Che la festa cominci: anche i satanisti c'hanno famiglia (purtroppo per loro)


Mantos, il leader (in)discusso delle Belve di Abaddon, setta satanica di Oriolo, medita un'azione clamorosa, che possa valergli di nuovo la fiducia dei suoi adepti e rinsaldare le fila di un gruppo ormai allo sbando. Che loro non sono mica gli spietati satanisti guidati dall'odiato Kurtz Minetti, quelli che sono stati in grado, tra le altre cose, di bruciare vivo un rappresentante della Folletto. Poi, annunciata da una serie di segni oscuri, arriva l'occasione per rimettere in riga Zombie, Silvietta e Murder, e fargliela vedere a Kurtz Minetti, all'intera scena dell'occultismo italiano, a quel bastardo di suo suocero che lo schiavizza e lo mette a vendere camerette per bambini nel suo mobilificio, e soprattutto a quella grande stronza di sua moglie Serena. All'orizzonte si staglia l'imponente festa organizzata a Villa Ada da questo Sasà Chiatti...
Fabrizio Ciba è uno degli scrittori più noti e amati d'Italia. Considerato ancora un giovane autore nonostante i suoi 41 anni, volto noto del piccolo schermo, si ritrova tradito dalla casa editrice, dalla sua agente, dalla città intera. E purtroppo all'orizzonte si staglia l'imponente festa organizzata a Villa Ada da questo Sasà Chiatti...
I soliti critici letterari, sì, quelli in perenne arrampicata libera sullo Zingarelli, hanno fatto coro nel dire che Niccolò Ammaniti, con questo romanzo, è tornato un po' agli inizi. Che dopo tutto il pathos e il dramma a costruzione lenta di "Io Non Ho Paura" e "Come Dio Comanda", ha voluto riscoprire quel gusto per il surreale e il grottesco che ne aveva contraddistinto gli esordi.
Non sei d'accordo. Nel senso che chiunque come te abbia seguito il Nic negli anni sa che quel gusto lì non l'ha mai messo da parte. L'accelerazione decisa verso il Grand Guignol di "Che La Festa Cominci" (il titolo è quello di un film francese del 75, e non a caso: anche lì si parlava di carnascialate organizzate a corte) era ben presente ne "Il Libro Italiano dei Morti", il romanzone incompiuto poi pubblicato a puntate su Rolling Stones giusto un paio d'anni fa. Scorre, "Che La Festa Cominci", nel solito delirio di personaggi folli, meschini e fin troppo umani, nel topos sempre caro all'autore dello spernacchio convinto dei nuovi ricchi nelle loro aberranti epifanie di SUV e tatuaggi, della ridefinizione del concetto di mostro. Si ride, si ride spesso e volentieri, per il tono divertente e divertito con cui l'inevitabile intrecciarsi di vicende e propositi dei due protagonisti viene traghettato verso il finale. Manca però il consueto pugno nello stomaco, quello con cui si chiudevano "Ti Prendo e Ti Porto Via" e buona parte dei racconti di "Fango". Ma se Ammaniti condivide, anche solo in minima parte, le riflessioni di Ciba sullo stato dell'editoria italiana, e sul peso che si porta dietro nello svolgere il suo lavoro chi in passato ha scritto grandissimi bestseller, immagini che di sentirsi tirare dietro altri paragoni l'autore romano si sia pesantemente fracassato i testicoli. Perciò lasci stare, via. Ah, Diego Malara è in realtà un parrucchiere. (Scoop).


In foto: la copertina del libro. Einaudi, 18 carte. "18?", chiedi alla cassiera della Mondadori. Ma giusto perché ormai la sordità si è aggiunta ai difetti strutturali della tua provata persona, e hai il vizio di non leggere mai il prezzo in terza di copertina (perché è da burini). "18 - ti risponde lei - E che ti penzzi i libri intellettualoidi costano. Amore 14 sta a sediciecinquanta" (sic). Hai preso il resto, senza dire nulla, e sei uscito con il capo basso. Fuori diluviava.


TASSO DI TACHIONI: Alto? Massì, alto. Fa ridere. Certo, sempre meno di Amore 14, ma vabbé.

Commenti

  1. gaetano cozzamara3 novembre 2009 14:36

    lo sto leggendo, in colpevole ritardo, ma l'ho iniziato... non ho ancora letto i tuoi pensieri a riguardo, per paura di spoiler... sono voluto intervenire anche per farti un in bocca al lupo per domani, a kiev... sinceri eh, che in fondo siamo tutti italiani

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  2. Grazie. Lo scrivo mentre vengo colto dall'improvvisa urgenza di affidarmi a un gesto scaramantico le cui origini si perdono nel tempo, ma grazie. :)

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  3. Il dialogo finale con la cassiera è inventato, vero? Vero?!

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  4. Purtroppo no.
    E, va detto, non era la prima performance della gioviale signorina castana. Qualche tempo fa le chiedo, per un regalo, "Opere di Pier Vittorio Tondelli" (Bompiani. E chi non ce l'ha fa male. Se lo compri. Subito).
    Lei: "Era un santo?"

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  5. gaetano cozzamara4 novembre 2009 13:03

    beh tu l'hai buttata lì ma secondo a leggere un libro di moccia ti pisci addosso dal ridere, l'altra sera ho guardato la mia solita puntata annuale del grande fratello ed era di una comicità assurda, cazzo mi sono divertito un sacco

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  6. No, Ralph. Non l'ho buttata lì.
    Ho letto dieci pagine di "3 metri sopra il cielo", una volta. Ho riso per alcune ore. Ancora me lo immagino, Mocch, che va in giro con il cappellino da pirla per far vedere che è gggiovane.

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  7. Il Ciba mi sembra autobiografico. In ogni caso, la carta riciclata se la potevano risparmiare.

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  8. Non mi convinto del tutto. L'inizio è ispirato e divertente, le basi per l'ennesimo successo c'erano tutte, quando ho iniziato a leggere di una setta satanica sfigata mi son detto che eravamo apposto, che dalle dita del Niccolò ne sarebbero uscite di tutti i colori, invece arrivati al cuore del racconto si è spento. Esaurito poco a poco.
    La parte della festa l'ho trovata una corsa al finale veloce e confusa. Un pieno di personaggi appena accennati e di situazioni forzate. Fumo negli occhi. Un Ammaniti quasi svogliato anche nella scrittura, che ha perso di forza e di lucidità, con le metafore visive sempre più rarefatte ed efficaci. Come tu stesso hai sottolineato, poi, non riesce a scuoterti e trascinarti come facevano tutti gli altri racconti dell'autore, da Fango allo stesso Ti prendo e ti porto via, dove il dolore inevitabilmente arrivava ed insieme alla morte era attimo di vita, da assaporare fino in fondo. Qui è impalpabile. Superficiale.

    Riguardo al Ciba sì, l'autore ha ammesso che è in parte autobiografico, non tanto nella forma quanto nella sostanza.

    Letto sempre con piacere, intendiamoci, lo stesso piacere che ti possono restituire un Brucia Troia di Veronesi o un Sette uomini d'oro di Licalzi.

    Fosse un videogioco sarebbe resistance 2.

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  9. Il fatto che non ci sia un post su Licalzi mi risulta incredibile.. il privilegio di essere un guru è una perla assoluta, con il seguito (che è come tutti i seguiti.. ma con più giappone).. lo attendo, Grazie.

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