La storia di Doom 2099, Ghost Rider 2099, Hulk 2099 e di tutto il resto del Marvel Universe del futuro

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La volta scorsa abbiamo raccontato come da un vecchio progetto mai nato di Stan Lee e John Byrne sia saltato fuori il Marvel Universe del 2099, e ci siamo concentrati sulle origini del suo figlio più fortunato, Spider-Man 2099. Ma l'Uomo-Ragno del 2099 scritto da Peter David e illustrato da Leonardi e Williamson (il cui primo numero è stata una delle quattro testate più vendute in assoluto negli USA nel 1992) era solo la punta di diamante di una serie di nuovi eroi... e villain. Ecco la storia di come sono nati Doom 2099, Hulk 2099, Ravage 2099 e poi via via tutto il resto della linea, dagli X-Men a Ghost Rider 2099. E di come tutto è finito, certo [...]


Presentata ufficialmente solo un mese prima del lancio, sulle pagine del magazine Marvel Age 117, la linea Marvel 2099 si compone inizialmente di quattro testate: Spider-Man 2099, Doom 2099, Ravage 2099 e Punisher 2099

Ravage è quanto resta dell'idea originale di Stan Lee, e quindi è un personaggio nuovo; Spider-Man e Punisher sono scelte abbastanza scontate, perché si tratta rispettivamente del portabandiera della casa editrice e di uno dei personaggi di maggior successo di inizio anni 90. Quanto a Doom, beh, l'idea è di Ralph Macchio (l'editor, non quella che si mena coi tipi del Cobra Kai). Ed è tanto bizzarra quanto irrifiutabile.

Doom 2099
Prove di look per Doom. In basso al centro, la proposta di John Romita (inchiostrato da Steve Geiger), a destra una versione di Pat Broderick troppo elaborata per riprodurla poi pagina per pagina.


UN NUOVO DESTINO

"Perché non usiamo un cattivo, come il Dottor Destino?", la butta lì Macchio, durante una riunione redazionale. "E come potevamo resistere a una proposta del genere?" racconta sulle pagine di quel numero di Marvel Age l'editor della linea 2099, Joey Cavalieri.

Proprio Doom 2099 diventerà una delle testate più amate di tutta l'etichetta, essenzialmente l'unica a lasciar traccia, quasi trent'anni dopo, insieme a Spider-Man 2099 e al Ghost Rider cyberpunk. 

Giocata da principio soprattutto sul mistero dell'identità del protagonista (è il vero Destino, quello? E se sì, che ci fa ancora in circolazione?), Doom 2099 viene disegnata da Pat Broderick, reduce da Alpha Flight, e scritta per due anni da John Francis Moore, sceneggiatore poco noto ai tempi, che viene dal mondo della TV (la serie The Flash). 

Doom 2099

L'ultimo ciclo di storie è invece (per buona parte. Anche lui andrà via, per poi tornare per gli ultimi due albi) un capolavoro uscito dalla macchina da scrivere di Warren Ellis, soprattutto per la saga One Nation Under Doom, nella quale Destino prende il controllo degli USA. Perché ok le megacorporation potentissime, le zaibatsu alla Gibson, e quello che vuoi. Ma quando arriva Destino, gli altri muti. 

Non tutti lo sanno, ma quella saga rischia di diventare a un certo punto un videogame, Marvel 2099: One Nation Under Doom della Mindscape, annunciato nel '96 per PC e PlayStation. Ma la sofware house entra in crisi, è costretta a licenziare parte del personale e non se ne fa più niente. 

Doom resta una colonna portante di tutta la prima vita editoriale del 2099, fino alla fine. La sua testata personale chiude dopo tre anni e 44 numeri, nell'agosto del '96. Le storie di Doom 2099 sono state spalmate in Italia, da Star Comics prima e Marvel Italia poi, su varie testate: Marvel 2099 Speciale, L'Uomo-Ragno 2099, X-Men 2099, 2099 AD... Qualche anno fa, Panini ha ristampato il ciclo di Warren Ellis nei due volumi "Destino 2099 di Warren Ellis". Meritano, decisamente.

Punisher Punitore 2099

UNO PSICOPATICO DALL'ANIMO INGLESE

Non è un caso che nei bozzetti preparatori come quelli qui sopra (tratti dal 2099 Sketchbook), venga ripetuto ogni due per tre che Jake Gallows, il Punitore del 2099, è un pazzo maniaco. Cioè, ancora più pazzo di quello del presente, e decisamente più maniaco. Scelta naturale per scriverne le storie è quindi Pat Mills. Inglese, co-creatore della rivista 2000 AD e almeno in parte, in qualità di editor, del Giudice Dredd di Wagner ed Ezquerra, Mills ha già creato per la linea Epic della Marvel l'esageratissimo Marshal Law (1987).

Punisher 2099 dovrebbe rappresentare una versione calata nel Marvel Universe del futuro, e quindi più pettinata e decisamente più abbottonata, di Marshal Law. Ma ovviamente è impossibile, e ne esce fuori una testata fiacchissima. Cavalieri sprona Mills (affiancato ai testi dall'amico Tony Skinner) a spingere sul fronte tecnologico, mostrando l'animo più hi-tech di un mondo ambientato tra 107 anni.

Ma l'unica cosa che merita dell'albo sono probabilmente le matite di Tom Morgan (come dimenticare il suo What If? su Wolverine signore dei vampiri, pubblicato su Star Magazine 18?), che lascia peraltro dopo una ventina di numeri, soppiantato da Simon Coleby. Provate a indovinare... Esatto, un altro amico di Mills che veniva da 2000 AD. 

Jake Gallows fa a tempo a prender parte al crossover del 2099, "Fall of the Hammer", e a far debuttare una sua controparte femminile (Vendetta), prima di tirar giù la saracinesca nel '95, dopo 34 uscite.

Ravage 2099
Poteva andare peggio. Avrebbe potuto avere i baffi.

RAVAGE, L'EROE SPAZZATURA

Il problema principale di Ravage 2099 era che per quanto collaborativo si mostrasse il vecchio Stan, tutti, a cominciare dall'editor Cavalieri, avevano nei suoi confronti un tale timore reverenziale da non riuscire a metter becco nelle sue proposte. Quando hai davanti Stan Lee, l'uomo che ha creato tutto il Marvel Universe, come fai? Che gli dici?

Paul-Philip Ravage è un tipo pacifico che lavora per la ECO, sussidiaria della malvagia Alchemax, e si occupa di dare la caccia a inquinatori e nemici dell'igiene che si annidano dove sta solo lo sporco impossibile. Ovviamente il suo ficcare il naso fa sì che lo incastrino per un omicidio che non ha commesso. Datosi alla fuga, Ravage diventa un vigilante, coprendosi di cose che trova nell'immondizia. Un ecologista da pattumiera, letteralmente. 

Disegnato da Paul Ryan, noto soprattutto per le sue storie dei Fantastici Quattro, Ravage 2099 arranca per una manciata di numeri, senza andare essenzialmente da nessuna parte. Il fatto che sia un personaggio nuovo e non l'evoluzione di un character Marvel tradizionale, e soprattutto il tasso di WTF di una storia che di futuristico non ha niente, chiedono una vigorosa sterzata al progetto. Dell'ottavo numero, Stan Lee scrive soltanto il soggetto, lasciando la sceneggiatura a Mills e Skinner di Punisher 2099, che prendono le redini della testata con l'albo successivo. Nel numero 10, Ravage viene trasformato dalle radiazioni in un mostro con un sacco di corna in faccia. 

Di uscite, Ravage 2099 ne colleziona in tutto 33, fino all'agosto '95. Partito bene, grazie al nome del Sorridente e alla curiosità per un suo nuovo personaggio, Ravage diventa presto il fanalino di coda delle testate del 2099. Come sia riuscito a durare così tanto, non lo sai.

X-Men 2099

GIORNI DI UN FUTURO PASSABILE

Ma torniamo a tempi più felici, all'inizio dell'avventura per l'imprint 2099, quando i lettori erano scimmiatissimi, tutto sembrava andare per il meglio e i mulini erano bianchi. E siccome sono gli anni in cui Marvel è sinonimo di mutanti, pensare a degli X-Men del futuro per espandere la linea è un passaggio scontato. Il problema è che gli X-Men tradizionali hanno già la loro bella fetta di futuri distopici, giorni di un futuro passato, mazurche con le sentinelle. 

Si pensa allora di creare un team completamente nuovo, che punti ancor più sul concetto di sfruttamento di una fetta di umanità che, per via dei suoi poteri, nel cinico mondo del 2099 governato dalle corporation viene ridotta sostanzialmente in schiavitù. Scritta da John Francis Moore per tutti i suoi numeri, caso raro nella storia delle testate del 2099, X-Men 2099 debutta nell'ottobre del '93 e termina la sua corsa dopo 35 numeri e due speciali, nel '96.

X-Men 2099

A disegnarne buona parte è Ron Lim (da principio inchiostrato da Adam Kubert), l'amico dei surfisti d'argento, e il team composto da Bloodhawk, Desert Ghost, Meanstreak, Serpentina e compagni da principio fa breccia. Per il primo anno e mezzo le vendite vanno benone, X-Men 2099 contende a Spider-Man 2099 il primato delle vendite dell'etichetta, ne viene realizzata una linea di pupazzetti e messo in cantiere uno spin-off, X-Nation 2099, di Tom Peyer e Humberto Ramos. Che però dura solo sei numeri, la seconda metà dei quali affidati a un altro team creativo. Perché siamo nel '96, il Marvel Universe del 2099 sta crollando, ed è interessato da un esodo totale dei suoi autori.

Hulk 2099

VENO... HULK 2099  

Le avvisaglie del crollo partono nel '94. Dopo la sbornia iniziale dei primi due anni, l'entusiasmo per il futuro ufficiale Marvel va svanendo. Cavalieri cerca di prendere dei provvedimenti, contravvenendo a uno dei principi base del 2099. Quel senso di solitudine, di ognuno per sé che accompagnava i suoi eroi. Si mette in piedi il primo crossover, il citato Fall of the Hammer legato a quella faccenda degli asgardiani, per cercare di sfruttare il traino delle testate che vanno meglio, come Spider-Man 2099. Non funziona, ma si ribadisce il concetto che questi tipi in costume possano interagire tra loro, come avviene per i personaggi del Marvel Universe classico.

Un concetto rafforzato l'anno dopo dall'aggiunta, al titolo delle varie testate, del suffisso A.D., cioè After Doom: il 2099 Dopo (esser finito nelle mani di) Destino.

Si pensa inoltre a nuovi eroi che possano soppiantare quelli più zoppicanti. Allo scopo viene varata una testata antologica di 64 pagine intitolata 2099 Unlimited, che affianca a nuove storie di Spider-Man 2099 un Hulk 2099. Per salvare un ragazzo, John Eisenhart finisce investito da un'arma a raggi gamma e diventa una specie di dinosauro antropomorfo con tanti peli sul collo e un linguone alla Venom (perché Venom piace, no?). 

2099 Unlimited colleziona solo 10 uscite, lo stesso numero della successiva testata personale di Hulk 2099, scritta sempre dal suo creatore, Gerard Jones e disegnata per buona parte da Malcom Davis.

Ghost Rider 2099

CYBERPUNK PER SCELTA

Ai tempi, colpito - come tutti - dalle storie di Ghost Rider 2099, che da noi era semplicemente Ghost 2099, ti sei chiesto come mai questa serie fosse così diversa dagli altri titoli del 2099. La risposta è semplice. Ghost Rider 2099 è la prima testata dell'etichetta a non avere come editor Joey Cavalieri. La Marvel decide di affidarla ad Evan Skolnik, a cui il gravoso compito finisce tra le mani quasi per caso. Bobbie Chase, editor delle testate di Ghost Rider, decide infatti di mollare questo lavoro al suo sottoposto Skolnik, il quale capisce che l'unico modo per creare un personaggio interessante è renderlo quanto più diverso possibile dal Ghost Rider del presente.

Skolnik si ferma solo quando trova la proposta giusta, quella di Len Kaminski. La storia di Kenshiro "Zero" Cochrane, a base di cyberspazio, forti(ssime) influenze anime e una dose di cyberpunk sconosciuta alle altre testate della linea. 

Il primo numero di Ghost Rider 2099 (giugno '94) è anche il primo albo Marvel a prezzo normale ad avere della CGI in copertina e una colorazione al computer all'interno. La testata è anche la prima a vantare nella pagina della posta uno spazio dedicato alla messaggeria elettronica. 

Ghost Rider 2099

Quel primo numero, inevitabilmente intitolato Burning Chrome - come il racconto di William Gibson che dà il titolo a una delle più celebri antologie cyberpunk di sempre - lo disegna uno strepitoso Chris Bachalo, sostituito dalla quarta uscita da altri artisti, come Mark Buckingham e soprattutto un efficacissimo Kyle Hotz. Kaminski resta fino alla fine (Ghost Rider #25, maggio '96) e solo sul finale la qualità enorme delle copertine, una più bella dell'altra, sbraga. Sta andando tutto a rotoli, là nel futuro, e si vede.

Ghost Rider 2099, dicevamo, resta una delle cose più belle di questa etichetta, piacevolissimo da (ri)leggere ancora oggi. Il problema è che - pare per problemi con le pellicole originali - non è stato più ristampato. L'unica cosa da fare, per chi volesse recuperarlo, è quindi ripescare i numeri della testata italiana 2099 Special che l'hanno ospitato: dal 2 al 15. Li trovate su Amazon, sulla baia o in fumetteria a un paio d'euro l'uno. Capace che con una ventina di carte o anche meno portate a casa tutto. Stramerita, razzo.

Fantastic Four 2099

UN TEMPISMO POCO FANTASTICO

Fantastic Four 2099 (gennaio 1996) propone direttamente il Quartetto originale, ma in trasferta nel 2099 dopo aver preso l'uscita sbagliata sulla statale, di ritorno dalla Zona Negativa. Ai testi c'è Karl Kesel, ai disegni torna la coppia che ha tenuto a battesimo Miguel O'Hara, Leonardi inchiostrato da Williamson. Leonardi disegna però solo il primo numero e la cover del secondo, Kesel ne scrive solo cinque (vedi sotto), la testata chiude mestamente con il numero otto. Stessa sorte, dicevamo, tocca a X-Nation 2099.

La Marvel attraversa tempi duri, come raccontavamo nella prima parte, e cerca disperatamente di tagliare costi e rami secchi. Joey Cavalieri viene licenziato, e questo spinge Peter David e Karl Kesel a mollare i loro albi per protesta. David dirà che "Joey era il cuore del 2099". Senza di lui, non aveva senso continuare. 

Non che sarebbe stato comunque possibile farlo: entro la fine dell'anno, tutte le testate vengono tagliate e soppiantate da un'unica pubblicazione, 2099: World of Tomorrow, scritta da Ben Raab e Joe Kelly. Chiude dopo sette uscite, nell'aprile del '97.

L'ultimo atto è rappresentato dall'albo singolo 2099: Manifest Destiny (marzo '98), con un'ultima sgambata degli eroi del 2099 (in compagnia del vecchio Capitan America, di Uatu l'Osservatore e di un sacco di altra gente), raccontata da Len Kaminski, Mike McKone e Mark McKenna.

Marvel 2099 2019

RITORNO A (QUE)L FUTURO

Ma non finisce davvero lì. L'idea del 2099 e l'amore per i suoi personaggi più iconici continuerà a girare e rimbalzare negli uffici Marvel. Anni dopo sarebbero nati nuovi albi speciali scritti da un certo Robert Kirkman (Marvel Knights 2099, nel 2004), avremmo assistito a varie comparsate di Spider-Man 2099 e degli altri eroi, fino all'arrivo in pianta stabile di Miguel O'Hara nel Marvel Universe tradizionale (2013) e a una serie di one-shot celebrativi nel revival 2099 dell'anno scorso

Compreso un Conan 2099, perché ormai la Marvel tende a infilare Conan il barbaro ovunque. Miguel sarebbe apparso inoltre in cartoni, videogiochi, pupazzetti e in una celebre scena post-credits in un certo film da Oscar. Ovunque pure lui.

Ma quella, come si suol dire, è un'altra storia. Il viaggio tra le proposte editoriali del fumetto anni 90, naturalmente, continua. Restate sintonizzati.


LA PRIMA PARTE: LA STORIA DI SPIDER-MAN 2099

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Commenti

  1. Caro DocMan, scusa la precisaz, ma Rick Leo ha disegnato solo il primo numero di FF2099 e ha passato la palla ad un John Buscema discreto - negli anni novanta i suoi layouts sono meglio di tanta altra roba del periodo - e poi a Matt Ryan. Il Puni2099 - a mio modesto e sindacabile parere - è invecchiato bene per quel che riguarda il ritmo: Mills & Skinner sono molto meno didascalici dei colleghi americani, persino del giovane Ellis che è lontanissimo allora da cose come Fell e Global Frequency e + lento di quanto sarà nel Motore del Mondo di Thor. Marvel Matta in quei gg di Revlon e prossimo Chapter Eleven e così abbiamo avuto una testata come Ghost Rider 2099 col Cromino ed i Fabbrica Fantasmi e tutto lo high tech ipotizzabile allora disegnata in buona parte anche dal rarefatto Ash Wood che le chine di Jim Daly rendevano ancora + graffiti mood. Un plauso oggi - al tempo non avevo apprezzato così tanto -a Moore e Lim che hanno creato personaggi originali - citando, of course, ma le note sono sette e Halloween Jack non è nemmeno il primo Joker della Marvel - apparecchiando un numero uno che riesce a mescolare i Guerrieri della Notte di Hill, JFK e Martin Luther King.

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    1. È giusto, Leonardi del secondo numero di FF 2099 ha disegnato solo la copertina. Correggo, grazie per la precisazione.

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    2. Di nulla. Son bislacco, lo so, ma il Pascual Ferry della coda di FF2099 mi piace un frappo. Peccato che i suoi Heroes for Hire su testi di Ostrander siano stati una meteora. Credo che x Cavalieri e soci il 2099 dovesse avere qualcosa anche della Vertigo ( il marchio nasce nel 1993 ) ed infatti negli zines antologici sono stati pubblicati lavori di Kyle Baker e Bob Fingerman e D'Israeli ( il Metalscream di Ellis ) etc. Lodevole, ma la Casa delle Idee si brucia sempre le penne quando cerca di volare a quota Morfeo o Constantine, come capiterà con lo Hellstorm , pur interessante, che proprio Ellis gestirà fino alla fine. In quei gg le Big Guns erano distanti anche per temi o almeno nella percezione dei lettori.

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  2. Doc, che tu sappia, il nome di Ghost Rider 2099, Kenshiro, era un omaggio voluto oppure si trattava soltanto di una fortunata coincidenza?

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    1. Non ho trovato conferme al riguardo. Ma vista la forte influenza di anime/manga come Akira, credo nell'omaggio. Il manga di Kenshiro, del resto, è arrivato negli USA nell'89 (Viz). Come tempi ci siamo.

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  3. Wowwww... Flashback ^_^

    Commento quà anche per il post di Spiderman 2099 così becco tutti i personaggi e inevitabilmente questi post retrò mi innescano una serie a raffica di ricordi che le bruschette signora mia...
    Nel 1993 mi ritrovo all'ospedale in seguito ad una cosa che lì per lì sembrava abbastanza seria (poi per fortuna...) e mia madre arriva con questi fumetti, i classici di quando stai male. Lei sapeva della mia passione e in edicola si orientava in base ai classici e al prezzo; tra questi c'era Spiderman 2099, che non pareva tanto il classico eroe Marvel, ma sulla copertina c'era scritto "L'Uomo Ragno" e tantè...
    Avevo già visto la pubblicità della linea 2099, ma averla tra le mani mi portò in un mondo ultramoderno, in linea con le tendenze futuristiche dell'epoca e maledettamente efficace, amai quelle storie e pure i personaggi.
    Su Ghost, Spiderman, Doom e Punisher non ho nulla da aggiungere a quello che è stato scritto su queste coordinate in quanto mi trovo perfettamente in linea con quanto si è già detto.
    Per il resto ricordo con piacere gli X-men, ennesimo gruppo mutante in un contesto futuribile, in realtà niente di più di quanto già detto dai vari futuri degli uomini X, ma senza dubbio buone storie;
    Poi c'era VenomHulk, nettamente inferiore e francamente di poco appiglio; Imbarazzanti i FF, di cui ricordo solo la copertina cromata che in edicola si era stropicciata tutta (acc..).
    Nota speciale per Ravage e lo pseudo-Thor 2009: il primo era una ciofeca, ok, ma lo lessi sempre con gusto perchè era un action con il sapore di quegli anni lì, primi '90, tipo un film di Steven Seagull. Invece non ho mai capito se la faccenda degli asgardiani barboni era vera...

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    1. Lo scrivo ogni volta che si parla di 2099. Hulk 2099 sarà stato una ciofeca ma la morte di Hulk 2099 è una delle mie storie preferite del 2099.
      Il presentatore disilluso chiamato a commentare la caccia e la morte in diretta di Hulk che smette di leggere il gobbo e racconta quanto il mondo sia malato mi colpi tantissimo. Le immagini della nuova polizia instaurata dal colpo di stato delle corporazioni che braccano Hulk e poi lo uccidono. Gli stessi agenti vestiti della bandiera americana che ed entrando negli studi televisivi per uccidere pure il presentatore.

      Ghost era favoloso. Un personaggio tormentato che non ha un suo posto nel mondo, spesso sopraffatto dall'ira verso la società e verso la sua condizione di non essere non più umano. Ricordo Ghost quando vede il cadavere di Zero all'obitorio, lo incenerisce perché non vuole accettare che dalla sua condizione è irreversibile.


      PS: ho comprato i due numeri su Doom, non potevo esimermi.

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    2. Grazie per il lapsus freudiano, zione (o era voluto?). Sapevo che a un vero metallaro come te non potevano sfuggire i mitici Steven Seagulls...

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  4. Diciamo che Doom 2099 è una delle xose più belle mai scritte? Diciamolo. E che Ghost 2099 era una ventata di aria fresca e rombante? E che ONUS è una idea talmente geniale da far risaltare le qualità di Destino come uomo di Stato e non di Potere? E che la Latveria del futuro è un piccolo reame di felicità, nonostante tutto? *Grosse lacrime napulitante per non avere ancora quelle serie.

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  5. X-men “Oasis“ lo avevo letto su Wiz, e a parte che faceva parte -scusate il gioco di parole- di una storia più ampia che non ero riuscito a seguire, però i disegni erano bellissimi!

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    1. Illustrata dai fratelli Hildebrand (ai tempi artefici anche di una linea di card sul Marvel Universe), mica fischi! :)

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  6. L'incredibile cosa di leggere ciò che hai scritto e rendersi conto di aver confuso DUE UNIVERSI MARVEL in UNO. Per anni ho creduto che lo New Universe ( quello con i DP7 e lo Starbrand ) e l'Universo del 2099 fossero la stessa cosa. ILLUMINANTE! ( Povero me! )

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    1. Dai, con tutti quegli universi, poteva succedere. Cuoricini, in ogni caso, per Starbrand (mi piaceva a tal punto che anni dopo ne avrei comprato sulla baia una tavola originale di JR JR).

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    2. Starbrand è stato il momento in cui JRjr ha concluso il processo di maturazione che ha reso il suo segno + grafico - iniziato con lo Spidey inchiostrato da Janson e proseguito con gli X-Men ( è già evidente nei nn con il Beyonder ed il processo di Magneto). Testata interessante anche x altri motivi: personaggio antipatico con "naso italiano" secondo gli americani ( in DC è stato ripreso perché stava x appiopparlo a Supes ) e trama da sci-fi con tanto di paradossi temporali. E' andata come è andata forse anche per la friabilità di alcuni progetti. Non ho letto le storie di Ellis e Larroca di qualche anno fa, ma sono convinto che un NU aggiornato a questi tempi di perenne connessione, pandemie cicliche ed il duello in billions tra Musk e Bezos con Marte a quattro lustri di distanza sarebbe interessante.

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  7. Comunque... Destino era eccezionale... La lotta contro Tiger Wylde nei numeri 2 e 3 dell'UR2099 Star Comics (rispettivamente "Giuramento di Sangue" e "Lo Specialista") era fantastica.

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