sabato 12 giugno 2010

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La strada di McCarthy: un'angoscia bellissima

E così, dopo aver visto il film di Hillcot, hai letto il libro di Cormac McCarthy da cui è stato tratto, quello di cui tutti ti dicevano un gran bene. Perciò, evitando accuratamente insulsi raffronti libro-pellicola, parliamone, di questo "La Strada" (Einaudi, 218 pp, 18 carte). Cominciando magari dal suo autore. Ora, uno come McCarthy avrebbe la tua stima incondizionata anche se scrivesse cazzate. Nato com'è nella Providence di Lovecraft del '33, con quel nome di battesimo da cugino perduto degli Inumani Marvel: Gorgon, Triton, Karmak, Cormac. Figurati poi se il word processor (userà ancora una macchina da scrivere?) di McCarthy al posto delle cazzate sforna romanzi come quel meraviglioso western che era/è/sarà Meridiano di Sangue, come Non è un paese per vecchi, come questo La Strada [...]
Lo stile è sempre quello asciuttissimo di McCarthy, con i dialoghi calati direttamente nel discorso indiretto libero del narratore, senza l'intralcio di virgolette, caporali, trattini. Scorre come un unico flusso ininterrotto questo viaggio di padre e figlio verso uno sfuggente motivo per andare avanti, in un'America tramutata da una non meglio definita catastrofe in una terra morta e ricoperta di cenere.
Non ci sono capitoli, nelle 218 pagine de La Strada, e la narrazione procede a blocchi compatti di una quindicina di righe ciascuno, ognuno chiuso da una metafora d'effetto, da un ok privo di speranza del bambino, da una caramellina per spingere il lettore a proseguire. Perché lo scenario dipinto dallo scrittore del Rhode Island è desolante come pochi: una natura ormai priva di qualsiasi tratto naturale, in cui si aggirano, pochi, disperati e famelici, esseri umani che di umano non hanno più nulla. E' strano, dopo trent'anni spesi a vedere film postapocalittici e anime postapocalittici e giochi postapocalittici, restare talmente atterriti davanti a uno scenario del genere. Eppure è esattamente l'effetto che McCarthy vuole ottenere e ottiene. L'incedere dell'esercito in sciarpa rossa con il suo seguito. Il fuoco di bivacco e il neonato. Il cannibalismo che diventa pratica comune. Le case già saccheggiate anni prima, in cui da portar via non è rimasto più nulla. Le montagne bruciate. Le città morte. Il mare pure.
Si legge in fretta, La Strada. Lo leggi in fretta, e non lo dimentichi più.

10 commenti:

  1. Ho il libro sul comodino, angosciato dall'iniziarlo senza aver prima visto il film, che poi va a finire che il film mi fa cagare perché il libro mi ha fatto immaginare cose che il film non ha rappresentato tanto bene, quanto fatto dalla mia immaginazione. Citare I Am Legend sarebbe come sparare sugli zombi di Resident Evil 5: senza un fine.

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  2. Col senno di POI (il noto aeroporto boliviano), assolutamente prima il libro

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  3. Dici sul serio? Prima mi sparo il libercolo? Mi fido?

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  4. Come se non ci fosse un domani: il film per forza di cose riassume, e la costruzione lentissima del romanzo un po' si perde. A ogni modo, gran belli entrambi.

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  5. Ralph il gallo12 giugno 2010 16:23

    ottimo l'ho preso almeno un anno fa ma non mi sono mai deciso di leggerlo, tra poco inizia la stagione in piscina e tra una tipella e l'altra me lo sparo sicuro

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  6. concordo a pieno con la tua attenta riflessione su quanto l'autore sia riuscito a lasciare il segno su un tema così trito e ritrito.
    dopo aver visto il film feci una breve recensione anch'io. che sharo volentieri.
    http://wiiwerekids.blogspot.com/2010/06/road.html

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  7. "Una sorta di Mad Max con l'anima" ;)

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  8. Finito. Da un po', a dire il vero. Indimenticabile. Sì. Ma non per l'assenza di fantascienza, ma per il suo essere un incredibile invettiva pedagogica. Da genitore, perchè se hai figli non puoi che leggererlo con gli occhi di un genitore, sai che non può esserci una fine felice. Non per te, almeno. Così come nella realtà. Chè abbandonarli, fa parte dell'ordine naturale delle cose. E la metafora di quel padre che, nonostante la catastrofe (ma nelle vite di tutti si potrebbe tranquillamente sostituire con: i debiti, la malattia, la depressione, la disoccupazione, il divorzio etc, etc.) cerchi di dare al figlio il sogno e la certezza di un domani, non può che essere letta come un insegnamento. A crederci. A lottare. Per loro. Sempre.

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  9. Bella analisi, Roberto. McCarthy (che è al terzo matrimonio) di figli ne ha avuti peraltro almeno un paio da donne diverse.

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  10. Come al solito, girovagando senza meta per l'Antro, ci si ritrova su vecchi post che catturano l'attenzione tanto quanto gli odierni.

    "La strada" è stato uno dei pochi romanzi a commuoverci in età adulta (da piccoli, vabbe', si piangeva col Grande libro di Candy Candy).

    Un altro è "La versione di Barney": letto, Doc?

    Saluti,
    i Licaoni

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