"Chi controlla i controllori"? Beh, io, per esempio. Da ventidue anni


Quando ti chiedono perché questo nick, perché il Dr. Manhattan, non rispondi. Sorridi.
Hai letto la prima volta Watchmen tra l'88 e il 90, sugli albetti mutilati di Corto Maltese. Ti prese in fronte come un headshot con fucile a pompa. Esploso da 2 centimetri di distanza. L'anno dopo hai comprato in Inghilterra il primo trade paperback in lingua originale. Poi il volume Rizzoli. Poi la ristampa Play. La versione portata in edicola da Repubblica. La Absolute Edition Planeta. Il solo scaffale Watchmen rappresenta una fetta consistente, se ci limitiamo al peso, della tua libreria. Peso accresciuto ulteriormente ora da questo "Watching the Watchmen", volumone della Titan Books (uscito in Italia per Panini) che ripercorre la genesi del fumetto più bello di tutti i tempi. E che i fan di Miller non rompano i coglioni, loro e il cavaliere con i fulmini sullo sfondo...

Dicevamo: il fumetto più bello del multiverso. E per chiunque l'abbia adorato, "Watching the Watchmen" è una lettura semplicemente obbligatoria. Dave "Beneath a Steel Sky" Gibbons ricorda il suo primo incontro con Alan Moore (catalogato subito come tizio strano, ovviamente), quindi l'idea di questa maxiserie con gli eroi Charlton, quindi la stessa idea ma senza gli eroi Charlton. Tra una tappa e l'altra della camminata a passo d'uomo di Gibbons sulla memory lane, pagine su pagine di schizzi, bozzetti preparatori, curiosità (dalle finte lettere dei fan spedite dagli editor della DC ai due autori, alle vere lettere biene di bava scritte da quegli stessi editor, caduti in brodo di giuggiole alla lettura dei primi capitoli), scampoli della incasinatissima sceneggiatura di Moore, annotazioni delle lunghe telefonate tra i due, copertine e design scartati. Lo sapevate che Rorschach doveva indossare un costume ricoperto di macchie da capo a piedi? L'oscena proposta fu - grazie al cielo- accantonata. Che poi è la differenza che passa, in pratica, tra uno dei personaggi più carismatici dei comics ammerrigani e uno dei peggiori pirla affrontati dall'Uomo Ragno (The spot. In italiano "La macchia", ma anche "Il coglione").
Certo, a parlare è il solo Gibbons, che Moore non ne ha voluto ovviamente sapere. E visto il modo simbiotico in cui i due hanno sfornato Watchmen, è un po' come guardare un film di Bud Spencer e Terence Hill in cui tutte le battute del primo sono bippate. 
Anche se poi, riflettendoci. Fosse stato presente, il genio barbuto di Northampton si sarebbe magari limitato a dire qualche barzelletta sconcia (che ultimamente c'ha il chiodo fisso), riempire trenta cartelle di distillato di follia e lanciare un potente incatesimo per trasformare la dirigenza della DC Comics (presente, passata e futura) in rospi o cagnacci neri infernali.
In foto: la copertina. E sì, ok, costa quasi 30 carte. Ma sono ben spese. Ed è sempre meno di quella cagata del videogioco.

Commenti

  1. Watchmen è (anche e non solo) un meraviglioso, struggente e formidabile affresco degli (e sugli) esseri umani e i molteplici sentimenti che li caratterizzano in quanto tali.
    The Dark Knight è (anche e non solo) un'elegia, un monito, un inno malinconico e devastante sulla leggenda di un singolo uomo. Un uomo solo che ci rappresenta tutti.
    Entrambe pietre miliari. Capolavori unici e irriproducibili ai quali nessun live-action potrà mai rendere piena giustizia. E forse è meglio così.

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  2. Sono perfettamente d'accordo a metà.
    Moore e Gibbons non sono tornati, però, a pasticciare inutilmente con i loro personaggi. Non hanno mai neanche solo pensato, in buona sostanza, una cagata come DK2.

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  3. ..DK2? DK2?!? ..Razzo, no! L'avevo rimosso!!! NOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

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  4. DK2 terribile !!!
    Il videogioco di Watchmen anche peggio, veramente un'insulto.

    Questo albo di Watchmen non l'ho letto, ma provvederò appena ho due monete da spendere, però mi sta un po sul culo Moore per queste uscite che fa, tipo che si discosta dalle cose, lo ha fatto anche con il film (infatti nei titoli compare solo il nome di Gibbons, che invece ha partecipato attivamente), mi sa di uno che se la tira parecchio. Poi per carità è un genio.

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  5. Rinunciare a un pacco di dollari alto quanto Shaquille O'Neal che ti vengono a portare in casa senza chiederti un cazzo non deve essere facile. Se lo fai vuol dire che o sei pazzo o hai un concetto altrettanto alto del tuo lavoro. Per Moore vale la prima ipotesi. E' un fottuto pazzo. Per nostra fortuna.

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  6. E sei comunque già bello ricco.
    Certo, poi c'è un sacco di gente che si svende pur essendo già bella ricca, per carità.

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  7. Stiamo pur sempre parlando di uno che crede nella stregoneria e si reputa la reincarnazione del grande serpente sarcazzo. Qui si va ben oltre l'ego smisurata di un autore puzzonasista. Un mio amico anni addietro si è sobbarcato un viaggio fino a Northampton (l'amena cittadina in culo al mondo) per andarlo a intervistare per una fanzine. Al ritorno mi disse che gli sembrava di aver parlato per ore con un barbone ubriaco completamente fuori di testa ma coltissimo.

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