Perfect Blue di Satoshi Kon e l'allegro Giappone mangiaragazzine


Cosa ti rimane in testa, ventidue anni dopo, nel riguardare Perfect Blue (1997) di Satoshi Kon? Le scene poi clonate da Darren Aronofsky? Lo psicothriller inzuppato di sangue? La critica feroce allo showbusiness giapponese, e più in generale al mercato globale delle pop idol? O sopratutto il fatto che un cinema d'animazione come quello di Satoshi Kon non c'è e probabilmente ci sarà più? [...]


Non sapremo mai come sarebbero andate le cose se il regista di Millennium Actress, Tokyo Godfathers e Paprika - tutti titoli ospiti in futuro di questa rubrica, per il Konripassone al raggioblù in corso - non se lo fosse portato via il cancro a soli 46 anni. Se nel 2010 l'annuncio della sua morte non fosse arrivato così, all'improvviso, brutale come tante scene del suo cinema, sbattuto in faccia come una porta chiusa su un domani di nuove pellicole di cui parlare, discutere.

Perché è quello che fanno i film di Kon, ancora oggi. Puoi muovere delle critiche ad alcuni aspetti, non essere convinto da alcune cose, ma vieni travolto dal resto. È l'effetto che ti ha fatto Perfect Blue quando l'hai visto per la prima volta, è l'effetto che ti ha fatto ieri, facendo girare a tarda sera un Blu-Ray inglese.
E dire che, per i casi della vita, non avrebbe neanche dovuto esistere, Perfect Blue. Almeno non come lo conosciamo oggi.

Quella di Mima Kirigoe, idol che lascia il trio J-pop di cui fa parte per diventare un'attrice e viene perseguitata da uno stalker, non è una storia originale. Perfect Blue è un romanzo del '91 di Yoshikazu Takeuchi. Pochi anni dopo se ne vuole fare un film live action direct to video, ma il sisma di Kobe del '95 ritarda la produzione, e alla fine si decide di farne un film d'animazione. Un film d'animazione diverso da tutti gli altri.
Le note di produzione parlano di un nuovo sistema per finanziare e produrre il film che non lo faccia cadere preda dei soliti paletti dell'animazione tradizionale. Si percepisce come gli anime siano rimasti molto indietro, in quanto a temi trattati, rispetto ai manga, vivendo sempre degli stessi personaggi e degli stessi temi, e si vuole raccontare qualcosa di nuovo. 
Alla regia, questo trentenne che ha fatto da assistente a Katsuhiro Otomo, diretto un episodio di Jojo e scritto tanto altro in quella prima parte del decennio, a cominciare dalla storia di World Apartment Horror, per lo stesso Otomo. E il padre di Akira viene tirato in ballo anche nei crediti di questo primo film da regista per Kon: Otomo figura come supervisore di Perfect Blue, soprattutto per il non celato scopo di aiutare a vendere meglio la pellicola.

C'è però che a Satoshi Kon e allo sceneggiatore Sadayuki Murai (Knights of Sidonia) il romanzo di Perfect Blue non piace. Trovano abbastanza insulsa la rivalità tra le due idol al centro della vicenda e decidono di metter mano alla storia: la trasformazione di Mima è ora più che mai la progressiva perdita di identità della ragazza, lasciata da sola a trovare la forza per riacciuffarla. Quella e il suo equilibrio mentale.


Ed ecco, proprio la battuta finale del film, su questo tema, ai tempi ti sembrò ingenua, anche un pelo fuori posto dopo un thriller psicologico così teso, viscerale, violento. Inquietante, per riassumere con un solo aggettivo il frullato di emozioni che Perfect Blue ti aveva dato da bere, ghiacciato e a stomaco vuoto in pieno inverno.

Ma a riguardarla ora, ha senso. Perché non si parla solo di Mima e della sua sorte, ma di un mercato tritacarne costruito sulla pelle di ragazzine molto più giovani, sempre più giovani. Kon punta al Giappone di allora - esattamente identico, in questo, a quello di oggi - ma il campo è facilmente allargabile alle stelline Pop di tutto il globo.

Pensiamo a quante piccole dive Disney, per scollarsi di dosso quel tipo di immagine innocente e fare dell'altro, hanno accettato ruoli e situazioni spinti, scollacciati, non troppo dissimili da quello che fanno fare a Mima nel drama di cui è protagonista nel film. Anne Hathaway con la banda di spacciatori sfatti di crack, o Miley Cyrus che per non essere più chiamata Hannah Montana dondola nuda su una palla da demolizione, giusto per amore del buon gusto, metti.

C'è chi ne viene fuori, e diventa una star, c'è chi no. Con la grande differenza però del tipo di pubblico di ossessionati scollati dalla realtà, e non di ragazzine con lo zaino di Hannah Montana, che le Idol si portano dietro a Tokyo e dintorni.


È un film, Perfect Blue, che pesca dall'amore di Kon per Terry Gilliam (anche lui era un fan di Brazil) e ovviamente da Hitchcock la sovrapposizione mai perfetta tra reale e immaginato, che tornerà in tanti altri lavori di Kon, come Paranoia Agent e Paprika. E se la folie à deux al cuore della trama non è nulla di originale, è il modo in cui il tutto è messo in scena a colpire.

La tranquillità che la protagonista si sforza di ostentare mentre la sua mente va in pezzi è un gioco d'incastri a cui Kon si dedica scegliendo inquadrature e dialoghi con una cura che le produzioni live action giapponesi (e buona parte dei thriller USA) si sognano.
"Perché tutti i thriller giapponesi fanno schifo?", chiede un personaggio nel film, e - salvo una manciata di eccezioni (i crime movie di Beat Takeshi non valgono) - vagli a dare torto. 

C'è poi un livello ulteriore da riscoprire, ipnotizzati da quelle animazioni fluide, da quegli sfondi bellissimi. Un valore aggiunto rappresentato dal semplice fatto che una rappresentazione così dettagliata, iper-realistica della Tokyo di allora e della stanza di Mima, è una cartolina sul Giappone di metà anni 90.


La PlayStation, quell'abbigliamento così anni 90, i fax, il Macintosh, l'arrivo di Internet e il suo impatto sul mondo degli otaku, la gente che in metro legge ancora le riviste.

Tanto è cambiato, molto altro è rimasto uguale rispetto a vent'anni fa. Come lo skyline che scorre dietro ai finestrini dei treni, come le luci malinconiche della notte nella metropoli, come un'industria dell'intrattenimento che mastica e sputa via ragazzine, vendendo l'immagine di cantanti innocenti non a truppe di loro coetanee, ma a legioni di disadattati, tra cui ovviamente non mancano maniaci e pedofili.

Come un paese in cui si rischia la galera a scaricare un film da Internet, ma è perfettamente normale vendere foto di bambine e adolescenti in costume da bagno.


Tre anni dopo, Darren Aronofsky avrebbe clonato pari pari la scena della vasca da bagno e dell'urlo subacqueo nel suo Requiem for a Dream con Jennifer Connelly. Comprando i diritti per farlo, pare, come si evince anche da quanto scrive al riguardo lo stesso Kon, che nel 2001 incontra Aronofsky in Giappone, durante il tour promozionale di Requiem for a Dream, e ne parla sul suo blog.

Poi Aronofsky, evidentemente troppo fan di Perfect Blue, ne avrebbe utilizzato altre parti (a partire chiaramente dalla faccenda del doppelganger nei riflessi) per Il Cigno Nero. Il regista ha negato di esser stato influenzato pure lì dal blu perfetto di Kon, ma ha ammesso in un'intervista che ci sono delle somiglianze. Ti credo.


Kon, che con grande onestà scrive nel 2001 sul suo blog di aver voluto incontrare Aronofsky perché magari era un'occasione buona per pubblicizzare Millennium Actress. Il film messo in cantiere dopo Perfect Blue e uscito proprio quell'anno. Un altro viaggio sul confine fluido tra reale e finzione, tra persona e personaggio, un altro post: ne parliamo presto.

Ah, sì: il romanzo originale del '91 di Takeuchi (uscito negli USA l'anno scorso con il titolo, per non farsi mancare nulla, di Perfect Blue: Awaken from a Dream), è diventato un film live action nel 2002, Perfect Blue: Yume Nara Samete.

Un thriller giapponese che esiste solo per dare ragione a quel tizio e a quello che diceva sui thriller giapponesi.


 
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Commenti

  1. Devo rivederlo, mi comprai il dvd spendendo dei bei soldi; il dvd più costoso che abbia mai acquistato credo. Chiedetemi tutti i dvd che ho in prestito ma non quello :P

    Il gioco tra il reale e il sogno/incubo presente in tutto Kon qui alimenta costantemente il thriller. Il mondo delle idol viene denudato e mostrato per la parte marcia che nasconde. I fan spesso sono dei veri disadattati, gente che non ha una vita e la ribalta sul prossimo per renderla accettabile.

    Aspetto Millenium Actress perché è il mio film d'amore preferito. Odio i film che parlano di amore e sentimenti ma Millenium Actress è su di un altro pianeta. L'amore della protagonista è qualcosa che ti tocca l'anima.


    PS: antristi milanesei organizziamo una visione di Perfect Blu.

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    1. Tienitelo stretto, che in italiano non si trova più.

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    2. Mi sono fatto un giro su ebay per vedere le quotazione e non ci sono aste. Mi chiedo perché nessuno provi a ristamparlo o a fare un cofanetto con gli altri film di Kon.

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    3. non dirlo a me, Drakkan: pagai la Vhs una cifra spropositata e ora è uno dei perificatori per gambe di tavolo più cari che ho.
      Comunque, nonostante (o forse proprio per quello) sia uno dei film più lineari di Kon è uno dei suoi da me preferiti

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    4. ops intendevo parificatori

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    5. Nel caso io ci sono a rispondere alla chiamata "alle armi", Drakkan ^_^

      Sono tra quelli che Perfect Blue non lo conosceva, ma la disamina del Doc mi ha incuriosito assai.
      Io di Kon ho visto solo Tokyo Godfathers tanto tempo fa con mia moglie, quando ancora era la mia ragazza: addirittura credo di aver noleggiato il dvd al blockbuster.
      Da allora ne conservo il ricordo di un filmone. Oltre ad aspettare anche la sua disamina, se tanto mi da tanto il film trattato qua deve essere altrettanto un filmone!

      Nathan

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    6. @Nathan
      potremmo veramente organizzare, un cineforum antrisco sarebbe un sogno. Sotto casa mia c'è una birreria che, oltre ad avere delle birre artigianali favolose, ha una sala con proiettore. Invocando l'aiuto di Bluecyber che ha facebook sarebbe semplice organizzare.
      Tokyo Godfathers è forse il meno bello di Kon, se organiziamo il cineforum facciamo una bella monografia di Kon visto che ho tutti e 4 i film in dvd o bluray. In ambito anime ho poi un po' di film interessanti da vedere come Origin e quelli di Gundam Thunderbolt.

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    7. Bellissimo Thunderbolt,lo ho preso da poco(lo avevo già visto) e confermo il mio giudizio. La cosa più bella uscita di recente dal Universal Century.

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    8. Se si organizza, ci sono.

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    9. @Drakkan
      La birreria sotto casa, era quella che mi dicevi al Cartoomics vero?
      A fare il cineforum ci verrei su da Penisville apposta solo per commentare con gente appassionata come me i vari video. Ovviamente non è una scusa per la birreria.... ;)

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    10. Mi sembra un bel programma!

      Però magari non tutti e 4 la stessa sera O_o'
      Non ho più il tempo e l'età per maratone... così serrate :p

      Io arrivo da Monza e non ho problemi a raggiungere in 30-40 minuti quasi qualunque zona di Milano (evitando gli orari degli esodi ^_^'), ma non uso nessun social...
      L'unico strumento assimilabile è Discord: se si volesse aprire un canale discord dell'antro, potrebbe anche essere interessante / comodo per raccogliere tutti i vari link dei materiali esterni a beneficio di noi (che mi sembra siamo non pochi qua) a-social :p

      Nathan

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    11. @Zione
      Esattamente quella, quando organizziamo non mancherò di mandarti qualche foto con una birra in mano per farti rosicare :P

      @Nathan
      Niente maratone che il giorno dopo si lavora. Discord non sapevo manco che esistesse, lo andrò a cercare nel libro sui social di Diegozilla Cajelli. Il posto a cui volevo proporre di ospitarci è questo: http://www.thewhiteflag.it
      Mi informo e mi faccio sentire, magari senza spammare sotto i post del Doc (scusa Ale ma è solo colpa tua).

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  2. Giovanni Ballarin11 aprile 2019 11:57

    Madonna che filmone!
    Mi ha messo i brividi la prima volta e quest'articolo è un'ottimo pretesto per riguardarlo.
    Grazie, Doc!

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  3. Visto solo l'anno scorso, proprio incuriosita da un video comparativo col Cigno Nero. Meraviglioso, allo stesso tempo affascinante e respingente, molto più del film di Aronofsky per il suo legame stretto col contesto reale non solo perché

    SPOILER
    una parte delle paure di Mima non sono immotivate
    FINE SPOILER

    ma proprio perché quello che succede è perfettamente inserito nel contesto della società giapponese.

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  4. Non lo vedo da troppo tempo. Tocca rivederlo e perdersi nelle sue spire di nuovo. Se non ci fosse L'Antro dimenticheremmo queste gemme. ありがとうございます

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  5. Film ormai cult e destabilizzante che negli anni '00/'10 ci ha fatto apparire tutto il resto (dal cigno nero a, per dire, Neon Demon) già visto e datato.
    Curiosità: la VHS Yamato video del suddetto film è in assoluto una delle più quotate del catalogo. Va dai 32/33 eurosoldi usata fino a 57 eurosoldi se nuova e incelofanata (forse anche di più). E comunque la possiedo.

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    1. Come accennava Amuro la VHS è ormai uno strumento ideoneo a pareggiare tavoli, tolto il valore affettivo. Ha una qualità audio e video bassa che peggiora nel tempo, oltre al fatto che non esistono più società al mondo che producano videoregistratori.
      Personalmente mi presi il DVD perché volevo vedere il film in italiano senza scaricarlo da internet, del collezionismo mi interessava poco. 57 euro per un VHS è da matti, già mi sentivo scemo io per aver pagato tanto un DVD.

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    2. vorresti farmi credere che devo fare incetta di videoregistratori perchè quando il mio non andrà più non lo potrò sostituire?!?

      tutto ciò mi rattrista assai tanto

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    3. https://www.ilpost.it/2016/07/22/videoregistratori-fine/

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    4. Se ti può essere di conforto ,un vcr che si può rigenerare con ottime possibilità di successo. Naturalmente serve un buon tecnico. Ogni tanto mi capita di riuscire a ripararne qualcuno, ed al momento i ricambi abbondano

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    5. Il correttore automatico ha messo un che al posto di vhs,ma ci siamo capiti; spero.

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    6. @Drakkan
      si, è chiaro, a livello di utilità le VHS ne hanno come andare a fare le crociate armati di un mestolo, tuttavia al di là dell'effetto nostalgia del feticcio c'è un mercato collezionistico che gira attorno hai nastri non di poco conto. Credo che sia pechè tendono a fare con le videocassette la stessa operazione retro-qualcosa che si è fatta con i videogames e i vinili (anche se ovviamente non ci sono paragoni). Conta più il packeging, la grafica, l'imbustamento, la rarità, la reperibilità e il feticcio di per se stesso. Senza calcolare che alcune opere (tipo Fandora di Go Nagai) sono disponibili in italiano solo in quel formato (è incredibile, non le trovo neanche se vado a pesca sui torrenti).

      @Blunoiah
      Quello che dici mi fa pensare che devo assolutamente rigenerare il mio DAEWOO a 5 testine che usavo per cop.... emmmhhh... mettere delle cose che mi interessavano... emmmhh... su altre cose che prima erano .... vuote e poi... vabbè ^_^

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    7. Tranquillo zione, quello che per generazioni abbiamo fatto con le doppie piastre audio è crimine in dodici sistemi stellari

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  6. Sono quasi 10 anni che il povero Satoshi Kon ci ha lasciati!? Madò...

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  7. Qualcuno prima di perfectBlue aveva tentato di parlare delle problematiche delle visual band e ne erano nati anche dei bei manga ( un titolo su tutti mi pare fosse su questa tematica Tenku no Heaven ed un valido shojo come Bridge ,questo ultimo arrivato anche in Italia),ma effettivamente anime seri prima di questo sul tema non ne ricordo.

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  8. Ho visto Il Cigno Nero di recente e, senza conoscere questa "passione" del regista, mi è venuto spontaneo pensare che fosse Perfect Blue in versione balletto!
    Giuro che mi aspettavo anche lo stesso finale ma non è andata così... xD

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  9. Sono anni che non lo vedo. Ho il DVD ed è stato uno di quegli acquisti fatti "al buio" dei quali sono più soddisfatto.
    Le scene e quel "blue" giustificato nei colori e nelle immagini è davvero perfetto. Sono anni che non lo vedo, l'ho guardato solo una volta e ancora oggi ho in testa moltissime delle immagini di quell'anime (ma si possono definire anime "film" così?). Un thriller davvero ben riuscito, una chiusa finale che non delude (già all'epoca non la trovai per nulla banale o semplicistica).
    Bel post, come sempre quanto ti leggo imparo cose nuove e rivivo emozioni a volta accantonate.
    Grazie Doc! ;)

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  10. Perfect Blue mi manca. Gli altri tre li ho e personalmente apprezzo più di tutti Paprika, meno Millennium Actress.
    Grazie Ale per avermi ricordato che è tutta produzione di Satoshi Kon, spesso mi dimentico che la mano è la sua.

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  11. mamma mia quanti ricordi! e finiva su un'alfa rossa se non sbaglio

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  12. Una delle cose più struggenti, che mi ha devastato l'anima e forse aiutato a diventare grande e capire la prospettiva giusta delle cose, e che consiglio di non leggere MAI se si è anche solo leggermente depressi, è lo scambio di corrispondenza di Kon per informare i genitori, dato che non aveva informato nessuno della sua malattia fino alla fine.
    Dove tra le altre cose si scusa per star morendo prima di loro.
    E la madre si scusa invece per avergli fatto un corpo così imperfetto da tradirlo così giovane.
    Ancora ci piango.

    Per me una perdita immensa, io all'epoca mi occupavo, sul sito di Adunanza, della sezione anime, ed è stato davvero anche un motivo di legame con la mia compagna quello della passione per Kon.
    Mi ricordo le nottate a parlare delle spiegazioni di paranoia agent, o la prima visione di Paprika.
    Grazie Satoshi, eri un genio.

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    1. L'ho riletta e sto ripiangendo...va beh predicare bene e razzolare male.

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    2. grazie per avermela fatta googlare, sto piangendo anche io

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  13. Nonostante tutto quello che è uscito negli ultimi due decenni, nonostante i passi da gigante fatti sia nella produzione, sia nella distribuzione, che ci hanno permesso di ampiare la nostra conoscenza degli anime, Perfect Blue resta uno dei miei tre anime preferiti di sempre (se la gioca con "Si alza il vento" e "Patlabor II").
    Non è solo la sceneggiatura "di ferro" che lo rende un thriller perfetto, ma è sopratutto la regia di Satoshi Kon che USA il linguaggio dell'animazione invece di limitarsi a scimiottare il cinema "live".
    Quei momenti in cui l'allucinazione e la perdita di identità alterano il reale, al tempo solo un film con alto budget se li sarebbe potuti permettere, per l'animazione, invece, era pura questione di disegnarli.
    Una roba quasi banale, da dire.

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  14. Ho appena finito di vedere un anime del 1994 molto interessante, inedito in Italia: Key the metal idol, scoperto grazie all'ottimo volume di Guido Tavassi. Narra di una ragazza che vuole diventare umana prima che la sua batteria interna si spenga, e per questo ha bisogno dell'attenzione di 30000 persone: il modo più naturale per raggiungere il suo scopo le sembra quello di diventare una idol. È curioso il fatto che anche lei si chiami Mima, e utilizzando la metafora della robotica c'è anche qui una forte critica dello show business giapponese. Consigliatissimo :]

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