Alien Storm e l'invasione dei bidoni dell'immondizia extraterrestri

Hanna & Barbera ci avevano già provato quasi trent'anni prima, con risultati altrettanto modesti. Se hai un titolo di successo, ambientato in un mondo preistorico e selvaggio, crearne un clone futuristico non funziona. I Jetsons (aka I Pronipoti) giocavano sugli stessi temi e stereotipi dei Flintstones (aka Gli Antenati), le stesse metafore della vita moderna calate in un'ambientazione diversa, le stesse gag. Ma non facevano ridere.
Ma una distratta Sega (da interpretare sia nel senso di software house nipponica poco attenta e ansiosa di sfornare nuovi titoli che di game designer giappo totalmente inetto) non sembra aver appreso la lezione quando, nel 1991, decide di buttare sul ludomercato declinato in salsa domestica un clone di Golden Axe a tema sci-fi: Alien Storm. Via quindi l'insipido Ax Battler, la sorella di Lory Del Santo Tyris Flare e il nano invidioso (e dalla moglie molto aperta di idee, come dimostrano le corna sfoggiate sul cranio) Gillius Thunderhead, e dentro, uh, Gordon (!), Karla e l'androide Scooter. Il robot prodotto dalla Piaggio.
Lo schema di gioco, nonostante il blando tentativo di rivitalizzare un po' le cose aggiungendo delle sequenze da sparatutto in soggettiva (nelle quali, per accoppare tre alieni fetenti, i nostri devastano impunemente lavanderie, negozi di televisori, supermercati e sedi di Forza Italia/Il Partito della Libertà) e altre in corsa (da interpretare sia nel senso che i protagonisti corrono e spiccano dei salti in lungo alla Carl Lewis, sia che sono state realizzate evidentemente alla meno peggio in due giorni lavorativi al massimo), siamo sempre lì.
Solo che le magie, elemento fondamentale in Golden Axe per il suo impatto scenico (come dimenticare la prima, folgorante apparizione del Drago di Tyris in quelle fumose sale giochi del 1989?), sono sostituite da fiacche smart bomb sempre uguali. Solo che al posto dei nanetti da prendere a calci in culo per scucir loro le pozioni ci sono degli insetti (!) che rilasciano pile (!). Solo che i fascinosi nemici e gli insidiosi scheletri alla Ray Harryhausen e gli enormi boss di fine livello con martelloni e spadoni e asce d'oro di GA hanno lasciato il posto a lumaconi nascosti nei bidoni dell'immondizia (!) e, uh, altri lumaconi con il naso da befana (!). I giocatori di allora, che speranzosi (e dimentichi dei Pronipoti) comprarono il gioco per Mega Drive, spiccarono un mandato di cattura internazionale per l'artefice del character design, tutt'ora valido. Si vocifera viva oggi sotto copertura.
In un secchio dell'immondizia.

In foto, quella che in quel 1991 foriero di novità e musica techno consideravi una delle più cocenti delusioni ricevute da Sega nella tua carriera di giovane possessore di un Mega Drive. Perché ancora non avevi provato Golden Axe III...

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