Aaargh, che gioco! (mostri che non conoscono il rispetto dell'altrui proprietà su Amiga)

Aaargh! per Amiga era un gran bel gioco. E non solo perché tutti i VG con un titolo onomatopeico sono fighi di default, ma anche e soprattutto perché si ergeva di una spanna sopra i vari cloni di Rampage dell'epoca. Meno ironia, più cattiveria. Meno mostri (due, un ciclope cornuto e il cugino di Godzilla, al posto del trio lescano del gioco Atari) ma più devastazione ingiustificata. Partendo da un villaggio africano, con il suo idolo e una serie di tucul e... uh, una catapulta, il dinamico duo di bellezze doveva tirar giù case, castelli, sedi di juventus club, magnando i villici, i castellani e i gobbi in fuga. E fin qui. Il punto è che la furia demolitrice poteva essere sì assecondata tempestando di cazzotti le strutture, à la Rampage, ma anche appiccando loro fuoco con un'alitata particolarmente greve. Fuoco che nelle viscere dei due bruttazzoni si esauriva presto, rendendo necessario raccattare apposite icone fulmine occhieggianti tra le rovine dei palazzi distrutti. Poi c'era l'uovo. Un bonus/malus che ti vedeva affrontare l'altro collega in uno scontro fraticida il più forte d'ora in fine tra tutti trionferà chi sarà ma-ai chi sarà mai. Beccando i colpi di catapulta e i morsi di alcune fastidioserrime zanzare abnormi, la scritta eponima aaargh si andava disegnando sul simbolo del cranio del protagonista, in cima allo schermo. Completata la parola, il povero monocolo e l'incompreso verdone perdevano non solo la testa, ma anche le braccia e le gambe, in una splatterosa e grandguignolesca sequenza di morte anni luce lontano dal buonismo da torta di mele di Rampage. Ora, Aaargh! era un gioco talmente bello che per anni te n'eri completamente dimenticato. Poi, la lettura sbocconcellata di un articolo su Rampage sulla Retro Gamer Uk ti ha fatto venire in mente quel suo clone volgarotto e iperviolento (leggi: bellissimo), che languiva a pelle d'orso su uno scaffale di casa, a prender polvere mimetizzato tra libri troppo vecchi e troppo brutti per scovarlo. Una fine indubbiamente mostruosa.

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