lunedì 24 maggio 2010

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Prince of Persia: Le sabbie dimenticate. Che già il titolo è tutto un programma


Dopo aver dichiarato definitivamente chiusa la trilogia del Principe di Persia, salvo provare anni dopo un reboot sfociato in tragedia, con quello che a oggi è l'unico titolo che per darlo dentro a un gheimstop come usato devi essere tu a pagare qualcosa, Ubisoft sforna un altro capitolo spurio della saga. Dice: è un tie-in ufficiale del film, visto che sono usciti praticamente lo stesso giorno? No. Che col film non c'entra nulla. E' infatti solo un CASO che il publisher transalpino abbia avvertito, irrefrenabile, proprio ORA il bisogno di espandere la trilogia originale. Ma allora quest'ultima diventa una tetralogia? No. Resta una trilogia. Una trilogia con in più l'aggiunta di questo nuovo capitolo. La prima trilogia con quattro capitoli della storia. Nuovo capitolo, peraltro, su cui il publisher transalpino ha puntato così tanto da dargli un titolo di una potenza rara, di quelli che ti rimangono impressi. Com'era? Ah, sì: le sabbie dimenticate. Potentissimo. [...]
Andrà detto innanzitutto che il Principe non è più il Principe. VOLENDO rappresentare l'anonimoil nobiluomo in mutandoni alla zuava come il Jake Gyllenhaal del film, ma non POTENDO rappresentare il nobiluomo in mutandoni alla zuava come il Jake Gyllenhaal del film, Ubi c'ha messo un tizio talmente brutto che a) ti viene spontaneo skippare tutti i filmati d'intermezzo per non vomitare la cena, b) a vederlo, avrebbe ridato un po' di autostima a Sloth della banda Fratelli.Anche la regina Razia è CASUALMENTE simile alla Gemma Aterton/Tamina del film. Solo che anziché un mostro dei Goonies, sembra semplicemente un travestito.
La struttura di gioco di Le sabbie dimenticate è essenzialmente un Tomb Raider qualunque. Salti sulla colonna, ti giri di spalle, spicchi un altro salto, piroetti su un'asta, attivi il meccanismo perverso, eviti le lame, sbadigli, salti le frecce, ti arrampichi, ti addormenti davanti allo schermo. In compenso il sistema di controllo è talmente legnoso che ci vogliono i bei minuti per domarlo. Ah, ci sono un po' di poteri elementali (ma una colonna d'acqua che trasformi in colonna solida per arrampicartici come uno scimpanzé non è che sia esattamente il tuo ideale di arrapamento videoludico) e il grande ritorno del supermoviolone di Biscardi, grazie al quale puoi riavvolgere il tempo per rimediare agli errori che il sistema di controllo dimmerda ha provocato, allontanandosi poi fischiettando con indifferenza. Lo stronzo.
Ma se la fase platform è scialba, vecchia, ripetitiva fin nel midollo, i combattimenti sono in compenso... no, fanno cagare anche quelli. Fortuna allora che ci sono i cari, vecchi bug Ubi a tenere su il morale, con il Principe Sloth Dastan che sfonda un muro per ritrovarsi a vagare nell'immensità del cosmo, oppure che abbandona al suo destino il 726° scheletro che sta menando per dedicare le sue attenzioni a un tizio invisibile, eseguendo tutta una serie di combo su un nemico che non esiste. Quasi quasi ci scappa un nuovo video di Valerio Scanu.

SCIMMIUDIZIO:


2 commenti:

  1. Mi associo al coro di quanti mi hanno preceduto: finalmente si torna a parlare di videogiochi. Era ora ('tacci vostra!).

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  2. Siete proprio dei rompicoglioni però, eh.

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