Picchiando la notte più in là

Dopo una giornata intera a gironzolare negli studi di Neversoft, parlare dei Metallica, ascoltare roba dei Metallica, giocare con i brani dei Metallica, guardare le foto dei Metallica, parlare ancora un altro po' dei Metallica, ammirare le chitarre (finte) spaccate (davvero) per le sessioni di mo-cap dai Metallica, sei ritornato in albergo giusto un attimo rincoglionito. A te, che i Metallica, peraltro, non sono mai piaciuti neanche per sbaglio. E' stato più o meno allora che una sinistra congiura tra sonno da jet lag, fame da roba immangiabile californiana, aria tiepida da clima losangelino e zebedei frantumati da musica metallara ti ha precipitato in uno stato comatoso dal quale sei emerso, piuttosto a fatica, va detto, solo qualche minuto fa.
Ora, come nella più grande tradizione dei press-tour nella terra dei pancake, ti fissi i piedi mangiando toblerone in attesa che l'alba arrivi a liberarti da questo senso di fastidio e vuoto e tristezza tipica di chi, alle soglie dell'alba in una Santa Monica deserta, si fissa i piedi mangiando il dannato toblerone. Arriverà, ti ripeti, il momento in cui capirai come venirne fuori, come smaltire facile il jet lag e la Cali-con-fornia tutta. Arriverà, ma a quanto pare
quel momento è ancora lontano.

Colonna sonora del giorno, evidentemente, For whom the bell tolls. Ora, non sapresti la campana, ma per te doveva suonare la sveglia. Non ce n'è stato però bisogno, che hai fatto da te.

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