martedì 16 marzo 2010

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Rumble Roses: quando "lottatrice di wrestling" fa rima con "cerbottana"

Konami, a fare un gioco bresslinistico più o meno normale, ci aveva pure provato. Prendi per esempio The Main Event nel 1988. Prendilo. Poi buttalo via, con tutto il cassone. Poi un giorno un alto dirigente della softco giapponese si ferma a guardare un video di Dead or Alive di Tecmo. Staccati a fatica gli occhi da tutti quei sussulti di protesi mammarie, convoca prontamente il consiglio di amministrazione. Aspetta che i consiglieri si siano seduti, quindi li fulmina con una domanda a tradimento: "Che cos'è che tira di più tra quei gran ludowanker dei nostri clienti?""Snake e il pallone", gli rispondono quelli, in coro. [...]

"Sì, vabbé. E dopo Snake e il pallone?", li incalza lui con sguardo severo sotto il sopracciglio inarcato.
"Uh, ancora Snake e il pallone", un altro coro.
"E MOLTO dopo Snake e il pallone?"
"Uh. La figa e quelle minchiate dei nostri giochi di ballo".
Il presidentissimo si gratta allora soddisfatto il mento volitivo, girandosi ad osservare distrattamente la skyline di Tokyo ai suoi piedi.
...
Nove mesi dopo, giorno più giorno meno, Konami e Yuke's partoriscono con taglio cesareo Rumble Roses, il simulatore bresslinistico più perverso di sempre. Solo lottatrici, solo fighe (che le vere bressler nipponiche sono un incrocio tra la Gegia e Mastro Lindo), solo mezze nude e tutte peratissime, solo calate in stereotipi da campionario dell'hard: la cowboy muccata, la pornoninja, la melita diavolita fetish, l'infermiera, la kogal che te la dà sorridente in cambio di una borsetta firmata, la finta lolita, la professoressa che seduce Alvaro Vitali e Gianfranco D'Angelo. Con le musiche riciclate dai vari Dance Dance, giusto per andare sul sicuro.
Una buona fetta della critica videoludica dell'epoca (parliamo della fine del 2004) si è affrettata a battezzare Rumble Roses come picchiaduro travestito da gioco di bresslinz. Toppando clamorosamente.
Perché al di là dell'innegabile carrellata di porche e tigri del ribaltabile, dell'esiguo numero di mosse, dell'effetto juggling delle bocce, delle inquadrature alla Brass degli interni cosce, della presenza stessa di un tipo di match come la Lotta nel Fango (in cui le bressler si ruzzolano piene di giubilo in una pozza di liquido chiaramente smegmatico), Rumble Roses è un gioco di bresslinz. Con prese, controprese e prese per il culo. Lesbosottomissioni, voli dalle corde, mosse al palo.
Che in un contesto del genere suona come una cosa tremendamente volgare, e in effetti lo è.
Ma la ciliegina su questa torta piena di conigliette, su questo gioco che nel frattempo ha figliato un seguito per 360 e una gran varietà (come prevedibile) di doujinshi zozzi e cosplayer senza pere, è la possibilità di utilizzare qualsiasi bressler tanto nella versione face (buona) quanto in quella heel (cattiva). Sì, alla fine si tratta solo di un cambio di costume e, sì, è una soluzione piuttosto cheap. Ma questo non ha impedito al circo del bresslinz di camparci sopra per gli ultimi trent'anni. E poi Reiko Hinomoto è decisamente più pheega in versione Rowdy Reiko, diciamolo.




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