine anni 80 con mescolanza di "Harley Davidson & Marlboro Man", Classe di Ferro (ho riconosciuto Scibbetta e Montini), tipe vestite come Freddie Mercury che fanno il coro ed un officina gestita da Bryan e Garrison. Ok. Perfetto. Ho riso di gusto Doc.
    Riassuntone eccellente. A questo punto attendo quello su Salvi sperando in un "Esatto!"

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  2. Solo tu potevi trovare una connessione tra Rosita Celentano e Marty MacFly 😂😂😂 buon lunedì!

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  3. C’è da spostare una macchina! E basta!

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  4. Le scene nella fabbrica distopica inizialmente mi parevano uscite da "relax" dei FGTH 😂

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  5. ....la PAssat berlina, la Golf.... manca solo la mitica "Faccia da Pirla" che - si diceva - Charlie Marchino avesse dedicato proprio a lui....

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  6. Redferne:
    Eh, si'.
    Il Jovanotti di quell'epoca non solo non era quello di oggi, ma neanche quello abbastanza tosterello di "Non M'annoio".
    Era il pirletta che aveva ancora un bastone ben piantato nel fondoschiena, e tenuto ben stretto da mastro Cecchetto in persona (oh, scherzi a parte, un grandissimo. E di recente ho letto la sua biografia, tra l'altro. Che possa piacere o meno come persona e personaggi, ti rendi conto di cosa vuol dire avere un cervello che viaggia a 300 all'ora).
    E in molti erano pronti a giurare che sarebbe rimasto cosi'.
    Che poi, in realta', questa sua attitudine innata a fare casino, a sbattere e delle regole e ad assorbire e diffondere energia c'è l'ha sempre avuta. Sin da quando lavorar a Radio Deejay.
    Gia' allora era un pazzo con un fegato della Madonna, capace di metterti su i Public Enemy in pieno pomeriggio.
    Non proprio roba da tutti, eh.
    E' solo che allora, per sfondare, dovevi rientrare in una certa ottica.
    Che poi...era pur sempre roba diversa dalle classiche lagne dedicate all'amore trovato o all'amore perduto.
    Tipo la scuola toscana inaugurata successivamente da Bigazzi e Masini, tanto per intenderci.
    Poi ci si domanda perche' ha avuto un successo pazzesco.
    Perche' parliamoci chiaro...
    Questa cassettina in casa CE L'ABBIAMO TUTTI. Anche se molti se ne vergognano tantissimo, oggigiorno.
    Aveva venduto piu' del pane, davvero.

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    1. Una frase l'ho letta anche in un libro di Max Pezzali 😀 comunque si, mi ricordo che questa cassetta la ascoltavo con dei miei amici in macchina ancora nel 2002 ...

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    2. Beh, gli 883 sono un caso analogo.
      Soprattutto nei primi due album hanno uno stile che rimanda parecchio al rap, e non affronta temi smaccatamente sentimentali.
      L'unica e' forse "Come Mai", che guarda caso e' l'unica a essere diventata quasi un classico (con tutte le accezioni del termine, eh).
      E pensare che non volevano nemmeno portargliela, stando a quanto dice Cecchetto.
      Ma proprio per il fatto che di canzoni romantiche ne era gia' fin troppo intasato l'intero panorama, e se non altro volevano tentare qualcosa di diverso.
      Proprio per usare una frase di Max...mentre tutti inneggiano alla tipa con cui stavano insieme o che li aveva lasciati, lui e Mauro hanno fatto una canzone dove alla tipa gli fanno "Ti amo, ma quando sono in giro a divertirmi non devi rompere, per piacere!!"
      Mi riferisco a "Non me la menare", nella fattispecie.

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    3. Di "Non me la menare" mi faceva ridere il fatto che Max affermi orgogliosamente che gli piacciono "le moto da James Dean" ma NON "quelle st*** che si vedono nei film".
      Perché, James Dean non si vede nei film?...

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  7. Meeenchia che roba antica,ai tempi non lo apprezzavo granché ma col senno di poi ho capito che era un genio totale :-)

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  8. A 15 anni (quindi proprio quell'anno) mio fratello mi fece conoscere Meddle e The Dark side of the Moon dei Pink Floyd.
    Son stato un ragazzo fortunato.

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  9. Non l'avevo mai visto. Che trip nel passato!

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  10. Mi hai sbloccato una catena di ricordi... Ho aperto il video e conosco tutte le parole a memoria... Tutte!
    Non mi vergogno di aver seguito Jovanotti da Gimme five in poi, per anni, attraverso i vari mutamenti, ma, a mia discolpa, almeno nel 1989 avevo 10 anni!

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  11. Jovanotti ai tempi poteva piacere da paura o essere inviso come pochi, ma in ogni caso non si poteva ignorare, praticamente era ovunque tra tv, giornaletti e anche cartelloni pubblicitari. Personalmente mi stava sulle balle allora per il fatto di essere troppo fighetto e ancora oggi non mi fa impazzire, ma forse dipende dal fatto che ho dei trascorsi con una "tipa" come direbbe lui che mi fece girare parecchio i cabbasisi durante un'estate a Sanremo per vedere a sbafo il di lui concerto...
    Tornando al discorso 883 di qualche post sopra, il loro caso era completamente diverso. Finalmente un gruppo che parlava a noi giovani di cose reali e in modo sincero. Forse erano un pò sfigati ma proprio per questo gli si voleva bene... 👋

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    1. Redferne:
      Ehila', Daniele!!
      Mi ricordo che era inviso soprattutto ai genitori, che proprio non si capacitavano del suo ascendente verso i giovanissimi.
      Il mantra ricorrente?
      "Ma come fai a ascoltare quello scemo li'?"
      A occhio e croce e' quel che dicono pure dei Maneskin oggi, mi sa...
      Proprio vero. La storia e' un cerchio.
      Non lo capivano. Come io non capisco molta musica di oggi.
      Visto che si parla di Sanremo, mi ricordo il suo quinto posto con la canzone" Vasco", dove passo' alla cronaca per il terrificante scivolone sul palco che a momenti lo mando' a gambe all'aria.
      Poco distante arrivo' Francesco Salvi con "Esatto!", se la memoria non m'inganna.
      Mii, stavamo proprio messi bene.
      Forse l'unico motivo per cui lo consideravo era che faceva il testimonial Nintendo.
      Il Jova dal canto mio l'ho apprezzato di piu' quando si e' smarcato da Cecchetto.
      E alcuni pensavano che non ce la potesse fare...
      Beh, e' pur vero che in certi momenti ha fatto dei pezzi che capiva solo lui (era come un astronauta partito per spazi sconosciuti, anche perche' ai piu' non gli fregava niente di arrivare fin laggiu'. E ogni tanto si faceva sentire con messaggi incasinatissimi), ma ne ho sempre apprezzato lo sperimentalismo e l'energia.

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    2. Ecco, gli 883... per me (per me eh, mia personalissima esperienza) invece sono stati proprio come Jovanotti, facevano canzoni che mi sembravano inutili e senza senso - come ti permetti di profanare il nome dell'Uomo Ragno? :o) - che erano apprezzate dagli "altri". Poi davvero quello dietro che ballava non si poteva vedere! Io in quegli anni mi riconoscevo molto di più nelle posse dei centri sociali, e nelle canzoni d'autore impegnate. Ero un po' fuori dal mainstream, ecco.
      Però Redferne hai ragione sul cerchio, io mi bullavo delle canzoni che ascoltava mio padre e lui non sopportava le mie. Ora le canzoni che piacevano a mio padre (parlo di Sinatra e arie d'opera eh, mica cotica) piacciono anche a me, e i vari Paki e Rondo che ascolta mio figlio mi sembrano delle tamarrate pazzesche. Però qualche buon brano hip-hop glielo faccio piacere ;o)

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    3. Redferne:
      E' vero, Travis.
      Alla fine, se hai la fortuna di arrivare al fatidico giro di boa, ti rendi conto che la vita e' una ruota che gira.
      Ti ritrovi a ricoprire gli stessi ruoli dei tuoi genitori.
      Ma forte delle tue esperienze, non e' che schifi tutto senza nemmeno ascoltare.
      Se non altro, l'ammettere di non avere certe volte i requisiti per comprendere certe cose di oggi lo considero un buon passo.
      Ascolto le canzoni e guardo i cartoni con la mia bambina, cosa che mio padre con me non faceva assolutamente. E ogni tanto, provo a farle vedere qualcosa che piaceva pure a me.
      Tipo quando mi ha fatto sentire "Auto blu".
      Le ho detto "Carina. Ma prova a sentire l'originale".
      E le messo su "Blue".
      Le e' piaciuto un sacco.

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  12. Nelle ultime vacanze di Natale mostrai ai miei figli il suddetto video, per far capire loro cosa ascoltava un bimbo di nove/dieci anni ai miei tempi, sostenendone la superiorità rispetto alla scena attuale, perlomeno per lo sforzo impiegato.
    E niente, è stato un successone in quanto il WTF ha prevalso sull'artisticità intrinseca del pezzo, che parla della difficoltà di comunicazione tra un "pischello" e la sua "tipa", comunicazione che deve per forza passare da velate metafore e che confluisce poi nel tutto: una moderna versione di un "panta rei", che si evolve cambiando lingua in un "impantanatae res", dove si sciolgono i confini dei messaggi, delle canzoni, dei ritmi e della logica, come si evince dal finale che aspettiamo tutti con viva e vibrante trepidazione.
    Grande Doc, daccene ancora che non ci basta mai!

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  13. Come diceva la famosa rubrica di Cuore, "Nulla resterà impunito"

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  14. aveva una faccia da schiaffi allora e tale è rimasta :-o
    cmq bella la presa in giro di Elio ELST sulla "conversione" del Lorenzo ;-)

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  15. Salve. Attirato come un iguana gigante in una schermaglia tra uomini lucertola e imperiali, mi collego su queste coordinate perché tra questo video e E-baya che mi suggerisce di comprare un fumetto delle “Sporcaccione” al modico prezzo di un rene, ecco che la fine degli anni ottanta entra prepotentemente nei ricordi presenti. Mai amato il “Jovanotti”, lui che si limonava le ragazzette con la scusa di farle giocare a Super Mario, che faceva tanto “YO” e tanto “Yeah!” come un americano truzzo nonostante si fosse presentato prima come un rapparo “per presidente” e poi come una specie di metallaro biker con le “schitarrate” e quel “caszziiiiiinoooooo!!!” come motto, era la personificazione musicale e non solo di quella cerchia di ragazzi “Ricchi, belli e intelligentissimi” da voto altissimo alle elementari e a cui tutto sembrava andare sempre per il verso giusto. I vincenti (no i bulli, proprio i vincenti) tra i ragazzi, quelli che se la cavavano dello sport e nei compiti. Tutti volevano essere uno di loro e cantare nel pulmino della gita “sei come la mia moto”, buscandosi i complimenti delle maestre charmate dal fascino carismatico dei primi in classifica.
    E io che me ne sbattevo (di tutte quelle storie… no, ci sono cascato) assolutamente di quel mood, mi ritrovavo sempre a fare spallucce quando qualcuno ti guardava strano perché i tuoi argomenti preferiti erano i film, i fumetti e quegli strani cosi con i capelli lunghi che le schitarrate le facevano davvero ed avevano uno zombie come mascotte.
    Quando un anno dopo (?) Jovanotti si presentò con “No Vasco”, tutti dicevano “Che grande! Vincerà il Festival”.
    “Ma a me piace la canzone di Francesco Salvi (credo fosse “Esatto!”).
    “Vabè che te guardi i cartoni animati”.

    Che duri. Proprio.

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    1. Condivido e sottoscrivo quello che scrive lo zione e per usare una frase del grande (per me) poeta Umberto Tozzi, gli altri siamo noi, che non eravamo fighi, non vestivamo alla moda, non avevamo le ragazze belle, anzi il più delle volte non le avevamo proprio e spesso venivamo guardati in modo strano quando non apertamente denigrati per le nostre passioni... Eravamo gli underdog ma almeno eravamo felici e unici, forse più dei pseudo Jovanotti o Brendon Walsh d'antan... 👋

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    2. Daniele, sarebbe stato bello avere un compagno di classe come te, sappilo

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    3. Grazie bro, penso la stessa cosa di te!

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    4. Daniele, Zione, rispetto. io il Jova non l'ho mai sopportato e non gli ho mai perdonato "gimme five". Era il fighetto pieno di soldi che va in USA e dice "và cosa ti ho trovato, il rap!" e ti spaccia quella ciofeca. Io ero quello che stava alzato fino a tardi per vedersi il megasalvishow, per dire. Avevo anche la sua maglietta "scusate le spalle - scusate la faccia" ma non avevo il coraggio di metterla perchè poi ero sicuro che sarebbero stati d'accordo sulla cosa della faccia. Ecco, Daniele, magari felice non ero, perchè in fondo mi sarebbe piaciuto essere accettato e visto come uno dei vincenti (che poi, se ci pensate, è una parola orribile, una delle peggiori che abbiamo importato da film e serie americane; ai tempi li si chiamava in altro modo, probabilmente. Io ai tempi giocavo a basket e perdevo regolarmente) e magari avere una ragazza, ma mi sarei fatto schifo da solo. Fortunatamente poi le cose migliorano.

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    5. Beh, caro Travis, il concetto di felicità è quantomeno relativo e spesso si parla di tale stato d'animo a posteriori, nel senso che nei ricordi di allora si "pensava" di essere felici ma sicuramente è una bugia che ci siamo inventati per non pensare al fatto che ci si sentisse soli o emarginati... Però almeno avevamo la coerenza di essere noi stessi e di non dover scendere a patti con la nostra coscienza per seguire delle strade (nazional) popolari. Forse sul momento ci abbiamo sofferto ma se devo essere sincero sono contento di come siamo diventati e del fatto che ci si ritrova tra persone affini come noi. 👋

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    6. Proprio così Daniele. concordo su tutta la linea. Grazie per averlo espresso così bene!

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  16. Mai visto il video prima di oggi, mai sentita la canzone prima di ora. Diciamo che sono stati 11 minuti spesi della mia vita in perplessità

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    1. Conosco la canzone, probabilmente ai tempi avevo acquistato anche il vinile e avrei desiderato anche possedere da adulto una 883 come la sua... sta di fatto che la tua risposta merita da parte mia applausi a scena aperta

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  17. "So mato par la mona
    Che no la vedo mai
    Me la insogno anca de note
    Ma no la me casca mai

    Mi no so' Jovanoti
    Mi so' Pitura Freska"

    Versione alternativa per noialtri veneti

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    1. Condivido un ignominioso atto di bullismo che mi vide protagonista in veste di carnefice. Avevo una compagna di classe che rompeva sempre le palle a me ed al mio amico, così componemmo questi versi in suo onore, sulle note de "La mia moto":

      Sei come la tua foto
      Sei proprio come lei
      Fai proprio tanto schifo
      Fossi in te io sparirei!

      Un giorno gliela cantammo ventordici mila volte, fin quando si mise a piangere. Così io e l'amico prendemmo la nota e conseguenti abbondanti - e giusti - ceffoni a casa.

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    2. Fantastico Skardy and Co.
      'Na bruta banda
      Penso di aver sentito più volte la versione dei Pitura rispetto all'originale

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  18. Ma vogliamo parlare delle coriste? Mi pare abbiano un accento che sembra slavo. Solo io noto la L pronunciata "inghiottendo la lingua", tipica di russi e balcanici?
    E ho realizzato solo ora quello che dicono, perchè l'ho letto qua. Da bambino lo canticchiavo in grammelot o sparando strafalcioni. Anche se questo in realtà lo facevo per molte canzoni, perchè boh, forse da bambini si ha meno orecchio.
    Dalle mie parti la sparavano a manetta quando arrivavano le giostre, agli autoscontri, assieme ad un altro pezzo immortale, "Taxi" di Francesco Salvi.

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    1. Sarà il "Coro delle Voci Bulgare"...

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    2. "Nassaicociollolollomoto"

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    3. E' che da bambino conosci poche parole e cerchi di riportare tutto a quello che sai. Da piccolo mio figlio ha sentito dei ragazzi gridare "Meenchia!", si è girato verso di me e ha detto: "Papà, hai sentito? Hanno detto "Ninja"!"
      "Sì, caro figliuolo, hai inteso correttamente. Parlavano proprio di ninja".
      (Ovviamente da quel momento in casa la parola incriminata è stata integralmente sostituita da invocazioni ad antichi guerrieri giapponesi...)

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    4. Ninja! Non ci avevo mai pensato ma è più che logico quello che dici. E grazie per avermi strappato una risata all'inizio di questa grigia giornata di lavoro.

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  19. Conosciuto a militare mentre stavo imboscatissimo nei meandri dell'Ufficio O. A. ( onestamente non ricordo per cosa stava ) al Comando del III Corpo d'Armata a Milano. Ce lo portò lì un colonnello per farcelo vedere, giuro, del tipo "Giovani, guardate chi vi porto!" in occasione del fatto che l'avevano spedito lì dalla caserma Teulè ( credo ) dove stava di istanza per portare un documento al suddetto graduato. Insomma, una cosa così, fatta per farci un favore. A noi. Che del Jova ai tempi non ce ne fregava un fava gigante. Eravano tutti e 4 sul genere Queen, Pink Floyd, Jefferson Airplane e Eagles. E che se pure fossimo stati suoi fan, giusto per non dare soddisfazione al colonnello non ce lo saremmo filati manco di striscio. Così lui ce lo porta lì tutto fiero e tronfio, 'sto povero Lorenzo imbarazzato dal fatto di essere stato trasformato nel trofeo personale del Col, e noi alla fine quello che abbiamo visto era un tizio della nostra età che a onor del vero non se la tirava neanche un po'. Abbiamo scambiato due parole di rito, l'abbiamo salutato e via così. Esce, e dopo due secondi rientra il colonnello che ci fa l'occhiolino e ci dice "Oh, avete visto chi vi ho portato, eh?". E noi "Oh! Caspita!" a cui abbiamo fatto seguire un sommesso "Ma va a dà via 'l cù!" dopo che se ne era andato. Madò, quanti anni son passati...

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  20. All epoca appartenevo all ala più oltranzista dell Heavy Metal e ricordo un concerto dei milanesi Royal Air Force qui a Firenze che aprivano per i Manowar.
    Il gruppo milanese fu accolto malissimo dal pubblico che dopo un pò di offese voltò le spalle al palco.
    Quei ragazzi fecero il possibile ma la loro esibizione durò poco.
    Tutto questo perchè tre componenti del gruppo fecero una apparizione in Tv suonando per Jovanotti....forse proprio per "la mia moto" ma non ricordo bene....già sul momento mi parve una situazione surreale e dopo tutti questi anni il ricordo mi provoca un pò di tristezza. Ovviamente negli anni mi sono ricreduto su Lorenzo, nonostante non abbia mai comprato un suo album. Giorgio

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  21. Beh, dopo "sei come la mia moto" potrebbe starci bene il capolavoro della musica italiana "son mato par la mona". Se solo ci fosse un video ufficiale...

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  22. Quanto mi piacerebbe poter dire che Jovanotti non mi è mai piaciuto... in realtà all'epoca dall'alto dei miei 7 anni mi piaceva (sia lui che Francescone Salvi), ed ho un ricordo piuttosto vivido della canzone e del video.

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  23. Già Salvi...
    ricordo che all'epoca nella mia cumpa si cantava molto di piu'
    "C'E' DA SPOSTARE UNA MACCHINA!!!"
    piuttosto che i vari "gimme faiv" o "sei come la mia moto"
    mitico Salvi :D

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  24. In tema "sanremese" ricordo distintamente che a 10/11 anni ero lì che aspettavo di vedere il Jova con "Vasco"..va detto che poi l'album successivo, Lorenzo 92, era gran bello.
    Mi ritrovo MOLTISSIMO nel fatto che adesso, da padre, guardo con dubbio i vari Salmo, Calcutta e compagnia che conosce mio figlio, ma se ripenso a cosa ascoltassi io all'epoca..

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  25. È per queste perle che ti si ama!!! Grande gio..., Doc!!!

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