Godzilla, Mothra e King Ghidorah: il Giappone che deve chiedere scusa (Kaiju X Terra - 1)

Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack

Una nuova rubrica sui film di kaiju? Sull'infinita saga di Godzilla e i suoi fratelli? Perché no? In questa prima puntata di Kaiju X Terra (ah ah... ehr), una delle pellicole più belle e significative nella storia del rettilone atomico, il film del 2001 Gojira, Mosura, Kingu Gidora - Daikaijū sōkōgeki (cioè "Godzilla, Mothra e King Ghidorah - Assalto di mostri giganti"), anche noto con il titolo USA Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack. Quello in cui Godzilla ricordava al Giappone quanto fatto in Asia durante la guerra. E glielo ricordava uccidendo un sacco di giovanotti indisponenti [...]

Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack

Dunque. Anche limitandoci alle pellicole giapponesi, non esiste un solo Godzilla, così come non esiste un solo Mothra o un solo King Ghidorah, ma tante interpretazioni diverse dello stesso concetto, degli stessi personaggi. Diverse linee temporali e collane di film, tradizionalmente suddivise in varie epoche (Showa, Heisei, Millennium, Reiwa). Il che spiega le modifiche al look di Godzilla, il suo continuo “cambio di allineamento”- quel frenetico turn face/heel, nemico/amico, in stile wrestling - e più in generale le variazioni nette di tono da una serie di pellicole all’altra.

Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack (d'ora in poi GMK) è, nel 2001, la terza pellicola del ciclo Millennium, secondo reboot del franchise. Ciclo iniziato nel '99 con Godzilla 2000: Millennium. Ma, soprattutto, GMK è un seguito diretto del primissimo film di Godzilla, girato da Ishiro Honda nel 1954. Ignorando tutto quello che è venuto dopo, si riparte dagli eventi occorsi quasi mezzo secolo prima nel film originale. Dal Godzilla distruttore, apparentemente ucciso alla fine della sua prima, storica sgambata sul grande schermo.


Ora, si legge spesso in giro che Gojira/Godzilla rappresenterebbe la bomba atomica, il trauma da aggressione nucleare subìto dal Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Non è esattamente così. Nel senso che Godzilla non rappresenta originariamente solo le bombe piovute su Hiroshima e Nagasaki, ma incarna, più in generale, i pericoli del nucleare in sé.

Lo spunto iniziale che ispirò il primo film fu una vicenda più piccola ma comunque in grado di scuotere un intero paese, quella del peschereccio Daigo Fukuryu Maru. Una delle navi da pesca che vennero coinvolte dal fallout dei test nucleari USA sull'Atollo di Bikini. L'incidente - che causò molte polemiche, anche per via del tonno contaminato finito in vendita - avvenne il 1 marzo del '54. Sette mesi prima dell'uscita del Gojira di Honda, che richiama espressamente quell'avvenimento nelle sue scene iniziali.

Poi, chiaro, il volto pericoloso della scienza (proprio in un paese che in quegli anni abbracciava il nucleare per il suo fabbisogno energetico) includeva anche le ferite della guerra. Torneremo a parlarne, ma non a caso il personaggio simbolo del primo Godzilla, l’uomo che nel film del '54 salva il Giappone dal mostro, è il professor Daisuke Serizawa. Uno scienziato che ha perso un occhio durante il conflitto e porta i segni di un evento che la nazione attorno a lui vuole dimenticare in fretta.
Ma si può? È possibile davvero fare finta di niente? Dimenticare? È proprio quello che si domanda, ripetutamente, questo film del 2001. Rispondendo ogni volta con un secco “No”.

Le varie pellicole di Godzilla sono incentrate di volta in volta su un tema diverso, talora solo suggerito tra una zuffa di tizi sudatissimi sotto quei costumi di gomma e l’altra. L’ecologia e nella fattispecie il dramma dell’inquinamento nel Giappone industriale del dopoguerra, il rispetto del pianeta, la politica internazionale, l'immobilismo da burocrazia, il contrasto tutto intestino di un paese passato dalla mattina alla sera dall’imperialismo (con tanto di crimini di guerra feroci messi sotto al tappeto) al pacifismo estremo.

Ed è proprio quest’ultimo il tema di fondo di GMK, e il motivo che lo rende una delle pellicole più interessanti di tutte quelle legate al lucertolone con la fiatella atomica. Un grande scontro generazionale fra quelli tra gli anziani che sanno, ricordano, non vogliono dimenticare gli errori e gli orrori del passato - e che alla fine salveranno la baracca - e i giovani che se ne fregano di quello che è stato, e quindi quegli errori sono costretti a ripeterli.
Ok, atomicboomer.

E così una banda di giovani, chiassosi teppisti in moto vestiti come Yatta1 e Yatta2 di Yattaman sono i primi a cadere. Ma non per mano (zampa?) di Godzilla. Subito dopo, sono alcuni campeggiatori al lago, intenti a saccheggiare un negozio già che si trovano, a fare una brutta fine. Gli uni e gli altri hanno buttato a terra una statua sacra, e muoiono male, uccisi dal risveglio di esseri antichi simboleggiati da quelle statue, Baragon e Mothra.

Hanno scassato le statue e anche un po’ le balle, mancato di rispetto alla tradizione? Finiscono per essere le prime vittime dalla battaglia fra kaiju in arrivo. C’è però un particolare: Baragon e il falenone Mothra, insieme a Ghidorah, in questo film sono i “Mostri guardiani” (o anche un più significativo “Mostri guardiani di Yamato”). Mostri sacri uccisi dalla popolazione migliaia di anni prima e oggetto da allora di adorazione e leggende. Pronti a tornare come ultimo baluardo della natura e del Giappone. Contro Godzilla. Ad ammazzare i giovanotti indisponenti, in altre parole, qui sono i kaiju BUONI. 


L’ultimo kaiju, Ghidorah, il drago millenario a tre teste ispirato al drago mitologico Yamata no Orochi, viene risvegliato da un uomo di mezza età, che rovescia la sua statua per usarla come scalino e impiccarsi a un albero. Vero. E sarà che le sue azioni non sono mosse da una mancanza di rispetto, sarà soprattutto che non è giovane, lui a differenza dei ragazzi si salva.

Nella mattanza degli under 30 finiscono pure dei ragazzi che non hanno fatto niente, giocano solo a ping pong, finché la loro casa viene calpesta da Godzilla. L’unica adulta, pure qui, ne esce tutta intera. Si nota un filo comune? E vi si risparmia la storia della povera crista in quel letto d’ospedale.

Ma al di là della deboscia giovanile, qual è la colpa dei giapponesi? E cosa diavolo vuole Godzilla? Il film questo non te lo lascia immaginare, ma, dicevamo, te lo ripete più e più volte. Ci viene spiegato che i tre kaiju sacri, i mostri guardiani, “proteggono quelle terre, non chi le abita oggi”. Protettori del Giappone e non dei giapponesi.
Godzilla, invece, che è alimentato dalle radiazioni e se ne frega delle armi atomiche (e del paradosso che il loro impiego - e più in generale l'utilizzo delle diavolerie della scienza - per fermarlo comporta. Altro tema frequente nei film Toho) qui è proprio l’esatto contrario della metafora delle bombe atomiche USA. 

Godzilla, questo Godzilla, pura rabbia incarnata in un essere gigantesco che ora ha gli occhi completamente bianchi (addio, occhi buoni da cucciolo del Godzilla anni 70) è un “animale che rappresenta lo spirito collettivo delle migliaia di persone morte durante la guerra nel Pacifico”, racconta nel film uno dei vecchi-che-sanno. Non un Gojira forza della natura, noncurante degli uomini come uno tsunami o un terremoto, ma una punizione - evidenziata dalla cazzimma con cui alcune persone vengono uccise - per quello che un popolo ha fatto. Nella fattispecie, il popolo giapponese.

La pacificazione improvvisa del paese non è stata indolore, anche se in pochi sembrano ricordarlo. “Perché vuole distruggerci?”, chiede al vecchio la giornalista di cui diremo tra un secondo. “Perché i giapponesi vogliono dimenticare cos’è successo”.

Il senso di questo film diretto da Shusuke Kaneko è che bisogna comunque fare i conti con quello che è stato, senza accantonarlo e/o edulcorarlo, come il Giappone ha fatto per decenni e continua in una certa misura a fare ancora oggi, specie nel suo rapporto svagato con i propri criminali di guerra. Il vecchio prosegue, spiegando che “il Giappone ha preferito “ignorare il dolore e la sofferenza che sono stati inflitti”. Inflitti, non subiti. 

Il Giappone fermato dalle atomiche è pur sempre il paese che aveva compiuto orrori indicibili nella sua politica di espansione imperialista, per i quali ha iniziato a chiedere scusa solo diversi decenni dopo.


Ma forse c’è speranza, per i giovani. Cioè, per quelli morti schiacciati no, ma per gli altri probabilmente sì. Basta capire la lezione. La stessa protagonista femminile di cui sopra, Yuri Tachibana (Chiharu Niiyama), una giovane reporter che realizza programmi TV spazzatura e funge da spiegone ambulante per lo spettatore, torna a casa ubriaca dal padre, un alto ufficiale tutto di un pezzo delle Forze di Autodifesa del Giappone (JSDF), che si occuperà di lì a un attimo del caso Godzilla. Ovviamente in prima persona.

Ma quando lei inizia a investigare, lui non vuole rivelarle nulla sul caso Godzilla. Allora s’invertono i ruoli ed è lei a spiegare al padre cosa sta accadendo. A tramandare le informazioni, evitare che tutto si perda. Yuri condivide quanto ha scoperto sui libri e spiega la faccenda della sofferenza causata “in tutta l’Asia”. Avrà pure bevuto qualche birretta di troppo, ma lei rappresenta le nuove leve che non se ne fregano, e si impegnano per sapere, imparare. Anche quello che ha fatto in passato quel paese ora privo formalmente di un esercito, anche se ne ha uno.


Ancora. In un gioco di sovrapposizioni, il Giappone ha dimenticato Godzilla in quel mezzo secolo di assenza come ha dimenticato la guerra: tanti, governo compreso, non credono all'inizio che Godzilla sia davvero tornato, e il padre di Yuri spiega a un altro ufficiale che “il tempo di pace ha cancellato il ricordo di quanto successo”. Lui, che Godzilla nel ’54 ha reso orfano, ricorda, come ricordano altri anziani nel film. Chi c’era sa, gli altri no. E infatti le persone più giovani confondono più volte Baragon (che è un mostro quadrupede rosso e con le orecchie a sventola) con Godzilla.


Il promemoria radioattivo e i suoi amici distruggono allora tutto. Ti sbattono in faccia un fungo atomico appena Godzilla apre bocca, per così dire, così come una foto del peschereccio Daigo Fukuryu Maru, un poster su cui indugia l’inquadratura per qualche secondo. Ricorda, ti dice. Ricordate.


Il wrestling dei kaiju, quando la CGI non è quella molesta di inizio anni Duemila e si passa a sfondare diorami e far esplodere modellini con colpi di coda, è sufficientemente divertente. In un tripudio di morte e distruzione che fa centinaia di vittime, mostra i feriti e gli sfollati, fa di tutto per urlarti in un orecchio "È così che è".

Il trittico di mostri guardiani avrebbe dovuto includere, oltre a Baragon (prima apparizione nel '65, in Frankenstein alla conquista della Terra, di Ishiro Honda. Un giorno parleremo anche di questo e dei suoi fratelli), Angilas/Anguirus e Varan/Baran. Ma la Toho decise di puntare al loro posto su Mothra e Ghidorah, nomi di maggior richiamo. Così, eccezionalmente, King Ghidorah, da antagonista principe dei film di Gojira, qui ti diventa buono.

Gojira e Baragon distruggono Hakone, poi c'è lo scontro a tre Mothra, Ghidorah e Godzilla, ovviamente a Tokyo. Mothra muore e rinasce come ha già fatto tante volte, Ghidorah diventa re, avvolto da fulmini e sbrilluccichio dorato, e il palleggiarsi Godzilla dà il tempo agli uomini di usare un'altra volta un'arma in grado di sconfiggerlo. Nel '54 era stato l'Oxygen Destroyer del professor Serizawa, qui il trivellone rotante e anche un po' rockettopanci chiamato D-03.

Ma muore, Godzilla? Il Godzilla rabbia-di-un-continente violato? No, non proprio. L'ultima inquadratura è per il suo cuore pulsante, quanto resta del mostro in fondo al mare. Certe cose, anche quando provi ad annullarle con tutti i tuoi sforzi, sono impossibili da cancellare.


Insomma com'è? E come lo recupero?

Tu hai un vecchio DVD USA di Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack, comprato una quindicina di anni fa. Su Amazon, cercando un po', salta fuori. Se riuscite, recuperatelo. Non si fosse capito, merita, ed è un ottimo punto di partenza per chi volesse recuperare/vedere/rivedere i film giapponesi di Gojira.


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Commenti

  1. L'idea di una rubrica su kaiju vecchi e nuovi , è un colpo di genio (e lo trovo anche molto "estivo"); ma per questa volta il mio commento voleva essere d'altro genere.
    Il pacifismo in Giappone è generalmente sentito in maniera sincera da un certa maggioranza della popolazione, ma è puramente di facciata per i vertici economici e politici della nazione.le "forze d'autodifesa"si stanno armando sempre più e di armamenti specificatamente offensivi ( es.gli f-35 imbarcati o la sostituzione dei missili antinave delle generazioni precedenti con veri e propri cruise potenzialmente in grado di portare testate tattiche nucleari). ; Ma forse ancora peggiore è la retorica nazionalista che viene abbondantemente dispensata in questa fase di riarmo. Il Giappone non solo non ha mai sinceramente chiesto scusa a milioni di Coreani, Cinesi ed altri asiatici vittime di crimini contro l'umanità, ma non ha chiesto perdono neanche a milioni di civili giapponesi sfruttati durante la guerra nel pacifico: dalle donne costrette a prostituirsi ,a gli operai strappati dai cantieri per andare a scavare trincee o altre opere militari. Da gli oppositori politici finiti nelle camere di tortura del kempeitai fino alle famiglie dei kamikaze che non hanno mai avuto niente se non parole di oblio o di ulteriore esaltazione retorica.

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    1. Discorso applicabile in toto all'Italia.
      L'Italia a differenza di Giappone e Germania non ha mai fatto processi ai criminali di guerra italiani, rimuovendo dai testi scolastici gli eccidi fatti in Jugoslavia, Grecia, Albania, Africa e di fatto rimuovendoli dalla coscienza nazionale.
      Anzi ha fatto di piu': ha costruito il mito dei "Italiani Brava Gente" contrapponendo l'immagine di soldati italiani goffi, giocherelloni, intrinsecamente pacifisti all'immagine del tedesco macchina da guerra meticoloso nello sterminio.
      Un buon esempio di questa immagine e' il film Meditteraneo di Salvatores. Uno dei tanti casi nel film per esempio e l'italiano che si inammora della prostituta..in realta' in Grecia la prostituzione fu organizzata dall'esercito occupante italiano violentando donne affamate dalla guerra.
      In Italia nessuno sa cosa sia il fascismo di confine/frontiera; razzista dal 1920 verso gli sloveni e croati.
      Mussolini a Pola 1920: "Per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre; di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara, io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani"
      Oppure la circolare 3c inerente alla Slovenia "Si ammazza troppo poco"
      Nessuno in Italia sa che Hitler ammirava Mussolini e lo prese ad esempio: Senza Mussolini il nazismo di Hitler non sarebbe esistito.
      In Italia non si parla dei oltre 131 campi di concentramento fascisti sparsi per lo stivale e nell'Adriatico.
      Nessun politico italiano e' mai andato al campo di concentramento sull'isola di Rab/Arbe dove la mortalita' era uguale ai campi tedeschi , a chiedere scusa...

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    2. Bravissimo Gaizok, bravissimo. Niente da aggiungere.
      E magari se uno si informa capisce anche che le Foibe non sono nate dall'oggi al domani perchè a Tito è partita la brocca, ma sono il classico esempio di legge del taglione

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  2. Incredibile questa versione di revisionismo storico del Godzilla... Bellissima la frecciata ai demolitori di statue, per inciso...ma veniamo al dunque. I Giapponesi si sono comportati molto male durante la WW2 (campi di prigionia inumani, sprezzo per la vita dei propri soldati etc etc), però l'onda revanscista e' frutto anche dell'obbligo da parte dei vincitori di non studiare la propria Storia (proprio così per mezzo secolo i Giap non potevano studiare la loro Storia come clausola di pace). Caduto quest'obbligo le conseguenze non si sono fatte sentire, e l'orgoglio patriottico si è risvegliato (esemplare anche il fungo atomico in decine di anime, masochistico si' ma orgoglioso quasi a dire "per abbatterci ci voleva questo" ) e l'analisi storica e' la seguente: gli Occidentali per costruire i loro Imperi hanno condotto guerre su guerre, ergo anche noi potevamo. E anche l'Attacco dei Giganti e' considerata un'opera di destra...

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    1. Ni. Il nazionalismo, nostalgico o meno, non è mai venuto meno in Giappone. Mishima è morto suicida nel '70, per dire. E al di là della fascinazione per il fungo, simbolo inevitabilmente di distruzione, il concetto di base non è "tutti facevano guerre, anche noi le facevamo". Ma il fatto che si sia tentato per decenni di ignorare quanto successo, non di rivendicarlo. I criminali di guerra non più tali (e in alcuni casi riciclati come politici) e tutto il resto. Non è questione di un "incredibile revisionismo storico". È un problema molto sentito in Giappone, che ciclicamente riaffiora.

      Quanto ai libri di storia, non è così. Sono stati i governi nipponici a premere più volte, in passato, perché gli eventi del Pacifico e le conseguenze sull'Asia dell'espansione giapponese - tra le altre cose - venissero censurati o non menzionati del tutto. Leggi qui delle polemiche scatenate nell'82 da un articolo dell'Asahi Shimbun su una certa richiesta del ministro dell'educazione: https://en.wikipedia.org/wiki/Japanese_history_textbook_controversies

      Gli americani non hanno impedito ai giapponesi di studiare la storia, ma imposto nel '47 che non fosse lo stato a pubblicare quei libri, ma dei privati (come avviene anche da noi).

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    2. "I criminali di guerra non più tali (e in alcuni casi riciclati come politici)" - per inciso non è una cosa strettamente giapponese questa, anche qui da noi ne sappiamo qualcosa di ricicli e di criminali di guerra passati indenni alla caduta del regime. E anche sulle censure e dimenticanze del nostro pur breve passato coloniale avremmo il nostro bel da dire - solo che il problema qui da noi non riaffiora mai.

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    3. Comunque a parte il precisinismo della fungia variante storiografica, mi hai fatto venire voglia di vederlo il buon Gozzillone del 2001, proverò a recuperarlo!

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  3. Oltre ad aver molto apprezzato il pezzo odierno (sono fascinato da Godzilla e dalla sua filmografia, ma escludendo la "ciofeca" americana del '98 seriamente ho visto solo i film del ciclo nuovo e la trilogia animata su netflix), leggo con molto interesse i commenti, poiché la storia giapponese non l'ho mai approfondita.
    Probabilmente le poche conoscenze che ho provengono più da Vagabond o Sanctuary che non da altre fonti più autorevoli...

    Ciò detto, mi sembra un tema molto intricato e, soprattutto, potenzialmente molto interessante specialmente se trattato attraverso la chiave di lettura delle influenze e le ripercussioni degli eventi politico-economici - che siano precedenti o contemporanei - nell'intrattenimento di massa (manga, anime, etc) nei vari decenni.

    Quindi, a meno che il titolare dell'antro non abbia intenzione di aprire un ulteriore filone di contenuti, continuo a lurkare e a leggervi in questa analisi sociale e storica del Giappone... ringraziandovi! ^_^

    Nathan

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  4. Post magnifico, grazie Doc. Dei film dei kaiju mi interessa pochino e non penso li rivedrò, ma l'analisi del sottotesto sociale e culturale da cui nascono e di cui parlano la trovo interessantissima. MOAR PLS <3

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  5. Come prima cosa ; ありがとうございますDoc 様Recuperare Gojira ed il suo simbolismo è difficile, ma ci sono, come in questo caso, opere pregevoli, per il sottotetto forte e coeso, anche se ostico per la visione occidentale. La storia Giapponese dal 1930 in poi è piena di omissis e di difficili valutazioni, come d'altronde è controversa la nostra, e necessiterebbe di un distacco che ancora manca. Ma Gojira protettore del Giappone e non dell'uomo è un simbolo forte sul quale vi è e vi sarà sempre da discutere.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Doc sarò scemo ma dopo il tuo "assist" iniziale non riesco a togliermi dalla testa la seguente filastrocca:
    Gojiro Gojiro Tondo...spacca il mondooo...spacca la Terra.... Tutti Kaiju per terra!
    Ok ora aprite il fuoco!

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    1. Sarò scemo anche io, dopo aver letto il titolo della rubrica ho immaginato il pulsantone del cringe che esplodeva (chi sa... Sa)
      Detto questo articolo molto interessante davvero.

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  8. Denis StayRock24 giugno 2020 15:59

    Grazie per il post, Doc.
    Davvero interessante il punto di vista di questa opera, che personalmente non conoscevo.
    E dimostra ancora una volta come i film non siano solo intrattenimento, se e quando fatti bene -a prescindere dall'epoca, ma possano lasciarti un messaggio e una riflessione da non sottovalutare.
    Aspetto i prossimi articoli con ansia! :D

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  9. interessante, decodificare il sottotesto nelle opere giapponesi è ,per me molto difficile, solitamente me lo perdo, non sono esperto di questa cultura , mi sorprende che anche in un semplice film di "mostri" ci possa essere una tale pregnanza.Allora lo shin godzilla di Anno non era un caso. Ora quando vedrò un film kaiju avrò anche il motivo sociopedagogico oltre ai mega ceffoni.Ottimo

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  10. Durante la seconda guerra mondiale i Giappo, nei paesi da loro occupati, ne fecero di cotte e di crude.
    Cina, Corea, persino Vietnam. Anche se li' i Viet - Cong li legnarono esattamente come fecero coi gianfransua' e gli yankees poi.
    Compirono atrocita' di cui non e' rimasta quasi minima traccia, nelle cronache storiche.
    Complice anche, come dice il Doc, un ostinato negazionismo che ancora oggi perdura.
    Si scatenarono soprattutto in quella sorta di stato fantoccio denominato Manciuria. Dove tra pulizie etniche, genocidi, rastrellamenti, deportazioni, decimazioni e campi di sterminio non si fecero mancare nulla.
    Giusto per farvi un'idea, leggete del massacro di Nanchino e dei fatti di Harbin ad opera della famigerata unita' 731.
    Nel primo caso pare che persino alcuni osservatori nazisti, presenti sul luogo in quanto alleati, rimasero sconcertati dalla barbarie dimostrata.
    Poi magari pigliavano pure appunti, vai a sapere.
    Su Harbin cito la serie di film Men Behind the Sun, soprattutto il primo.
    Pur tenendo a mente che concede qualunque eccesso, trattandosi di genere gore - exploitation, non e' roba per tutti.
    In effetti la situazione dell'esercito in Giappone e' un po' strana.
    Di fatto, dopo la resa ed in base alle condizioni imposte, non puo' avere un esercito.
    Anche se lo ha fatto passare come una sorta di rinuncia volontaria, mediante apposita legge.
    Ma poi lo ha ricostituito, sfruttando una via di mezzo tra un cavillo e una storpiatura di quella stessa legge.
    Del tipo che non puo' avere l'esercito ma puo' avere una forza di difesa nazionale per salvaguardarsi da possibili invasioni, o qualcosa del genere.
    Al punto che se non erro a piu' riprese si parla di volerla abrogare, perche' cosi' com'e' non rappresenta che un paradosso.

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    1. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili

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    2. Immagino che ognuno abbia fatto la sua deprecabile parte, indipendentemente dalla nazionalita' e dallo schieramento.
      E quel che accade quando il contesto sociale viene totalmente stravolto e concetti come l'umanita' ed il rispetto verso il prossimo totalmente ribaltati, se non addirittura annullati.
      Lungi da me dal generalizzare, ci mancherebbe.
      Immagino che in mezzoai soldati ci sia stata anche gente che vi abbia preso parte loro malgrado. Per guadagnarsi da vivere o anche per amor di patria, perche' no.
      Cosi' come altri che si sono arruolati con l'unica prospettiva di darsi al crimine e al saccheggio.
      Contava uccidere, e possibilmente in modo spietato.
      Logico che un ambiente simile privilegiasse chi era particolarmente dotato nel farlo.

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    3. Leggi la mia risposta a Blunoiah , giusto per non generalizzare:)
      Gli italiani avevano la famigerata banda Collotti che non si fece mancare nulla nella Venezia Giulia, tipo che legavano le donne a corde pendenti dal soffitto per fare...ti lascio immaginare...

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    4. Il massacro di Nanchino...l'Unità 731...Mortacci loro! Nemmeno nei peggiori film horror si potevano immaginare cose così! E le negano! E i responsabili, in buona parte, non hanno pagato!

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  11. La morale del film è molto interessante e sotto questo aspetto è un'opera da recuperare. I mostri che si menano mi interessano meno.

    Parlando dei crimini di guerra giapponesi ricordo uno dei principi alla base di quel atteggiamento. Il principio secondo cui chi si arrende non merita alcun rispetto. Un soldato giapponese era forgiato nella convinzione che la resa non fosse una pratica accettabile in alcun modo e chi si arrendeva andava disprezzato nel modo peggiore. Il rispetto si guadagnava soltanto non lasciandosi piegare dal nemico. Questa convinzione fu la motivazione di fondo di tante violenze, soprattutto nei confronti di prigionieri rei di aver abbandonato la lotta per salvarsi la vita. Una vita che, per la morale militaresca giapponese, aveva perso ogni significato dopo quel gesto.
    Fu anche la condanna alla bomba atomica, strumento che gli americani scelsero per piegare una resistenza ad oltranza incrollabile.
    Alla fine parliamo sempre di costrutti filosofici che non sono altro che la solita foglia di fico che serve a coprire/giustificare la violenza e la brutalità.

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  12. Scusate, ma il mio sottolineare il nazionalismo negazionista giapponese non voleva ne poteva essere una sottovalutazione dei revanscismi delle altre nazioni. Noi italiani specialmente viviamo quotidianamente i danni dei negazionismi e delle manipolazioni storiche di praticamente tutte le problematiche sorte dall'unità d'Italia ad oggi (tanto per esempi ,dalla lotta al brigantaggio fino al terrorismo anni 70). Questo poi è tanto più grave e grande nel mondo militare . La "nostalgia" per il colonialismo e sui massacri, per il fascismo e le sue mostruosità, per la sanguinaria repubblica di Salò hanno permeato le nostre forze armate e di polizia (nel Lager di Arbe/Rabe c'erano purtroppo anche carabinieri a perpetrare massacri). E questa "eredità",(benedetta da politici e n.a.t.o.) ci ha dato la celere di Scelba,gli accordi con Giuliano e mafiosi vari, le torture in Somalia, gli abusi al g8 di Genova,i servizi deviati e tanti troppi morti.
    Ma il fatto che l'ignoranza storica sia un tratto comune delle nazioni ex fasciste o ex colonialiste non muta la particolarità della situazione culturale e politica giapponese. Se non altro perché un ulteriore accendersi della conflittualità con la Cina e le due Corea porterebbe alla militarizzazione di tecnologie avanzatissime ,con drammatiche conseguenze per il mondo intero anche senza l'uso dell'atomica.

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    1. Mi viene in mente una scena di Ayako di Tezuka, nella quale il capofamiglia accoglie malamente il figlio tornato dalla guerra con una frase tipo: "Non ti vogliamo qui. Dovevi morire per la patria".

      Comunque, post doppiamente interessante. Per il contenuto in sé e per la discussione che ha generato. Anche a me fa davvero riflettere come un prodotto di questo tipo, ovvero di puro intrattenimento (all'apparenza), sia in grado di veicolare concetti e problematiche così profondi. Forse non ho sprecato troppo tempo in cultura pop, alla fine. Ne sono confortato.

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    2. Questo messaggio era inteso come risposta all'ultimo di Drakkan. Disattenzione.

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    3. @Blunoiah: hai ottimamente riassunto 80 anni di storture e tragedie. Mi hai fatto ricordare un saggio letto negli anni '90 (due volte, tra l'altro) intitolato Sovranità Limitata.

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    4. Grazie molte. Magari al prossimo film di mostri analizziamo tutti insieme anche la caduta dell'Impero romano😀

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  13. stanislao zicarelli26 giugno 2020 16:03

    ottimo articolo!


    io per ora oltre ai "nuovi" ( godzilla 1998 , godzilla 2014 , godzilla king of monsters) ho recuperato solo i primi due titoli della prima era trovati in streaming ( se ci fossero altre soluzioni le adotterei)


    doc sai per caso se si trovano versioni sottotitolate di quelli non tradotti ? mi pare manchi una intera era

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