lunedì 10 agosto 2015

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5 cm per second, l'anime e il manga

5 cm per second recensione poster
I 5 centimetri al secondo sono la velocità di caduta dei petali di ciliegio. Il che, speri, sgombrerà il campo da turpi interpretazioni del titolo, chiarendo che sì, si parla di emozioni e non di erezioni. 5 cm per second ((秒速5センチメートル, Byōsoku go senchimētoru) è un film del 2007 di Makoto Shinkai, promettente classe '73 di cui si è già parlato a proposito del più recente Il Giardino delle Parole. 5 cm per second è un film che dura poco più di un'ora, al termine della quale, se non si è dei totali insensibili o delle bestie di Santana, i satanisti rockettari, si arriva con un groppo di ghisa annodato alle tonsille [...]
Hai sempre trovato abbastanza privo di senso, perlomeno per i tuoi standard da gaijin, il frusto tema - visto in migliaia di anime e manga - della compagnetta delle elementari a cui si giura amore eterno. Perché... beh, dai, è stupido. Cos'hanno in comune un adulto e la sua versione da scuola primaria, a parte il nome e una certa somiglianza nei tratti somatici? 5 cm per second da quello parte, ma lo spunto iniziale, seguendo la vita di Takari Toono alle medie, alle superiori e poi nella sua dimensione di grigio salaryman che si ammazza di lavoro nel presente, serve solo a parlare del tema principale del film: la distanza. Non a caso il sottotitolo della pellicola è "A chain of short stories about their distance".
La distanza fisica, innanzitutto, perfettamente simboleggiata dal lento incedere nella neve del treno con cui Takari raggiunge per una sola sera la sua Akari. Ma la distanza fisica, il fatto che Takari vada a vivere ancora più lontano, diventa presto distanza emotiva. Tra lui e la ragazza che ama, ma anche tra lui e chi gli sta attorno. Il primo amore, la passione di chi è fermamente convinto che non possa esistere un sentimento più forte di quello che sta provando in quel momento, si spegne lentamente, trasformandosi in nostalgia. Si cresce, ci si allontana, e i tanti propositi di un tempo, le promesse a se stesso, le convinzioni scolpite nella roccia dei tredicenni convinti, se li porta via il vento. Shinkai è uno della nostra (tua) generazione. Sa come (non) funzionavano le relazioni a distanza ai tempi analogici in cui ci si scriveva ancora le lettere, in un rituale pagano di bozze accartocciate e buste non spedite, in un inseguirsi di rimpianti, rimorsi, pentimenti fuori tempo massimo. Sa come a un certo punto, semplicemente, non ci si scriveva più, e la roccia della convinzione si sgretolava in un niente, sotto i colpi di questa frenesia di crescere, arrivare a vedere che mano di carte ti avrebbe servito quel croupier stronzo chiamato futuro.
Il film è strutturato in tre episodi, incentrati su diversi momenti della vita di Takari e che danno spazio pertanto a comprimari diversi. Il rEgazzino impacciato del primo diventa così, nel secondo, silenzioso belloccio del mistero, oggetto del desiderio di una compagna di classe. Ma cosa sai del domani? Cosa capisci in quegli anni in cui credi di capire tutto ma non sai e non capisci nulla? Il razzo sparato verso i misteri del cosmo in quel 1999 è la vita di Takari diretta verso il grande mistero di quello-che-sarà. 
Il rEgazzino innamorato, poi liceale malinconico, nel 2008 è un impiegato-programmatore senza vita come tanti, macinato dalla macchina spietata della società, con una relazione appena spiaggiatasi alle spalle. Il ricordo del primo amore però gli scalda in qualche modo ancora il petto. Perché magari succede davvero, oh, soprattutto se sei giapponese, che le storielle delle medie diventino una pietra miliare della propria esistenza. Oppure è più facile che, semplicemente, pensarci ti faccia pensare alla gioventude e a quello che si è portata via, agli anni passati, a quello che pensavi sarebbe successo e non è stato, a quello che non pensavi mai sarebbe accaduto e invece eccolo là.
Nell'iper-realismo da tonnellate di foto ripassate al Photoshop da Shinkai, nel suo amore smodato per Tokyo e Shinjuku, in quel paesaggio familiare fatto di conbini shop, distributori automatici e cartelli della stazione, è facile allora che la regola giapponese di animeemanga della compagnetta delle elementari si infranga. Che la vita ti porti davvero, come succede nella realtà, da qualche altra parte. Però ripensare a quegli anni lì, a quei momenti, a quella persona che non sei più, cui ti legano un nome e una vaga somiglianza quando ti guardi allo specchio, continui a darti un'emozione forte. Prima era amore, ora è un velo di tristezza pari al 20% del fabbisogno energeticoemotivo quotidiano, una dose extra di agrodolce nostalgia. Finché non arriva un sorriso a scrollarti di dosso il tutto e riproiettarti nell'ora, nell'adesso, nella vita vera al di fuori delle cartoline dei ricordi.
Bellissimo. Dovessi scegliere un solo aggettivo per questo film, ti giochi un'altra volta un "bellissimostruggentemalinconico". Da guardare, per com'è una gioia per gli occhi, ma più che altro da leggere, per quello che ognuno può trovarci dentro.
E a proposito di leggere. Come per Il Giardino delle Parole, anche di 5 cm per second esiste un manga in due volumetti, in corso di pubblicazione per Star Comics proprio ora (il primo numero è uscito a metà luglio, il secondo e ultimo arriva in questi giorni), il che poi è il motivo per cui ti sei andato a ripescare l'anime proprio adesso. 5 cm al secondo, il manga, è scritto sempre da Shinkai e disegnato da Yukiko Seike. Come per il manga de Il Giardino delle Parole, anche qui si è reso necessario riempire i lunghi silenzi dell'anime, perciò il manga approfondisce i pensieri e gli stati d'animo dei personaggi, in particolare la surfista Kanae nel secondo episodio. Se vi è piaciuto l'anime, andate a botta sicura. Se non vi è piaciuto, se non vi è venuto il magoncino di lana in sui titoli di coda, per quell'effetto stand by me buca le ruote, beh, siete delle brutte persone insensibili. Ma oh, hai sempre pensato che ad essere insensibili si viva meglio. Forse anche molto meglio. 

5 cm per second
recensito da DocManhattan il 2015-08-10
Rating: 5

36 commenti:

  1. L'ho comprato e lo vedrò in settimana e citando i Baustelle:
    "E la vita che verrà. Ci risorprenderà.
    Ma saremo noi ad essere più stanchi.
    Il futuro cementifica. La vita possibile."

    https://youtu.be/Ww0perO6sec

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  2. Questo è il mio film preferito di Makoto Shinkai!

    PS
    Le relazioni a distanza non funzionano nemmeno nell'epoca digitale...

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    1. ho testato con mano il tuo PS, non entro nei dettagli, ma diciamo che ora proprio i film di Shinkai è meglio se li evito...!

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    2. A me, che non ci trovo nulla di riconducibile al presente e neanche al passato prossimo, fanno l'effetto di uno schiacciasassi. Chi rischia di trovarci un minimo del proprio vissuto meglio che eviti, o il magoncino di lana diventa un maglione scozzese di quelli pesantissimi.

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    3. È il mio film d'animazione preferito in assoluto. Sarà perché ci sono tante cose in cui mi ci rivedo, sarà perché è effettivamente un capolavoro. Se certe argomenti o emozioni sono un minimo affini alle nostre corde questo film rischia davvero di rivoltarti.

      Purtroppo mi è anche capitato di farlo vedere a gente che alla fine mi ha chiesto "ma perché non finisce bene?".
      C'è proprio brutta gente a sto mondo.

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  3. Ho visto che su youtube c'è la versione hd a 60fps in italiano.

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  4. L'ho trovato ottimo nei primi 2/3, ma dopo si lascia un pò andare e la prevedibilità del finale schiaccia le emozioni che dovrebbe suscitare. A livello di fotografia, fotosciop a parte, rimane eccellente, e bisogna sempre ricordare che il grosso del lavoro lo fa una persona sola... ma nel complesso ritengo il successivo Giardino delle Parole un'opera più matura sotto ogni aspetto.

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    1. che poi il difetto del finale (almeno per me) un pò ovvio ce l'ha anche il Giardino delle Parole, soltanto che in quest'ultimo l'ho trovato limato meglio.

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  5. Culto...e nel 1999 partivano "razzi" per tanti e finiva definitavamente un epoca.

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  6. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  7. Come ho avuto modo di scrivere su Twitter qua si entra di diritto nella categoria bruscolotti. Ti fa pensare ai tuoi innamoramenti adolescenziali, ti fa pensare a "Chissà che fine avrà fatto" e "Chissà cosa sarebbe successo se..." e ti lascia un inevitabile senso di tristezza mista a gioia

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    1. >bruscolotti

      questa parola mi ricorda gli Squallor :')

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  8. Avevo visto il manga, ora lo recuperero' ; 3

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  9. Avevo visto il manga, ora lo recuperero' ; 3

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  10. Ho avuto il piacere malinconico di vederlo qualche mese fa quando cercavo qualche anime da scoprire. Anche per il gaijin qui presente la storia d'amore protoadolescenziale stonava un po' anche se il tutto l'ho seguito con molto interesse. Nello stesso periodo ho visto anche Wolf child e quel sollazzo di Summer wars.

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  11. Summer Wars spettacolo vero, bellissimo ed emozionante.
    Wolf Child sono indeciso se recuperarlo o no.

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    1. Se non ho sbagliato clamorosamente il titolo è un bel dramma da seguire tutto d'un fiato.

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    2. Ma state parlando di Wolf Children di Hosoda, o esiste anche un Wolf Child e me lo sono perso?

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    3. credo wolf children e basta che wolf child mai sentito :)

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  12. Ho scoperto questo anime grazie a Vitoiuvarapuntocom. Appena ho finito di guardarlo, ho avuto voglia di guardarlo ancora, ma non l'ho più fatto. Non ci riesco. C'è quel magone lì, c'è la malinconia a palate per quello che mi ricorda. Ho sempre pensato anche io che ad essere meno sensibili si potrebbe vivere meglio ... però, nonostante tutto, quante cose ci si perderebbe ...

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  13. A me non è piaciuto, ma non mi ritrovo molto nella definizione di "brutta persona insensibile". Magari solo insensibile, via ;)

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  14. Che dire....un'anime che commuove e che riporta almeno il sottoscritto ai ricordi del passato. Colonna sonora tra le più belle mai sentite

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  15. Visto poco tempo fa Il Giardino delle Parole e, sinceramente, a parte la fotografia magnifica, non mi è piaciuto. Sopratutto la parte finale, secondo me, rovina completamente quel poco di pathos che si era fino a quel punto costruito. Cioè ho davvero trovato banale sia la sceneggiatura che l'intreccio. Secondo voi questo film mi potrà far cambiare idea riguardo a questo autore o posso pacificamente tornare al recupero dei film dello studio ghibli che non ho ancora visto?

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  16. Lo metto nella lista degli oav da vedere, devo ancora spararmi tutto miyazaki!!! Lo so mi devo vergognare! :(

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  17. Mah per me il GROSSO problema di shinkai é che non puó permettersi, da esordiente ormai uscito dal mucchio, questa fossilizzazione di tematiche.
    Parlando chiaro, visto uno visti tutti, sempre la stessa solfa sulla distanza fisica e psicologica delle persone. Si ok sono una brutta persona cattiva ma dopo il primo lavoro, che ho trovato forse piu riuscito dato il tema fantascienzo che amo particolarmente, shinkai ha riciclato gli stessi identici argomenti cambiando ambientazione e personaggi....ma nemmeno troppo alla fine...boh se é piaciuto davvero tanto un altro dei suoi lavori ok altrimenti si puo tranquillamente evitare a chi chiedeva se andare di ghibli o vedersi questo, a maggior ragione se il giardino delle parole non é piaciuto.
    Stesso ritmo mortaccino, superba fotografia, stesse tematiche della distanza tra le persone...almeno in hoshi no koe la distanza era anche temporale, tanto per aggiungere roba al brodo, pero makoto mio, basta minestra riscaldata faccce vede qualcosa di nuovo o fai la fine di adachi: "uh che sensibilitá, uh che poesia" poi lo vai a leggere e da touch e rough si é riclonato all infinito....du palle!

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  18. Prova A Silent Voice - Koe no Katachi se vuoi i magoni Doc, per ora credo esista solo il manga, il tasso di feels è proibitivo

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  19. Per me il momento più rivelatorio degli anime di questo tipo riflessivo-melanconico degli ultimi vent'anni è il momento più dissacratorio di tutti, inventato da Hideaki Anno per spernacchiare questo tipo di otaku dai social skills pari a zero... il momento in cui Shinji Ikari, di fronte a Rei Ayanami distesa e incosciente sul letto d'ospedale… va be', chi l'ha visto ha capito, chi non lo sa può continuare a vivere nell'innocenza.
    Dico questo per dire, come ha anche scritto Wargarv (col cui pensiero concordo pienamente), che il tema della nostalgia del primo amore può andare bene per animi puri di diciassettenni o per chi veramente vuole crogiolarsi per un'oretta in questo ricordo, da adulto, perché è una persona romantica, sensibile, sentimentale. Per tutti gli altri, consiglio di abbandonare gli anime definitivamente e di passare ad altro. Come ha detto anche lo stesso Anno, gli anime sono morti. E sono morti perché, secondo me, la nuova generazione di scrittori e produttori è fatta di bimbiminkia che non ricordano più quale sia il luogo da dove provengono.

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    1. Se ho capito di quale scena parli ti stai confondendo. Non era Rei, ma Asuka.
      E comunque tutto il personaggio di Shinji è il riflesso degli otaku di allora, ed anche di oggi. Senza contare che anche Anno lo è. E
      Comunque gli anime non sono morti di certo soltanto perchè a dirlo è uno che campa sullo stesso titolo da oltre 20 anni, senza nulla togliere al valore del suo lavoro ;)

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  20. Doc, non ti ho ancora ringraziato abbastanza per lo splendido consiglio del film "Il giardino delle parole", e sicuramente dovrò ringraziarti in futuro anche per "5 cm per second". Mi sento allora di ricambiare, consigliandoti qualcosa di altrettanto struggente (per me ai limiti del crepacuore): Derek.
    E' una miniserie in 2 stagioni per un totale di 13 puntate (incluso il pilot, da vedere assolutamente) + uno speciale conclusivo. E' scritta e diretta da Ricky Gervais che interpreta Derek, il protagonista.
    Parla di anziani e di persone deboli. Se ti conosco almeno un pò, so che ti colpirà fortissimo.

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    1. Grazie a te per la dritta. Me lo segno (modalità Troisi)! :)

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  21. Commento raramente ma avendo visto il giardino delle parole chiedo una cosa (occhio allo spoiler).






    ROVINATORE



    Bello il giardino delle aprole, tranne che poi i jappi non si trattengono da quel loro deus ex malefico di di far combaciare tutto (aka la donna è, obtta di culo, l'insegnate della scuola).
    A me ste cose rovinano le storie.
    C'è una roba simile anche qui?




    Bello

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  22. A me era sembrato che il problema del protagonista fosse proprio che non aveva superato del tutto l'amore adolescenziale
    per quello le sue relazioni adulte non funzionano, perché sta ancora aspettando il ritorno di quell'amore

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  23. Stupenda "One More Time, One More Chance" di Masayoshi Yamazaki

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  24. Dei del Cielo, che malinconia! Aggrappiamoci a quel sorriso finale, ed andiamo avanti.

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