MadWorld (All around me are familiar faces, Worn out places, worn out faces)

MadWorld è un cortocircuito postmoderno. E' "L'Implacabile" di Glaser riscritto da Frank Miller dopo aver giocato (non a caso) God Hand. E' una puntata di Grattachecca e Fichetto interpretata dal cugino di Hellboy. E' soprattutto, in tutta quella sua violenza cartoon così sopra le righe da uscire dal foglio, il miglior gioco che non sia mai stato dedicato a Lobo.
Come l'ultimo czarniano, Jack si diletta a girare su una custom mostruosa e a massacrare gente in modo creativo. A fargli ingoiare cartelli stradali e bottiglioni magnum e insegne cinesi e Dolce Forno Harbert e abbonamenti allo stadio olimpico di Torino. E poi a sminuzzarne
i resti con il robot da cucina Bimby.
Originale quanto può esserlo un minestrone di ingredienti già visti e rivisti, eppure in grado, nell'ormai stantio mondo dei giochini elettronici, di stupire. Anche se a volte non si capisce bene dove cacchio devi andare: che la scelta del bianco e nero sarà pure stilosa, ma prospettiva e senso di orientamento se ne vanno allegramente a puttane. Anche se tutto è troppo facile: che i nemici ordinari sono lì a fare, letteralmente, la carne da cannone, e con i boss, quando proprio capita che muori, ti danno una mano i continue. Anche se a te il personaggio di Jack sta sul culo, e hai trovato più simpatici i vari boss. Anche se Miller, per dire, un protagonista del genere l'avrebbe reso in grado di fare tutti a pezzi con un cavatappi, non con una motosega.

In foto, il gioco. Non si fosse capito, a te è piaciuto. Per quell'oretta e mezza che ti è durato, ma è piaciuto.

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