venerdì 4 giugno 2010

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The Road: è arrivato il Marino!!! Ah, no, scusate: è la fine del mondo. Merosbagliato

All'inizio ci sono Charlize Theron e un cavallo. (No, così suona troppo equivoco. Parti dal cinema, ché un po' di colore funziona sempre). Assieme a voi, in una saletta da cinquanta posti al massimo, ci sono solo un paio di vecchi fricchettoni ultrasessantenni. Avranno letto il titolo, avranno visto Mortensen con lo zainetto e il barbone sulla locandina, avranno capito tutta un'altra cosa.
Alla fine del primo tempo il sessantenne numero uno si è acceso un cannone. Il secondo, a una decina di posti di distanza, gli ha chiesto se poteva fare un tiro. L'altro ha risposto ok.
Tratto da un libro che ti dicono tutti bellissimo (tutti = premio Pulitzer 2007) ma che ancora non hai letto, The Road è la storia di un padre e un figlio in marcia verso sud, in un mondo devastato da un misterioso cataclisma e inquietantemente simile alle montagne del Pollino. [...]
The Road, il film che in Italia è uscito con tipo un sacco di ritardo perché nessuno voleva distribuirlo, che queste storie tristi e angoscianti a noi mica ci piacciono che ci bastano i natali co' miscellunzikr, è secondo il tuo immodesto parere un gran bel film per tre motivi. a) Perché l'esigenza di proteggere il figlio in un mondo in cui tutti quelli che incontri in giro vogliono mangiarti trasformerà anche il padre, inevitabilmente, in una belva (le dinamiche del film, peraltro, ti hanno ricordato tanto lo stesso tema in The Walking Dead, l'unica serie a fumetti che ormai segui veramente con gusto). b) Perché capiamo finalmente che fine hanno fatto gli alberi in tutti quei mondi post-apocalittici solcati in lungo e largo al cinema, nei fumetti, nei videogiochi. Dove sono finiti tutti gli alberi? Sono caduti. Uno dopo l'altro. Boom. Cadeeeeee. Solo che qui nessuno grida "cadeeeee", perché i quattro tizi che ancora sono in giro sono impegnati a mangiarsi a Vicenza. Ma soprattutto c) Perché The Road, cui perdoniamo il più ridicolo product placement di una lattina di Coca di sempre, rifugge il nemico peggiore del cinema hollywoodiano: lo spiegone soporifero. Non sai cosa abbia reso il mondo questo posto orribile simile alle piane del Pollino in autunno, e il film non te lo dice. Ciccia. Cos'è [BLANDO SPOILER] tutta quella cenere? E i terremoti? E quegli incendi spontanei? C'è stata una guerra? Un asteroide invadente? Un'eruzione molto, ma molto più violenta di quelle di Eyjafjallajökull che fanno saltare i press-tour? L'avrai poi scritto giusto, il nome di quel cacchio di vulcano islandese? Mistero, avrebbero detto Enrico Ruggeri e forse anche Mariello Prapapappo. Aaahhhhh!

Nella foto al centro: no, non sono i membri di un fan club dell'A-Team. No, non vengono in pace. No, non è una roba di cosplay. No. 

5 commenti:

  1. MilanistaConvinto5 giugno 2010 12:40

    Ho letto il libro e penso di non vedere il film. Comunque la scena della Coca Cola è presente anche nel libro. Non credo si tratti di pubblicità occulta, McCarthy non mi sembra il tipo (da ricordare che è l'autore di Meridiano di sangue e Non è un paese per vecchi), si tratta più che altro di un tentativo di creare empatia tra il lettore e i due protagonisti del romanzo. Tra l' altro, secondo il mio modestissimo parere, quella scena è scritta stupendamente e riesce a rendere in poche battute il dramma che stanno vivendo padre e figlio.

    P.S. Complimenti per la coppa e complimenti a quel "signore" del vostro ex-allenatore. Benitez rulla.

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  2. Il libro passo a prenderlo oggi dal mio pusher. Per la Coca: meglio così. E su McCarthy non ho dubbi. Anche perché il product placement nei libri in genere non funziona. Ma dubito che i produttori del film, dovendo girare quella scena, non siano andati a chieder soldi alla Coca Cola Co.

    PS
    Don Rafael. Come un personaggio di SoulCalippo.

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  3. Gran film, lo prendo in ble-rai appena ho voglia.
    Quoto sul non-spiegone, da uno a dieci il film ne guadagna 34.

    Peccato per i rompicoglioni che stan in fissa per le risposte non date di Lost: quelle che han dato non son belle, quindi perchè disturbarsi a farlo?

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  4. Invece una spiegazione io me la sono data, e se la cosa può interessare ve la spiego. A un certo punto manca la luce. Il protagonista corre a riempire lavandino e vasca da bagno, per crearsi delle scorte d'acqua. Si capisce che si aspettava il cataclisma. Nel romanzo si parla di boati. Ergo, si tratta di esplosioni nucleari a alta quota con conseguente impulso EMP. Poi, verso la fine, il babbo si ammala e muore. Probabilmente sconta l'esposizione alle radiazioni successive al primo fallout (se lo scambio di colpi a forza di bombette termonucleari non è massivo, le radiazioni decadono dopo poche settimane. Se non fosse così gli oltre sessanta test nucleari effettuati in atmosfera dovrebbero averci sterilizzato da tempo). Il bambino invece non si ammala perché è stato ragionevolmente tenuto al chiuso. Il papà tra l'altro potrebbe essere un medico. Nel romanzo infatti parla del rischio rachitismo per il figlio in mancanza di alimenti privi di vitamine.

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  5. Aggiungo, giusto per attivare le notifiche, che Davide Longo ha scritto un romanzo che ricorda The Road per trama e personaggi, dal titolo "L'uomo verticale". È un romanzo bellissimo (tradotto anche all'estero), meritevole di una trasposizione cinematografica.

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