Love, Death + Robots: tanta morte, qualche robot, poco amore (la recensione senza spoiler)

Love Death Robots Netflix recensione

Ti aspettavi tanto da Love, Death & Robots, raccolta antologica di Netlix di 18 cortometraggi animati dagli stili più diversi, approdata su retepellicole venerdì scorso. 18 brevi storie di fantascienza, cyberpunk, robot, sesso e morte, in molti casi belle da vedere, in alcuni non prive di stile. Ma quasi nessuna scritta come si deve [...]


Il che è piuttosto bizzarro. Perché a guardare i nomi che stanno dietro a quelle storie, non lo penseresti affatto.

Tutto nasce, una dozzina di anni fa, dalla voglia di David Fincher e Tim Miller (in seguito regista del primo Deadpool) di realizzare una nuova trasposizione animata del magazine Heavy Metal. Il progetto ha assunto quindi un altro nome, perché i diritti della rivista di Kevin Eastman erano occupati, ma ha conservato grosso modo la sua natura. Anche se nessuno sembrava interessato a finanziare una roba del genere.

Nessuno tranne Netflix.

Le 18 storie di questa prima stagione di Love, Death & Robots orbitano quasi tutte attorno ai 10 minuti di durata, e sono tratte in gran parte da racconti brevi di autori famosi della fantascienza o del fantastico. Peter F. Hamilton (L'alba della notte), John Scalzi (Uomini in rosso / Redshirts), Joe R. Lansdale, Alastair Reynolds (il Ciclo della Rivelazione). Hai detto fischietti.


Risultato ne è un frullatone non solo stilistico, visto che i corti sono stati realizzati da una dozzina di studi d'animazione diversi, ma anche e soprattutto di contenuti. I robot e la robotica rappresentano un filo conduttore alla fine molto vago, in storie che tirano in ballo vampiri, licantropi, demoni, mostri alieni e qualsiasi tipo di antagonista da racconto breve classico.
E il primo problema di Love, Death & Robots è proprio questo.

Abituati come siamo a serie di nuova generazione che trasudano follia e creatività (qui non devi necessariamente citare Rick and Morty, ma sì, Rick and Morty), è lecito aspettarsi qualcosa di un pelo più coraggioso in una serie VM18, al di là di un po' di amplessi simulati e di montagne di corpi sventrati o teste mozzate.


Molte delle storie di questa prima stagione puzzano invece di vecchio lontano un parsec. La dimensione incubo travestita da sogno, i dog soldiers alla Neil Marshall, il cacchio di mini-popolo che progredisce in un battito di ciglia. Quello di Lisa Simpson in La paura fa novanta VII, di ventitre anni fa.

A sua volta ispirato a un celebre episodio di Ai confini della realtà, The Little People. Del 1962. Fa mezzo secolo e spicci.

E ok, originalità poca. Ma se ne poteva comunque cavare una serie molto piacevole, soprattutto quando gli spunti sono interessanti. Il secondo problema di Love, Death & Robots, però, è che quasi tutte le puntate sono sceneggiate in modo pessimo. Con delle chiusure talmente brusche e maldestre da non generare il minimo pathos.

Le storie di fantascienza di questo tipo devono essere bastarde e spiazzare lo spettatore, siamo tutti d'accordo.  
Non c'è neanche bisogno di tirare in ballo Black Mirror, perché Ai confini della realtà, appunto, lasciava bocche amarissime dal 1959. Ma se ti costruisci male il finale, lo butti lì come capita e paracaduti dopo un secondo chi guarda in un'altra puntata - all'incirca quello che avviene quando inizi a guardare una puntata di Love, Death & Robots e ti lasci trascinare nel binge watching dalla piattaforma - sbagli clamorosamente modi e tempi.

Non è un problema di durata - si possono realizzare corti fantastici e memorabili anche con molto meno tempo a disposizione - ma proprio di struttura. Di grammatica narrativa, se vogliamo fare i colti. O di finali a membro di setter, se non lo vogliamo. 

Ti sei ritrovato a ripeterti, finale dopo finale, lo stesso, identico, spaesato Mah, insomma, anche dopo corti che partivano da una bella idea ("When The Yogurt Took Over", "Secret War", "Zima Blue"), perché essenzialmente quella idea non stata sfruttata al meglio. O era stata gestita male del tutto.

Leggi che quasi tutto è stato sceneggiato da Philip Gelatt: lo avevi apprezzato come autore del discreto Europa Report, anni fa. Ora non hai esattamente voglia di aprirgli un fan club.


Sì, visivamente c'è tanta roba interessante. E l'episodio sulla pilota di navette militari ("Lucky 13". ROTFL per chi ha tradotto il titolo in italiano tirando a indovinare) è tecnicamente pazzesco, visto che dietro ci sono quei mostri di Sony Pictures Imageworks.

Ma alla fine ti sono piaciuti davvero, nel complesso e non solo per un singolo elemento, solo alcuni episodi. Quello su Hitler, quello sui campagnoli coi mech ("Suits"), forse quello sui mostri da arena ("Sonnie's Edge") e quello già citato dell'Armata Rossa alle prese con i suoi demoni, personali e non ("Secret War").

Tre, massimo quattro su 18. Pochini.


Love, Death & Robots merita comunque un'occhiata, IYO, perché a) si sciroppa tutto in poche ore, b) qualcosa di buono, appunto, c'è, c) è abbastanza eterogeneo ed è bello di per sé che qualcosa del genere esista, e ne vorresti vedere a prescindere ancora, d) a furia di ripetere "Ok, già visto" ci si sente fighi.

Quanto diavolo manca al mondo Satoshi Kon. Quanto.

30 

Commenti

  1. yessa! A me non è dispaiciuta. Nonostante i cliché ho visto spunti interessanti per alcuni episodi*. In effetti, ora che lo fai notare, la "chiusura brusca" può essere una nota negativa presente.
    *motivo di discussione: quanto la "ignoranza" avvantaggia negli apprezzamenti? :P
    Per uno come me che ha visto/letto probabilmente meno del 3% di quello che conosce il Doc (o altri appassionati) molte cose risultano, se non proprio originali, perlomeno non stra-viste e quindi, forse, le digerisco con più facilità.

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  2. Il minipopolo che evolve in fretta me lo ricordo anche in un vecchio racconto di fantascienza, di cui titolo e autore però vattelapesca. Forse lo lessi in una raccolta a cura di Asimov (ma non credo proprio fosse di Isaac).

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  3. Io ne faccio anche una questione di durata. Cioè, per condensare una trama che abbia davvero un filo logico e non sia una demo dimostrativa di quanto sia figa la chi, ci vuole sia un'idea davvero brillante, sia uno sviluppo ben gestito, come dici tu. Non amo particolarmente i cortometraggi proprio per questo, ormai siamo abituati a narrazioni ricche di dettagli, che danno il tempo di metabolizzare il plot. Però comunque non è che mi abbia fatto schifo, l'ho vista con piacere, ma non mi ha lasciato nulla.

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  4. me ne mancano ancora qualcuno ma devo dire che si lasciano vedere, forse perche' non sapevo di tutta la trafila che c'era dietro (nientepopodmeno che un nuovo heavy metal!) e quindi le aspettative non erano altissime e percui me le sono godute tranquillamente.
    comunque quando finisco la visione tirero' un po' piu' le somme...

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  5. ho visto i primi due episodi e me ne sono innamorato, infatti ho deciso di guardarmene solo un paiod i puntate alla volta per farmelo durare il più possibile...vero per chi (come me) mastica fantascienza da anni non vedrà molta originalità, ma è stata cmq una buona visione (ovviamente parlo di solo i primi due episodi, rimando il giudizio finale a serie finita)

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  6. preferiti in ordine di uscita: tre robots, il dominio dello yogurt e alternative storiche...bei pensieri anche per la testimone, praticamente uno spider-verse rated R...meno convinto da un pò tutti quelli che sembravano i video intro di giochi tipo guerra che vuoi solo skippare forte...

    comunque si, spero in una seconda stagione, che continui alcuni corti e introduca altri...comunque aria fresca...

    p.s.

    ricordo quando fincher e miller volevano fare una trasposizione di quel capolavoro di the goon di powell...se non erro fecero anche lì dei corti e una raccolta fondi kickstarter...ma mi pare che andò male...
    come operazione, oltre ai citati animatrix e halo legends, ricorda gli ABC of death anche...

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  7. Ma dai.. L'episodio scritto da Lansdale quale sarebbe?

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    1. Quello della discarica. Tratto, appunto, dal racconto "The Dump" di JRL.

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  8. Devo dire che io sono di parte, se c'è mezza roba che vola in giro (dalla tazzina del dott Rao in poi) a me piace a prescindere. Qualcosa di interessante c'è, ho riso molto con Three Robots e visivamente ho trovato bello Good Hunting. Credo che farò una ulteriore visione con più calma per godere alcuni passaggi che mi sono piaciuti. Adesso vado a fissare molto male tutti i gatti del vicinato...

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  9. Ho visto che era uscita e mi ero domandato che cosa fosse.

    Considerazione OT che poi c'entra con l'oggetto della discussione:
    settimana scorsa ho visto che su Amazon-Video "Si Muore Tutti Democristiani", il film del Terzo Segreto di Satira, e diciamo subito che non è un gran film. La scena più bella del film è sul tubo ed è quella da Commercialista, la chiosa finale è da in piedi sul divano se fate il mio stesso lavoro.
    Ricollegandomi al discorso il film [SPOILER] non ha un happy ending e questo rivaluta quasi tutto il film. Le storie che finisco male, spesso sono le migliori perché sono per prima cosa coraggiose e non strizzano l'occhio al lettore/spettatore... se perso al finale di Venus War vorrei menare a sprangate l'autore e quando mi sono sfogato fargli i complimenti tanto per dire quanto mi ha preso. Il finale è qualcosa di importante e far vedere che tutto va al suo posto è rassicurante ma non sempre efficace come rappresentare il mondo che va a quel tal paese, chi ha letto Modello 2 di Dick ha presente di cosa sto parlando, soprattutto se si ricorda della considerazione finale fatta dal protagonista.

    Magari lo recupero, quando ho tempo.

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  10. mi sta piacendo, ne ho visto un terzo. concordo sul fatto che si potevano chiudere meglio, spesso e volentieri azzardo il finale e lo indovino. Doc domanda sempre in tema di circolino telefilm, Sons Of Anarchy l'hai visto?

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  11. Mah, non sono granché d'accordo onestamente: io l'ho apprezzata proprio perché ha sempre evitato lo spiazzamento gratuito, alla black mirror, che è poi il motivo per cui black mirror mi ha rotto le palle già arrivato alla seconda stagione.

    Anziché tentare sempre di impressionare sempre e comunque lo spettatore col colpo di scena finale che 9 volte su 10 é solo shock value a buon mercato, si concede la libertà di spaziare nei toni e nei contesti, di raccontare quello che vuole raccontare.

    Le storie sono quasi tutte vecchie come il cucco, d'accordo, chi ha letto anche poca fantascienza classica molto spesso capisce subito dove vanno a parare. Ma tutto sommato importa poco, a fronte di un comparto grafico così bello e così vario (giusto quella di hitler é veramente cretina in modo irredimibile).

    Non so se una operazione del genere abbia abbastanza ossigeno per una seconda stagione, ma sicuramente l'ho gradita molto: fa poco ma quel che fa lo fa bene, e per questo la preferisco probabilmente non solo a quel minestrone di technopessimismo fine a se stesso di black mirror, ma anche a serie che promettono tanto e concludono poco come lo é stata per esempio maniac.

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  12. Oooh, finalmente qualcuno cge la pebsa come me! Ero momol curioso di conoscere la tua opinione perché in giro non sentivo altro che lodi sperticate, quando a me il tutto è sembrato interessante ma non certamente fino al punto da gridare al capolavoro. Intendiamoci, cento volte meglio LD+R di altra roba che si vede in giro, ma da qui a paragonarla a Twilight Zone... tra parentesi: io farei vedere le puntate di Ai confini della realtà a nastro a tutti quelli che pensano che per fare della buona SF servano i milioni, ne rivedo le puntate a intervalli regolari e ce ne sono alcune che ancora oggi mi fanno effetto come 30 anni fa!

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    1. Minc*a quanto ho slatato nella prima riga :-D

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    2. Vero, sivedono tutti gli episodi in un amne, bastan poche ore e van giù comel'acqua fresca. Però il fatto del binge warching, a questo tipo di show, non credo faccia bene: si tende a subire unaoverdse di immagini, che alla fine vanni tutte insieme in un calderone. Occorre, quindi, ritornare sui propri passi da spettatore, e magari rivedere. se ci si ferma a far mente locale,q uelli che sembravano episodi riusciti, non reggono alla seconda visione, e viceversa; o magari no, ma si apprezza meglio con la lentezza, visto che la velocità già ce la mette di suo. Per inciso, l'episodio stravecchio della civiltà nel frigo mi ha ricordato un racconto - non ricordo di chi - dove la civiltà si sviluppava... nelle incavo di due dita della mano del tizio narratore! (con bel colpo di scena finale).

      Ho gradito molto, per motivi tra loro tutti diversi: IL VANTAGGIO DI SONNIE, TRE ROBOT, TUTE MECCANIZZATE, BUONA CACCIA, LA DISCARICA, LA NOTTE DEI PESCI.

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  13. Sono sulla stessa lunghezza d'onda del post. A guardare il livello tecnico realizzativo generale, il prodotto è forse una delle cose più accattivanti di netflix ultimamente e questo la dice lunga sul livello generale.
    Mi piace pure l'idea della serie di cortometraggi, anche se la preferisco applicata agli horror, però poi ti rendi conto che tutto ciò veicola il vuoto assoluto.
    Siamo sempre lì con le netfliccsate che tengono la gente incollata allo schermo con le zozzerie (sempre con le z sonore e la o aperta, ovviamente) o altre cose di tendenza perché non c'è molto altro da guardare. Lo guardi e ti chiedi "e allora?" Non c'è suspance, non c'è sorpresa. Non c'è un. Non c'è. Non. -.
    E vabbè, sono i filmetti a un tanto al chilo di netsola. E vabbè un ka, che non è mica gratis.

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  14. Aspettavo il tuo parere, Doc.
    Ho visto il trailer e mi aveva incuriosito. Gli daro' comunque un'occhiata.

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  15. Doc, riassuntone della serie Netflix di Barbie è chiedere troppo?

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  16. Doc, io non commento veramente mai (in generale dico, non solo qui) ma stavolta sento di dover scambiare una reciproca pacca virtuale sulla spalla.

    Quanto condivido l'ultima frase del post. Quanto.

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  17. Trovati generalmente fiacchi, visti tutti in maratona forse stancano troppo.
    Mi sono piaciuti per motivi prettamente di resa grafica il primo coi mostroni e la testimone che visivamente é pazzesco.
    A livello di trama mi hanno intrigato la donna volpe e zima blue, che mi hanno ricordato molto i cari vecchi fumetti eura (skorpio o lanciostory) e che forse sono i meno scontati.
    Il resto fuffa, ai russi sono arrivato arcsistufo ;)

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  18. Peccato davvero. Molte buone se non ottime idee con una realizzazione grafica
    Potente ma dai tempi di sceneggiatura completamente a membro di segugio. Visti i primi 4 ed il mio preferito è 3 robots . Vediamo alla fine cosa ne resta .

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  19. Mi unisco alla schiera a cui è piaciuto particolarmente tre robot, però è alla fine di Buona Caccia che mi sono ritrovato a dire "di questo vorrei una serie"

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  20. Penso che un'occhiata ce la darò comunque visto che l'idea alla base mi piace.
    Non sono un binge-watcher, quindi un episodio o 2 al giorno da 10 minuti l'uno potrebbe essere un passatempo piacevole, anche considerando il fatto che -a quanto ho capito- non sono propriamente brutti.

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  21. Gli episodi visivamente spesso sono splendidi, ma il tempo ridotto e la necessità di un finale a effetto li rendono un po' scontati. Sembra di leggere quei raccontini degli esordienti, tirati via verso il botto finale... Peccato, resta un esperimento piacevole, ma ad aver dato più libertà di struttura agli autori (in un progetto che in teoria voleva garantire la creatività dei team) i risultati potevano essere altri. Invece nel condensare tutto in 10 minuti, anche gente in gamba non ha trovato il ritmo (salvo forse pochissime eccezioni).

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  22. Primo commento dopo anni di lurking. Cosa ho notato: gli effetti sonori di inizio episodio ricordano Black Mirror. Tutta la serie mi ha ricordato tante di quelle raccolte di racconti di fantascienza lette da ragazzo (antologie curate da Asimov, per esempio, e cose così). Condivido il fastidio per alcuni finali buttati via (sbaglio o nell'ultimo episodio in almeno 3 occasioni c'è lo stacco di nero che fa pensare 'oddio finisce così, e invece no?) Non un capolavoro, ma una bella boccata d'aria sì.

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  23. Pienamente d'accordo. Realizzazione tecniche bellissime ma storie che mi lasciano un senso di già visto. Preferito Zima blue.

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  24. Ho trovato la serie interessante, alla fine tendo sempre ad apprezzare le "variazioni sul tema", per quanto il tema in questione possa essere iper-abusato. Gli episodi a tema "guerra" sembrano effettivamente le cutscene di un videogioco e sono francamente quelli che ho trovato maggiormente dimenticabili. Alla pari di johngrady ho avuto anch'io qualche epifania relativa ai volumi di racconti di fantascienza che leggevo da ragazzo (spesso il tomo era scelto in funzione dello spessore o del peso, prima che della qualità).

    Zima Blue è anche un'interessantissima riflessione sull'arte (non so se sia anche un riferimento all' "International Klein Blue"). Di "3 Robot" ho apprezzato molto l'ironia un po' sadica anch'essa tipica di certi racconti da antologia. Ecco, magari un po' di ironia in più avrebbe giovato a mio umilissimo avviso ad una serie con certo delle qualità ma anche dei difetti evidenti; come evidenziato dal Doc e dai commentatori.

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  25. Condivido le impressioni.
    Gli unici episodi che mi hanno dato un senso di completezza e che mi hanno appagato/lasciato qualcosa sono stati "Zima Blue" e "Good Hunting".
    Gli altri si dividono tra "Sí dai, carino" e "Meh".

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