Little Computer People

Se, mettiamo, un pomeriggio stai perdendo tempo come tuo solito tra i corridoi di una Mondadori, e ti imbatti in un libro in cui i capitoli si chiamano livelli, le sezioni quadri e il protagonista vede la propria esistenza come un videogame, le tipe come nemici il cui abbattimento gli porterà un certo quantitativo di punti, quel libro, mettiamo, devi comprartelo. E fa niente che "console", nelle prime pagine, sia scritto con due L, come nei reportage sui VG di Panorama.
Lo leggi in meno di due giorni, questo FUFFAtm di Alessandro Militi, e, come temevi, il tema della vita-videogioco e le schermate "Insert Coins", "Premi Start per continuare" ecc a inframezzare i "livelli" sono la cosa alla fine meno interessante. Sanno un po' di posticcio, sanno di ammirazione spinta per i romanzi di Douglas Coupland. Solo che, con tutto il rispetto per il pur bravo Militi, queste cose Coupland le faceva già, e meglio, qualche lustro addietro.
In rete si legge che la storia, che vede il protagonista markettaro passare con consumato distacco da una scopata all'altra, ricorda la misoginia "del primo B.E. Ellis". Può essere. Ma a te ha fatto venire in mente soprattutto l'astioso nichilismo carico di ansia iconoclasta e tensioni tipiche della lotta sociale nell'anti-vita condotta,
nello scollamento dalla società e in totale negazione del proprio io, da alcuni personaggi di Palahniuk: diciamo che ti ricorda determinati suoi protagonisti (vedi Soffocare, vedi Invisible Monsters).
E sì, la porzione in corsivo della frase precedente non significa essenzialmente un cazzo. Ma adori la critica letteraria d'accatto, sempre tesa all'arrampicata libera dello Zingarelli.
Si legge in fretta, FUFFAtm, e quelle descrizioni della Roma impegnata a vivere un'esistenza mondana hanno dell'urticante, ma colpiscono nel segno (c'è pure Ponte Milvio, ma, grazie al cielo, senza i lucchetti. Ché di quelli c'aveva il copyright Moccia). Alcune idee sono buone e il tutto scorre: la penna dell'autore è buona. Così, anche se non riesci a trovarci nulla di fondamentalmente originale, e a tratti il testo rischia di sconfinare nell'ammiccamento facile alle mode di questi tempi (il sushi, il revival della musica anni 80... tutte quelle cose che i critici letterari, più o meno d'accatto, si affannano a identificare in genere come sintomi della crisi dei trentenni di oggi), ti resta sufficiente curiosità per arrivare al gamerscore, al punteggione finale che chiude il romanzo.
FUFFAtm sì, insomma, ma in fondo neanche troppo. Se avete fatto i vostri compiti, e già terminato la lettura del Pellegrino di Brizzi, dategli una chance. Ché gli autori giovani bisogna comunque sostenerli. Ché Moccia comunque c'ha rotto i coglioni. Ché con 15,90 non ci comprate nemmeno un gioco Platinum di tre anni fa nei cestoni
del Midiauòrd o dell'Esselunga.

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