Una noia spaziale

Dopo i riusciti The Pitt, Broken Steel e Point Lookout, la pentalogia di DLC di Fallout 3 si chiude esattamente come si era aperta. Dimmerda. Mothership Zeta, essenzialmente, è uno sparatutto pallosissimo esattamente come Operation Anchorage. Vai in giro per un'astronave (e giusto al di fuori della stessa), e prendi a laserate degli omini grigioverdelimone cattivissimi che costruiscono cavallucci robot, torturano gli umani, hanno una collezione pazzesca di mucche bramino e camioncini della Nuka Cola, e dispongono di uno zoo di prigionieri ibernati che include un cavaliere equivoco biondo come Enzo Paolo Turchi, un astronauta morto, un pistolero, un samurai. Al di là di qualche piccolo spunto (il flipper spaziale, i dialoghi surreali con il giapponese, la citazione trekkiana della battaglia finale), tre ore di noia pura, a raccogliere cristalli alieni che sembrano carini e luminosi. Ma non servono essenzialmente a un benemerito. Dopo ottantadue ore di gioco, 1550 punti su 1550, 72 acìvmenz su 72, la tua sgambata nel, sul, attraverso il mondo di Fallout 3 giunge così finalmente al termine. Hai portato il wanderer del Vault 101 nei posti più impensabili, e ora è giunto il momento di salutarlo. Che con quei baffetti alla Tony Stark lì, ti è sempre stato un po' sul cazzo. Diciamolo.

In foto: l'unico alieno buono... è quello senza scudi. Che viene giù al primo colpo in testa, e non sta lì a menare la fava per due minuti con quei versetti da criceto nel microonde.

TASSO DI TACHIONI: Non sufficiente al decollo.

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