Della scopolamina, grazie (Cloverfield)

Sei andato a vedere Cloverfield moderatamente armato di buone speranze.
Il primo trailer, visto negli USA subito prima di addormentarti davanti a Transformers, era intrigante: la testa del pupazzo della libertà che rotola sul selciato, poi solo una data d'uscita, senza nemmeno uno straccio di titolo. Il secondo, quello con la stessa scena della testa, il soldato che urla "So solo che stiamo perdendo" e il carretto senza cocchiere, pure.
Peccato che queste scene siano anche le uniche a restarti impresse dopo aver visto l'intero film (che peraltro non è molto più lungo del trailer stesso: non si sfiora neanche l'ora e mezza). Contrariamente a quanto si legge in giro, Cloverfield non è Godzilla. Mancano due elementi fondamentali, e parimenti espressivi, come tutto quel pesce e Matthew Broderick.
E no, non è nemmeno The Blair Witch Project, anche se ne ripete gli errori di fondo: non riesce a rendere minimamente credibile (e non avrebbe potuto farlo) che chi è in fuga per salvarsi la pelle continui a riprendere con quella cazzo di telecamera, e ti induce un motion sickness violento dopo i primi dieci minuti. Quanto meno doveroso, quindi, il finale che evita l'happy ending canonico, anche se lo fa solo per buttarsi tra le braccia di una mielosa e altrettanto scontata soluzione narrativa. Così com'è scontato dire, a questo punto, che dalla sala sei uscito deluso, nervoso, e con una fiducia nel mondo, nel futuro, nel prossimo e nelle speranze della sopravvivenza umana in caso di attacco di ignoti mostri giganti ridotta ai minimi termini. Lo hai detto e tornerai a ripeterlo: il cinema sci-fi ha chiuso i battenti (assolutamente in bellezza) nel luglio del 1986. Tutto il resto sono chiacchiere e diversivi.

In foto, la locandina. Sì, si scriverà inevitabilmente, per una menzione fin troppo esplicita di quegli eventi nel film, che Cloverfield è una pellicola "figlia dell'11 settembre". Bella forza: basta sorbirsi due ore di fila in un aeroporto, mentre ti passano all'eco scandaglio le mutande, per sapere che lo siamo tutti, figli dell'11 settembre. Anche se tu sei nato in dicembre, per dire.

Commenti

  1. Dai, il finale chiude il vero elemento in sospeso, la storia d'amore tra i due tipi. La prima parte, in cui si spiega con i "flashback" sul nastro la loro relazione, non mi è dispiaciuta.

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  2. Cioé, ti è piaciuto perché è una puntata di Melrose Place con in mezzo un'invasione di mostri giganti?

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