Orchiclastia o morte (della console)

Ci sono problemi che uno, dall'esterno, la fa facile a minimizzarli. A considerarli questioni di poco conto. A prenderli come spunto per pontificazioni sui "ben altri casini della vita" (quali poi? Mah). Ma per un videogiocatore qualsiasi quei problemi lì sono una vera e propria spina nel fianco. Altro che cazzi.
Prendi te, per esempio. La persona che (come sempre hai modo di ribadire) ha la (s)fortuna di viverti accanto, ha deciso in modo insindacabile per qualche giorno da trascorrere in campagna. Tu, che ludo-geek lo sei nel profondo, hai lasciato fare. Già risoluto a trascinarti dietro, per evitare comatosi pomeriggi di contemplazione dei pascoli, venti chili di bagaglio, tra portatile e 360, magna cum carrellata di giochi da completare. E pure qualche mutanda di ricambio, via (che quelle nel trolley si riesce sempre a infilarle in qualche modo). Poi, però, un dubbio ti ha ridotto sulle ginocchia.
Il tuo 360, che ha resistito a nipotini che ci sono saltati sopra a piedi uniti (no, davvero), a una caduta accidentale da almeno quaranta centimetri d'altezza e, non da ultimo, alle temperature africane degli ultimi tempi (che un'altra vittima, in casa, l'hanno pur mietuta: il cino-router di Alice), non rischierà forse di disintegrarsi in mille e più frammenti se spostato di un solo centimetro dall'inspiegabile equilibrio raggiunto nella sua attuale ubicazione? Il fresco della campagna non rischierà, per il suo cuore di silicio ormai uso a temperature da altoforno, di rivelarsi paradossalmente ferale?
Saperlo.
Resti a contemplare quel mattone color panna, con il suo sportellino USB divelto a furia di collegare il chitarrino di GHII, in attesa di un'improbabile illuminazione.
"Ma che ti frega - osserva la (s)fortunata donna di cui sopra dall'altra stanza - Portatela dietro, no?".
Eh. Son tutti froci con le console degli altri.

In foto, con quanti cerchi di colore rosso vivo la tua 360 manifesterà il suo sincero apprezzamento per la trasferta bucolica?

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