Where in the world is Francesco Carlà? (Simulmondo, una storia)

Che fine ha fatto Francesco Carlà? L'uomo che, per una dozzina buona di anni, è stato sinonimo di videogioco all'italiana? Dove è finita la mente creativa artefice di alcune trovate così avanti (pure troppo) da dare la paga su determinati concept anche ai giapponesi? Lo hai trovato per caso. In edicola...
Sapevi che dopo la fine di Simulmondo, sul crepuscolo degli anni 90, si era lanciato in questa cosa della new economy, divenendo un espertone di questo nuovo modo meraviglioso di far soldi che ha lasciato poi un sacco di gente con il culo per terra, ma vabbé. Te lo ricordavi, una decina di anni fa, fare capolino in Mediamente di Massarini e in altri programmi d'avanguardia ludowanker. Ieri sera, mentre sullo schermo scorreva la ferma presa di posizione dell'eroe Minzolausen sulle virtù dello statista di Hammamet (che mica vuoi parlare di un terremoto che ha fatto mezzo milione di vittime in un minuto, quando ci sono queste esternazioni di estrema attualità cui dar corso), sfogliavi distrattamente un numero di Vanity Fair. Pagina 23, colonnino a destra. Con quel mezzo sorriso e la frangia alla Sgarbi, esattamente come allora, l'uomo Francesco elargisce consigli per gli investimenti e pubblicizza il suo nuovo libro. Ma il Carlà esperto di finanze, quello che suggerisce di adottare la "strategia contrarian", ti interessa poco. Preferisci ricordarlo come l'uomo simbolo di una software house che per un decennio ha osato osare. Portando nei negozi il primo, surreale simulatore reale di calcio (I Play 3D Soccer: un giocatore solo, nel vuoto siderale, a chiedere per ore palla ai compagni che non se lo cagano di pezza) sette anni prima di Liberogrande, un gioco alla Sega Marine Fishing (Big Game Fishing) ma otto anni prima di Sega Marine Fishing, un'avventura alla Blade Runner (Italian Nights 1999) cinque anni prima del gioco di Blade Runner, un gioco di corse che più italiano era difficile immaginarlo (1000 Miglia). E fa nulla se molte di quelle idee gloriose si trasformavano in giochi dimmerda o uber-frustranti (e 1000 Miglia rientra a buon diritto in ambedue le categorie): erano idee, erano nuove, erano italiane. Poi il declino, con quei terribili fumetti interattivi da edicola di Dylan Dog, l'Uomo Ragno, Diabolik. E dopo il declino il triste epilogo, con la Supermoviola realizzata per il Brogiesso di Biscardi. I ragazzi che avevano fatto sognare l'Italia che gioca, ridotti al servizio (tecnico) delle zerbinate pro-Moggi di Biscarte, Baldas e di tutti quei grandi, si scusi il termine, giornalisti loro ospiti.

Commenti

  1. Space Invaders, il suo survey sui videogames scritto qualche anno fa, sembra un survey sui videogames scritto da mio nonno. Secondo me non è mai stato un grande esperto/appassionato di videogames

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  2. Beh dai: manco il nostro illuminatissimo premier ha mai capito un cazzo di politica. Gnocche? Check. Barzellette? Check. Musica francese anni 70 con il collo alto? Check. Ma politica? Eppure questo non gli ha impedito di diventare il più grande primo ministro degli ultimi settemila anni.

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  3. Millemiglia era un capolavoro!!!!!! Certo un pò difficile ma rendeva meglio di qualsiasi gioco (solo adesso con la targa florio per gp legends abbiamo raggiunto e anche superato un traguardo simile) l'idea di una folle corsa per delle strade "demmerda"! Ricordo, alla tenera età di 10 anni, come quel gioco mi desse l'idea di viaggiare, di raggiungere la capitale tra ruote bloccate, benzina che finiva e il desolante "non possiamo andare più avanti"... Davvero incredibile! In quel genere (arcade con vista "da dietro") per quanto mi riguarda il migliore su Amiga...si, meglio dei lotus!

    Hai dimenticato 3d world tennis: non era affatto male e prevedeva carriera, telecamere multiple e altra paccottiglia assortita.

    I play 3d soccer: un cult!!! Psichedelico come pochi, bisognava "interpretare" lo schermo

    Andrea

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  4. i miei preferiti rimangono tennis manager e formula uno manager

    in quel gioco poi c'era pilota, un certo venturi, che era un campione che levati guarda

    secondo me li' il vero genio era lui...

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