Gran Torino, Gran Film

C'è un momento, un momento preciso, in cui l'ultimo film di Eastwood poteva imboccare i binari del solito film yankee buonista per famiglie. In cui la storia di questo vecchio veterano di guerra incazzato con i figli (che non hanno insegnato il rispetto ai propri ragazzi, che vendono auto giapponesi, che vogliono rinchiuderlo in un ospizio), incazzato con gli stranieri, incazzato con il quartiere, praticamente incazzato con tutti tranne che con il proprio cane, sembra diventare la solfa standard da pellicola con un messaggio rassicurante: l'incontro con il ragazzino straniero (che voleva per giunta ciulargli la macchina), la scoperta di una cultura diversa eppure in grado di mettere il protagonista a proprio agio. Proprio quando, insomma, ti aspetti la pantomima dell'amicizia improbabile tra due soggetti diametralmente opposti (il vecchio xenofobo e il ragazzino asiatico, come il gatto e il topo, l'esploratore e il buon selvaggio, la persona intelligente e lo juventino), ti arriva il pugno nello stomaco. Clint ti sbatte in faccia la violenza vera dei sobborghi di frontiera.
Allora tu, spettatore attonito, cambi mira e prendi ad aspettare un finale di un certo tipo. E lì sornione, Clint ti sorprende di nuovo.

In foto, la locandina. La Gran Torino del film non assomiglia per niente a quella di Starschi ed A'cc. Pazienza.

Commenti

  1. Grandissimo film,certamente si è ripreso dopo quella disgustosa cagata di Million dollar baby.

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