Zombie Strippers, featuring Bayonetta


Cos'hanno in comune Robert Englund e Jenna Jameson? Il protagonista di tanti incubi per i ragazzini del grande schermo e la protagonista di tanti sogni per i ragazzini davanti a un piccolo schermo? L'uomo con le mani artigliate e la donna con le mani impegnate? Un film con gli zombie, le spogliarelliste e le spogliarelliste zombie...

"Zombie Strippers", al di là del meraviglioso titolo in stile Troma, è una parodia horror che non funziona né come parodia (che non fa ridere manco per un cazzo, nonostante un paio di spunti carini: come Bush che, al suo quarto mandato consecutivo, estende la guerra al terrore anche a Canada, Francia e Alaska) né come horror, che i pochi effetti splatter decenti si sono ingoiati l'intero, risibile budget a disposizione. Ma al di là delle citazioni di Aliens, delle gag e del fatto che sia l'unico suo film in cui della Jameson non viene inquadrato l'interno cosce, il film scritto, diretto, montato e consegnato cinema per cinema da Jay Lee risulta degno di menzione a queste coordinate per un'altra ragione.
Nel cast figura infatti tale Penny Drake. Una texana dai capelli rossi del 1985, abbastanza perata, protagonista di alcune comparsate in "Sin City" e "40 anni vergine". Ma soprattutto, nota ai più come la Bayonetta dell'E3. Esatto. Lei.
Cioé, la tipa caruccia ma anche piuttosto scialba qui a sinistra è esattamente quella pheega astrale di cui l'Antro si è occupato già a lungo. Cosa non ti riescono a fare un paio di occhiali e un parruccone.

Ah, visto che tra le due non c'è in realtà tutta questa differenza d'altezza, nella foto la Jameson è evidentemente in ginocchio. Deformazione professionale.


Commenti

  1. Visto e recensito all'epoca dell'uscita del dvd. Escluse un paio di gag simpatiche, ci troviamo di fronte ad una signora cagata coi controfiocchi. Englund sprecato (o generalmente sopravvalutato?). Se la Jenna si è data al porno sin da subito, cazzo, un motivo ci sarà. Tò, eccola, la motivazione. Col senno di poi: assolutamente miserrimo.

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  2. Sì, miserrimo. Ma la Jenna si è data al porno per vocazione, come si evince dalla sua autobiografia "How to make love like a pornstar". Che chi parla ha ovviamente letto (per, uh, aggiornamento professionale). E, sì, è un capolavoro, nonché "uno dei libri più venduti DAL New York Times" (cit)

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