lunedì 29 agosto 2011

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Le grandi interviste dell'Antro atomico: Adriano Carnevali, il papà dei Ronfi

Anche l'onore della vignetta dedicata. Basta, chiudete tutto: abbiamo vinto l'internet
L'aspetto più meravigliosamente meraviglioso dell'averci un blog di successo come l'Antro atomico è che quello che scrivi, alle volte, finisce in giro per l'internetto. Così, se una volta parli dei 99 posse, dei problemi avuti dal loro cantante e di come per andare a vedere un loro concerto hai rischiato la vita, succede che lui, lo Zulù, scrive un commento in coda al post regalandoti un genuino momento emozione©. Oppure, se parli di tutti quei numeri del Corrierino, che quei post li legge Adriano Carnevali, il papà dei Ronfi, uno dei fumetti umoristici che più ti hanno fatto sganasciare in vita tua, e ne viene fuori questa lunga e interessanterrima intervista atomica. I Ronfi erano davvero una risposta tutta italiana e molto meno politicamente corretta ai Puffi? Cosa succedeva negli anni dell'invasione dei cartoni giapponesi nella redazione del Corriere dei Piccoli? Esistevano storie o argomenti taboo? E cos'era quella brutta storia dell'album di figurine dei delinquenti? [...]

Olivia Wilde, manchi solo tu. Visto che parliamo di te un giorno sì e l'altro pure, ti aspettiamo. Quando vuoi.
Doc: Quando e come nascono i Ronfi? E quanto ti stavano sulle scatole i Puffi per ideare le storie di questi “disadattati della natura”? Dai, puoi dircelo. 

Adriano Carnevali: I Ronfi sono nati nel 1981 e io ero convinto che la loro prima uscita sul “Corriere dei Piccoli” risalisse al luglio di quell’anno, finché un “ronfologo” più informato di me mi comunicò di avere scoperto una loro sortita precedente. Non ho citato questo fatto perché lo ritenga di importanza fondamentale per le sorti dell’universo, ma solo per fornire un piccolo esempio abbastanza significativo di quanto i Ronfi possiedano una propria estrosa e indomabile autonomia (insospettabile in creature tanto pigre e disastrose), tale da sfuggire a ogni possibilità di controllo anche da parte del sottoscritto (del resto sulla loro natura inossidabilmente autoreferenziale la dice lunga il fatto che, dopo essersi scalmanati per quasi quindici anni sulle pagine del “Corriere dei Piccoli” ed essere poi di punto in bianco piombati in un letargo protrattosi per altri tre lustri, si siano inopinatamente risvegliati, pronti a vagolare per il bosco senza rendersi conto del tempo trascorso e dei cambiamenti epocali intervenuti nel mondo). Quanto ai Puffi, all’epoca non li conoscevo moltissimo, anche perché, per ragioni anagrafiche, non ero stato un lettore della prima tornata di puffo-storie sul “Corrierino”, però mi erano simpatici: in seguito anch’io e mia moglie Donatella fummo contagiati dalla “puffomania” e abbiamo ancora una mini-collezione di pupazzetti blu. Dunque la nascita dei Ronfi ha poco a che vedere con i Puffi, in termini sia di rivalità sia di imitazione (almeno consciamente da parte mia). Cedendo alla duplice tentazione dell’autocitazionismo e della scorciatoia da copia-incolla (entrambe, peraltro, tipiche degli sproloqui da blog), ripeto quello che ho già detto in un’altra intervista: “Alla nascita dei ronfi ha contribuito parecchio la passione mia e di Donatella (con la quale condivido da quasi quarant’anni la creazione di immaginari universi-rifugio di varia natura, rassicuranti e sempre più estranianti dalla realtà quotidiana) per gli animali. Le storielle dei Ronfi si basano sull’idea di un universo ribaltato rispetto a quello reale: in barba ai principi dell’evoluzionismo e dell’etologia, per cui la lotta per la sopravvivenza è vinta dalle creature più adattabili all’ambiente e più attrezzate quanto a intelligenza, astuzia, doti fisiche ecc., i Ronfi si trovano in un universo benevolo nei loro confronti, che (come una sorta di laica Provvidenza) supplisce alle evidenti manchevolezze di queste disastrose creature; le quali, però, non si rendono conto di ciò e restano incrollabilmente convinte di costituire una specie superiore a tutte le altre. Ecco perché sono animali pigri, incapaci, mentalmente e fisicamente carenti, ma allo stesso tempo presuntuosi e saccenti. Volendo allargarci, ne potremmo trarre delle similitudini con la condizione umana e delle profonde considerazioni su una visione più o meno provvidenziale del mondo adatte per un dibattito televisivo con la partecipazione di Messori, Odifreddi, un teologo telegenico e Alba Parietti. A questo punto risulta evidente quanto la presunzione ronfesca abbia contagiato anche il sottoscritto...”. 
Tornando ai Puffi, però, aggiungo che i Ronfi, in ogni caso, devono loro riconoscenza: infatti, benché, come detto, fossero estranei al mondo puffesco, quando li proposi al “Corriere di Piccoli” la direttrice di allora, Josè Pellegrini, mi parve che non ne fosse entusiasta, però cominciò a considerarli in chiave di possibili sostituti dei Puffi; questi ultimi, infatti, per motivi biecamente economici (era iniziato con grande successo il loro rilancio televisivo che ne aveva alzato parecchio le quotazioni), stavano per abbandonare la squadra del “Corrierino” per passare a quella del più remunerante “Giornalino” e innegabilmente i Ronfi (per il fatto di costituire una piccola comunità nel bosco e magari anche per alcuni tratti caratteriali) qualche analogia con i Puffi la possedevano. Però la Pellegrini non ebbe modo di decidere se accettare o meno la mia proposta, perché venne sostituita di lì a poco da Marcello Minerbi: fu il nuovo direttore ad accogliere gli esordienti personaggi e a darmi anche dei preziosi suggerimenti, soprattutto quello di rendere i Ronfi più “protagonisti” portandoli in primo piano nelle vignette (negli episodi iniziali tendevo a privilegiare l’ambiente del bosco).
Le vignette e illustrazioni presenti in questo post vengono dal sito ufficiale di Adriano
D: Le altre storie del Corriere dei Piccoli dei primi anni 80 avevano quasi tutte un'impostazione per così dire didascalica, un tono buono quando non buonista, da rivista per ragazzi d'altri tempi. Hai avuto dei problemi a farti accettare l'idea dei Ronfi? Il delizioso cinismo e quel tipo di comicità erano quanto di più distante possibile dalla Stefi o dalla Pimpa...

AC: Mi dispiace doverlo ammettere, ma temo proprio che, soprattutto all’inizio, queste caratteristiche ronfesche che (con mia enorme soddisfazione: com’è bello essere capiti dai “pochi ma buoni”!) tu e qualche altro lettore attento, sensibile e capace di un’analisi non superficiale, avete individuato, non venissero colte più di tanto: i Ronfi erano visti, oltre che nel ruolo di puffo-supplenti, come animaletti buffi e simpatici ma, credo, niente di più. Non penso che ci fosse una particolare attenzione ai contenuti delle loro storielle.

La Contea di Colbrino
D: Una storia che ha fatto storcere il naso a qualcuno, lì al Corriere dei Piccoli, ci sarà pur stata, no? 

AC: Quanto mi piacerebbe poter raccontare una vicenda di Ronfi incompresi, ma purtroppo dovrei inventarla! Non mi sembra che ci siano mai stati storcimenti di naso (ma, come dicevo, soprattutto per ridotta attenzione ai contenuti). Posso però cercare di rimediare uscendo dal bosco dei Ronfi ed entrando in un altro dei miei mondi fumettistici: quello della “Contea di Colbrino”, la serie a cui forse sono più legato, pubblicata sul “Corriere dei Ragazzi” dal 1975 al ‘76. Questa piccola saga umoristico-rinascimentale provocò la ferma riprovazione di un illustre insegnante dell’Università Cattolica, che scrisse una lunga lettera al direttore (Alfredo Barberis) lamentando in particolare l’anticlericalismo di uno degli episodi (vi si parlava, tra l’altro, di San Callichio, protettore di Colbrino, che la popolazione ringraziava attribuendogli il crollo della cattedrale sotto cui sperava fosse rimasto sepolto il conte Guidoaldo...). Per fortuna Barberis, oltre che uomo di grande cultura, era uno spirito libero e si fece quattro risate. 
D: Allora serie come i Ronfi e la Stefi erano l'ultimo baluardo del CdP di fronte all'invasione di fotoromanzi tratti dai cartoni animati e di discutibili storie autoctone sugli eroi giapponesi. Come autore, come vivevi la trasformazione della testata e la sua sempre maggiore infatuazione per gli anime giapponesi? Si percepiva già il forte ridimensionamento in arrivo per il fumetto italiano per ragazzi? Era la fine di un lungo periodo fortunato? 

AC: Come autore, ovviamente, soffrivo parecchio, ma la scelta effettuata da Minerbi di inserire nel “Corriere dei Piccoli” i nippo-fotofumetti e le storie autoctone dei vari Godrake, Daltanious, Heidi e compagni robottizzanti o strappalacrime fu quanto mai opportuna, perché, in quel particolare momento, era l’unica che potesse salvare il “Corrierino”, in caduta libera quanto a vendite. Per poter serbare e rinnovare in un’intelligente continuità il meglio del proprio patrimonio culturale, il “Corriere dei Piccoli” avrebbe avuto bisogno di un editore che apprezzasse quel gioiellino e ne facesse una sorta di “oasi naturale” da preservare e proteggere. Niente avrebbe vietato, per sfruttare la nuova passione per gli anime giapponesi, di creare una nuova pubblicazione ad hoc. Invece si aveva l’impressione di lavorare non “per” ma “contro” l’editore: per avere la “concessione” di mantenere in vita il “Corriere dei Piccoli” bisognava dimostrarne la convenienza economica (il che, almeno a me, appariva irragionevole, data la scarsissima incidenza, sul fatturato totale dell’azienda, del risultato più o meno positivo del nostro giornalino, che invece possedeva un carico di storia e di potenzialità immenso). Per capire qual era l’andazzo, basti pensare che lo stesso editore aveva, ancor più colpevolmente, trasformato il “Corriere dei Ragazzi” in “Corrier Boy” (giusto rivolgersi a un pubblico magari più vasto, ma, anche qui, perché non uscire con una nuova testata invece di stravolgere il glorioso CdR?). 

Poi da Corrier Boy a Corrier Boy Music, con i Ricchi e Poveri in copertina,
è davvero un attimo
Volendo ampliare il discorso, in tutto ciò mi sembra che, da un punto di vista sociologico (fatta salva la “laudatio temporis acti” inevitabile in un ultrasessantenne come me), si possano scorgere i semi di non poche future involuzioni. A proposito dell’atteggiamento dell’editore, cito un aneddoto significativo. Verso la triste fine dell’avventura del “Corriere dei Piccoli”, a un numero del giornalino venne allegato in omaggio promozionale un album per la raccolta di una serie di figurine. Le pagine dell’album, realizzato da un disinvolto editore di Roma, rappresentavano i vari “gironi” di un immaginario carcere destinato a rinchiudere, in celle degne del dumasiano Castello di If, con tanto di sbarre e catene, i più efferati e mostruosi delinquenti. Costoro erano i soggetti delle figurine, classificati secondo il grado di efferatezza dei crimini commessi e la mostruosa repellenza dei propri tratti somatici. Spero di recuperare una copia dell’album, che avevo conservato come sconvolgente reperto, e mandarti le immagini, molto più chiarificatrici di qualsiasi descrizione. Tanto per capirci, uno degli ultimi “gironi” del carcere, forse l’ultimo, era riservato a creature mostruose, metà uomini e metà animali, che si erano macchiate di delitti “bestiali” (per fortuna non specificati). Ricordo che Fabio Visintin (grande disegnatore, autore sul “Corriere dei Piccoli” della serie “I cuccioli”) osservò a ragione: «Manca solo la sezione del carcere destinata agli Ebrei». Ora, a parte ogni altra considerazione, che dire dell’idea di allegare un simile prodotto al “Corriere dei Piccoli”? Era come se “Famiglia Cristiana” avesse offerto ai propri lettori gadget sadomaso o “Topolino” confezioni di profilattici. L’incredibile abbinamento non era stato deciso dal direttore del “Corrierino” (non ricordo chi fosse all’epoca), che in materia non aveva voce in capitolo, ma dalla fertile mente del “marketing manager” di turno (il quale forse, spero almeno questo, non si era nemmeno premurato di vedere cosa andava a offrire insieme al giornalino). Non mancarono vibrate proteste da parte di genitori dei lettori e del “caso” si occuparono giornali e tivù, ma anche tutta questa faccenda lasciava presagire molto di come sarebbe stato il mondo a venire...
D: Prima dei Ronfi, la tua nel mondo del fumetto parte dalle vignette umoristiche, molte delle quali apparse sul Corriere dei Ragazzi e il Corriere dei Piccoli. Singole vignette ma anche strisce come L'Astuto Ulisse. La domanda è: come finisce un insegnante laureato in lettere a fare il disegnatore umoristico?

AC: Fin da bambino ho avuto l’incontenibile passione di inventare storie e raccontarle (soprattutto a me stesso), scrivendo, disegnando, dipingendo (anche una singola vignetta può essere una piccola storia). La letteratura, l’arte, la Storia mi attraevano soprattutto come repertorio di avventure, di vicende da seguire con totale partecipazione, e magari reinventare immergendomi nei “boschi narrativi” (e non a caso è in un bosco che i Ronfi mi aspettavano al varco!). La mia carriere di insegnante fu molto breve: ebbi la fortuna di riuscire a pubblicare (contro ogni mia previsione) le prime vignette e strisce che avevo proposto (con scarsissima speranza di successo) e ciò mi diede una carica di entusiasmo e di voglia di fare che dopo 40 anni non si è ancora esaurita.

D: Dopo gli anni del CdP ti sei dedicato a radio e televisione nelle vesti di autore, ce ne vuoi parlare? 

AC: Con la tivù iniziai collaborando all’ideazione dei “giocacci” per “L’altra domenica” di Renzo Arbore (mi sembra nel 1978 o giù di lì). Poi ho avuto modo di scrivere molti testi per programmi radiofonici (“Misterradio”, “Alta definizione”, “Bella scoperta”, “Tempi che corrono”...): questa attività mi piaceva parecchio, per la libertà creativa concessa dal mezzo e per l’assenza di interferenze da parte di produttori e simili. La televisione l’ho amata pochissimo, per via della crescente riduzione degli autori a una sorta di “assistenti di studio” (e anche per colpa, lo riconosco, di mie manchevolezze caratteriali che mi rendevano inadatto per quel lavoro); però mi sono divertito collaborando come autore a “Gommapiuma” (una serie umoristico-satirica a pupazzi animati trasmessa da Canale 5 negli anni Novanta) e alla serie di sitcom “Finalmente soli” (interpretata da Gerry Scotti e Maria Amelia Monti).
D: Nel 2007 il ritorno dei Ronfi sulle pagine della rivista per bambini Giocolandia...

AC: “Giocolandia” è un mensile di giochi e fumetti nato grazie alla passione del responsabile di “Fiesta”, la casa editrice per cui “E’unidea” (lo studio editoriale che nel 1999 ho costituito insieme a due soci) realizza in toto diverse riviste enigmistiche (tra le quali “Relax”, “Minirelax”, “Civiltà Enigmistica”). A “Giocolandia” tengo molto e cerco di metterci il massimo della mia capacità e del mio entusiasmo; spero possa sopravvivere pur fra le enormi difficoltà che un giornale del genere oggi incontra (basti pensare al problema della visibilità in edicola!). A differenza della suddetta Rizzoli RCS, il nostro editore sostiene il giornale come credo che pochi altri farebbero. Abbiamo tentato anche qualche iniziativa di merchandising: adesso è nuovamente in uscita in edicola una serie di ronfo-pupazzetti già lanciata lo scorso anno: come dicono i Ronfi, “tocchiamo legno (dolce)”. 

D: Di cosa ti occupi oggi?

AC: Disegno, scrivo (fumetti, giochi, vignette, strisce, racconti, rubriche ecc.) per “Giocolandia” e per gli altri nostri giornali; realizzo quadri, composizioni in legno, bassorilievi in creta e altre cose di natura “artistica”; elaboro in continuazione progetti, dei quali riesco a realizzare solo una minima parte, per cui sono perennemente insoddisfatto e in crisi; tormento la povera Donatella prendendomela con il destino cinico e baro, con il mondo editorial-televisiv-radiofonico che non ha capito la mia genialità, con me stesso che non sono stato capace di farmi capire e ho sbagliato tutto, con il tempo che non basta mai, con l’incipiente vecchiaia (che contrasta con quanto ti senti dentro e che, invece di renderti più saggio e comprensivo, ti fa perdere le poche certezze che avevi e incancrenisce i lati peggiori del tuo carattere). Insomma mi comporto, né più né meno, come tutti i nostri colleghi fumettari.

D: Chi i Ronfi li adorava, ma anche chi non li conosceva, può (ri)scoprirli oggi, oltre che nella meravigliosa serie di post sul CdP pubblicati su questo bl… ehr, oltre che tramite le storie presenti sul tuo sito personale, grazie a un libro pubblicato nel 2010 da Struwwelpeter. Di recente sono usciti anche dei volumi su Stefi e di Valentina Mela Verde di Grazia Nidasio: prodotti chiaramente rivolti al pubblico di affezionati che seguiva quelle serie da bambino. Credi che i personaggi del CdP dei primi anni 80 avrebbero ancora appeal presso i ragazzini di oggi? 

AC: Io penso di sì, però non ho il polso delle nuove generazioni. Per quel poco che posso capire dai lettori di “Giocolandia”, mi sembra che sia oggettivamente più facile rivolgersi al pubblico dei più piccoli, non ancora “inquinati” dai troppi richiami esterni a un giornale per ragazzi. Per questo ritengo che i Ronfi, come la Pimpa e la Stefi, potrebbero forse avere più possibilità rispetto a personaggi e storie (come quelli della insuperabile serie di Valentina Mela Verde) destinati a un pubblico di età maggiore.

D: Come se la passano i Ronfi? Sono ancora lì nel bosco a farsi odiare dagli altri animali?

AC: I Ronfi, dopo l’inopinato risveglio, sembrano pronti per nuove avventure di ogni genere, ma non c’è da fidarsi di queste bestiacce: capacissimi di ripiombare in letargo e abbandonarmi sul più bello un’altra volta.

D: Ok, abbiamo finito: grazie mille, Adriano.

AC: Alessandro, grazie a te e una scodata collettiva speciale da tutti i Ronfi!



LE ALTRE GRANDI INTERVISTE DELL'ANTRO:

32 commenti:

  1. Grande Doc e mitico Carnevali !!
    L'unica analogia che riesco a trovare con i puffi si esaurisce con la ripetizione continua del suffisso "ronf" anzichè "puff", ma questo aspetto, secondo me, più che avvicinare, distingue ancor di più gli adorabili casinisti pellicciati dagli altri casinisti blu.

    Dai che un giorno passerà di qua anche la oliviona.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Bellissima intervista Doc! E' un piacere tornare davanti allo schermo di un pc e leggere un post come questo...adesso via a ritroso a leggere due settimane di quelli che mi sono perduto in questi giorni di gioioso fancazzismo.

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  4. Bello leggere interviste ad autori che hanno avuto un certo peso nella tua infanzia.

    A quando la Nidasio?

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  5. Grande intervista e grandissimo Carnevali. I Ronfi! Quanti ricordi...
    Mi accodo a TeraPeta per un'intervista anche alla mamma della Stefi!

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  6. Dopo il lavoro cerco in edicola Giocolandia.

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  7. Mi viene da piangere per la commozione! :')

    ...E se mi intervisti ANCHE la Nidasio, facile che muoio felice. :)

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  8. Un saluto al maestro Carnevali di cui ho forse più amato le "serie" storiche lette di straforo sulle megacompilation estive di Relax che i Ronfi (comunque eccezionali). Naturalmente anche un grazie bello grosso al Doc.

    E si, se Grazia Nidasio fosse in ascolto...beh la Stefi vorrà mica essere da meno dei Ronfi? ;)

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  9. Io i Ronfi da ragazzino me li leggevo sempre... e ora comprerò Giocolandia ai miei nipotini!

    Grazie signor Carnevali, e buon lavoro!

    Simone

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  10. Faccio mio quanto scritto da Simone; un giro su Giocolandia al mio pupo (ed al suo papà) non glielo toglie nessuno!

    Grandissimi i Ronfi, certe loro cag.. ehm freddure mi fanno sghignazzare ancora oggi.. :D

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  11. Bella intervista, e ne approfitto per fare una domanda veloce veloce... Possibile che il Signor Adriano Carnevali abbia fatto anche libri scolastici? Non ci metterei la mano sul fuoco, ma il mio libro di grammatica delle medie era pieno zeppo di vignette con l'identico umorismo e stile di disegno... Unico motivo per cui oggi conosco l'Italiano LOL

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  12. Giovani, vedo pochi mipiaceci e piùunamenti. Su, dai, non facciamo brutta figura.

    On a totally unrelated note, ci stiamo avvicinando con passo felpato ai due milioni di visite da maggio 2010. Scatta presto il nuovo, clamoroso concorsone progetto mayhem.

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  13. Tante tante lacrime napulitane anche per me.
    Grazie, davvero :)

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  14. fantastico, sempre più contento di essermi iscritto a questo blog ! :-)

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  15. Trovo che i Ronfi hanno un pò anticipato i tempi con il loro stile di disegno molto semplice e che ricorda un poco quello di certi cartoni americani che oggi vanno per la maggiore.
    Ed è anche vero che i Ronfi erano "cattivi" come voleva la tradizione del fumetto italiano del tempo , i cui fumetti umoristici non sono (quasi) mai stati infantili o moraleggianti.
    Però mi permetto di dire che i Puffi, quelli a fumetti, erano molto , ma molto meno politicamente corretti della blanda versione animata di Hanna e Barbera.
    Ma i pupazzini dei Ronfi si trovano in edicola?
    Io non li ho mai visti!!!

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  16. Ricordo ancora oggi che uno dei primissimi disegni fatti alle elementari nell'ora di disegno fu un Ronfo in costume da bagno in riva al mare fatto a pennarelli riempiendo un A4, e che con il suo "Ronf" mi ha fatto prendere addirittura un "Bravissimo"...
    Forse anche per questo non ho più smesso di tenere matite in mano.

    Grazie Doc per l'opportunità di poter finalmente dire Grazie Adriano :D

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  17. Una lacrimuccia e un grazie al maestro.

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  18. Nostalgia canaglia.
    Che bella questa intervista.
    Che ridere mi facevano fare i Ronfi quando le mie cugine mi prestavano Il Corriere dei Piccoli (ed io ricambiavo con Il Giornalino).
    Che belli quei tempi in cui in edicola si trovava tanta roba, dall'Uomo Ragno a Tex, da Metal Hurlant al Corrierino, da Linus (ed Alter Alter)a Geppo.
    Che bella l'infanzia spensierata.

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  19. I Ronfi hanno accompagnato la mia infanzia (d'altronde abbiamo la stessa età ho scoperto ora, Ronf!!).
    Anche perché, mentre gli amici "fighètti" leggevano Topolino, io ero l'unica che ha resistito, stoicamente, leggendo fino all'ultimo il Corrierino.

    E le storie dei Ronfi erano quelle che mi tenevo volutamente per ultime, come "chicca finale", perché mi facevano morire dalle risate.

    Grazie mille signor Carnevali, per aver contribuito alla crescita di bambini più intelligenti della media!

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  20. Dr.Manhattan, i Ronfi sono commossi (il che, ripeto, non è frequente in bestiacce tanto spocchiose) per lo spazio e la cura grafica che hai dedicato loro: grazie di cuore! Al volo due mini-risposte. A Samu: sì, anche per senso di colpa da diserzione dell'insegnamento, ho illustrato diverse grammatiche,soprattutto quelle di mia moglie (che in alcune opere figura come Donatella Zanacchi, in altre Donatella Carnevali, ma giuro che è sempre la stessa). A Sam: un ronfo-pupazzetto è allegato al numero di Giocolandia di settembre, attualmente in edicola; da settembre si potrà trovare in edicola tutta la serie di dieci ronfetti (nel caso non li si trovi esposti o l'edicolante non sappia neppure di averli, sepolti sotto tonnellate di altri gadget, gridare "Legno dolce!", al che i roditori dovrebbero saltar fuori). Grazie e "ronf" a tutti!
    Adriano

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  21. Dopo un periodo di lurking selvaggio, torno a farmi sentire rinnovando i complimenti per il blog e questa splendida intervista.
    Oltre alla Wilde, ora ti manca solo un post di insulti da parte di Rob Liefeld e uno di deliranti anatemi di Moore, solo a quel punto potrai definirti l'Otaking di tutti i blogger.
    OT: hai avuto modo di mettere le mani su DE:Human Revolution ?

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  22. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  23. Wolverine, ti ho elimitato il commento perché, soprattutto per il tono usato, mi sembrava molto fuori luogo.

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  24. Quando leggevo i ronfi sul Corriere dei Piccoli ero già più grandicello. Amavo i puffi, leggevo Topolino, ma i Ronfi avevano quel cinismo e quella neanche-più-di-tanto sottintesa filosofia di vita che me li rendeva adorabili.
    Il Corriere dei Piccoli arrivò come giornalino per mio fratello, tra la fine degli 80 e l'inizio dei 90, quindi li ho presi (purtroppo) tardi. Ma erano la parte migliore, quella che lasci per ultima ma non vedi l'ora di leggere. Scoprire che editori e capoccioni vari non coglievano o non badavano al senso pungente delle loro storie mi ha lasciato di sasso: era proprio quello l'aspetto migliore! A parte i giochi componibili: il maggior uso di forbici in vita mia l'ho fatto appresso ai ronfi!
    Ora scusatemi, ma devo spulciare tutte le edicole della città per avere i ronfo-pupazzetti!

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  25. a proposito, in vita mia ho letto davvero un sacco di vignette sulle riviste enigmistiche (guardavo solo quelle, anche perché non erano mie!) e - non per sviolinare, ma per dare a Cesare quel che è di Cesare - quelle del maestro Carnevali sono sempre state le migliori! Se non le trovavo, bollavo la rivista come "insulsa e tarocca" xD
    Chiusa parentesi - ripetuti ringraziamenti - vogliamo i ronfi in edicola - arrivederci e auguri per tutto.

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  26. Mitica intervista, quanti ricordi ;D

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  27. nuoooo... l'album dei galeotti... mi sembrava l'avessi tirato tu sù

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