mercoledì 30 giugno 2010

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Mondiali 2010, Giappone - Paraguay in 9 foto: i samurai se la sono presa in saccoccia

Anche l'ultima squadra asiatica se ne torna a casa, e da quel che hai appena visto nella sintesi raia Giappone - Paraguay è stata una palla allucinante. Però il tuo solito pusher danese ti ha passato un po' di quelle fotine divertenti della gara: che dite, si fa un altro giro? Massì, dai. [...]

La fortissima nazionale paraguagia che ha dominato il girone dell'Italietta si presenta al Loftus Versfeld Stadium con il suo bel codazzo di deficienti. Va detto, a parziale giustificazione della squadra sudamericana, che dopo la sanguinosa Guerra della Triplice Alleanza in tutto il paese erano rimasti solo 28.000 maschi: darwinianamente, il meno che puoi aspettarti è che duecento anni più tardi a tifare per te ci siano solo dei pagliacci del genere.
Ti sei guardato bene finora, nel parlare della nazionale giapponese, dai soliti, triti accostamenti con il cartone di Holly e Benji. Eppure c'è indubbiamente qualcosa, nella spaccata assassina del brasiliano naturalizzato giapponese Marcus Tulio Tanaka che ricorda quantomeno gli epici duelli nel fango di Arrivano i Superboys.
Ecco, appunto. Perché un giapponese (in questo caso il guappo di cartone Keisuke Honda) non è culturalmente in grado di capire che se resti in piedi anziché azzardare un dropkick hai maggiori possibilità di contrastarlo, quel tiro.
O quest'altro omino, Yugo Nagatomo. Che dal basso del suo metro e dieci colpisce di testa qualunque cosa gli si trovi a portata di fronte: una palla, una nuca di McKinley, una tibia di Benetti. Sullo sfondo, l'allenatore dei biancorossi Gerardo Martino rivolge un pensiero a un collega tornato a casa. "Lippi suca", si intuisce dal labiale. 
Il portierone Eiji Kawashima ha appena preso una botta nelle palle. Ma stoicamente digrigna i denti e resiste, preparandosi a una lotteria dei rigori in cui sceglierà sistematicamente ogni volta l'angolo sbagliato verso cui buttarsi.
Ci siamo: finiscono anche i tempi supplementari e i giocatori sono stremati. Due paraguagi muoiono, e vengono trascinati via dal campo senza dare troppo nell'occhio dai beccamorti della FIFA. Il loro capo Blatter, nel frattempo, sta ancora dando dello stronzo al telefono a Platini.  
I giapponesi si caricano in vista dei calci di rigore, ripetendo lo stesso giochino cui si sono dedicati qualche giorno fa i giocatori del Ghana. Naturalmente, per ben noti limiti antropologici, qui la gara è a chi ce l'ha più piccolo.
Il dramma di un uomo: il numero 3 Yuichi Komano si dispera. Ha appena calciato sulla traversa il rigore che si rivelerà fatale per i giapponesi, ma soprattutto si è appena reso conto di avercelo più piccolo di tutta la squadra.

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