Scusi, a che piano? (Elevator Action Returns)

Ormai anestetizzati dal livello di difficoltà inesistente dei giochi odierni, di titoli che si finiscono da soli e spesso da soli si commentano, è facile che tu e gli altri ludowanker perdiate d'occhio la seria, accigliata dedizione che portare a termine un gioco richiedeva fino a un po' di tempo fa. Ed è allora un bene, per riesumare quanto resta della tua coordinazione mano-occhio, che gli infidi postini rechino seco nelle loro frequenti visite a casa tua sparatutto 2D e altri capolavori del passato più o meno remoto. Giochi in cui le vite sono poche ed effimere, i continue rarefatti come l'aria di alta montagna, la coordinazione richiesta venusiana. Prendi Elevator Action Returns (エレベーターアクション リターンズ o Erebētā Akushon Ritānzu), coin-op Taito ospitato in una nippocompilation praticamente omonima su Saturn. Ora, il popolo miope, la chiassosa tribù della Pleistèscio, è facile che un gioco del genere lo guardi male. Che che cosa si fa e si vede in tutto il gioco, oltre a scendere e salire i piani con quegli ascensori lì? Si fanno e si vedono un sacco di cose, che il gioco Taito è uno dei migliori titoli da sala degli ultimi quindici anni. E non ci sono cazzi. Figlio adottivo di Rolling Thunder, fratocugino di Mission Impossible, ti spinge a prendere a missilate terroristi in un palazzo, robottini in un aeroporto, damerini sopra un bar, juventini di ritorno da San Siro con le pive nel sacco e nulla nel pacco. Il tutto sì, effettivamente, andando su e giù con quegli ascensori: ma adesso non stiamo a sottolizzare.

In foto, la locandina della versione da sala. Il porting/compilation per Saturn (
Elevator Action² - Returns) viaggia sulla baia sulle quaranta carte. E ci sarà pure la sua bella ragione.

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