Il Corvo di James O'Barr e Il Corvo Presenta. Una nuova generazione

Il corvo O'Barr fumetto General Press 1994

Prosegue il nostro viaggio estivo nella storia del fumetto italiano degli anni 90. Un viaggio disarticolato che parte da una premessa molto semplice: peschi un po' di vecchi albi dal mucchio e ti lasci trasportare dai ricordi. Di quello che è stato, ai tempi, e di quello che sarebbe venuto dopo. Esattamente come per il Corvo della General (poi Magic) Press. Storia di come un fumetto indipendente legato a un film di successo ha trascinato in edicola, per anni, storie talmente fantastiche da darti, beh, le vertigini [...]


Il 31 marzo del 1993, Brandon Lee, figlio del grande Bruce (scomparso vent'anni tondi prima), muore per un clamoroso incidente con un revolver di scena, sul set di una pellicola a basso budget della Dimension Films intitolata The Crow. La notizia fa il giro del mondo e catalizza sull'opera seconda del regista australiano Alex Proyas l'attenzione un bel po' morbosa di tutto il pianeta. Si vuole sapere cos'è successo, come hanno completato le riprese senza Brandon, se quelle con il sosia e la CGI appiccicata funzionano.

Il 13 maggio del '94, un anno abbondante dopo la morte del suo protagonista, Il Corvo esce nelle sale USA. Il 22 settembre, preceduto da una consistente campagna promozionale in TV - è pur sempre un film in mano a Mediaset - arriva anche in quelle italiane. "L'ultimo film di Brandon Lee", il Brandon Lee di Resa dei conti a Little Tokyo e Dragon Fire, il figlio di Bruce. Nell'immaginario globale, Brandon da quel momento in poi sarà sempre e solo l'attore con il cerone e quel nero in faccia, i capelli lunghi e la maglia attillata coperta di nastro adesivo.
Il Corvo si rivela il fenomeno che tutti si aspettano, un'icona perfetta per l'immaginario pop. E quanto meno, qualunque cosa si pensi oggi del film - che pur con tutto l'affetto del mondo, i suoi tratti da B-movie li conserva orgoglioso - ha un soundtrack che spinge tanti a scoprire i Cure e magari, attraverso quella cover dei NIN, anche i Joy Division.
I Cure, i Joy Division. La colonna sonora utilizzata qualche anno prima da James O'Barr al tavolo da disegno, quando ha riversato in un fumetto tutta la disperazione per la fidanzata travolta e uccisa da un camionista ubriaco. The Crow, un fumetto su un antieroe oscuro e folle, poetico e violento, distrutto e che se ne va in giro con un gatto sulla spalla, apparso per la prima volta su Caliber Presents #1 (gennaio 1989), e poi pubblicato negli anni successivi negli USA da Tundra Publishing e Kitchen Sink Press.


Facciamo un salto in avanti. Poche settimane dopo l'uscita del film in Italia, quando nella stanza di chi scrive, come quella di milioni di altri coetanei, è già appeso un poster della pellicola di Proyas, esce in edicola Il Corvo della General Press. La casa editrice di Pavona (Roma), che ai tempi pubblica alcune testate dell'universo super-eroistico Ultraverse, come Strangers e Freex, lancia una miniserie di tre numeri per presentare il fumetto di O'Barr.
È il delirio.
Il Corvo diventa uno dei pochi fumetti di quegli anni a buttar giù il confine tradizionale tra chi i fumetti li legge e chi non lo fa. Come Dylan Dog (dailandog) una manciata di anni prima e come Dragon Ball qualche tempo dopo, è un'opera generazionale, al contempo una moda da seguire e l'incarnato di un sentimento.

Il posterino in camera, lo spolverino di pelle e il CD con il corvo su campo bianco per riascoltare venti volte Burn dei Cure o Color Me Once dei Violent Femmes, o i pupazzetti della McCoso, non bastano. Il Corvo della General Press, e il mondo di disperazione che racchiude e che espande quello del film, non è un fumetto, non è solo carta stampata.

È lo zeitgeist dell'autunno del '94 per una nuova generazione insofferente, già orfana di Cobain e praticamente del grunge, e pronta a gettarsi tra le braccia di MTV.


Il Corvo ha un successo clamoroso, tanto che la miniserie da tre numeri diventa una mini da quattro, perché tra la prima e la seconda uscita salta fuori anche il Numero Zero, un flipbook con due storie extra di O'Barr e dei redazionali con cui i curatori della testata, Pasquale Ruggiero e Francesco Cinquemani, raccontano del rapporto tra O'Barr, i Cure e i Joy Division, la genesi del film grazie all'intuito dello scrittore e sceneggiatore John Shirley e del produttore Jeff Most, gli effetti speciali e quella storia del software Dream Quest impiegato nella celebre scena dello specchio in frantumi.

A dicembre esce il terzo e ultimo numero della miniserie, ma più che una fine è un nuovo inizio. James O'Barr viene invitato in Italia per una mostra di tavole originali del Corvo (al Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 17 dicembre all'8 gennaio), e la General Press annuncia la pubblicazione da gennaio di una nuova testata che prenda il testimone de Il Corvo. Si chiamerà Il Corvo Presenta, la numerazione ripartirà da uno, e offrirà uno sguardo al fumetto indipendente USA.


Il primo numero de Il Corvo Presenta (gennaio '95) parte ovviamente da James O'Barr, da altre sue storie altrettanto tetre e se possibile ancora più disperate, come la recente Hard Looks, pubblicata negli USA da Dark Horse ("Visioni Adulte"). Il Corvo continua ad apparire in copertina, e lì rimarrà per tutti i primi due anni di vita del contenitore, grazie anche alla presenza della miniserie The Crow Dead Time (di O'Barr, John Wagner e Alexander Maleev).

Ma arrivano anche Stray Bullets di David Lapham, Kabuki di David Mack, Billi 99 di Tim Sale, l'Hellboy di Mignola. E soprattutto, a partire dal quarto numero de Il Corvo Presenta, la Vertigo. Il meglio della migliore etichetta editoriale della DC Comics. Si parte da Kill Your Boyfriend di Grant Morrison e Philip Bond, poi seguono Sandman, Hellblazer, Prez, Death.

E, soprattutto, un certo Preacher.


Il Corvo Presenta diventa rapidamente la testata che ogni mese aspetti di più in edicola, pur negli anni di una proposta a fumetti semplicemente enorme, per l'esplosione dei manga e tutto il resto.

A partire dal numero 16, la rivista è pubblicata da Magic Press, la nuova società che ha preso il posto della General, e dal 37 il titolo della pubblicazione è di fatto Preacher: il logo dell'esplosivo fumetto Vertigo di Garth Ennis e Steve Dillon, pace all'anima sua, campeggia in copertina.

Il numero 50 (agosto 2000) è anche l'ultimo de Il Corvo Presenta, perché la testata contenitore diventa Vertigo Presenta, concentrandosi sul solo materiale Vertigo. Si andrà avanti per altre 50 uscite, fino al maggio del 2006, con tutta Preacher, 100 Bullets, Lucifer, Hellblazer, Fables...


Nel frattempo, i film del Corvo sono diventati quattro, e ha fatto a tempo a nascere e morire pure una serie TV (torniamo a parlarne presto). Un anno e mezzo fa, a Lucca, ti fanno incontrare O'Barr allo stand BD. Ti disegna un Eric Draven su un volume e vorresti dirgli tante cose. Su quello che quel fumetto ha rappresentato per il te stesso più giovane, e su tutto quello che si è tirato dietro.

Ma un po' di ti vergogni, un po' è che c'è la baraonda solita del Napoleone e non si sente a un centimetro di distanza. Prendi il tuo disegno e gli sorridi, e basta. Fuori, in barba a quello che ti ripetono nel film, ovviamente piove e continuerà a farlo, perché, beh, è Lucca.

Se non avete mai letto Il Corvo e volete recuperare, o se vi va di rileggerlo per sentirvi come quando eravate giovani, con lo spolverino di pelle e il posterino del film in camera, c'è Il Corvo - Edizione Definitiva. Le lacrime napulitante per la gioventù perduta sono gratis.

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Commenti

  1. Tanto per fare l'insopportabile precisino, mi pare di ricordare che Hard Looks sia tratto da un racconto di Andrew Vachss, praticamente patrick mcgoohan in un cosplay di Nick Fury, e scrittore cupissimo che fa sembrare il papà del Corvo al confronto il Sio di Scottecs Magazine. Da qualche parte ho parecchi dei primi 50 numeri e tutti i 50 successivi, ma ricordo di aver letto e forse perso un albo con una storia di James O'Barr con una corsa in auto con Wylie E. Coyote ed un cameo di William S. Burroughs che dice una battuta degna del Groucho di Sclavi. Non ricordo se fosse precedente o successiva al Vangelo del Coyote di Animal Man. Ricordo che The eaters di Milligan/Ormston fu lodata nei redazionali di 2099 Special ( che pubblicava roba fresca come Ghost Rider 2099 ). Formidabili quegli anni.

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  2. Forse perchè ero già "vecchio", forse perchè in realtà sono vecchio da sempre, il film non ebbe su di me una gran presa. Mi piacque come l'eccellenza di serie B che era, la colonna sonora è e resta tra le mie preferite (hai voglia, visto che erano praticamente tutti artisti che già conoscevo e apprezzavo), ma nessun "mito fondante".
    In compenso ringrazierò sempre la testata per aver portato in Italia la Vertigo, Sandman, Preacher, Hellblazer e, sostanzialmente, aver smontato un altro pezzo del pregiudizio sul fumetto come "roba da immaturi".

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    1. Sempre per fare il simpatico, segnalo che in realtà la Vertigo ( marchio DC formalmente nato nel 1993 per inquadrare quanto andavano facendo Moore e co dalla Lezione di Anatomia di Swamp Thing del 1984 ) è stata portata in Italia da Horror di Comic Art ( 1990 ) che in ordine non cronologico partì dallo Hellblazer del 1987, poi passò a Swamp Thing, prima dalla serie originale di Wein/Wrightson poi da quella di Moore/Bissette/Totleben, per finire col Sandman di Gaiman. Play Press qualche anno dopo presentò sulla sua American Heroes i 26 numeri dello Animal Man di Morrison e qualche numero della Doom Patrol sempre di Morrison.

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  3. Li ho ancora tutti e 3 piu lo zero. E ogni tanto li riprendo in mano

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  4. Posto STUPENDO.
    Sono legato al Corvo da mille situazioni più o meno sentimentali che vivevo all'epoca del boom del titolo. E si, era uno scenario anche sociale quello che trasformò un B-Movie di ottima fattura nel, di fatto, caso cinematografico di quell'autunno freddissimo del '94. e Che gli anni '94 fossero per me anni particolari lo dico sempre. Perchè avevo abbandonato le medie per studiare arte a Fabriano, lontano da Penisville (oddio 20 minuti di pullman ma vabè...) e con la speranza di incontrare un ambiente stimolante dal punto di vista creativo e professionale (ma non divaghiamo). In quel periodo andai al cinema a vedere il film con Brandon Lee insieme ad una delle mie bellissime cugine (che portavano le amiche e faceva sempre colore) e rimasi folgoratissimo. Era per me un momento di trasformazione (ormoni a parte) e passavo da un lato innocentemente pop (tipo da spiaggia, disco e pseudo fighetto) a quello che poi sarebbe diventato il background che mi avrebbe accompagnato fino ad oggi. Letture, musica e cinema nel mio mondo divenivano sempre più oscure, intriganti e pulp, mi crescevano addosso cappelli lunghi, borchie e tranch di pelle e, si, facevo parte di quella gioventù alternativa che non si arrendeva al viggio senza ideali e combatteva ribellandosi ad una società che aveva perso la voglia di urlare perchè non ascoltata.

    Il film che mi portò inevitabilmente ad acquistare i fumetti del Corvo e che per me , così come la Vertigo di Moore e Gaiman (grazie Comic Art) e quella di Ellis e Morrison dopo (grazie Magic Press), rappresentava questo: la voglia di essere ancora curioso e di portare avanti un modo di essere che mi sembrava terribilmente diverso in quegli anni.

    E poi c'era questo nuovo amico conosciuto proprio alle superiori perchè venivamo da due paesi differenti, la cui rivalità iniziale si era trasformata in una sincera amicizia e che purtroppo perse la vita l'anno dopo in un brutto incidente. Ogni volta che parlo del Corvo è impossibile per me non ricordare questa persona, così fissato con Erik Draven da vestircisi anche nei giorni normali a scuola e a cui regalai il poster trovato appunto negli spillati della General.

    Ora scusate ragazzi che vado a piangere di ricordi nell'angolino dove nessuno mi vede... vado...

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  5. Merò il Corvo ed il Corvo Presenta, la mini del Corvo fu oggetto di razzie per tutte le edicole, ma riuscì a procurarmi tutti gli spillati, il film fu visto e rivisto più volte, i Cure li ascoltavo già da tempo. Purtroppo il Corvo presenta cominciò con le successive mini del Corvo che non meritassero più di tanto, conseguentemente non lo seguivo assiduamente, ma ne conservo con cura un po di albi. ricordo anche una bella querelle con Lapham e l'interruzione della pubblicazione di Stray Bullets e la decisione di pubblicare solo materiale Vertigo, ma a tal proposito pongo un quesito, qualcuno ha letto tutto Stray Bullets? viene poi spiegata la relazione tra tutte le varie storie e linee temporali?
    Doc, una domanda per te, in questa belle rubrica parlerai anche di fenomeni tipo la Bravura, la Valiant pubblicata dalla Play Press e soprattutto quel capolavoro tutto italiano che è ESP?

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    1. Sì. E l'Ultraverse (citato in quest post, parlando della General Press) e tanto altro ;)

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    2. E pure il Comics Greatest Worl della Dark Horse? Che i posteri ricorderano per Barb Wire impersonata dall'intesa Pamela? Io le scelte alternative le ho provate tutte anche nel bresslin, fan TNA della prima ora.

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    3. Ho il primo numero di X ammerregano, lì nello scatolone degli originali. Ho detto tutto.

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    4. Grande DOC, Copertina di Miller? Cmq ritengo che tutte le edizioni che ho pubblicato abbiano raggiunto un alta qualità, superiore alle major dell'epoca, chiaramente dovevano fallire.

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  6. Ai tempi snobbavo qualunque cosa che non fossero i manga, pero' questo me l'ero preso.
    Complice il film, ovvio. Per poi scoprire che il fumetto era mooolto meglio.
    Una cosa su tutti: Fun Boy.
    Ma in genere ho apprezzato anche i fumetti successivi, di O' Barr.
    Roba parecchio tenebrosa e nichilista.
    Anche se hanno davvero raschiato il fondo. Per poco non pubblicavano pure gli scartafacci e le malecopie.
    D'altronde, la gente ne voleva ancora e ancora.
    E poi non dimentichiamo Preacher. Anche se quello l'ho recuperato piu' avanti coi volumoni.
    Resta comunque tra le robe piu' belle che ho letto negli ultimi vent'anni.

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  7. Di Preacher vale la pena vedere la serie tv?

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    1. Si, si ispira al fumetto senza ricopiarlo, ma è ben fatta e piacevole.

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  8. Giurin Giurello: rileggendo la scansione della tavola dove l'agente incontra il Corvo, mi è partito un brivido che mi ha trasportato tutti gli anni '90 dalla base della nuca fino all'ultima fibra nervosa del mio corpo.

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  9. Un pezzo di cuore !!! Resta l'unico film che ho visto 2 volte al cinema !
    Poi il fumetto .... ricordi bellissimi tutto girava intorno al Corvo, le musiche di sottofondo, il costume del carnevale, le frasi fra amici ....penso abbia segnato una generazione (esagero?)
    Chiudo con una domanda.. sai mica se qualcuno ha voglia di ristampare le miniserie uscite dopo l'orinale in qualche tpb? Li conservo gelosamente in edizione usa ma mi piacerebbe averli anche in italiano.
    Grazie 1000

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    1. Non saprei. I diritti italiani immagino siano in mano a BD, che ha pubblicato anche Il Corvo - libro secondo e Il Corvo - Memento Mori (miniserie italiana scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Werther Dell'Edera). In inglese c'è un The Crow Omnibus da quasi 300 pagine, che ripropone appunto le miniserie Dead Time, Flesh and Blood e Wild Justice. È uscito cinque anni fa e non so quanto sia facile da recuperare.

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    2. Grazie 1000 Doc incrociamo le dita ....magari quando Esce il famoso reboot cinematografico che non faranno mai ..

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  10. Perfetto. Ho l’edizione definitiva. La leggo. Grazie Doc!

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  11. Grandissimo post. E' vero, Il Corvo (assieme a Dylan Dog e La Morte di Superman) era uno dei pochi fumetti di cui potessi parlare senza problemi coi miei compagni di scuola, in un periodo in cui c'era una netta separazione tra essere appassionati di fumetti e... beh, tutto il resto del mondo. Ma il Corvo era talmente cool che tutti presero a seguire la miniserie. Anche se da nerd ero comunque appassionato di altri fumetti, Il Corvo mi colpì per la disperazione autodistruttiva (molto più del film, per certi versi) che inondava quei testi grezzi, ma efficaci e per l'idealizzazione assoluta dell'amata. Sparsi tra le tavole c'erano citazioni dalle canzoni dei Cure e dei Cocteau Twins, c'erano poesie di Baudelaire... insomma tutto il riferimento culturale degli adolescenti di quella generazione. Forse peccavamo un po' di scarsa autoironia, ma adoravamo chi ci faceva piangere e disperare. E per certi versi, tolta la parte da giustiziere e quella ultraterrena, sembra davvero di leggere una sorta di diario della depressione e dell'elaborazione del lutto di O' Brien. Poi vabbé, nel cassetto della mia vecchia stanza da adolescente ci sta ancora la foto in cui mi mascherai con cerone, rossetto e spolverino andando in giro per le strade del mio paesino con gli amici per partecipare a non so quale festa... mai mi sono sentito a mio agio con degli abiti come quella sera. E per molti anni, anche senza trucco, ho indossato lo stesso spolverino come abito-coperta di Linus invernale.

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  12. @Doc, visto che questi post sulle bizzarre proposte editoriali anni Novanta mi stanno prendendo un casino, vorrei azzardare, se ti va, un suggerimento per futuri argomenti. Hai mai letto la rivista "Cyborg"? Fu creata ai tempi del successo di Nathan Never, da Daniele Brolli insieme a un gruppo di fumettisti bolognesi (Semerano, Ghermandi, Gabos... perfino Davide Toffolo alle prime armi) su commissione della Star Comics che voleva fare un fumetto sf italiano. Ne venne fuori una rivista con diverse serie a puntate, unite da una leggerissima continuity, ambientate tutte nello stesso mondo influenzato dall'estetica cyberpunk. Durò solo sei numeri in formato comic-book e poi venne chiusa da Star Comics e ripresa dalla Telemaco, che rese la rivista di grande formato e ci fece uscire a puntate Concrete e The One di Brian Veitch alla prima apparizione italiana...

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    1. È ovviamente uno dei prossimi argomenti. Ho già scattato le foto e tutto :D

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    2. Argh Cyborg, la mia serie preferita era Fondazione Babele.

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  13. Due ricordi sul Corvo fumetto:

    Un carnevale mi travestii per una festa da Morfeo (Sandman), un paio di sgallettate presenti mi chiesero se ero travestito da Il Corvo. Io da nerd, invece da dire "si,certo", mi misi a spiegare chi era Sandaman.

    Comprai il numero 2 del Corvo l'unico anno che andai a Lucca Comics (era l'anno che non volevano aprire per via della tensostruttura che non aveva i permessi nel caso nevicasse). Comunque era un numero speciale con la scritta Il Corvo dorata. Pagai 2 o 3000 lire, non ricordo. Ricordo che l'ho rivenduto a 20.000 € a un tizio appassionato del fumetto, il classico tipo che non leggeva fumetti.

    Bei tempi...

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  14. Madonna il Corvo...
    Erano i miei 14 anni, quell'età in cui qualunque cosa nuova vedi rimani affascinato. Il Corvo mi fece letteralmente esplodere la testa: i pochi brandelli rimasti ancora attaccati sono stati definitivamente spazzati via dai vampiri Lestat e Louis con la loro bambina-mostro Claudia (so che il Doc non la pensa come me, ma Kirsten Dunst rimane per me di una bellezza da togliere il fiato...).
    All'epoca leggevo solo Nathan Never e Lupo Alberto (i manga sarebbero arrivati di lì a poco) e avevo sentito parlare di questa storia strana e tragica, la morte di Brandon Lee e tutto il resto: comprai il primo numero e fui travolto da questo formato (non avevo mai acquistato uno spillato americano), queste tavole nere e dense, questo stile un po' disegnato, un po' dipinto, un po' a collage fotografico, queste figure con anatomie ed espressioni deformate, così lontane dallo stile "Bonelli" a cui ero abituato, disegni che sulle prime mi sembrarono brutti, eppure non riuscivo a staccare gli occhi da quelle pagine, ho studiato e ricopiato e riletto centinaia di volte ogni vignetta, sapevo disegnare Eric con lo stile di O' Barr senza tenere il fumetto come riferimento. E poi i dialoghi, le citazioni, le poesie di Baudelaire, le canzoni dei Cure, il dolore disperato che trasudava da quelle pagine...
    Guardai il film dopo aver letto il primo numero e fu amore, però un po' tiepido, perché il film è una robetta abbastanza godibile ma niente di che, ma il fumetto signori miei è un monumento. Come qualcuno ha commentato più su, anche nel mio caso è una delle poche cose che periodicamente ritiro fuori dalla mia libreria e rileggo volentieri.
    L'estetica di Eric si attaccò anche a me, avevo anch'io lo spolverino nero d'ordinanza, quando andavo a sciare con gli amici mi pittavo con il burrocacao colorato il sorriso e le linee verticali sugli occhi (lo so, è una cosa che fa ridere i polli, ma all'epoca mi sembrava una ficata)...
    Qualunque cosa mi ricordasse The Crow attirava la mia attenzione, quindi inevitabilmente approdai sui lidi del black metal con il suo "corpse paint" ed all'immenso Alice Cooper, che si truccava come Eric ma col sorriso all'ingiù (credo sia l'unica variante al trucco da "Corvo" ad essere se possibile ancora più ganza): il suo "The last temptation" è un disco che cito sempre come esempio di quanto si può essere dark e pieni di idee musicali sorprendenti senza spostarsi di un millimetro dallo stile classico alla Bon Jovi o Brian Adams, un disco scritto a due mani con Neil Gaiman che ha parallelamente realizzato un fumetto, la copertina firmata da Dave McKean, inevitabile che nella mia testa sia ancora più "colonna sonora del Corvo" dei Cure e Joy Division che invece non mi hanno mai preso fino in fondo.
    In quegli anni di idee in fermento entrai a far parte come illustratore della redazione di una fanzine che trattava di horror, metal e affini (si parlò ovviamente anche del Corvo ed Intervista col vampiro): durò solo tre numeri, poi qualcuno fece leggere l'articolo di apertura del numero zero (intitolato "Satanismo - Atto I") al parroco che finanziava la cosa perché "è così bello che i giovani si dedichino alle loro passioni" e l'avventura finì in un "Ma siete matti??!!", però lo ricordo ancora come una delle cose più belle ed entusiasmanti che abbia fatto in gioventù, eravamo stati citati perfino su un numero di Dylan Dog e ho trovato delle copie in vendita alla Borsa del fumetto di Milano...

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    1. Dopo i tre numeri della miniserie classica iniziò "il Corvo presenta" ed io mi indignai: mi sembrava una bieca manovra commerciale, la storia era finita così, in quel modo lì e così doveva chiudersi per sempre. Non ne comprai neanche uno e a leggere adesso i titoli che sono comparsi sulla testata, praticamente un distillato del meglio che sia stato prodotto in America all'epoca, sono stato un pazzo scriteriato. Poco male: Sandman, Preacher e Constantine li ho recuperati dopo e col senno di poi all'epoca non ero mica tanto pronto per Preacher :D, che facevo tanto il "satanico" ma in realtà le robe che toccavano troppo la religione mi turbavano ancora un po', però chissà quanta bella roba mi sono perso mannaggia.

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