Videogame, maestri di vita (Un sabato mattina nei panni di Altair)
Fai che ti ricordi del livello di Assassin's Creed provato a Santa Monica, di quella parte del gioco in cui Altair si mimetizza tra un gruppo di monaci per passare inosservato sotto il naso delle guardie. Perché pensi proprio a quello? Perché su quello stesso marciapiede ti precede di qualche metro una vispa pattuglia di pensionati, in giacca grigia nonostante i 28 gradi, con la classica posa da pensionati (mani tenute dietro la schiena, volto incollato al suolo, espressione di disgusto per il mondo odierno). E siccome anche tu, nonostante i 28 gradi, indossi una giacca grigia, l'associazione d'idee ti viene naturale. Per quanto, almeno, possa risultare naturale a una mente deviata dai troppi stimoli videoludici come quella che ti ritrovi.
Ti inserisci nella pattuglia, nel suo margine periferico più lontano dalla portata visiva del logorroico frequentatore di tavolini da bar, assumi la migliore espressione di disgusto per il mondo odierno che ti riesce (ti basta in fondo pensare alla juventus, ai tifosi juventini, ai colori juventini...) e superi incolume il tratto minaccioso. Svolti l'angolo, saluti i tuoi salvatori (che, beatamente inconsapevoli, ti guardano giustamente strano) e inizi ad avvertire un po' di senso di colpa per quello che hai fatto. Be', almeno - ti ripeti - io non devo mica ammazzare qualcuno.
In foto, Altair scivola sotto il naso di armigeri piuttosto orbi, per completare la sua missione. O, forse, perché tra la folla ha visto un vecchio compagno rompicoglioni della setta degli assassini. Una delle due.
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