martedì 14 gennaio 2014

60

HonDuel

Il dove: le colline su cui trascorri con la famiglia un grosso spicchio d'estate, ogni estate. Lì dove abita il tizio col falco, si diceva. Il quando: due anni fa. Cioè prima che acquisissi i tuoi poteri oniricodemoniaci, quando ancora riuscivi a correre. E così, lontano dal tapis roulant di casa, per correre ti eri creato questo percorso personalizzato fichissimo. Partiva tranquillo, su una via di campagna che tagliava campi coltivati a grano e fattorie con i cavalli liberi di gironzolare, a qualche chilometro da casa. Uno scenario bucolico incredibile, lì a due passi dalla città, che ti rimetteva in pace col mondo. Poi la pendenza aumentava e a un certo punto arrivava il bosco. Uno strappo terrificante verso il paese in cima all'altra collina, al termine del quale, arrivato lassù mezzo morto, potevi levare le braccia al cielo in un gesto di trionfo rockybalboo. Ma solo se non c'era nessuno a guardarti, chiaro. Prima del bosco, però, c'era un piccolo pezzo di strada che faceva paura. E che in un pomeriggio d'agosto come tanti, per ragioni diverse, ti avrebbe fatto vivere alcuni secondi di vero e proprio terrore. È una parola troppo forte, terrore? No, per niente […]

La strada di campagna si lasciava alle spalle le fattorie, quelle ancora abitate e quelle abbandonate, avvolte in una confezione di rovi, edere e more, e tutti i suoi saliscendi, e procedeva dritta su un falsopiano, dove un piano regolatore a membro di segugio ha sparso una manciata di villone. Passare di lì non ti piaceva, ma non c'era scelta. Per goderti il tuo percorso personalizzato fichissimo assassino, per arrivare al bosco e alla salita della vittoria, non avevi alternative. Perché non ti piaceva? Perché nel giardino di una di quelle ville da latifondisti ancien régime c'era un molosso infernale. Un cane nero, enorme, che ringhiava come un lupo siberiano cresciuto a scariche elettriche. Gli occhi rossi, un filo di bava perennemente penzolante da quelle zanne. A volte era legato a una catena, altre volte no. A volte il cancello della villa era chiuso, altre volte no. Il problema, intuirete, erano le volte no.

Passare di corsa davanti a un cane enorme che ha tutta l'aria di volerti uccidere non è esattamente il massimo del wow, diremo. Avevi provato a rallentare, niente. A salutarlo, nada. A chiamarlo Ivan il Terribile Trentaduesimo, ciccia. E allora, giorno dopo giorno, arrivato a quel punto del percorso, chiudevi gli occhi, e pregavi che ti andasse bene. Se sei ancora qui, avrete capito, è perché sì, ti è sempre andata bene. Un giorno, però, le cose andarono diversamente. E no, il molosso infernale non c'entra nulla.

Da sopra la collina, dall'inizio del bosco ai piedi dello strappo di Rocky, ti arriva un rombo. Un rombo così forte e basso che scavalca senza chiedere permesso i pensieri zen nei quali ti sei calato per sfuggire allo sguardo del mostro a quattro zampe. Alzi la testa, e vedi spuntare dagli alberi una sagoma nera, velocissima. È una moto. In sella c'è uno con la giacca da motociclista nera, un paio di jeans, il casco integrale, tutto nero pure quello. Sta venendo giù a cannone, ma a un centinaio di metri da te rallenta. Ha forse rallentato perché ha visto te?, ti chiedi. No, perché dovrebbe, ti dici. E invece.

Con il motore al minimo, il motociclista ti passa accanto, tenendo la testa girata verso di te per tutto il tempo. La moto è una Honda, da quel poco che ne capisci diresti una CBR, tutta nera. Dietro la visiera abbassata non riesci a vedere la sua faccia, non riesci a vedere niente. Cazzo vuole mo' questo, pensi, ma non dici nulla. Non hai paura. Beh, non ancora. Tiri dritto con la corsa, guardando solo l'asfalto davanti ai tuoi piedi, per non finire in qualche buca, mentre il sudore ti gocciola sugli occhi. Ma quando il tizio dà gas e si allontana, senza rendertene conto tiri un sospiro di sollievo. Qualche secondo dopo ti giri e lo vedi in fondo al falsopiano, all'altezza dei bidoni della differenziata che accompagnano la prima delle curve in fondo al falsopiano. Arriva fin lì, rallenta di nuovo. E fa inversione.

Il rumore della moto si avvicina di nuovo. Non ti giri, hai ripreso a correre e guardi solo l'asfalto. Si avvicina. Così lentamente che sembrano passare dei minuti, ma sono solo tipo, boh, 5 secondi? 4? Secondi in cui pensi che magari, oh, con quei leggings da running naikiii che ti fanno sembrare un technoninja hai fatto colpo, ah ah. Ma la battuta non ti fa ridere. Il motociclista ti supera e riaccelera di colpo, sparendo di nuovo in mezzo agli alberi dall'altro lato. Vedendo quella macchia nera venire inghiottita dai castagni, pensi che magari, oh, ha solo sbagliato strada. Che non ha senso questa stupida tensione che ti senti crescere in fondo alla gola. Un tizio in moto si avvicina, rallenta, poi torna indietro e risale verso il punto da cui è saltato fuori. Embè? È solo un tizio in moto. Magari non è di qui. Magari si è perso. O magari quella cosa nera che vedi laggiù è sempre lui, che sta tornando.

A questo punto della storia, starete aspettando che tutto si risolva con una gag di ridere. Che il tizio si fermi, sollevi la visiera del casco e, con l'espressione bonaria di un povero ragioniere che sta tirando un po' con la moto nuova, ti chieda dove sia finito l'incrocio per Mendicino. Ve lo aspettate, lo sai. Solo che questo non è un film di ridere, e non è andata così.

Questo stronzo torna giù a cannone, tirando sul rettilineo tanto da sollevare tutta la polvere che quel tratto di asfalto mangiucchiato dall'inverno aveva accumulato negli ultimi giorni. Poi frena e riprende a scendere tenendo il motore al minimo. Non provi più la tensione di prima. Hai paura. Non hai capito ancora bene perché, non hai capito che diavolo voglia quel coglione, ma hai paura. Lì, a piedi, ti senti… indifeso? Esposto? Ecco. Decidi che, oh, si fottano il bosco e la salita della vittoria: tu te ne torni indietro. Fai finta di niente, ti fermi ad allacciare una scarpa che non si è slacciata, poi fai dietrofront e riprendi a correre. Approfitti della leggera pendenza e aumenti il passo. Dopo un po', vieni giù al galoppo. Uno, due, tre tornanti, quando in uno di quegli specchi curvi piazzati nelle curve di campagna vedi che ti sta proprio seguendo. C'è che ti sta dietro, dieci, quindici metri, e non ha intenzione di superarti. C'è che in un secondo, la paura si trasforma in terrore.

Che diavolo vuole da te? Non lo sai. Ma non sai neanche a chi appartengano quelle ville. Chi siano il padrone del molosso infernale e i suoi vicini. E sei sempre in Calabria. Ci vuole niente, in un giorno d'agosto con il sole feroce e una visiera nera abbassata, a sbagliare persona. Avete presente quelle storie che si vedono nei telegiornali, di qualcuno ammazzato in un qualche posto sperduto senza un'apparente ragione? Ma che brava persona, signora mia, e che avrà mai fatto? Finché la ragione non viene fuori, ed era che l'avevano preso per qualcun altro. A questo pensi, e corri, e sudi, e corri. 


E beh, sapete, quando hai sentito che accelerava quel minimo per avvicinarsi, quando hai sentito quel fottuto rumore sempre più vicino, per un momento hai pensato che stava per ammazzarti davvero. No, non l'hai pensato: per un attimo ne sei stato certo. Giuri. Eri certo che ti avrebbe sparato alla nuca e saresti morto lì, un technoninja sudato in una pozza di sangue, sotto il sole feroce di una campagna bucolica di merda. Hai stretto gli occhi, continuando a correre, con il cuore in gola.

E poi? Poi è passata una macchina. Su quella strada deserta, in quell'ora postatomica del sole mangiasfalto, è passata una macchina bianca. Una vecchia Saxo scassata bianca. Al volante, un contadino coi baffi, di quei contadini vintage col gilet di velluto pure in agosto, che pensava ai cazzi suoi, un braccio abbandonato fuori al finestrino. E? E quel figlio di puttana sulla moto è andato via. Ha dato gas, è sparito oltre la prima curva e no, questa volta non è tornato più indietro.

Cos'è successo? Che diamine voleva? Ma soprattutto: come diavolo sei finito, solo per la fissa di tenerti in forma, in una celebre storia di Richard Matheson? Non l'hai mai capito. Ma quando sei arrivato a casa, finalmente sicuro di esserti lasciato alle spalle quell'incubo, un po' tremavi. Il giorno dopo, e tutti i giorni seguenti, se è per questo, a quell'ora del pomeriggio solo divano e console. E fanculo la salita della vittoria.

60 commenti:

  1. Inquietante. Mostruosamente inquietante.
    Soprattutto perché la storia è a finale aperto, senza spiegazione

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  2. Ora capisco perché non ti va a genio il nuovo look di Robbocoppe!

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  3. Cavolo Doc, stima tanta... Forse al tuo posto mi sarei messo a correre per i campi...

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  4. Ora capisco perché non ti va a genio il nuovo look di Robbocoppe!

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  5. Secondo me era solo un coglioncello che "ah-ah guarda 'sto pirla che vuole tenersi in forma io so figo 'ciò la moto. Mo gli rompo un po' i coglioni." che poi all'idea che qualcuno potesse vederlo tallonare un povero cristo a piedi si è reso conto di poter apparire come un pirla e ha lasciato perdere.
    Sono ottimista mi piace credere nella spiegazione meno inquietante. Felice di averti ancora fra noi, doc : D

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  6. Cazzarola, dove non riesce la natura aspra, ci riescono i comportamenti di melma della gente a farti perdere gli hobby.
    Essendo della Bassa Terronia anche io, mi viene il sospettone che quello non fosse il giorno e il luogo giusto per corsette, passeggiate ed escursioni e che se non l'avevi capito con le "buone" (i giri snervanti) ti potevano arrivare anche le "cattive".
    Probabilità di un folle solitario ? Oddio con una cbr in campagna potrebbe anche essere, pessima scelta di percorso per una moto da strada.

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    1. Concordo ampiamente con la tesi del Luogo/Orario/Anno/Completo sbagliato

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  7. Secondo me era un mandante della lobby dei tabaccai!

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  8. hai fatto bene ad inquadrare e rimarcare la questione geografico...
    in un attimo di machismo padano mi sarebbe venuto da dirti "cavolo ma prendilo per la collottola e scaraventalo giú dalla moto".
    ma in effetti le passeggiate qui ad asgard centro non nascondono quasi mai risvolti come quelli che hai rischiato.
    cmq come sempre complimenti per l'arte oratoria...tieni inchiodato alla schermo come il migliore dei romanzisti

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  9. Quante volte mi sono fatto un giro in bici per le colline tra San Colombano e Miradolo o verso San Lorenzo o San Lazzaro (frazione di Livraga) senza che mi passasse lontanamente per l'anticamera del cervello che potesse succedermi qualcosa del genere.
    Comunque io istintivamente sarei corso dentro il bosco.

    PS: era solo un atto di nonnismo verso i portatori di leggings da uomo.

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    1. in effetti i leggings da uomo depongono a favore del motociclista

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    2. Dalle Terme di Miradolo, fino a S.Colombano passando dal pub della Petrarca, si fanno incontri inquietanti correndo, a volte... verso S.Angelo pare ci sia addirittura una vecchia casa abbandonata e piena di spiriti (sotto spirito, I think...)

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  10. la sensazione che abbia voluto fare il "fighetto" per sfotterti, c'è.

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  11. Domanda da "son tutti bravi con il coolo degli altri": nei leggins da technoninja non c'era la tasca per il cellulare, vero? Perchè nel caso una chiamata lampo ai vigili era la meglio cosa.

    Che poi oh, magari avevi cuccato davvero, stava pensando a come abbordarti e quello sulla Saxo gli ha fatto mancare il coraggio.

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  12. Era targato "Kill-U"? Hai fatto qualche minimo accertamento (sono sicuro che la targa l'hai memorizzata a tutt'oggi, ammesso che la moto ne avesse una e che fosse ben visibile)?
    Comunque, da buon lettore kinghiano ma non solo, sono piuttosto incline anch'io al sospetto ed alla fantasia ed ho imparato quanto, delle volte, la strada della follia o dell'incubo possa srotolarsi tanto vicino a noi da sovrapporsi a quella del reale che "tocchi con mano".
    Comunque io avrei fatto due verifiche in zona e magari portato una bottiglia di vino santo al contadino sulla Saxo bianca, facendoci quattro chiacchiere sulle frequentazioni della zona. Così, per tenere viva l'intensa sensazione di orrore, dato che penso anch'io che qualche ulteriore particolare "indefinibile" non sarebbe mancato.
    Bello il particolare di te che fumi dal radiatore, correndo, mentre dallo specchio vedi emergere, tra la cortina di vapore, il muso agghiacciante del mezzo potente del tuo aggressore. Ora Duel è ancora più bello?

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  13. Tu non lo sai, ma quel motociclista non ha mai smesso di seguirti. Zam Zam 0.0

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  14. sempre detto, fare attività fisica nuove gravemente alla salute!

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  15. Ma che belle le storie di vita irreale dell'antro! E il doc si riconferma grande scrittore ;) queste storie mi ricordano molto lo stile di storytelling di Pif, così quasi tragicomico, con la battuta che non ti aspetti infilata dove non te lo aspetti. Sciapò :D

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  16. mmmh... quelle zone non sono ad alta densità "criminosa", secondo me era solo uno con la moto dei fighetto (c), e sfigato pure, che aveva un CBR nero... che poi lo sanno tutti che la moto più bella in assoluto è la Kawasaki Ninja,..

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    1. Dimenticavo, ovviamente rigorosamente verde.

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  17. Io AMO questi post. Più di quelli di ridere, più di quelli di piangere, più di quelli di ringere.

    Purtroppo so perfettamente il tipo di sensazione che hai provato poiché sono un soggetto ansioso da morire. Perché, magari, da temere non c'era niente. Magari era solo uno stronzo che voleva fare il ganzo con la moto infastidendoti. Però la mente viaggia. E quando imbocchi un flusso negativo di pensieri...ciao. Tutto diventa ostile, tutti diventano ostili.

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  18. jonna la peggiore scusa per non andare a correre mai sentita guà

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  19. Forse l'ho già scritto altrove, ma divento vecchia e dovete avere pazienza.

    Questi pezzi dell'orrore che esce dalla tua esperienza quotidiana sono fra quelli che preferisco, fra The Twilight Zone e In Milton Lumky Territory.

    Questi e, ovviamente, Kentozzi :P

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  20. Leggendo mi è venuta in mente Celty Sturluson di Durarara (*_*)

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  21. Un ritratto della Calabrifornia (TM Doc): una terra bellissima, bucolica, con l'anima distrutta da motociclisti neri con l'Honda nera e quella cosa che hanno al posto del cuore ancora più nera.

    Saluti tristi da Asgard centro :(

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  22. Mitico. Però alle perse, ormai praticamente giustizioso da un camorrista calabro, un attacco kamikaze da technoninja lo potevi pure provà. poi magari quello era il tuo amico Giuseppe di quando eri piccolo, che ne sai.

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  23. Mentre leggevo mi sembrava di sentire il cocente sole calabro nonostante l'umidità da bat-caverna che c'è stasera... grandissimo!

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  24. Embè, ti ostini a vivere nel Far South. Che non è poi così diverso da alcune zone del Far North.

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  25. Oh, io la butto lì: magari era un antrista che non voleva credere che il suo mito andasse in giro in leggins da uomo :-D.

    Scherzi a parte... ulp!

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  26. Questa è un milione di volte peggio di quella del ragno in macchina.
    E credo che il sondaggio abbia avuto l'esito migliore, ché se questo post veniva dopo il junk food, ci si bloccava la digestione a tutti.

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  27. il tapis roulant è un po' noiso, ma molto più sicuro!

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  28. Successa anche a me una cosa simile, anche se ero ne centro di Milano e non per le campagne calabresi, e il tizio voleva rapinarmi. Oppure era solo uno che passava di là, a tutt'oggi non l'ho capito.

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  29. Doc, da Napoletano posso comprendere il terroreche puo' improvvisamente avvolgerti nel mix VilloneSconosciuto + Cane Molosso + Vengo qui Tutti i Giorni + Motociclista con Casco Integrale ....,, bello poterlo racvontare e non essere stato il protagonista di " Tragedia Calabra per Scambio di Persona " sui giornali ...... ' che magari qualcuno nei primi giorni titolava sulle" misteriose affilazioni " .. Comunque grande post as ever

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  30. Gran brutta storia Doc, qualche volta è capitato anche a me di pensare di essere seguito, di solito era sempre una forma di paranoia, aumentata dal passare in un "quartiere a rischio" ad una certa ora.


    Comunque l'hai raccontata proprio bene! :D

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  31. La prossima volta, al secondo passaggio raccogli un bastone…

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  32. Se ci sono le villone, il piano regolatore non è mai a membro di segugio...probabilmente chi nutriva interessi in quella zona non voleva che vacanzieri in leggins (che, assieme ai pensionati fuori dai cantieri, formano la categoria di quelli che guardano dove non dovrebbero) turbassero la tranquillità di chi in quella villa duramente sudata ricercava pace, tranquillità e un comodo giardino in cui seppellire le proprie vittime.

    Oppure ti sei beccato un tamarro che ti stava sfidando ad una gara di accelerazione, avevi la maglia di flash per caso?

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  33. Che storia! Sempre un grande narratore, doc.

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  34. Brutta situazione Doc. in quei momenti sembra che non ci sia via d'uscita.
    Quando ero ragazzino, sempre in terra Calabra, stavo tornando in tarda serata a casa dopo essere stato da un mio amico che abitava fuori paese e tra casa sua e il paesello passavano circa tre chilometri di nulla, io non ero neanche bicimunito e la facevo a piedi, un grosso cane cominciò a seguirmi, ecco quella volta ero convinto di finire sbranato.

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  35. Proabilmente era un fan di Ciclope che voleva spalmarti, approfittando del fatto che non viaggiavi su una macchina dei fighetto.

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  36. Ma è ovvio. Quello eri te stesso che dal futuro tornerai indietro per spaventarti e farti scrivere questa storia. Ovvaimente il casco con la visiera nera per evitate il paradosso

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    1. Non me ne vogliano gli altri, ma questa è la tesi più convincente di tutte. Scemo io a non pensarci prima.

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    2. Moto di un futuro passato!

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    3. Enrico, tu sei un genio. In tutta sincerità :D

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    4. E perché non suo figlio che voleva vedere come fosse suo padre da giovane in leggings?

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    5. Eh, ma con la strizza presa ora il Doc non si sognerà certo di conciarsi così in futuro, e quindi non potrà tornare indietro ad avvertire il Doc passato/presente, e quindi questa storia non esiste.

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  37. Terribile.
    Che brutta esperienza.
    Che razza di ansia... avevo il cuore in gola mentre leggevo il post.
    Cazzo, ma uno deve girare armato pure mentre fa jogging?
    Che poi sarebbero dovuti bastare i technocyberninjapantaloni a tenere lontani i cattivi...

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  38. E poi c'è quel fatto del morire in leggings

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  39. Ti dico la verità...io da uomo virile, maschio e col testosterone a mille, con le due palle cubiche che mi ritrovo, avrei agito in maniera molto più decisa e risoluta.
    Nello specifico, da vero UOMO, al sopraggiungere della saxò, mi sarei parato in mezzo alla strada urlando in maniera isterica frasi del tipo "aiutoaiutomiseguonolapregomiaiutianchesedopovuoleilmiosfintereanaleioglielodobastacheoramiportiviapoicifidanziamopuremaadessosalvamiouomodellecampagnecalabri"

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  40. certo che viviamo proprio in posti di merd@ se non possiamo neanche fare un po' di giogghin senza aver paura di venire ammazzati...
    morissero tutti 'sti b@st@rdi mafiosi...

    credo che la serbelloni sarebbe contenta...

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  41. Secondo me ti sei beccato una risposta omofobica alla visione del tecnoninja, probabilmente era solo incuriosito dall'abbigliamento imho,

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  42. Sicuro che non fosse unA motociclista? magari era la classica regazzina bruttina che hai sedotto alle medie, ovviamente senza saperlo, e che poi è diventata una sgnacchera da paura, però con evidenti scompensi emotivi dovuti a quel drammatico amore non corrisposto che si è trascinato troppo a lungo.
    Sta cosa mi venire in mente un anime, Durarara, e già che ci sono, te lo consiglio pure.

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  43. Ricordi per caso delle fantasie "truzzardi" di fucsia/rosa/giallopalliniverdi sulla moto o particolari fluo sul casco? Secondo me era uno sgherro dell'Algida Stroontsa venuto a decapitare i quadri dirigenti dei Kendignados. Magari proprio il tamarro americano che parlava come Enzo Braschi che ha smanettato con la vespa di Alan fino a trasformarla nella moto di Robocozz... Il bricolage fa miracoli...

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  44. Scherzi a parte, solidarizzo... da buon iperparanoide all'ennesima potenza capisco benerrimo...

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  45. pacca sulla spalla doc! l'importante è che non sia accaduto nulla. magari non era nulla ed era solo una paranoia ma alla memoria chissà a quanti l'hanno scritto come epitaffio.

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