Il fasciocomunista

Quando, al ritmo di uno sbadiglio ogni dodici secondi, hai visto in sala "Mio fratello è figlio unico", hai pensato che fosse un film dimmerda. E un po' ti è dispiaciuto, perché la storia alla base non era malvagia. La si poteva sfruttare meglio. Qualche tempo dopo hai scoperto che la storia-alla-base era in effetti questo romanzo di Antonio Pennacchi, "Il Fasciocomunista", e ti sei detto che dovevi leggerlo. Ma era una di quelle cose che ti dici e poi non fai, che te ne dimentichi, che hai altre robe per la testa, che hai più che altro altri dodici libri da finire. Fast forward. Capita però che tuo fratello ti porti un giorno questo libro che ha appena letto, e tu dici toh ma guarda i casi della vita era proprio quello che massì era lui, e te lo tiri tutto in una manciata di giorni. Ora, il romanzo di Pennacchi, che per un buon novanta percento è autobiografia allo stato puro, piace non solo perché il protagonista è questo tizio sfigato che fa le cose anche se non sa bene perché le fa, ma soprattutto perché dipinge un decennio in cui buona parte dei suoi coetanei si trovavano nella sua situazione. Magari non passavano come lui dall'essere una testamatta dei giovani dell'MSI a un "prete rosso" dei movimenti maoisti, okkei, ma comunque vivevano un tumulto e un casino del quale alla fine capivano ben poco. Si lasciavano trascinare. Facevano quello che gli altri gli dicevano di fare. Sceglievano un lato della barricata e, quando non ce la rimettevano del tutto, ci buttavano la propria mente e i propri anni e le proprie notti e i sogni e, soprattutto, le speranze di un grande cambiamento. Che poi cazzi che arrivava.

In foto, la cover del libro. Che poi tutti questi movimenti di piazza, tutto questo avvicinarsi dei giovani alla politica e dei manganelli al volto dei giovani, tutti gli schieramenti e le pippe su Lenin e Michelini, tutto quello, perché ancora non c'erano i videogiochi, e i ragazzi non c'avevano proprio un cazzo da fare al pomeriggio. Diciamolo.

Commenti

  1. La tua descrizione mi piace un sacco,credo che comprerò quel libro.
    Volevo anche vedere quel film al cinema, ma è uno dei tanti che "ci andrò, ci andrò", e poi non si vede. Ora sono un pò sollevato nel sapere che forse non ne valeva la pena

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  2. No, il film non vale la pena. Il libro sì. Decisamente.

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  3. Mio padre ha vissuto queli anni... meglio i videogiochi , và. Carmageddon aveva meno viUlenza.

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