Californisca i documenti, grazie

In una Santa Monica prima avviluppata da una fitta nebbia in stile Silent Hill, quindi coperta, sempre con buona pace dei luoghi comuni sul sole californiano, da nuvolaglie color piombo, mi sono messo di buzzo buono per affrontare la trafila delle registrazioni. Quella generale per la fiera, peraltro, consiste in una schedatura con tanto di foto da ricercato scattata da personale di formazione gestapo. E dall'intelligenza di un criceto con un'infanzia difficile. Il premio per la mia pazienza è infatti un badge su cui c'è stampato solo il mio nome di battesimo. "E il cognome?", chiedo. "Perché, non è ALESSANDRO il cognome?", mi viene risposto da un'aquila alle prese, evidentemente, con il primo passaporto visto in vita sua. Terminate le mie file da immigrato albanese, e con un bel badge con su il mio nome da battesimo e una foto da immigrato albanese (appunto), mi aggrego alla fiumara di Etristi che cazzeggiano in giro per la cittadina in attesa della double feature special di stasera: conferenza Microsoft (leggi Halo 3) ed evento Killzone (leggi evento Killzone). Una transumanza fatta di ludogeek tutti con la stessa divisa ufficiale: borsa da postino a tracolla, t-shirt nerdosa o dannatamente cool (ma che sui loro fisici bianchicci e poco tonici fa molto nerd comunque), occhiali scuri e lettore MP3. Chi scrive, ovviamente, non fa eccezione. Il branco di tecno-sfigati muove alla volta del molo per scattare qualche foto, quindi sulla promenade della 3a strada, a smanettare con l'iPhone nell'Apple store e comprare scarpe e t-shirt e pinocchietti da surfista. Preso in contropiede, mi adeguo e compro anch'io scarpe e t-shirt e pinocchietti da surfista. Poi però mi rendo conto che su un surf non sono mai salito in vita mia (né intendo farlo) e mi sento in effetti un po' pirla. Allora decido di andarmi a vedere il film dei Transformers in un mega-multi-giga-sala. Solo che prima incontro dei ragazzi inglesi conosciuti a un vecchio press-tour, i quali attaccano bottone. Quindi a loro volta questi attaccano bottone con Frankie Rijkaard, che per una qualche ragione si trova a passare da lì. Io rifletto su come queste cose a Chris, che è milanista e sarebbe stato felicissimo di un incontro simile, non capitano mica. Faccio per telarmela, ma gli albionici mi additano, mettendo in successione le parole Italia>Calcio>Milan>Spaghetti. E forse anche Juventus>Mafia. Rijkaard allora mi confessa quanto gli piacesse lo Stivale, e i bei tempi del Milan, e gli olandesi, e gli spaghetti e... E io sono lì che penso: Ok, Frankie. Va bene Frankie. Hai ragione, Frankie. Capisco Frankie. Sì, Frankie, però ora con questo amarcord di Sacchi e degli spaghetti ci hai un po' rotto la minchia. Ché A) ormai il film sarà iniziato e B) a dirla tutta, e soprattutto quand'eri al Milan, mi sei sempre stato un po' sui coglioni.



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