Il nuovo Magnum P.I., il nuovo Suspiria e la non nuova diatriba sui remake

Magnum PI 2018
Quando si parla di remake, reboot e rilanci a vario titolo di vecchie IP, sui social si assiste alla solita levata di scudi articolata in due punti chiave: 1) ora a Hollywoo e dintorni pensano solo ai soldi, 2) hanno finito le idee e sanno solo riciclare quelle vecchie. Il che ti fa sempre sorridere e scuotere la testa, anche non in quest'ordine, perché nessuno dei due punti ha senso. Le major di Hollywoo non sono mai state delle ONLUS e il riciclo non è iniziato oggi, o ieri, o cinque anni fa. C'è sempre stato [...]
Molte delle cose che amiamo di più, tante delle nostre grandi icone nerd sono un riciclo di qualcos'altro. Reimpacchettamenti, remake autorizzati e non, ricicli di spunti precedenti. Indiana Jones, Star Wars, Scarface, Per un pugno di dollari, L'Esercito delle 12 scimmie... la lista è lunga. 
Quello che conta davvero non è quanto l'idea sia nuova in sé, se un film sia un seguito, un remake o cosa, ma il risultato. 
Meglio una serie TV nuova di zecca però di merda o il remake di Battlestar Galactica? Un film originale brutto o Rogue One? Un anime squallido che non ricorderà mai nessuno o Yamato 2199? Una pellicola fantascienza ambientata nel futuro ma senza futuro, che finisce a raschiare il fondo del barile di Netflix, o Blade Runner 2049, un seguito uscito 35 anni dopo l'originale? Bello o brutto: non ne fanno di discorsi più semplici di così, alla fine.

È chiaro che puntare su un nome forte e amato serve ad ammortizzare i rischi. A richiamare l'attenzione della fanbase. Ma di per sé questo non garantisce nulla. Maggiore è l'affetto dei fan per quel brand, maggiori sono i rischi di finire a terra di faccia, di beccarsi la tempestadipupù come per il Ghostbusters del 2016. Non puoi sfuggire al confronto, salvandoti con un "No, niente, questo è un'altra roba", se usi quel nome. Ancora: alla fine, quello che conta, pagato il biglietto o iniziata la visione in TV del nuovo con un vecchio nome incollato addosso, è il risultato. Se è buono, della genesi non frega più niente a nessuno. 
Il Suspiria di Luca Guadagnino, in uscita a novembre.

Questo vuol dire che va bene qualsiasi cosa? Che ogni seguito, remake, recoso può avere un senso a prescindere? Che qualsiasi cosa meriti di esistere e un'apertura di credito e un minimo di fiducia? Dovrebbe essere così. C'è poi il fattore soggettivo che entra in gioco, e rende - per forza - molto più difficile generalizzare il discorso. C'è chi, metti, a un remake/reboot di un certo brand non è interessato, per ragioni affettive. Non vuole saperne nulla, semplicemente. La sua è una scelta condannabile? No. È entertainment, ognuno può fare il cavolo che gli pare, decidere cosa vedere e cosa non vedere, ci mancherebbe altro. E se poi ne verrà fuori qualcosa di grandioso e, in quanto fondamentalista, non verrà convinto neanche dal passaparola a dargli una chance? Se lo perderà e cazzi suoi. Ma oh, ognuno si gestisce il tempo libero come crede.
Oppure a non interessare potrebbe essere l'approccio. Che da un trailer lungo 4 minuti lo intuisci eccome, come nel caso del nuovo Magnum P.I., al debutto tra qualche settimana. C'è scritto "Dai produttori di Fast & Furious" e quello sembra, un Fast & Furious alle Hawaii con le Ferrari, gli alani e i testacoda pistolettati. C'è chi, davanti a questo trailer, può legittimamente dire Non è il mio Magnum P.I., non ha i baffi, non vedo abbastanza camicie hawaiane, Higgins è una donna, è troppo tamarro, non ne voglio sapere niente. C'è chi può altrettanto legittimamente dire Ma no, magari lo guardo, metti che è divertente. C'è chi Magnum P.I. non l'ha mai visto e non gliene frega nulla. Tutto lecito. Basta non cacciare fuori, con tono super-naive, la storia dei produttori che vogliono fare solo soldi o che si riciclano ormai solo vecchie idee. Parlando del remake di una serie TV che era nata per riciclare location, set e materiali di scena usati per 12 anni da Hawaii Squadra Cinque Zero.

A volte credi che il punto sia l'Orizzonte degli Eventi dei ricordi di ognuno. Il punto in cui 
la percezione di tutto viene piegata dai ricordi personali e dall'intimo convincimento di ciascuno di essere speciale e di far parte della migliore generazione degli ultimi 2.500 anni. 
I telefilm erano migliori, i cartoni erano migliori, i film erano migliori. E punto. E se vi state dicendo Ma per me ERA così!, fermatevi un attimo a rifletterci su. Magari in parte, in qualche campo, è pure vero; magari no. Di sicuro non su tutta la linea. È solo che è la beata gioventù che se n'è andata a farvi credere il contrario.

Non ami le semplificazioni perché è a questo che portano. Agli albori di questo blog, il feud con un gruppo di fan di Big Jim (sic) portò a discussioni deliranti in cui un paio di tipi sostenevano che gli anni 70 erano stati il decennio più felice e luminoso e allegro della storia dell'umanità. Per loro che erano ragazzini con i giocattoli nuovi, forse. Per gli adulti che vivevano gli anni di piombo, la guerra fredda, l'austerity e tutto il resto, vestiti perdipiù di temibile sintetico, magari un po' meno. E allora i feticci della propria infanzia diventano idoli sacri intoccabili. Un approccio nostalgico di cui molti nerd hanno fatto religione di vita, e che ti ha sempre messo tristezza. La rilettura ironica e dissacrante al passato, a queste coordinate, nasce anche da un rifiuto del Ricordi com'era tutto bellissimo mammamia che in quegli anni, la metà del decennio scorso, imperava già sull'Internet. Trasformandoci in una versione juniores degli spettatori anziani di Una rotonda sul mare di Rete 4.
Streets of Rage 4: un nuovo Streets of Rage, 24 anni dopo. Il mercato dei videogiochi è tutto un seguito/remake. Ma lì si è forse - proprio per questo - più abituati a lamentarsi solo per il risultato. Storie per GTA V? Poche.  

Non siamo speciali più di chi è venuto prima o dopo, e un minimo di onestà intellettuale dovrebbe ricordarci che in mezzo a decine e decine di produzioni memorabili nel nostro decennio di riferimento infantile, quale che sia, c'erano centinaia di cagate. Che per ogni cartone grandioso ce n'erano due o tre o cinque inguardabili anche allora, figurati adesso. Che se in alcuni campi ogni paragone è sbilanciatissimo verso il passato è magari anche perché quei campi sono cambiati: 
paragonare i cartoni per ragazzi di oggi, innocue e noiosissime robe americane per bambini di tre anni, con quello che si guardava in TV trent'anni fa, in gran parte anime pensati in patria per un pubblico di bambini più grandi, quando non di adolescenti, non ha molto senso. 
È, appunto, diverso tutto il contorno. Eppure i Ma che Dora l'Esploratrice, io mi guardavo l'Uomo Tigre!, sui social, vanno via come il pane dei Promessi Sposi. 

E allora, con la stessa onestà intellettuale, possiamo dirci serenamente che questo o quello ci interessa, ci piace, ci fa schifo. Perché è fatto bene, male, rispetta o ha perso per strada il senso dell'originale. Ma guardando al risultato, bello/brutto, non semplicemente al nome che porta. Ché non hai mai sentito nessuno lamentarsi perché Mad Max Fury Road era un finto sequel/reboot/non si sa di una saga ferma da decenni e spinta a reinventarsi a ogni capitolo per ragioni di produzione e botteghino. 
93 

Commenti

  1. Ci ho riflettuto più volte, il "ai miei tempi" faceva già tristezza da giovine quando qualche adulto lo tirava fuori, oggi più che mai quando lo sento da un coetaneo. La musica, i giochi, serie TV, anime, basta solo fermarsi a pensare quanto l'infanzia e il tempo passato abbiano alterato un giudizio che, dopo 20-30 anni non può essere lo stesso. Ah poi ci sono le emozioni.. eh vabbé!
    Io sono comunque pro risultato per i remake, se esce bene ben venga, pur con inevitabili cambiamenti/ammodernamenti.

    RispondiElimina
  2. Come sempre 92 minuti di applausi Doc, la tua lucidità e la tua capacità di analisi sono sempre affilate.

    Il discorso è molto interessante, alla fine si riduce a quello che dici tu; le storie sono buone? Funzionano? Ben venga il reebot/sequel o quel che è.

    Da fan di Dragonball, ad esempio, ho mal digerito la saga di Dragonball Super, perché l'ennesima sequela di nuovi nemici/nuovi gradi di super sayan/nuovo torneo non mi ha stimolato, l'ho trovata una sterile ripetizione dei cliché della serie Z.

    Viceversa ho apprezzato The Lost Canvas, ed anche Shin Mazinger Z, che hanno dato una nuova lettura su serie datate.

    Io non sono un "purista" e non credo nemmeno alla teoria del "deve rispecchiare l'opera originale"; se metti nel titolo "Magnum P.I." e poi non c'è un tizio baffuto ma una bella bionda, che salta fuori esser la figlia di Thomas, non mi inc@sso o grido allo scandalo, lo guardo e vedo se la storia funziona; che poi alle volte con un marchio famoso si voglia dare una patina luccicante ad un cumulo di immondizia/riciclo è parimenti vero.

    RispondiElimina
  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. hmmm sinceramente sui videogiochi dissento, Zelda BoW e' un capolavoro, The Last of US anche, e via cosi'. Poi si se mi prendi solo il mercato dei cellulari allora hai ragione

      Elimina
    2. si intendevo solo il mercato dei cellulari, che adesso però sta diventando sempre di più il mercato dominante, purtroppo. Per il resto come avevo scritto i giochi di adesso una volta li sognavamo

      Elimina
  4. Ci ho riflettuto più volte, il "ai miei tempi" faceva già tristezza da giovine quando qualche adulto lo tirava fuori, oggi più che mai quando lo sento da un coetaneo. La musica, i giochi, serie TV, anime, basta solo fermarsi a pensare quanto l'infanzia e il tempo passato abbiano alterato un giudizio che, dopo 20-30 anni non può essere lo stesso. Ah poi ci sono le emozioni.. eh vabbé!
    Io sono comunque pro risultato per i remake, se esce bene ben venga, pur con inevitabili cambiamenti/ammodernamenti.

    RispondiElimina
  5. Aggiungo una considerazione sulla questione "ai miei tempi"
    L'evoluzione della tecnologia e l'aumento dell'offerta ci dà molta più scelta, e credo siamo diventati più critici e selettivi; per mip figlio, che ha 7 anni, è normale avere 6 canali di cartoni a tempo pieno più netflix a cui accedere, per un'offerta praticamente sterminata; noi avevamo le 2 ore di Bim Bum Bam, più qualche rete privata random, dove magari il giorno prima vedevi Daitarn ed il giorno dopo iniziava Georgie; ti pigliavi quello che c'era e te lo facevi bastare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. infatti ricordo il dramma dell'autunno 1985 in cui su bim bum bam davano cose tipo dolce katy, lovely sara e un altro paio di cartoni "per femmine" :P

      Elimina
    2. Anche qui, con tutto il bene ragazzi, ma con le tv regionali io potevo volendo fare 24 ore tra telefilm e cartoni senza problemi.

      Elimina
  6. Discorso complesso. Uno dei problemi principali dell'Internet (e dei socialcosi in misura assai più rilevante) è che vien fuori la tendenza a sparare cazzate come se si fosse tra amici ma con la sostanziale differenza che codeste cazzate vengono lette da chiunque. Se prima si era limitati dall'amico precisino (e ammetto che spesso e volentieri appartengo a tale categoria) ora invece le nostre affermazioni possono essere smontate in un nanosecondo.
    La soluzione al problema è sempre la stessa: un po' di sano buonsenso. Peccato che si dimostri sempre più difficile da trovare.

    RispondiElimina
  7. Apprezzo moltissimo questa tua analisi Doc.
    L'argomento dei remake è sempre qualcosa su cui risulta facile puntare il dito. Pur rispettando il parere di tutti , spesso mi è capitato di percepire un'atteggiamento ermetico dinanzi il concetto di remake anche rispetto esempi di ottima resa come La Cosa di Carpenter (definita un triste splatter a basso costo che non coglie nulla dell'originale).
    Buttarsi nell'impresa del remake/reboot è sempre arduo e alle volte è proprio il mercato a imporre questa tendenza che se standardizzata porta a sfornare rifacimenti mediocri di pellicole che, anche in consideraizone degli anni in cui sono uscite, hanno finito col diventare dei masterpiece o dei fenomeni di nicchia di grande successo. Mi vengono in mente Amityville del 2005, La Pantera Rosa del 2006 (con Steve Martine Kevin Cline), iIl Pianeta delle Scimmie di Tim Burton, Poltergeist del 2015 lo Psicho di Gus Van Sant. A mio modo di vedere sono pellicle che non hanno lasciato il segno ma penso anche a chi per un motivo o per l'altro non ha visto e presumibilmente non vedrà mai gli originali e allora capisco anche l ascelta di riadeguare ai tempi certi lavori.
    Il grosso problmema è che proprio per colpa di quella mancanza di onestà intellettuale che tu stesso citi, in mezzo a queste produzioni ci sono alcune pellicole che finiscono nel calderone dei sacrilegi senza nemmeno essere visti (The Crazies è il primo esempio che mi viene in mente).
    Suspiria secondo me è una grandissima sfida. Argento è un regista che non ho mai capito fino in fondo e conoscere il punto di vista di un altro filmaker sul suo storico film di streghe mi alletta non poco. Le musiche di Thom Yorke mi incuriosiscono molto e da quel poco che si vede nei trailer la Jhonson mi sembra molto ben calata nella parte.
    Sui film tratti da vecchie serie TV ho visto davvero poco ma ho gradito il film tratto dall'A-Team uscito ormai 7 anni fa e anche lo Star Trek di Adams non mi è dispiaciuto sebbene il terzo episodio mi sia rimasto meno degli altri.
    Tra i vari reboot invece ho apprezzato moltissimo Ash vs the Evil Dead che ho seguito per tutte e tre le stagioni apprendendo con estrema tristezza del ritiro del protagonista...
    Come dici tu stesso il cinema è industria e quindi, come accade in tutti i procedimenti economici, il successo è dato da una combinazione di fattori tra i quali spiccano anche i giusti investimenti.
    Spesso i remake vengono fatti uscire sulla scia del successo di altri rifacimenti senza investire adeguate risorse e i risultati poi son quello che sono ma è indubbio che in mezzo ci siano anche molti esempi di successi al botteghino (talvolta non condivisi o compresi anche da me) che non possono far altro che invogliare i produttori a continuare questa tendenza che, come giustamente dici, è sempre stata una prerogativa del cinema.

    RispondiElimina
  8. Se posso una tangente...

    Quello che più mi ha colpito del remake di Magnum PI, al di là dei cambiamenti di ruoli, tono o registro narrativo, è l'età del protagonista. O meglio la sua età percepita.

    Magnum PI cominciava nel 1980 e il caro Tom aveva 35 anni. Che per l'epoca significavano che l'immagine che dava era di un uomo maturo, che sapeva cose, che faceva cose. Per molti ragazzini un matusa, ma un matusa che ne sapeva.

    Il nuovo Magnum, l'attore Jay Hernandez, compie 40 anni quest'anno... e sembra un ragazzino al confronto. Il modo di presentarsi del 40enne di oggi è anni luce da quello del 35enne del 1980... davvero Magnum classico sembra il padre di questo nuovo nonostante l'attore fosse di 5 anni più giovane.

    E niente... trovo la cosa molto interessante al di là di quanto possa fare schifo o piacere il reboot ( a me interessa poco o niente) perchè ti da davvero un esempio forte dei tempi che cambiano.

    Cheers

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo è. Molto interessante, dico. Rientra nel cambio di percezione che si ha crescendo. E nel concetto di baffoni, credo.

      Elimina
    2. Se posso seguire la tangente :)

      Premetto che al Magnum originale io sono molto affezionato quindi corro forte il rischio di idealizzare per nostalgia... farò di tutto per evitarlo...

      MA: per come ho vissuto io la serie originale (e qui c'è un IMHO grosso come una casa) ciò che caratterizzava il personaggio di Magnum e dei suoi amici era la natura di reduce. Lui, TC, Rick, dopo il servizio in Vietnam si erano trasferiti alle Hawaii perché non erano più in grado di rientrare nella società e la società non era in qualche modo più in grado di integrarli nuovamente.

      Ecco che allora nel "Paradiso" (come spesso lo definiscono nella serie) il tempo non passa perché le giornate sono tutte uguali, non mancano le piacevoli compagnie, non mancano strumenti per astrarsi da una realtà cui si sente di non appartenere più. Tema che peraltro mi sembra attualissimo.

      Il trailer - che ho rivisto più volte - sembra invece proporre un'atmosfera che tradisce un po' tutto questo ed è il motivo per cui mi ha lasciato un po' perplesso. Ciò nonostante attendo con ansia il debutto per capire effettivamente come sarà.

      Personalmente i reboot non li scarto a priori, anzi, mi coglie sempre l'entusiasmo di vedere rinnovato un mondo di cui magari per anni ho seguito le vicissitudini e a cui mi sono appassionato ma per contro mi chiedo anche quanto l'identità originale più profonda (e chiaramente non parlo di camice baffoni e partite a tennis) deve essere piegata all'attualizzazione. Quanto senso ha riproporre un personaggio, una storia, un mondo quando è estremamente distante dal suo nucleo originale?

      Per carità, si arriva poi a un punto dove naturalmente è tutto soggettivo... però trovo che a un certo punto ci siano dei limiti. :)

      Elimina
  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  10. Dunque. Più di una volta su questo blog e altrove mi sono trovato a dichiarare la mia personale noia e perplessità nel vedere certi titoli riproposti e rebootati per lo sfruttamento di un brand o per qualsiasi motivo. Questo perchè:
    A) E' un problema del tutto personale, ossia, non riesco più a vivere una sana emozione davanti ad una pellicola, cioè intendo dire quel "brivido", quella cosa che"Wow", porcalagatta, questo film/telefilm/quellocheè è da urlo.
    La verità è che il fatto che qualcosa sia preso da un brand già esistente sia la causa del problema è un mia pura congettura, un'analisi che faccio su me stesso e che qui rendo pubblico perchè magari qualcuno parlandone mi faccia capire che magari le ragioni sono altre.
    B) In verità non ho assolutamente nulla contro i remake/reboot/sequel/prequel/spin off, assolutamente. Sempre attenzione pronta su qualsiasi cosa ravvivi e mi rbutti a calci nel mondo dei miei personaggi preferiti. Ho amato alla follia il film di Mazinger Z dell'anno scorso (pur riconoscendone la mimmezza per carità) e vedere tutti i miei eroi cradibili e realistici grazie alla computer grafica mi entusiasma (pur non causandomi il "brivido").

    Detto questo:
    - sono in accordo con certi punti di questa discussione. Mi viene in mente quando c'era quel tipo che mi diceva: «Ma scusa, vuoi mettere un Y.J. Malmsteen qualsiasi con Hentrix?»
    in tutta risposta, NO, non si può mettere uno che suonava nel 60/70 con uno che aveva lo studio, la tecnica e l'eletronica avanzata di una quindicina d'anni. E' impossibile. Uno ha inventato un modo di suonare, l'altro pure ma equiparato all'epoca in cui viveva. Credo che sia più o meno lo stesso discorso.
    - Rogue One è un bellissimo film
    - Vedrò comunque Suspiria
    - Come dice il Doc., ovviamente conta il risultato!

    RispondiElimina
  11. Applausi al Doc.
    Ai nostri tempi, se ricordiamo, c'erano già gli stessi discorsi che riguardavano gli anni '50 e '60. Come diceva mio nonno, è una ruota che gira. Ciò detto, se ci sono le tamarrate e la storia non fa addormentare, ben venga, che si chiami Magnum PI (o Magnum Pirai come lo chiamavo da piccolo) o "Fast and Furious con le Ferrari e le pistolettate sgommando". Un po' di sano entertainment fine a se stesso, che non si prende sul serio, va sempre bene.

    RispondiElimina
  12. In linea di massima sono contrarissimo ad un magnum pi senza boccoli, figuriamoci senza baffi e col capello liscio, ma dai..... Fast and furios poi mi ha sempre fatto cacare. Poi ho visto il trailer e mi è tornato in mente quanto mi sia piaciuto fury road senza Mel Gibson, anI mi è piaciuto di più. Quindi aspettiamo, vediamo e poi parliamo....

    RispondiElimina
  13. Tutto vero e tutto giusto. Non si può negare però come spesso l'industria nemmeno si sforzi, presentando schifezze immonde senza personalità e senza troppo impegno, solo perché il nome che portano con se garantisce guadagno.

    RispondiElimina
  14. Doc condivido tutto, ma vorrei che ci soffermassimo su di una cosa:
    STAR WARS E' UN REMAKE/REBOOT/O COSA di qualcos'altro? [SBIGOTTITO/NON SAPEVO]

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La terza: riciclo - in un contesto nuovo - di spunti precedenti.
      Anche a Lucas piaceva molto Kurosawa, in particolare La fortezza nascosta.

      Elimina
    2. Grazie Doc, come sempre sul pezzo.

      Elimina
    3. E anche un riciclo quasi spudorato di idee da “Dune”. Romanzo di fantascienza a mio giudizio bellissimo e che tutti gli appassionati di fantascienza dovrebbero leggere. Precursore dei tempi di Star Wars e forse anche un po’ di GoT. L’ambientazione è stata abbastanza saccheggiata da Lucas, ai limiti del plagio.

      Elimina
  15. 92 minuti applausi. Miglior post EVA and EVA!

    RispondiElimina
  16. Neanche tu sei innocente Doc, basti veder l'articolo che hai fatto sul remake della vecchia She-ra dicendo che non ti piace perché sembra troppo giovane dove mezzo internet si è indignato su un brutto Screenshot e tiravano merde dicendo che è una merda femminista e non è la "mia She-ra", gente di 30 e passa anni che fino al giorno prima se ne erano sempre fregati del personaggio perché seguivano massimo He-man e trattavano l'altra serie come solo una cosa da ragazzine. Io non sono contrario di remake e reboot, a patto solo che si rispetta il materiale originale. Il reboot di Ghostbuster è stato schiacciato (a parte da gente che per qualche motivo ha paura che gli cade il pisello se vede una donna protagonista se la vede in un contesto che gli piace a lui), perché ignorava completamente gli originali e volevano far ripartire il brand da li, se fosse stato un semplice sequel tutta quella merda non sarebbr arrivata. Il mondo va avanti, i gusti cambiano e sopratutto i gusti cambiano e molti brand sono ancors troppo vivi nell'immaginario comune da essere dimenticato. Per questo ora abbiamo per la quinta volta un nuovo design delle tartarughe ninja.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Rileggi con maggiore attenzione il pezzo del post su Magnum P.I., per cortesia.
      Soprattutto il "Tutto lecito. Basta non cacciare fuori, con tono super-naive, la storia dei produttori che vogliono fare solo soldi o che si riciclano ormai solo vecchie idee".

      O la parte in cui si parla dell'interesse (o della mancanza dello stesso) per ragioni soggettive, a torto o a ragione. O ancora la parte in cui si dice che che un remake potrebbe non interessare per l'approccio al personaggio.

      Fatto? Grazie per il tuo tempo. Ora rileggi il post su She-Ra e vedrai come, MAGICAMENTE, le cose che scrivi non le ho dette io, ma qualcun altro.

      "Riassumendo, può starti bene il nuovo stile se ne esce una serie interessante, e hai fiducia nella Stevenson al riguardo, ma - qui come altrove - il ringiovanimento estremo era proprio necessario?". Segue spunto di riflessione sull'ingiovanilimento generale dei personaggi, per inseguire anagraficamente al ribasso il target, ma delle serie ho scritto, appunto, che può starmi bene il nuovo stile e che mi fido dell'autrice. Il titolo del post si chiude con un Parliamone, non con un "al rogo".

      Serve altro?

      Elimina
    2. Io non ti accuso della seconda parte, dico solo anche come semplice sensazione di panza, non ti piace il nuovo design che la fa troppo giovane. Il mio non è un accusa o un voler litigar. Pure io sono d'accordo nel tuo articolo ai remake, sequel e reboot se sono fatti bene e aggiungo se mantengono fede e rispettano il prodotto originale. La mia era solo una piccola critica perché qui vedo che siamo tutti d'accordo ma su She-ra molti erano indignati senza manco sapere come saranno gli episodi, trama e carattere di tutti i personaggi.

      Elimina
    3. Da quello che hai scritto, però, sembrava che l'indignato per She-Ra fossi io. E basta rileggere quel post per notare come facessi dell'ironia proprio su quell'indignazione.

      Elimina
    4. No intendevo l'indignazione di un generico internet, dove c'era gente che faceva video, raccolta firme e altre cose con lo slogan "non è la mia She-ra". Cosa che mi ha dato fastidio perché ci sono altri artwork e Screenshot in giro che mostrano quanto è bello questo nuovo design e che non conoscono e tirano merda sulla Stevenson perché è lesbica e hanno paura che la serie è una propaganda SJW. Poi la cosa comica le due She-ra hanno la stessa età, 16 anni. Solo che negli 80 l'eroe deve sembrare un giovane adulto, ora invece devve essere un ragazzo grande.

      Elimina
  17. Sai cos'è però, Doc? Che l'innovazione, che è cosa diversa dall'originalità, ci vuole sempre. Magari solo un pizzico, ma ci vuole. Altrimenti nel caso migliore fai the force awakens, e in quello peggiore uno dei millemila obbrobri che portano alcuni a rifugiarsi sotto il divano al solo udire la parola remake.

    Certo, il riciclo di idee vecchie c'è sempre stato ad hollywood e nell'intrattenimento in generale, ma i megafranchise immortali sono qualcosa di relativamente nuovo (nuovo nel senso che nascono circa negli anni 90, che son quasi 30 anni fa, ma ci capiamo). Prima certo, c'erano i remake, ma molto più spesso semplicemente si copiava. E copiando, giocoforza apportavi qualcosa di nuovo, non fosse altro che per evitare una causa per plagio.

    Per dire, Rogue One poteva benissimo essere un film di fantascienza a se stante, una volta sostituiti la morte nera, tarkin e vader con degli analoghi. E avremmo detto tutti "eh ma è star wars coi nomi diversi", ma sarebbe stato qualcosa di nuovo su cui costruire qualcosa. Il problema è che se oggi uno si presenta ad hollywood dicendo "voglio fare star wars coi nomi diversi" difficilmente troverà chi glielo finanzia, mentre quarant'anni fa george lucas, presentandosi ad hollywood dicendo "voglio fare flash gordon coi nomi diversi" pur con qualche difficoltà i fondi per farlo li ha trovati.


    RispondiElimina
  18. Disamina interessante e sicuramente centra il punto. Ed anzi può venir estesa ancor di più: la Primavera di Botticelli non nasceva da una pulsione dell'artista ma era stata commissionata da Lorenzo de' Medici (l'altro, il meno magnifico), oppure Il barbiere di Siviglia di Rossini, attualmente l'opera lirica più rappresentata, è stata realizzata su commissione per l'impresario per il quale lavorava e Rossini ebbe ben poco controllo creativo sul soggetto... anzi si trattava di un remake e la prima rappresentazione fu boicottata dagli estimatori dell'opera precedente: per fortuna ce ne è stata una seconda!

    Però alla disamina manca qualcosa (e premetto che non so cosa sia: intuisco solo che ci sia): ci devono essere delle condizioni al contorno per cui un remake/reboot/sequel/omaggio/plagio di un soggetto ha senso (più senso, forse?) piuttosto che di un altro.
    Che in molti si siano ispirati, per composizione o imitazione, alla succitata Primavera piuttosto che alla Pietà non mi pare sia mai stato visto come un insulto od eccesso di hubris.
    Lo stesso non si può dire (almeno secondo me) per la Guernica di Picasso.

    Tornando ai tf, battlestar galactica è stato un capolavoro di remake (già non bissato dal pessimo caprica), ma avrebbe senso un'operazione simile per Firefly?
    In fondo si tratta di una serie amatissima e con potenzialità (soprattutto seriali) rimaste inesplorate, che è stata trucidata da una messa in onda forsennata e forse un cattivo tempismo storico.
    A seconda che si risponda sì o no, secondo me entra in ballo anche qualche elemento oggettivo e non soggettivo per cui certe operazioni da un punto di vista concettuale hanno senso ed altre no.

    Nathan

    RispondiElimina
  19. vorrei innanzitutto parlare bene del Magnum P.I. anni 80, serie che allora non mi piaceva, e che invece ho visto per la prima volta nella sua interezza un paio di anni fa, trovandola una delle migliori serie di sempre.
    C'è tutto in questa serie: azione, suspence, umorismo, dramma, condito da grandi interpretazioni di Tom Selleck (il suo Thomas Magnum e' vivo, vero).
    Grandissimo anche il finale, quello vero, quello della settima stagione.
    La nuova serie la vedro' senza chiedere niente, la mia regola e' che i capolavori del passato ce li ho sempre li' in DVD/Blu Ray in caso volessi rivederli.
    Chissa', magari saro' piacevolmentre colpito, come la nuova serie di Star Trek, che, pur non essendo un capolavoro, e' stata n grado di intrattenermi.

    RispondiElimina
  20. Personalmente non nutro particolari preconcetti verso remake o seguiti, anzi. Però secondo me chi li realizza deve sapere che andrà incontro a una maggiore pressione e a maggiori aspettative da parte del pubblico dell’originale. È invitabile e secondo me ci può stare, purché il tutto non degeneri nella shitstorm a prescindere. Insomma, il trade-off è: cara HolliW, se vuoi prepararti il terreno solleticando una fan base che già esiste senza partire da zero, sappi che dovrai metterci più impegno.

    Nello specifico, riguardo al trailer di Magnum: io adoro l’originale ma una chance gliela darò, anche se devo che forse per il protagonista il casting non è proprio azzaeccato...

    RispondiElimina
  21. Non ho mai cliccato con così tanta convinzione i link ad Amazon in fondo al post, da quando ci sono. Condivido ogni virgola, anche perché sono anni che ripeto le stesse parole e vengo trattato come un barbone ubriaco delirante.

    RispondiElimina
  22. In questi casi mi viene sempre in mente un vecchio post del venerabile Dottor Marok intitolato SOSPETTI DI ESSERE VECCHIO QUANDO, i cui primi due punti recitano:
    1. Pensi che musica/spettacoli/tv/cinema/videogiochi degli ultimi anni siano una
    MERDA e che le uniche cose decenti sono COPIATE.
    2. Identifichi chiaramente un ANNO BEN PRECISO prima del quale tutto era figo e
    dopo il quale ogni cosa fatta dal genere umano fa schifo. Casualmente quell'anno
    avevi circa vent'anni.

    Se al padrone di casa sta bene posso anche incollare il link.

    RispondiElimina
  23. Lo sai Doc che concordo con te su (quasi) tutto e anche questa volta non posso che darti ragione. Essendo però un nostalgico di fondo e provando un certo senso di disagio per il decadimento culturale ed educativo, che a mio avviso si ripercuote anche sul modo di fare televisione e cinema attuali, più per come sono esposti, piuttosto che per i contenuti, mi spiace ma non riesco a sopportare l'idea di un nuovo magnum pillai. Poi sul fatto che siamo o appariamo tutti più giovani dei nostri coetanei di quaranta anni fa, è sicuramente così, basta vedere il protagonista di io robot che ha quaranta anni e ne dimostra venticinque.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In ogni caso non è detto che non gli dia un'occhiata. Se è fatto bene una chance gliela dò.

      Elimina
  24. No. Un attimo. Vediamo di distinguere, di fare chiarezza. Come si dice dalle mie parti, non mescoliamo la lana con la seta.
    Se prendiamo in considerazione i remake e i reboot allora sì, è una questione di soldi. Ma come? Semplice. Chi girava film e serie tv nei decenni precedenti, correva il rischio di veder finire male cose nuove. Il successo non era assicurato. Si tentava di fare soldi proponendo cose...nuove? Sì, per lo schermo lo erano, anche se chi leggeva (letteratura di vario genere, quotidiani e riviste non valgono) sapeva da dove avevano tratto ispirazione per quella storia o quel personaggio. Chi no, guardava e restava a bocca aperta. E pagava per il biglietto prima e il merchandise dopo. Oggi, si fa la gara ad aggrapparsi a marchi di sicuro successo per scongiurare quanto più possibile il rischio del flop totale. E la dimostrazione di ciò la puoi vedere da oltre dieci anni. Remake di qualsiasi cosa, che si parli di serie o singole pellicole. Ma il problema lo hai detto tu stesso, prima era prima e oggi è oggi. Se facessero Supercar per la terza volta, chi se ne stupirebbe? C'è chì l'ha fatto per davvero e alla fine si chiederebbero che sistema operativo ha l'auto (che magari sarebbe una supersportiva). Quanti tamarri d'azione abbiamo visto sullo schermo, grande e piccolo? Chi si stupirebbe più? Nessuno. Ma gli appassionati lo vedrebbero e coinvolgerebbero anche altre persone. O, almeno, la speranza è quella.
    Sempre di soldi si tratta, ma prima rischiavano. C'è gente con fior di idee nuove o per lo meno poco sfruttate che si vede chiudere le porte in faccia proprio per questo motivo, sono scommesse e non dei "centri" sicuri o quasi.
    Per quanto riguarda la faccenda dei cartoni, il problema alla base è uno solo: le cretinate americane non hanno una storia. Sono pupazzi animati in un mondo dove prevalgono i buoni sentimenti e il lieto fine. E guarda caso, i bambini che crescono così, sono anche i più complessati, quelli che finiscono immediatamente in analisi al primo gioco di parole volgare o al primo scherzetto che subiscono dai compagni di scuola. Quelli che guardavo io ( ho quasi trent'anni) erano cartoni violenti, c'erano il sangue, la morte, la perdita, i tradimenti, c'erano dilemmi esistenziali, filosofici, situazioni drammatiche. C'era della critica al mondo di allora, validissima anche oggi. E certe cose come lo spirito di sacrificio di Sirio il Dragone o l'essere merda come Bask Om non le vedrai mai in certe cavolate da bambini di oggi. E meno male che le abbiamo viste, o saremmo probabilmente morti suicidi prima di raggiungere la maggiore età.
    Un ultimo appunto e smetto di rompere. Basta con questa faccenda di quel che viene scritto in rete, si legge ovunque di mettere la "patente" per navigare, di obbligare i commentatori a inserire i propri dati come nome, cognome, codice fiscale perché devono assumersi la responsabilità di quel che scrivono. Internet è la sandbox della vita reale.
    Se scrivo su internet che tu, Doc, sei un marmista, domattina non cambierai lavoro. Se dico che pesi 250 kg, domattina peserai come stasera. Internet non cambia la vita reale, quindi diamo a chiunque la possibilità di esprimersi, e basta con 'sta storia del mettere paletti, delle offese, delle responsabilità, della sensibilità, della gravità di ciò che è stato scritto. Allora dovremmo andare con le teste di cuoio sotto casa di chi scrive sul muro del vicoletto di periferia "la mamma di Tizio fa cosa Tale sotto il ponte dell'autostrada" e arrestarlo. Ma per favore, smettiamola...si lamentano per i film rifatti, i vecchi tempi che non ci sono più? E lasciamoli fare...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Sempre di soldi si tratta, ma prima rischiavano".

      Nel post io ho scritto: "È chiaro che puntare su un nome forte e amato serve ad ammortizzare i rischi". Poi però, subito sotto, si parla di un'altra cosa, del fatto che il nome famoso i rischi li aumenti anche. Seconda parte del discorso che viene tralasciata molto spesso. Il citato Ghostbusters del 2016 è stato un buco nell'acqua. Il rischio se lo sono preso e gli ha detto male.

      Sul "Basta con questa faccenda di quel che viene scritto in rete, si legge ovunque di mettere la "patente" per navigare", non ho ben capito cosa c'entri. Io commento quello che leggo in giro e scrivo, visto che di un blog personale si tratta, cosa mi sembra stupido leggere in continuazione. Ma non mi importa di patentini virtuali metaforici: se qualcuno scrive cose stupide, smetto di leggerlo. Punto.

      Qui, come altrove, il tutto era uno spunto per discutere delle cose, non per smettere di farlo. Come stai facendo te, come stanno facendo gli altri.

      Elimina
    2. Precisamente. Io come tanti altri. Si scrive, si esprime la propria opinione che, in quanto tale, è diversa dal giudizio definitivo e indiscutibile, e quindi la si mette a disposizione di tutti. Ora, si può smettere di leggere come fai tu o la si può seguire per avere a disposizione un altro punto di vista e quindi un altro modo di guardare a quel determinato argomento. Con ciò che ho scritto non voglio dire che TU hai parlato di patentini o cose del genere, intendo dire che non si può dire, copio e incollo dal tuo intervento, "Quando si parla di remake, reboot e rilanci a vario titolo di vecchie IP, sui social si assiste alla solita levata di scudi articolata in due punti chiave: 1) ora a Hollywoo e dintorni pensano solo ai soldi, 2) hanno finito le idee e sanno solo riciclare quelle vecchie. Il che ti fa sempre sorridere e scuotere la testa, anche non in quest'ordine, perché nessuno dei due punti ha senso" se il senso è proprio quello. Ghostbusters del 2016 era un rischio? Ma certo, come qualsiasi altra cosa. Ma sicuramente meno di un qualsiasi altro prodotto meno conosciuto (o del tutto sconosciuto). E marchio conosciuto vuol dire avere a disposizione storia, personaggi e fanbase già pronti e caldi, toppare vuol dire essere incapaci. Da tempo in rete girano proposte di rendere più "pesante" il fatto di scrivere questa o quell'altra cosa. E io, come altri (credo) penso che tutti debbano poter dire tutto senza star lì a prendersi responsabilità. Se non mi sono spiegato bene o ti sei offeso, ti chiedo sinceramente scusa ma non era affatto mia intenzione.

      Elimina
    3. Ecco, appunto: ho scritto che sono cose che mi fanno "sorridere e scuotere la testa". Non che mi fa venire l'herpes chi le scrive. Era già chiaro così.

      Elimina
    4. Dimmi dov'è che ho detto che ti fa venire l'herpes. Mai detto. Semplicemente, non vorrei che una simil-intolleranza nei confronti del multiverso social riscontrata in alcuni post finisse per offuscare quella che la visione chiara che solitamente hai nei confronti del mondo. Doc, non è un attacco, è un commento. Non ci siamo capiti? Va bene lo stesso, basta così, pace.

      Elimina
  25. "Higgins è una donna"

    Il problema non è che sia una donna, ma che sia una gnocca cosa che lascia aperta l'ovvia possibilità di romance tra i due.

    RispondiElimina
  26. e' tutto un reboot, per borges esistono solo 4 storie.
    Secondo Jorge Luis Borges, invece, solo “quattro sono le storie”.
    “Una, la più antica, è quella di una forte città assediata e difesa da uomini coraggiosi. I difensori sanno che la città sarà consegnata al ferro e fuoco e che la loro battaglia è inutile; il più famoso degli aggressori, Achille, sa che il suo destino è morire prima della vittoria”. Borges rievoca l’Iliade. Ma sta parlando anche di una partita di calcio, dove a volte il debole può vincere, perché “la palla è rotonda”, si dice. O della seduzione di una giovane fanciulla, o di un principe sdegnoso, se vogliamo tingere il mondo di rosa. E attenzione: gli eroi dell’Iliade, come li racconta Borges, non sono solo macchine per uccidere: sanno che devono morire anche loro…
    “Un’altra storia, che si ricollega alla prima, è quella di un ritorno. Quello di Ulisse, che dopo aver errato per dieci anni per mari pericolosi, dopo essersi fermato su isole incantate, ritorna alla sua Itaca”, spiega ancora Borges. Per chi ama lo sport, è la maratona, o una gara di fondo, le 18 buche di un campo da golf. Per chi ama il rosa… c’è bisogno di citare Calipso, Circe e Nausicaa?
    “La terza storia è quella di una ricerca. Possiamo vedere in essa una variante della forma predente: Giasone e il Vello; i trenta uccelli del persiano, che attraversano montagne e mari e vedono la faccia del loro Dio, il Simurg, che è ognuno di loro e tutti loro”. Diciamo che è il Giro d’Italia o il Tour de France?
    “L’ultima storia è quella del sacrificio di un dio. Attis, in Frigia, si mutila e si uccide; Odino sacrificato a Odino, Egli stesso a Se stesso, pende dall’albero nove notti intere ed è ferito da lancia; Cristo è crocifisso dai romani.” Eroi destinati al sacrificio, certo fuori dal recinto del sacro e in maniera diversa, sono anche Dorando Pietri o Marco Pantani… Così tante storie d’amore finiscono male, con la morte di uno degli amanti, troppo spesso lei: Emma Bovary, Anna Karenina, Marguerite Gauthier…
    Borges conclude il suo fulminante trattato di narratologia con una profezia: “Quattro sono le storie. Per tutto il tempo che ci rimane, continueremo a narrarle, trasformarle”. È un’ipotesi affascinante. Tanti romanzi rientrano in una di queste quattro categorie. Molti altri, a ben guardare, nascono da una combinazione di queste quattro “storie di base”. Ma resta un dubbio: le storie sono davvero solo quattro? Qualcuno di voi riesce a immaginare la quinta storia?
    Fonte https://www.ioscrittore.it/2013/05/16/ma-davvero-esistono-solo-quattro-storie/

    RispondiElimina
  27. Mi aspettavo il solito ("solito" senza alcun senso negativo, eh, sia chiaro) post del Doc su nuovi trailer in circolazione, e invece trovo una bellissima disanima su cose che dovrebbero essere ovvie ma che purtroppo pare che bisogna sempre far presente a lagggente. Oggi più che mai c'è bisogno dei Capitan Ovvio, 'ché forse certe cose non sono poi così tanto ovvie, a conti fatti, la fuori. Ahinoi...

    Questo per dire che condivido a pieno il postulato Quello che conta davvero non è quanto l'idea sia nuova in sé, se un film sia un seguito, un remake o cosa, ma il risultato. , anche se ammetto che pure io, di primo acchitto, storco troppo spesso - ma silenziosamente, o quantomeno paccatamente- un po' il naso quando si tratta di reboot (e affini, ma più per i reboot). Salvo poi comunque dare una chance all'opera in questione.

    A inizio lettura mi aspettavo di trovare prima o poi il corollario "Before Watchmen", e poi sono arrivato a questo, che sostanzialmente ne è una buona analisi estesa:
    C'è poi il fattore soggettivo che entra in gioco, e rende - per forza - molto più difficile generalizzare il discorso. C'è chi, metti, a un remake/reboot di un certo brand non è interessato, per ragioni affettive. Non vuole saperne nulla, semplicemente. La sua è una scelta condannabile? No.
    Con l'aggravante che però no, non è stata l'eccezione che conferma la regola e non ne è venuto fuori qualcosa di grandioso, per usare un eufemismo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. PS: Ora ci starebbe bene un bel post di quelli enciclopedici che sai fare tu tipo "20 opere che (forse) non sapevate fossero remake/reboot/prequel/sequel di/tratto da/ispirato a..." :D

      Elimina
    3. A margine: Il nuovo Magnum P.I. sembra quantomeno divertente, anche se in modo diverso dall'originale, probabilmente una guardata gliela si da.
      E Axel Stone di SoR4 è troppo l'orfano Ringo di Recchioni (o molto più probabilmente il contrario).

      Elimina
  28. L'analisi mi trova d'accordo su alcuni punti, ma in altri presta il fianco ad alcune obiezioni:
    1) l'alternativa se sia meglio un buon remake o un pessimo nuovo prodotto - magari proposta per ragioni di sintesi - e' comunque una falsa dicotomia, e sembra dimenticare il fatto che tra le tantissime altre possibilita' c'e' anche quella di un ottimo prodotto originale (cosi' come, certo, di un pessimo remake/reboot). E' chiaro che poi alla fine la differenza la fa la qualita' - o assenza di - del prodotto, ma non e' (solo) di questo che stiamo parlando qui (vedi punto successivo).
    2) Esiste infatti una fondamentale differenza tra un moderato riciclo ed un reboot/remake; tra, cioe', "una serie TV che era nata per riciclare location, set e materiali di scena usati per 12 anni da Hawaii Squadra Cinque Zero", in cui cioe' si riciclano elementi materiali e pochi di proprieta' intellettuale, ed una serie TV in cui ad essere riciclato - intenzionalmente, of course - e' il nome della serie, i nomi dei protagonisti, la struttura narrativa di base, insomma la proprieta' intellettuale che piu' ha caratterizzato un prodotto e che ne ha decretato il successo. L'operazione e' fondamentalmente diversa perche' e' chiaramente - e per la maggior parte - indirizzata ad un pubblico che e' gia', in modo piu' o meno approfondito, venuta a contatto con la precedente serie. In operazioni come queste si fa volontariamente affidamento, cioe', sui ricordi, la nostalgia, le emozioni, l'influenza sulla cultura, generate dalla vecchia serie, o dal personaggio in se' (e non da varie fonti letterarie o di cultura pop), le quali garantiscono un certo "bait effect": si puo' essere quasi certi che un appassionato della vecchia serie un'occhiata alla nuova gliela dara'. Inoltre, in quest'ultimo caso, si capitalizza sulla inevitabile copertura mediatica che derivera' dal proporre una nuova interpretazione di una serie che molti percepiscono come un pezzo di storia della televisione e della loro vita.
    Credo converremo tutti che creare qualcosa di nuovo - o ad un livello di riciclo meno pervasivo - richieda uno sforzo intellettuale ed economico ben maggiore e comporti un rischio piu' elevato (perche' l'opera e' sottoposta probabilmente ad un filtro di produzione piu' stringente). Credo sia innegabile che Holliwoo, in questi ultimi anni, e' ricorsa con particolare frequenza a quest'ultimo tipo di operazioni, che negli anni '80 e '90 erano piu' un'eccezione. Ovviamente, nessuno inventa piu' nulla almeno dai tempi di Shakespeare, ma credo esista una fondamentale differenza tra prendere ispirazione da tragedie greche o drammi scespiriani per creare qualcosa che ne rielabora/rilegge il contenuto, e viceversa riproporre un prodotto con gli stessi marchi identificativi (titolo, personaggi, mezzi, relazioni, location, etc.).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per il punto 1: è ovvio. Tutti vorremmo solo cose originali, fresche, belle e del cioccolato. Ma il punto non era questo, era smontare il paralogismo per cui remake = Satana.

      Elimina
    2. Ringrazio Gianluca Gentili, perché il suo post mi risparmia di elaborare una risposta articolata e complessa (che alle 4 della mattina non mi riuscirebbe benissimo): in linea di massima sottoscrivo tutto quanto da lui detto al punto 2) del suo commento. E' chiaro che cinema e tv campano di riciclo un po' da sempre, e non solo loro, ma, se mi si passa la metafora gastronomica, una cosa è guardare nel frigo, vedere cosa t'avanza e con quello studiare una nuova ricetta ad hoc, e un'altra è provare a riproporre in ogni passaggio una ricetta già rodata e tradizionale, ma "ripitturando" gli ingredienti di base per renderla più cool al palato delle nuove mode alimentari. Il carico di creatività, nei due casi, è assai diverso.
      Certo, anche negli anni '80 si riciclava a go-go, ma io tutti 'sti remake "a stampino" dei telefilm degli anni '50 in giro non li vedevo (salvo eccezioni, alcune anche lodevoli, per carità).

      Non sono contraria ai sequel per principio (i remake mi fanno solo venire voglia di scoprire com'era l'opera di partenza, di solito XD), alcuni mi piacciono anche tanto. Però l'inflazione cui stiamo assistendo di film/telefilm/prodotti che nascono "a ricalco di" mi dà abbastanza noia, onestamente (posto che per la maggior parte mi limito a ignorarli e me ne frego di perdere soverchio tempo a pontificare su come siano il male e blablabla). Soprattutto per il fatto che molto spesso si dà per scontato che "basta il nome" e gli sforzi per iniettare un minimo di valore aggiunto vero alla nuova opera stanno a zero. E qui sottoscrivo pure il commento lasciato da Drakkan più sotto.

      Per il resto...
      paragonare i cartoni per ragazzi di oggi, innocue e noiosissime robe americane per bambini di tre anni, con quello che si guardava in TV trent'anni fa, in gran parte anime pensati in patria per un pubblico di bambini più grandi, quando non di adolescenti, non ha molto senso.
      Ecco, questa è una roba cui non mi abituerò davvero mai ;__; (oltre al fatto che, graficamente, il 99% dei cartoni che passano ora li trovo agghiaccianti graficamente ed esteticamente, ma vabbè, son gusti...)

      Elimina
    3. Telefilm degli anni 50, Minty? :D
      Nel film, dove si poteva, succedeva. Il mercato televisivo era infinitamente più piccolo rispetto a quello attuale, che conta oggi decine di nuove serie ogni mese. Tanto più che quello che noi percepiamo come mercato televisivo USA anni 80, perché arrivato qui in quegli anni, era in realtà un insieme di produzioni anni 80, 70 e financo 60 (Batman, Addams...).

      Elimina
    4. "Tutti vorremmo solo cose originali, fresche, belle e del cioccolato" e del kinder sorpresa? :D

      Elimina
  29. 3) Premesso che ogni generazione di bambini elevera' a feticci i propri cartoni animati/giocattoli/etc. (l'effetto "com'e' bella giovinezza!"), e' anche vero che *ogni* generazione avra' degli adulti che potranno raccontare una realta' diversa dalla percezione dei bambini. Il punto non e' paragonare la percezione dei bambini con quella degli adulti della stessa genenazione, ma paragonare realta' televisive a cui sono esposti bambini di generazioni diverse. Ecco, paragonando i programmi televisivi per ragazzi/adolescenti della generazione odierna con quelli della generazione che ha vissuto gli anni '80 e '90 secondo te non si nota un certo diverio nella qualita' dei prodotti? Nelle sceneggiature e nel linguaggio presentato ai ragazzi? Secondo me si' (a favore della precedente generazione).
    Infine, un commento sul trailer di Magnum P.I.: credo che il protagonista della nuova serie, nel solo trailer di 4 minuti, spari piu' colpi di quanti Tom Selleck ne abbia sparati in 3-4 stagioni complete. Forse anche questo e' un segno dei tempi, ma, permettimi, un po' triste.

    RispondiElimina
  30. Per come la vedo io, stare costantemente agitato, se non proprio arrabbiato, perchè rifanno questa o quella serie mi sembra una somma perdita di tempo. Merita? Allora me la vedo. Non merita? Qualche critica e passo, poi magari a qualcuno piacerà. Tanto i ricordi che serbo dell'originale sono lì e non me li tocca nessuno. Anzi, ben vengano i reboot se sono come quello di Ducktales.

    Scrive giustamente ds: "Ai nostri tempi, se ricordiamo, c'erano già gli stessi discorsi che riguardavano gli anni '50 e '60."

    Discorsi che ricordo bene anch'io. Negli anni '80 sui giornali era pieno così di gente che lamentava gli eroi "oliati e nerboruti" interpretati da Stallone, Schwarzenegger ecc. che si chiedeva dove fossero finiti i Gary Cooper e i John Wayne, i "veri eroi senza macchia e senza paura". Tra trent'anni si rimpiangeranno i vari Chris Evans e gli Hemsworth. E' una cosa ciclica, ed è giusto così.

    Ah un'ultima cosa Doc: ok il nuovo Streets Of Rage, ma del seguito di Windjammers ne vogliamo parlare?

    RispondiElimina
  31. credo che la colpa di questo eccesso di sequel/remake/reboot sia dovuto ad un aumento smisurato dei costi di produzione: l'altro giorno guardavo i film usciti negli anni '80 e non riuscivo a credere come "Ritorno al futuro" e un'altra manciata di perle entrate nell'olimpo hollywoodiano possano essere costati così poco (mi pare 10M$ o poco più che, anche considerando l'inflazione, è un budget miserrimo).

    Oggi con quella cifra non ci paghi nemmeno il protagonista, per cui è "fisiologico" che per pararsi il culo le major facciano SW8, Fast and Furios 37... o lo Squalo 15! Solo perchè si tratta de "il sequel di" staccheranno molti più biglietti anche solo di haters rispetto ad un film che è "SW coi nomi cambiati"!

    E lo stesso succede coi videogiochi: se 25 anni fa un DooM (pietra miliare dei videogiochi senza se e senza ma, nato però come "Evil Dead che incontra Alien") poteva essere sviluppato da una manciata di persone, oggi anche solo per fare NBA 2K+1, PES +1, FIFA +1, Call of Duty +1, Assassin's Creed +1 ecc (cioè dei meri update disk da vendere però a prezzo intero) richiede un lavoro di uno studio dietro costosissimo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Non riuscivo a credere come "Ritorno al futuro" e un'altra manciata di perle entrate nell'olimpo hollywoodiano possano essere costati così poco"

      Vero...ma è anche vero che l'escalation cominciò già sul finire di quella decade. Per dire: Chi Ha Incastrato Roger Rabbit costò circa 50 milioni di dollari, e anche L'ultima Crociata si aggirava più o meno su quella cifra. Anno nuovo, decennio nuovo e Atto "porta le chiappe su Marte!" di Forza è stimato attorno ai 60 milioni...e poi arrivò Terminator 2, il primo a spezzare la barriera dei 100.

      Elimina
    2. La CGI costa e gli effetti speciali digitali hanno avuto un impatto enorme sui budget di produzione. I cassettini mossi a mano della biblioteca di Ghostbusters costavano molto meno :D

      Elimina
  32. È un bel discorso e anche molto piu complesso di quanto sembri, ci sono tanti fattori..
    Prima si rischiava di piu?
    Abbiamo finito le idee?
    Oppure abbiamo finito gli scrittori bravi?
    Quanto i presunti gusti della gente ed i big data influiscono sulle produzioni? (vedi netflix che usa le nostre visualizzazioni per creare prodotti ad hoc)
    Quanto la gente ha bisogno oggi di nomi rassicuranti piuttosto che prodotti nuovi e "difficili" da comprendere subito?

    ci si potrebbe tranquillamente fare una tesi di triennale del DAMS :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ci sarebbe anche da direi che escono molti piu' prodotti di una volta e quindi il numero assoluto di prodotti nuovi e' penso piu' alto quindi nn penso siano finite le idee solo che esce un mondo di roba piu' serie nuove piu' reboot piu' pellicole dello stesso franchise piu' di tutto....un mondo di roba

      Elimina
  33. Per quanto riguarda remake e sequel ho un mixed feelings, come dicono in Albione, e a volte sbavo nell'attesa, mentre altre sbavo dalla rabbia al solo pensiero.
    Quello che mi perplime, e su cui amerei anche il parere altrui, e` perche' trovo perfettamente naturale che a teatro si porti da tempo immemore (per esempio) l'Amleto di Shakespeare, in piu` e piu` guise e declinazioni, mentre sono perplesso/arrabbiato quando vedo (sempre per esempio) "Uomini che odiano le donne" rifatto a Hollywood solo due anni dopo l'originale svedese.
    Intendo dire. cosa ha il medium cinematografico per farmi considerare le sue opere "fisse e immutabili" a differenza di quelle teatrali per cui benedico nuove uscite?

    RispondiElimina
  34. Ho sempre più un animo da #vecchiobucapalloni ma ho smesso di criticare a priori le cose.

    Come disscorso generale sono abbastanza d'accordo ma per me c'è un corollario importante da aggiungere. I remake, reboot e sequel in ritardo per me sono sovente il male perché spesso e volentieri la scelta di fare un film di quel tipo è, come dici tu, una scelta per diminuire il rischio ma a questa scelta non viene aggiunto nulla. Il prodotto finale annaspa tra una trama scontata mal (ri)scritta, una regia fatta da un mestierante di basso livello o un regista blasonato che non ha stimoli e vagonate di strizzare d'occhio (Ortolani docet).
    In questo mare putrido nascono delle perle come BR 2049 e Rogue One dove l'amore per una ambientazione o dei personaggi si sposa con dei professionisti che hanno voglia di dare il loro contributo arricchendolo, mostrando qualcosa di nuovo senza tradire il passato.
    In soldoni rifare non è il male ma rifarla, come spesso accade, con il sedere senza avere una minima idea buona e magari, per far qualcosa di nuovo, mischiare le idee buone dell' originale è meglio non rifare.

    RispondiElimina
  35. Post davvero interessante, che riprende in un certo senso il discorso delle differenze tra cartoni vecchi e nuovi.
    Ti diro'...questi reboot mi lasciano piuttosto indifferente.
    Non mi interessano.
    Anche perche' li ritengo pensati per il pubblico odierno, che nella maggior parte dei casi gli originali non li ha mai visti.
    Quanti, tra i ragazzi di oggi, hanno visto o giocato SUSPIRIA, MAGNUM P.I. o STREETS OF RAGE?
    Magari li conoscono, ma per sentito dire. Una sorta di mito o di leggenda tramandata tramite passaparola.
    Al pubblico odierno se gli parli di TERMINATOR, pensano a quella meenkiatina di GENISYS.
    E per loro i film con gli squali non sono quelli di Spielberg, ma della Asylum.
    Siamo fuori target, ormai.
    Certo, la strizzatina d'occhio agli aficionados ce la mettono sempre, ma per il resto...sono concepiti per tutto un altro tipo di spettatori. Non certo noi.
    Per carita: la mia e' solo un opinione. Quello che fa l'industria dell'intrattenimento e' pienamente legittimo. Da' alla gente quello che vuole. E i fruitori tipo non siamo noi.
    Ma non c'e' da stupirsene.
    Molto bello e complesso anche l'altro argomento che tratti.
    E cioe' l'esaltazione forsennata dei bei tempi andati. Che in realta' e' una condanna velata ai tempi odierni.
    Per me parte dal presupposto che per tutti noi esiste un solo modo di vivere ed interpretare le cose, anche se non lo vogliamo ammettere. E cioe' IL NOSTRO.
    Tutto quanto fuoriesce dalla nostra scala di valori e' sbagliato.
    Abbiamo i nostri gusti, che giudichiamo incontestabili. E se ce li vanno a toccare andiamo su tutte le furie.
    Ovviamente, i social hanno dato il loro contributo a tutto questo, tanto per cambiare.
    Lo ammetto: molte cose che oggi vanno per la maggiore (musica, tv...) non li capisco. Ma probabilmente non ho i requisiti per giudicarli appieno.
    Credo anch'io che i cartoni di una volta fossero meglio, ma quelli che ci sono oggi vanno benissimo cosi' come sono. Non cerchero' certo di convincere la mia piccola a vedere i miei vecchi cartoni preferiti perche' "QUELLI SI CHE ERANO CARTONI!"
    Ma non ci penso nemmeno.
    E' stato un bel periodo, ma irripetibile.
    Quello che c'e' oggi va benissimo cosi com'e'. Almeno per il momento.
    Perche' l'entertainment muta ad una velocita' vertiginosa, e tenere il passo e' molto difficile.
    Credo si tratti semplicemente di riconoscere ed accettare i propri limiti.
    Appassionarsi e comprendere tutto e' impossibile.
    Anche perche' non cambia solo il mondo, e il modo di divertirsi.
    Cambiamo anche noi.
    Concordo in pieno: una volta era meglio. E tante grazie.
    Si era piccoli, e le uniche cose che contavano erano i cartoni, i giocattoli, le partite a pallone e i giri in bici.
    Oggi, da padre di famiglia, mi rendo conto che quando hai un mutuo, mille spese, i soldi risicati e qualche improvvisa menata che ti costringe a mettere mano al portsfogli, nonche' un figlio da crescere...fstichi a trovare qualcosa che ti piaccia. Per il semplice fatto che sri troppo concentrato per permetterti distrazioni, certe volte.
    Per finire, un po' di considerazioni sparse.
    - OMMIODDIO STREETS OF RAGE 4!! E ME LO DICI COSI'?! Prepara un po' il terreno, almeno...uno rischia l'infarto, ecchekaiser...
    -Persino LA COSA e LA MOSCA, due tra i miei horror preferiti, sono remake. Rispettivamente de LA COSA DA UN ALTRO MONDO e L'ESPERIMENTO DEL DOTTOR K...
    -Il remake di SUSPIRIA mi sembra un po' insipido. Fermo restando che l'originale, specie nelle scene sanguinose, mostra tutti i suoi anni. Me lo ricordavo piu' spaventoso. Ma le scene e i giochi di luce ipnotici alla Escher, e QUELLA MUSICA a cura dei mitici Goblin rimane un must.
    -Sono curioso di vedere se si scatenera' la stessa manfrina anche per il remake di RESIDENT EVIL 2.
    A occhio e croce sembra uno di quei casi piu' unici che rari che potrebbero riuscire nel miracolo di mettere d'accordo nuovi fan e vecchi estimatori...vedremo.

    RispondiElimina
  36. Analisi lucida e che sottoscrivo. Con il tempo veniamo assorbiti dai ricordi di un momento più felice e he vorremmo non finisse mai ed allora ci lasciamo andare in filippiche degne del peggior censore. Magari erano tempi diversi ma soprattutto erano i Nostri

    RispondiElimina
  37. Oh, mi ero dimenticato.
    Il remake di GHOSTBUSTERS non funzionava perche' hanno tentato di farne un film comico.
    Ma l'originale NON ER UN FILM COMICO.
    ERA UN HORROR INTERPRETATO DA COMICI.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nooo!!! Il remake di Ghostbusters non ha funzionato perché il pubblico è pieno di misogini ed haters e il patriarcato l'ha boicottato!!!11!!!111!!!!1!!
      (sarcasm)

      Elimina
  38. Poco da dire: considerazioni assolutamente condivisibili.

    RispondiElimina
  39. Il punto è che se c'è una buona idea , un buon script e un buon cast dietro il film tirerà, che sia un remake/reboot o un film originale.

    Se domani rifanno i Goonies e ci infilano gay, trans, neri e messicani per rispecchiare i ragazzini di oggi sicuramente ci saranno i fan del film classico che si incazzeranno a morte prima dell'uscita nelle sale, ma se il film ha davvero della sostanza allora sarà bello e godibile e la gente lo vedrà e lo apprezzerà, di conseguenza sarà una hit al botteghino.

    Se però il film è vuoto dentro, non ha anima e lo script e scadente e non divertente e si capisce fin da subito che è solo una scusa per mostrare ragazzini gay, trans, neri e messicani per monetizzare su minoranze e sjw e si pretende che la gente debba amarlo altrimenti é razzista/sessista allora sarà preso a fischi e pernacchi da fan originali e non, per essere un brutto film prima di un brutto remake.
    Esattamente come Ghostbusters 2016

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oppure ci metti De Rock. Con De Rock funziona sempre

      Elimina
  40. Doc... sai vero che le discussioni sul Fondamentalismo Nostalgista, che si sia pro o si sia contro, sono un inequivocabile segno che si sta diventando vecchi? :D

    Io, da anima semplice, mi sono scimmiato per la intro banalissimamente tamarra di Street of Rage 4 e non riesco a discutere seriamente.

    RispondiElimina
  41. Concordo con quanto dici Doc e aggiungo che ho visto Jumanji e nonostante avessi basse aspettative mi è piaciuto, chiaramente non è un capolavoro del cinema ma per i miei gusti è stato un buon proseguimento del brand. Alla fine che sia un remake o un reboot un film bisogna saperlo fare, questa è la base.

    RispondiElimina
  42. Si può vivere sette giorni senza cibo, tre senza acqua e, con fatica, uno senza storie. Non so se sia vero, ma qualche giorno fa mentre sorseggiavo la minerale naturale che spegneva la sete nata con un Magnum al pistacchio riflettevo sul fatto noto che tutto è un remake e che la narrazione umana dalla caverne pittate - che secondo Alan Moore sono il primo fumetto - passando per il Marlow di Jay Conrad che seduto in veranda o zonzo sul fiume racconta cosa ha visto e sentito e pensato e terminando per lo stramaledetto Sio ( tanta salute: mi piacciono le sue storie sul Topo ) che mesmerizza il mio Crepascolino in rete è solo un tentativo di disegnare la onda fondamentale che sia senso e direzione.

    RispondiElimina
  43. Questo articolo capita a fagiolo, visto che ieri ho guardato il trailer di Magnum P.I.

    Condivido quanto espresso e credo che una buona palestra di allenamento per avere un po' di elasticità mentale siano i fumetti americani: ogni tot, assistiamo a remake, reboot, soft reboot...

    E la morale è sempre la stessa: non è un problema riscrivere le origini/ricollocare un personaggio, ma come lo fai, se rimane invariato (o addirittura affinato, come in Iron Man, ad esempio) il "core" del personaggio/prodotto.

    Certo, a volte chi sta dietro al progetto riesce più o meno nell'intento.

    Ghostbusters al femminile, ad esempio, per me era troppo. Cioé, avrebbe avuto più fortuna se si fosse chiamato in un altro modo. Staremmo magari qui a dire "ah, un Ghostbusters al femminile, carino".

    Stessa cosa per King Arthur, che se si chiamava King Willy, secondo me avrebbe già 3 o 4 sequel.

    Per Magnum P.I vedremo, io trovavo fantastiche alcune peculiarità della serie, come la voce narrante, il rapporto con Higgins, il fatto che gli amici di Thomas fossero alla fine sempre dubbiosi (a volte contro) il protagonista stesso, salvo poi esserci al momento del bisogno.

    Però vedrò e poi valuterò. Arma Letale è un esempio virtuoso (a parte il piccolo problema di aver licenziato il protagonista per la stagione 3!) di serie che ci ha messo una stagione a trovare una sua identità, ma che io trovavo godibile, benché molto diversa dai film.

    Per concludere: il brand di turno è un'arma a doppio taglio, attira l'attenzione, ma poi uno deve giocarsela bene. Altrimenti rischia il botto anche con un buon prodotto.

    RispondiElimina
  44. Caro Doc, cari tutti, l'unico vero problema dell' "era meglio prima" é che invecchiamo.
    Io i nuovi Staruors non li sopporto. Li vado a vedere sperando sempre di ritrovare la scintilla e la magia, ma inevitabilmente mi appisolo. Sai perché ? Perché nel 77 avevo 8 anni e lo vidi al cinema, con mamma e papà. Con papà infoiatissimo che disse "ce lo rivediamo un'altra volta, perché voglio rivedere la battaglia finale". All'epoca (che brutta espressione) si poteva rimanere al cinema per una seconda visione. Parlo di Staruors perché tutti i rimeik, i seguiti, gli strascichi, sono fatti per 1. guadagnare soldi con l'effetto nostalgia e 2. guadagnare soldi con i nuovi spettatori. Ma i nuovi spettatori non li accalappi con (passo su Magnum P.I.) le camiciette a fiori, il petto villoso, le sciaquette in pericolo. No, devi metterci ingredienti attuali. Ora questi ingredienti a noi "vecchi"non piacciono. Perché ? Perché dovevano chiamarlo "Il figlio di Magnum" invece di Magnum. Se lo chiami Magnum, allora ci aspettiamo Tom Selleck, con le camicie e fiori ed i peli sul petto, non un giovanotto uguale a tutti i bad boys dal cuore d'oro in stile Marvel, perfettamente palestrato e depilato. Ma il problema siamo noi, caro Doc. Gli anni passano ed i miei 49 mi pesano. Allora faccio come Alain Delon, che in una bella intervista dichiaró "Quest'epoca non mi appartiene piú, non la capisco". Cosí come non capisco mio figlio sedicenne che...vabbé lasciamo perdere. Tanta nostalgia. Peró non sono un vecchio babbione ed una chance gliela daró al Figlio glabro di Magnum. Un saluto con affetto. Riccardo dalla Francia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi autorispondo per aggiungere che ho fatto l'errore di vedere il trailer. In 4 minuti ho praticamente visto il film. Vabbé, come al solito. Ah si : é glabro... ;-)

      Elimina
    2. I nuovi Staruors sono molto altalenanti come qualità per cui qualcosa di buono ci trovo (ma quanto altalenano signora mia, non ha idea...) per il resto quoto tutto quello che ha detto Riccardo. E nonostante tutto spero di continuare a cercarla quella scintilla/magia, perchè l'idea di non farlo mi fa molta più paura del rischio di vedere una schifezza. Che il tasto stop serve a volte.

      Elimina
  45. ho solo una cosa da dire: al solo pensiero cha tra Magnum e Higgins forse ce n'è mi corre un brivido lungo la schiena...

    RispondiElimina
  46. in realtà ne ho un'altra: sempre a proposito di remake, una curiosa associazione di idee (John Hillerman era presente anche nell'Ellery Queen televisivo) mi ha fatto venire in mente che per anni ho vagheggiato di una versione cinematografica di quest'ultimo, con Timothy Hutton nel ruolo del padre Jim

    RispondiElimina
  47. Caro Doc, grazie di aver intavolato l’argomento, che mi interessa anche perchè lo tratto per lavoro.
    Scusate quindi il post un po’ lungo, ma è una questione che mi appassiona.
    In quanto precisino, procederò per punti.

    1) CHI LAVORA GRATIS?
    come hai detto perfettamente tu la critica “pensano ai soldi” è priva di ogni significato, e chi la fa vive nelle nuvole.

    2) vorrei commentare la frase “non hanno più idee, quindi fanno i sequel” da due punti di vista.

    2.1) SEQUEL MON AMOUR.
    Aggiungo qualcosetta a quello che hai giustamente detto tu: i sequel si sono sempre fatti.
    Non solo: il sequel/prequel/reboot/remake non è mai stato un problema (il problema, come dicevi, è la qualità).
    E quando dico MAI, intendo proprio MAI: nessuno ha messo in dubbio la legittimità di Virgilio di scrivere il sequel dell’Iliade, nessuno ha criticato Dante quando ha fatto il sequel all’Odissea.
    E Ariosto è stato pagato per fare il sequel a Boiardo.
    Continuo? Continuo.
    Chaplin ha fatto molti film con Charlot, Stanlio ed Ollio uguale, Bud&Terence idem… e il pubblico voleva da Conan Doyle altre avventure di Sherlock Holmes.
    Negli anni ’30 il cinema mondiale era infestato da golem(s) e dracula(s).
    Il problema è sempre la qualità.
    Chi critica Matteo di avere fatto il reboot del vangelo di Marco? O Giovanni di aver fatto il remake de sinottici? Al massimo possiamo ragionare sulla qualità dei vangeli apocrifi.
    Quindi, il problema è sempre e solo la qualità: i sequel/prequel/reboot/remake/rinarrazioni sono fisiologiche, non patologiche.
    Non significa che sono finite le idee, ma che quelle idee erano sufficientemente fighe e forti da essere rinarrate.

    2.2) IDEE IDEE IDEE, IDEE DAPPERTUTTO! (escono dalle fottute pareti)
    Dopo questo excursus storico, di cui mi scuso, passo al presente. “Non hanno più idee”? Non mi pare proprio.
    L’industria dell’intrattenimento non è mai stata florida di idee come oggi. Oggi mi sembra che, se vogliamo cercare idee nuove, diverse dalle naturali, simpatiche, normali ri-narrazioni delle idee anni ’80, NON dobbiamo guardare al cinema. Dobbiamo guardare alle serie tv.
    Breaking Bad nell’87 ce lo saremmo sognati. Così come Black Mirror, Utopia, aggiungi tu la serie che preferisci. Negli anni ’90 non andavamo oltre a Friends o Dawson Creek, mi pare. E la Signora in Giallo era il massimo del thriller anni ’80. Già X-Files e Laura Palmer (e i Gargoyles) facevano quello che potevano, e dissodavano il terreno. Ma erano poche, sporadiche. Oggi abbiamo aumentato del millemilapercento l’offerta e la qualità.
    Le idee nuove ci sono, ammazza se ci sono. Basta non avere gli occhi foderati di proscittostalgia.
    Anche in Italia, dove una serie come Il miracolo, fa un certo miracolo (senza scomodare Gomorra).
    Non ci bastano le serie tv? Guardiamo i cartoni animati (avrei dato un rene per Trollhunters da bambino).
    Non ci basta il video? Guardiamo le graphic novel (Saga e Black Science dov’erano quand’eravamo ragazzi?).
    Le idee ci sono, davvero.

    3) PER CHI HA FRETTA MA INSPIEGABILMENTE VUOLE LEGGERE QUESTE RIGHE: i sequel sono normali e le idee nuove ci sono.
    E, sì, chi lavora in questo mondo è difficile che lo faccia gratis.

    Grazie doc e a tutti quelli che hanno letto fin qua. Un abbraccione nerd a tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il punto è sempre quello: cose meritevoli ne fanno anche oggi, e i capolavori passati rimangono lì dove sono. La verità è che ci è andata veramente bene per quanto riguarda l'entertainment.

      "Non ci bastano le serie tv? Guardiamo i cartoni animati (avrei dato un rene per Trollhunters da bambino)."

      Per dire: per anni ho ritenuto Gargoyles la miglior serie animata televisiva prodotta dalla Disney. Poi è arrivato Gravity Falls.

      Elimina
    2. "Il punto è sempre quello: cose meritevoli ne fanno anche oggi, e i capolavori passati rimangono lì dove sono. La verità è che ci è andata veramente bene per quanto riguarda l'entertainment." Esatto: l'hai detto meglio di come l'ho detto io.

      Non conoscevo Gravity Falls e adesso la recupero (anche se i gargoyles...)
      ciao grazie!

      Elimina
  48. Tendenzialmente parto prevenuto, lo ammetto. Però spesso gli esiti mi danno ragione: i remake generalmente non incontrano i miei gusti.
    C'è da dire che sono un cliente difficile, per esempio sia Rogue One che Yamato 2199 mi hanno lasciato un po' "meh"...

    RispondiElimina
  49. Ma sono l'unico che guardando oggi una serie anni 80 si annoia a morte? Ho provato a guardare un magnum p.i. ma dopo 5 minuti mi è venuto il latte alle ginocchia... E Hazard, quando alla terza o quarta volta ti fanno rivedere lo stesso salto del generale Lee?
    Non è che appunto entra l'effetto nostalgia e c'è le ricordiamo più belle di quello che sono in realtà?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eh sì. Provai a rivedere la (ricordavo) splendida serie Beast Wars... la vidi in prima superiore e ne andai matto... ma rivista oggi... Stessa cosa per (perdonatemi) Guerre stellari: il primo film, rivisto da poco, mi è sembrato veramente mal fatto, soprattutto con una trama inconsistente. Ma forse la forza della Forza è stata sempre nei suoi personaggi.
      (Altre cose invece, riviste a distanza di decenni, diventano ancora più bellerrime, tipo i Gargoyles e Ritorno al futuro e Willow)

      Elimina
  50. D'accordo su tutto, tranne la musica….no dai seriamente….
    Comunque è vero. Quando poi vai realmente a vedere serie tv o videogiochi della tua ifanzia spesso dici mmm non me lo ricordavo così fetecchioso.
    Per il magnumm piai non l'avrei mai detto ma il trailer non mi dispiace per nulla.Certo non è che puoi sfasciare due ferrari a puntata….e sicuramente meglio higgins con i capelli biondi!

    RispondiElimina
  51. ps ho cliccato su ricevi notifiche ma si è inchiatrato il server

    RispondiElimina
  52. Scusate, torno sul tema del post, un pò in ritardo ma finalmente ho il tempo di scrivere le mie opinioni. Prima però, un consiglio a tutti gli antristi sposati. Non andate mai in vacanza con la suocera, se non volete minare pesantemente il matrimonio. Lo dico per esperienza dopo un'estate da dimenticare. In ogni caso, tornando al post, magnum pillai se dovrò guardarlo, lo farò considerandolo una serie nuova e senza cercare le differenze o le analogie con quella classica. Un pò come ho fatto con lethal weapon. Il problema, a mio avviso, è che le serie nuove hanno protagonisti troppo belli, rispetto a quelli di una volta. È difficile identificarsi con un/una modello/a, troppa è la differenza con la gente comune. Una volta non era così, erano più umani e bruttini. Tom Selleck era un figo per i tempi, anche se, come si è già detto dimostrava più anni di un pari età odierno. Sarà stato per i baffi che invecchiano... Però i comprimari erano più normali e per questo ancora più simpatici. Cosa che non si può dire delle serie odierne. Discorso oggi sono inguardabili perché lente e girate con uno stile basato sullo spiegare ciò che capitava, mentre oggi si tende a mostrare meno. Alcune serie erano oggettivamente noiose. Parlo di hazzard o a-team. Dei capisaldi, per carità, ma non riuscivo a farmele piacere allora, come non riuscirei oggi. Altre sono proprio invecchiate male, x-files, serie per cui sacrificai vita sociale ed amicizie, ai tempi, rivista oggi è insopportabilmente lenta e datata. Eppure al tempo mi piaceva un sacco.

    RispondiElimina
  53. D'altro canto dopo aver visto il nuovo MacGyver non credo che non si possa non avere diverse perplessità su remake/reboot e quant'altro. Certo, alla fine della storia conta il risultato: il remake di He-Man ad esempio era assai figo, i sequel/remake di Voltron fatti in passato (prima della serie Netflix) non erano esattamente granché, anzi. Il remake di IT Crowd non è andato molto lontano, quello invece di The Office ha fatto faville, la serie UK di Skins è durata ben 7 stagioni, il remake/reboot ammerigano invece conta 10 episodi...
    Probabilmente la percentuale di successo di remake/reboot/qualsivoglia si attesta intorno al 50% (forse anche meno), quindi effettivamente i produttori fanno bene a puntare i loro soldi in queste operazioni, tuttavia personalmente quando sento che "vogliono fare un remake di una certa serie a cui ero affezionato" un certo brivido finisce corrermi lungo la schiena, e mi si rizzano perfino i peli delle orecchie! Già tremo al pensiero di cosa hanno fatto con il remake di Saint Seiya (dopo il risibile film in CG...)

    RispondiElimina

Posta un commento

I commenti anonimi vengono eliminati dai filtri antispam e, nel caso superino i filtri, irrisi ed eliminati uguale: non usarli. Metti la spunta a "Inviami notifiche"per essere avvertito via email di nuovi commenti. Info sulla Privacy