Il cambiamento è come il Natale: quando arriva arriva

Proprio quando la tua stima nei confronti del popolo ammerrigano era stata precipitata da qualcuno verso nuove profondità, quando iniziavi a pensare che l'elettorato yankee fosse persino un po' più miope, fanatico, immobilista di quello italiano, è arrivata l'onda. L'onda di chi, in quel change, ci credeva davvero. Degli elettori giovani e con la mente aperta, che hanno preso d'assalto le cabine, stabilendo nuovi record d'affluenza e zittendo i soliti redneck amanti dei fucili e della bandierona enorme e del concetto dei marines che rompono il culo a tutti in tutti quei paesi dai nomi strani che noi siamo ammerrigani e che ce frega. Scegliendo la strada del nuovo (anche se quel nuovo è nero, ha solo 47 anni, è di origini - prossime, non remote - keniote) a quella dei telamoni medagliati e delle cacciatrici dell'Alaska. Lo hanno fatto, e ovunque questa notte la gente riempiva le piazze, sciamava nelle strade, piangeva. Che, magari, il sogno di una svolta si concretizza davvero.
Dall'altro lato dello stagno, invece, noi continuiamo a subire leggi ad personam (che, per salvare l'uno o gli amici dell'uno, incasinano tanti), sputi sulla costituzione, la privazione del diritto sacrosanto di scegliere chi e non solo cosa mandare in parlamento. E Gelli va in TV a dire che il fascismo non era poi così male, e i rigurgiti di quella iattura, teste rasate per fare aria a cervelli sottodimensionati, portano in piazza il loro carosello vintage di manganelli e cinghiate, e la polizia non interviene che anzi gli dice vattene a casa Francesco va via di qua che se no rischiamo di doverti fermare, va. Ma quelli a casa non ci vanno mica, che vanno in Rai e vogliono sfasciare tutto, e nessuno dice niente, e secondo la signora della destra italiana quelli di quel movimento lì sono bravi ragazzi che lei sarebbe orgogliosa per davvero di avercene uno come figlio, di avercelo. E i sorridenti continuano a sorridere in TV dei cazzi loro, che nessuno più li tocca e anzi i consensi crescono. Che la gente cosa vuoi che ne sappia di quello che succede davvero che le toghe sono persecutori di parte e Santoro un viscido e al TG5 dicono che tutto va bene e che questo Natale è cominciato prima e si spenderà di meno nei negozi che culo pubblicità veline.
E sono le cinque del mattino, sei distrutto dalla diretta ammerrigana e quando pensi che tua moglie, che dorme di là, ha un passaporto ammerrigano, pensi che potreste pure andarvene via da tutto questo e ciao sorridenti ciao venerabili ciao fascisti di merda. Che,
magari, il sogno di una svolta qui non si concretizza manco per un cazzo.

Commenti

  1. ..Forse è l'unica cosa coerente che una persona (una persona sana di mente, intendo) possa fare. Al giorno d'oggi. Arrivati dove siamo arrivati. In questa Italietta mai così piccola. Mai così meschina. Mai così barzelletta agli occhi del Mondo (quello con la M maiuscola). Andarsene via. Portare via i co.. ehm, andarsene, dicevamo. Peccato che l'idea di un trasferimento all'estero mi sia sembrata sempre una fuga, più che un reale desiderio di cambiamento. Scappare via. Semplicemente perchè non ne puoi più. Della maleducazione, dei soprusi, della stupidità, della superficialità, della presa per i fondelli ma soprattutto di quei "culi a ghigna" (come direbbero sul vernacoliere) che, a 34 anni suonati, ti accorgi di non sopportare proprio più.

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  2. @diobrando
    Sarà pure una fuga, ma altrimenti che fai, resti a sperare? Magari la si potrebbe pensare come una ritirata strategica. Tanto il cittadino italiano non conta un cazzo e dato che il '68 ci ha dato Andreotti, sulle piazze non ci conterei più di tanto.

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  3. Sì, ritirata strategica mi piace.
    La accendiamo.

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  4. Questo post me l'ero perso.
    Bellissimo e quoto tutto, comunque.

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