Il cazzaro professionista

"Pagati per giocare" è un gran bel libro. Perché, essenzialmente, analizza le professioni che ruotano attorno ai giochini elettronici, ma lo fa con occhio sufficientemente cinico e disilluso da incontrare i gusti di chi scrive. Certo, questo non è l'unico tratto che mette a nudo la matrice anglosassone del tomo: ci sarebbero anche i 70.000 dollari e rotti che dovrebbe guadagnare, l'anno, chi fa un lavoro come il mio. Ma poco importa: i consigli per sfondare nel campo del giornalismo videoludico sono impagabili (uno su tutti: "tuffatevi a pesce nella cultura anni 80, così che possiate scherzare su film, televisione o sull'ultima rockstar andata fuori di testa". Cacchio, sembra il consiglio perfetto ANCHE per scrivere un blog come questo...). E lo sono almeno quanto il titolo dato al paragrafo: "Braccia rubate all'agricoltura". Mi sono ripromesso di farne comprare una ventina di copie, giù in redazione. Da spedire ai primi venti fortunati lettori che scriveranno chiedendo come si fa a fare un lavoro come il nostro, ossia "a guadagnare senza fare un cazzo dalla mattina alla sera. E in più sfangando giochi e tartine gratis". Vuoi proprio saperlo, lettore? Ne sei davvero sicuro?

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