Che la Lonely Planet di City 17 era finita

Un lunedì mattina ti trovi, poco dopo l'alba, nello studio della tua dentista. Cerchi invano di smorzare la tensione ascoltando One of these Mornings di Moby in loop, ma la tensione, vigliacca, non accenna neanche un po' a calare, proprio non ne vuole sapere, e allora ti metti a pensare che il ritorno a City 17, ieri sera è stato finanche meglio di quanto ti aspettassi. Che avevi nuotato al largo di Orange Box per troppo tempo, temendo l'impatto con Episode One (non giocato all'epoca della sua uscita su PC, anche se ora come ora non riesci a ricordare una sola valida ragione per non averlo fatto), che la magia di HL uscisse un po' sbiadita dal tuo primo peregrinare nel suo mondo con un pad in mano, che questa storia del sequel in comode rate fosse, come non sostengono affatto in pochi, una mezza cazzata. E invece, invece ti sei sparato dritto in retina una bella dosa di quella droga che già nel '98 e nel 2004 aveva saputo ridurti sulle ginocchia. Che dietro c'è sì la magia dei due HL, il canone Valve, e non la fuffa di un Blue Shift qualsiasi. Per dire.
Se poi aggiungi che, per una tua fissa tutta personale più che per inseguire il correlato achievement, ti sei messo in testa di affrontare tutto il gioco usando la sola gravity gun, il tutto assume contorni coloratissimi e affascinanti e un po' naif. E pure piuttosto terrorizzanti, diciamolo. Che se ti trovi in una galleria sotterranea invasa da carcasse di auto e zombie e zecche giganti e formiche leone e bestie schifose e combine e juventini, doverti affidare alla scacciacani di Alys per venirne fuori, limitandoti a puntare la torcia su queste mostruosità che saltano fuori da tutte le parti per indirizzarne la risibile potenza di fuoco, è esperienza ludo-ansiogena mica da ridere. Specie quando sai che la carica della f*ttuta torcia è prossima all'esaurirsi, e urla sommesse e rumori meccanici giungono dalle tue spalle. Poi pensi che tutto questo è vero, okkei, ma le urla sommesse e i rumori meccanici vengono da dietro la porta che stai fissando, e sono quelli di un paziente che prima di te ha incontrato il trapano e del trapano stesso. E allora chiudi l'aipòd, ti sfili le cuffiette e cerchi un coraggio da (formica) leone che in questi frangenti proprio non trovi. Che poi uno come Freeman fa presto a salvare City 17 per farsi il figo con i colleghi e Alyx - pensi - ma lo vorresti vedere dal dentista, lo vorresti vedere. Son bravi tutti con una gravity gun in mano.

In foto, l'Episode One di Orange Box. Per lunghi tratti il più bel capitolo della saga di Alone in the Dark mai uscito al di fuori della saga di Alone in the Dark. O, se vogliamo, il modo migliore per rivivere sulla current generation, vent'anni esatti dopo, quell' "occ@zzo sto per restare al buio in mezzo ai mmmostri!" che scandiva le tue sessioni di gioco a Dungeon Master su Amiga. Senza però più la necessità, per fortuna, di cibarti di cervelli di mostrini verdi e di scagliare pure le mutande addosso a dei ragni giganti.

Commenti

  1. Miii, Dungeon Master! Che salto carpiato nei ricordi mi hai fatto fare...

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