lunedì 15 agosto 2016

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BMX vs Mountain Bike - Storie di biciclette

(per non dimenticare)
Stai leggendo in questi giorni un altro libro di Enrico Brizzi molto bello, In piedi sui pedali, in cui l’autore bolognese ricostruisce dei momenti fondamentali della sua vita e la passione per il ciclismo attraverso le bici possedute. Leggendolo hai provato a ricordare quante bici tu abbia avuto da ragazzo. Dici “da ragazzo” perché qui, in una città sorta su sette colli come quell’altra più famosa, in bici da adulto non ci va nessuno, tranne i ciclisti vestiti da ciclisti. La risposta è quattro (credi), e nella conta, ovviamente, ci sono una BMX negli anni delle BMX e una mountain bike negli anni delle mountain bike. Non quando te ne rifilavano una con cambio shimano in ogni televendita di pentole, un po’ prima. Seguono, sulla falsariga del libro (Enrico, non volercene: è solo un post estivo per passare il tempo) quattro piccole storie di grandi amicizie, avventure, Elii e le Store Tese, orticaria […]

1 - Il piccolo Anquetil
C’era questo nome strano, sulla canna: Anquetil. Tuo padre, grande appassionato di ciclismo da sempre e contentissimo per l’averci finalmente un figlio in età da bici, ha gli occhi che gli brillano mentre il proprietario del negozio tira giù quella biciclettina bianca e blu dalla parete. È stato un campionissimo del ciclismo, vincitore di tanti Tour de France e perfino dell'abbinata Giro e Tour, ti spiega. Tanto ti basta: sai cos’è il Tour, capisci il concetto di campionissimo e, siccome non hai ancora neanche cinque anni, non sai quanto siano malvagi e subdoli i gianfransuà e in quanto tali indegni del titolo di campione. La bici è di un blu metallizzato superlucido, con la firma e il volto del “campionissimo” sulla canna, all'interno di un cerchio giallo* e al centro di alcune strisce bianche, rosse e blu, subito sopra all’attacco per la pompa. Le ruote hanno i battistrada neri e le pareti bianche come le manopole in gomma. I parafanghi sono di quelli in ferro, cromati, lucidissimi e pieni di bozzi alla prima caduta.

*Il cerchio era in realtà la sagoma di Gianfransuàlandia. Ecco l'esatta
decal, pescata, grazie alle magie dell'Internet, su bicycledecals.net
Il varo del mini siluro blu e bianco avviene in un pomeriggio di prima estate, quando nell'aria ci sono l'odore di vacanze, di prati tagliati da poco, della gomma dei palloni da calcio e, sì, anche dell'impianto legnochimico che avvelena tutta la zona. Luogo naturale scelto: la lunga pista ciclabile che circonda il condominio. Sei risoluto a non voler utilizzare le rotelle e non le hai fatte nemmeno montare: hai afferrato la teoria quanto basta, ci provi. E vai, pedali, senza cadere, buona alla prima. La gente urla al miracolo dai balconi, passanti in festa sventolano cappelli e fazzoletti, qualcuno si affretta a scrivere col gessetto bianco Vai Apreda! sul percorso. O questo, almeno, è quello che ti pare di ricordare, ma qualche dettaglio potrebbe non corrispondere al vero. Quel che è certo è che c’è un unico, clamoroso, problema: la curva a gomito sulla sinistra del palazzo, quando la ciclabile si scontra con il parco e procede piegando repentinamente a destra, sconfitta.

Provi a rallentare solo con il freno posteriore, come ti hanno insegnato, ma hai preso troppa velocità e non stai piegando abbastanza il manubrio. Tuo padre corre così a ripescarti in un cespuglio, dove sei volato schiantandoti in quella curva. Ne esci con le gambe che vanno a fuoco, perché era pieno di ortiche. Qualche settimana dopo, ti viene l’orticaria e i tuoi si dannano per farti capire che le due cose non sono in relazione. Oh, pensi, e allora sceglietele meglio queste parole, ché si fa confusione. Una volta tirato fuori dal cespuglio, sei corso a recuperare il mezzo, atterrato qualche metro più in là. Allora non te ne sei accorto, ma a ripensarci ora sei sicuro che il campionissimo, in quanto gianfransuà malvagio, dalla foto sulla canna se la ridesse.

2 - Studente fuori sede a 7 anni.
La tua prima cavalcatura finì qualche tempo dopo in un sottoscala del palazzo, stracolmo di altre bici di bambini, infagottate da ragnatele e abbandonate lì da chissà quanto tempo. Voi l’avevate lasciate lì per la bella stagione successiva, ma, arrivata la primavera, la bici non c’era più. Il fatto che fosse nuova non era nella tua mente un motivo sufficiente per rubare proprio quella e non piuttosto quelle bellissime bici da cross col sellino lungo e il cambio sulla canna, ammucchiate in un angolo. Essendo uno stupido rEgazzino, eri felice che quella bici l’avrebbe utilizzata qualche altro bambino, e ti vedevi magnanimo seienne che lasciava con generosità il mezzo a un moccioso cinquenne. Tuo padre invece non era molto felice della scomparsa della Anquetil, diremo.

foto da bikesinthecellar.wordpress.com
Quell’estate era la prima delle tante trascorse a Santa Maria del Cedro. Il mare era abbastanza lontano, bisognava fare lo slalom tra le palazzine brutte sorte come funghi e fendere quel chilometro di spiaggia che separava la strada dalla battigia, laggiù, oltre la linea dell’orizzonte, come un miraggio in mezzo all’autostrada. Perciò vi eravate muniti tutti di bici. Tuo padre aveva una bici da uomo, di quelle con le ruote grandi, e portava dietro sul portapacchi tuo fratello; tua madre guidava, allora poco più che trentenne, una graziella che si chiamava solo Grazia, con lo stesso logo del giornale; tu avevi una bici classica da anni 80, una sorta di graziella in miniatura, con portapacchi in tinta sulla ruota posteriore, manopole bianche, sellino in cuoio, parafanghi cromati pre-ammaccati, luce a dinamo, campanello. Il colore? Impossibile dirlo.

Non hai idea della provenienza di quella bici e nessuno in famiglia se ne ricorda. Tesi più accreditata: residuato postbellico di qualche cugino o zio. Fatto sta che era stata verniciata più e più volte, come le bici vendute agli studenti universitari fuori sede a Bologna e poi rubate dagli stessi venditori per inserirle di nuovo nel circolo, per loro virtuosissimo, degli affari. Le ultime mani di bomboletta l’avevano resa un po’ verde e un po’ rossa, e non capivi dove il colore tendesse al ruggine e dove invece fosse davvero arrugginita e basta. Safety first.

Spingevi su quei pedali come un dannato, allontanandoti ogni volta su un vecchio rettilineo non percorso da macchine, sordo ai richiami parentali. Simulavi fughe solitarie per il gran premio della montagna, prima di lasciarti raggiungere dal gruppo. Ma in quella vacanza ti sei fatto degli amici con cui avresti dato vita a feroci scorribande nei bar-sala giochi, sortite a caccia di buste di topolino nelle edicole, gare di gelati, proiezioni estive di film tipo Ghostbusters e lunghe ronde nel quartiere, perennemente circondato da cantieri. Di lì a poco ti sarebbe servito qualcosa di più solido, sportivo e decisamente più anni 80.

3 - I Goonies del basso Tirreno
Non ricordi esattamente l’anno, doveva essere tipo l’85 o l’86. Era comunque il tempo in cui persino una BMX voleva avere una BMX. Siccome era estate, e villeggiavate ancora lì, a Santa Maria, siete finiti a Scalea per comprarne una. C’era questo negozio di bici che le esponeva tutte fuori, lucenti sotto al sole, come una concessionaria di auto in Nevada. Hai scelto quella che ti piaceva di più, una BMX della Bottecchia, tutta grigio metallizzato, con delle stelle sulla canna e quelle imbottiture con la chiusura in velcro per il manubrio, in caso di caduta, e per la canna, in caso di… frenata improvvisa. I pedali erano blu come le imbottiture, le stelle, il sellino e le manopole, e ai bordi erano merlati con dei triangolini di ferro che avevano due scopi: favorire la presa sotto le scarpe e piantarsi nelle gambe a ogni caduta. Hai ancora alcune cicatrici a testimoniare l’efficacia della funzione secondaria.

Il secondo scopo era favorito da percorsi da cross e altre diavolerie pericolose che v’inventavate sfruttando tutto quello che c’era a disposizione. I cantieri aperti, in cui tentare il decollo su palanche impennate su una pila di mattoni, ad esempio. Cose pericolosissime, senza manco la scusa di imitare uno che le fa in televisione. Avevate visto i Goonies, volevate essere come loro e vi spingevate ogni pomeriggio un po’ più in là, ai confini del quartiere e oltre. Nell’ora in cui gli altri facevano la pennica, cercavate nuovi bar muniti di videogiochi setacciando la zona. Ogni tanto si finiva a decorare l’asfalto, ma un ginocchio sbucciato era una ferita da esibire con onore, sottolineata dal rosso fuoco del mercurocromo. In TV c’era Rambo e tutti quei telefilm con la gente che aveva fatto il Vietnam, chi poteva mai lamentarsi per un’escoriazione?

Anche a casa, a Rende, avevate fatto un percorso da cross, dove qualcuno pur si avventurava con le elefantiache bici a sellino lungo. Ai tempi del feroce consumismo, le bici oggetto del desiderio solo qualche anno prima, quei mostri giallorossi con il cambio e la sella che sembrava un trampolino per gli sci, erano diventate zavorra, qualcosa di cui vergognarsi perché non sufficientemente da rEgazzini alla moda degli anni 80. L’America ci stava dicendo un’altra volta cosa dovevamo volere, dalle pagine di Topolino: nessuno desiderava più una bici con il cambio, tutti fremevano di spatafasciarsi al suolo con una BMX.

foto da mtb-forum.it
4 - Cara ti amo (mi sento contuso)
Poi l’America cambiò idea, decise per voi tutti che sì, in effetti un cambio sulla bici ci voleva e con un sacco di rapporti, e nacque così l’era delle Mountain Bike. Pronunce utilizzate all’epoca: mountain baic, muntain baic, muntin baic, mantaun baic e perfino monti baic. Era tipo il 90 e la tua era una Atala dai colori improbabili, molto anni 90. Il telaio era per metà verde acqua e per metà blu. Le due tinte s’incontravano sotto il logo Atala sulla canna, un logo arancione fluo, come la borraccia. Sellino e manopole nere, cambio Shimano a portata di pollici. Numero di volte in cui hai fatto saltare la catena: infinito. Per anni siete stati compagni inseparabili. Ci andavi in giro al mare, in città, ovunque. Con alcuni amici una volta vi siete avventurati sulla statale per arrivare da Belvedere a un altro paesino sperduto sulla costa calabrese del Pacifico, dove giocava a tennis un vostro amico. Cioè dove c’erano delle tipe carine conosciute a una partita precedente.

Ci sei andato in giro con i nuovi compagni del ginnasio, un’estate che volevate andare a pescare al fiume, ma soprattutto ricordi che, come tanti, la usavi ascoltando il walkman, che era una cosa pericolosissima. Le prime cassettine degli Elii, ad esempio, un anno furono la colonna sonora dell’estate che man mano finiva, si portava dietro l’ultimo scampolo di libertà, prima di rinfilarti a forza nei pantaloni lunghi e con uno zaino in spalla (appeso a una spalla soltanto) per tornare a scuola.

È rimasta abbandonata nel box dei tuoi per tanti anni, quella mountain bike. Motivo ufficiale: ruota bucata. Motivo ufficioso: non avevi più un’età per usarla, meglio l’autobus. Perché sì, qui se vai in bici e non sei vestito da ciclista la gente ti guarda strano. La cosa ironica è che ora, pur volendo, pur con una bella bici e un completo da ciclista, non potresti farlo. Chissà se potrai tornare ad andare in bici. Non è che ti importi molto, in realtà. Una delle ultime volte che hai usato quella mountain bike è stato per un ottimo motivo, andare a limonare con una, al mare. Eri sulla via del ritorno, ringalluzzito in una maglietta da skater di quelle che costavano senza motivo molto più di quanto valessero, e all’improvviso era scoppiato un violento acquazzone. Non è stata tanto l’acqua in testa, quanto il fango sollevato dalla ruota posteriore, che si era ingegnato a disegnarti le macchie di Rorschach sul retro della maglietta. Macchie che per una qualche ragione non erano andate più via. Gran bella pensata questa delle “bici da montagna” senza parafanghi cromati dal bozzo facile, hai pensato: con la mini graziella color ruggine non ti succedeva mica.

33 commenti:

  1. Buon Ferragosto a te Doc e a tutti i debosciati presenti.
    Legge di il post mi sembrava di leggere la mia esperienza ciclistica,basta spostare il tutto in pianura padana e aggiungere che la bici la uso ancora.
    Ricordo una Graziella micro color viola tra le mie cavalcature,forse la prima in assoluto,poi la BMX giallo-rossa,la Saltafoss,elefantica rossa con cambio sulla canna e la sella a trampolino,poi le varie muontain bike,che uso tuttora. Che bei tempi e che bei ricordi.
    Grazie Doc,mi fai fare sempre dei salti temporali coi tuoi post

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  2. Oh, io ci vado ancora ogni tanto in bici, ma allo stesso modo sono passata dalla "mountan baic" ad una più prosaica (ma comoda) bicicletta da donna, che oltre che vantare il parafango, ha anche il cestello di vimini davanti che permette di caricare cose senza diventare un mulo da soma...

    Roba che in effetti daggggiovane avresti guardato inorridito "io in giro con quella??" ma con l'età rivaluti!

    La mia prima bicicletta vera (prima era solo una cosina rosa con le rotelle) invece me la ricordo ancora benissimo. Rossa con cestello di vimini bianco davanti e portapacchi dietro, e il nome "Cinzia" sulla canna, scritto con delle nuvole tra cui volavano rondinelle.
    E l'avevamo vinta al banco di beneficenza, ero elettrizzata e gioiosa! L'ho usata fino a quando non mi arrivavano le ginocchia in bocca, e lì è stata passata a mia sorella mentre io invece switchavo alla temibile "mountan baic" di cui sopra, che in realtà era scomodissima ma vuoi mettere la figaggine? Nera con inserti verde acido, rigida come non mai che ti pareva di prendere un calcio nel didietro ad ogni buca, il cambio era sempre incastrato e praticamente non cambiavi mai che se no perdevi la catena, senza parafango, senza portapacchi, però sai la figaggine?
    Almeno fino all'età della ragione, e son tornata al cestello tanto comodo!

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  3. Non ho grandi ricordi delle bici che avevo da piccolo. Qualche caduta la ricordo, ma in generale non é che le abbia mai usate troppo. Per assurdo mi ci sono avvicinato ad un'etá piú veneranda, dopo aver dato l'ultimo saluto al mio motorino presi la bici piú economica del vicino decathlon e con quella un po' ci ho girato.
    Dei cespugli di ortiche, invece, ho parecchi ricordi.

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  5. Buon Ferragosto Doc, anche a tutta la deboscia. Le tue storie di vita irreale sono sempre spettacolari, in questa mi ci rispecchio parecchio anche perché vivendo in un paese la bicicletta è stata il mio mezzo di trasporto principale fino al patentamento
    1) la prima che io ricordi è una similgraziella di colore fucsia con le rotelle, Chiara eredità dalla sorella maggiore.
    2) la seconda,attorno ai 6 anni, era una di quelle americane con la sella kilometrica di colore giallo e nero (ricordo che mi piaceva talmente che non desiderai mai una BMX .... fischi e insulti dagli spalti), che con questa mi divertivo a trainare una mia amica con i pattini
    3) ad un Natale attorno alla 5 elementare arrivo una bici azzurra con un telaio fantascienzo tipo fiftytop, ammortizzatori, faro e cambio a 3 rapporti.
    4) infine in terza media per la cresima arrivò il Mountain Bike nero con righe sottili rosso acceso, cambio a 21 velocità e computer contachilometri, vorrei dire che questa bici mi accompagnò fino ai 18 .... ma ma l'hanno rubata poco prima che diventassi maggiorenne e ancora mi rode la cosa.
    Da allora devo dire di non aver più usato biciclette

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  6. Io non ho avuto tante bici, ma quelle tre le ricordo per vari motivi.
    La prima, marca ignota/non sa/non risponde, era un ferraccio grigio, con parafanghi e tutto il resto.
    Era ovviamente quella con cui imparai a girare in bici, con rotelle prima e senza rotelle dopo.
    E ginocchia e gomiti sbucciati erano il classico trofeo da esibire.
    Cosa che si perpetrò con l'elefantiaca bici rossa-gialla-nera da cross, marca minolla, col cambio che forse ha ingranato la marcia 3 volte in tutta la sua carriera.
    Niente Bmx. Ne giravano poche, da me, quindi fu più una leggenda meteopolitana/moda passeggera, per noi.

    Segue un time-skip di tipo 15 anni.
    Sto lavorando da giugno per una ditta che mi manda in giro per mezza Italia, e facendo il pieno alla macchina accumulo bollini.
    Quando ne ho fatti a sufficienza (forse era febbraio) vado fieramente dal benzinaio, pago un obolo, e ritiro la montybaic Pininfarina, verde fastidio.
    Ci giro anche un bel po', nonostante abiti in un paese romagnolo collinare (nel regno quindi del Ciclista vestito da ciclista), sfidando pendenze anche del 17%.
    Qualche mese dopo, in estate, il dramma.
    Mio padre me la chiede in prestito per salire in paese.
    Rincasando pensa bene di lasciarla fuori appoggiata al muretto d'ingresso.
    Non l'ho più vista, ovviamente.
    Ma spero che l'eventuale seienne con le mani lunghe si sia sfasciato e sbucciato molto, molto più di me :D

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    1. La mitica Pininfarina ce l'ho ancora! Dopo circa 15 anni,una crepa nel telaio che ho fatto saldare,ed essendo alluminio non è stato facile,e che recentemente si è riaperta,dopo varie modifiche,sella cambio,manubrio da triathlon,ruote.. e milioni di km resiste! Adesso è in box con una gomma a terra ma tiene duro :-)

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  7. Io non ho avuto tante bici, ma quelle tre le ricordo per vari motivi.
    La prima, marca ignota/non sa/non risponde, era un ferraccio grigio, con parafanghi e tutto il resto.
    Era ovviamente quella con cui imparai a girare in bici, con rotelle prima e senza rotelle dopo.
    E ginocchia e gomiti sbucciati erano il classico trofeo da esibire.
    Cosa che si perpetrò con l'elefantiaca bici rossa-gialla-nera da cross, marca minolla, col cambio che forse ha ingranato la marcia 3 volte in tutta la sua carriera.
    Niente Bmx. Ne giravano poche, da me, quindi fu più una leggenda meteopolitana/moda passeggera, per noi.

    Segue un time-skip di tipo 15 anni.
    Sto lavorando da giugno per una ditta che mi manda in giro per mezza Italia, e facendo il pieno alla macchina accumulo bollini.
    Quando ne ho fatti a sufficienza (forse era febbraio) vado fieramente dal benzinaio, pago un obolo, e ritiro la montybaic Pininfarina, verde fastidio.
    Ci giro anche un bel po', nonostante abiti in un paese romagnolo collinare (nel regno quindi del Ciclista vestito da ciclista), sfidando pendenze anche del 17%.
    Qualche mese dopo, in estate, il dramma.
    Mio padre me la chiede in prestito per salire in paese.
    Rincasando pensa bene di lasciarla fuori appoggiata al muretto d'ingresso.
    Non l'ho più vista, ovviamente.
    Ma spero che l'eventuale seienne con le mani lunghe si sia sfasciato e sbucciato molto, molto più di me :D

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  8. In bici col walkman...presente. Ma io ci sentivo prevalentemente i Queen, in quegli assolati pomeriggi d'estate in cui coprivo i 30 km tra andata e ritorno con gli amici d'infanzia per giocare a D&D.
    Mai usata la mountain bike, però: subodorata da subito la scomodità della postura e l'idiozia dell'assenza dei parafanghi, ho optato più che volentieri per una di quelle che una volta chiamavano "bici da città", prima che l'anglofilia imperante le trasformassero in più trendy city bike.

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  9. Anch'io ho purtroppo ricordi di cespugli di ortiche, uno in particolare in cui sono mi sono infilato a testa bassa correndo giù per una discesa... Le BMX erano mitiche e dalle parti mie se non avevi una Atala 6 non potevi far parte della banda dei ganzi. Io, ovviamente, andavo in giro con una graziella color giallo ocra che ogni volta che provavo a fare due pinne anzichè ammutolire gli sbirri grattugiavo immancabilmente il parafango posteriore e finivo a terra. Incidente peggiore quando ho provato a cavarmi un occhio con il freno a causa di una caduta in curva per una deparata troppo azzardata. La mantain baic me lo sono goduta di più fra percorsi sterrati, lungo fiumi e altre avventure del genere e no, niente parafango. Buon Ferragosto a tutti gli antristi!

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    1. Io non ricordo cespugli di ortiche... in compenso ricordo benissimo la portiera di una Polo, aperta a tradimento, mentre, ventenne, pedalavo per prendere i biglietti per il treno.

      La cosa che mi fece girare i cosidetti fu che la stordita che tentò di uccidermi, avesse pure il coraggio di lamentarsi che la portiera del suo trabiccolo non si chiudesse più!

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  10. da bambino qualche bici l'ho avuta, ma non ho grandi ricordi. Poi ho comprato, usata, una bici tipo quelle da corsa, ma meno pretenziosa, quando avevo 18 anni. Dopo 25 anni la uso ancora, e quando arriva la primavera, per muovermi in paese, mando affancuore l'auto e prendo la bici. Cacchio, è sempre figa come cosa.

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  11. Buon ferragosto a tutti i deboscia... io purtroppo sempre fuori dalle mode, Saltafoss rossa senza cambio nell'era delle BMX. \m/

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  12. Buon ferragosto a tutti... Solo per dire quanto figo era andare in giro con la Graziella pieghevole e il gancio centrale aperto quasi ad avere le due ruote affiancate.

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  13. Beh Doc .... Mi hai conosciuto e hai visto un paio delle mie bici del fighetto e sicuramente immagini quanto sia legato al mezzo a trazione umana più efficiente ed elegante del pianeta ... dunque, poche parole: mi sono goduto ogni sillaba del tuo pezzo e apprezzato una volta di più il talento che esprimi nel naccontare la tua vita! Grazie!

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  14. Chissà se potrai tornare ad andare in bici.
    Bhe Doc non ci conosciamo di persona ma è talmente tanto che leggo il tuo blog, che ti sento come una persona presente durante le mie giornate, veramente spero in un tuo miglioramento di salute. Auguri.

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  15. Buon Ferragosto al doc e a tutta la deboscia dalla ciclabile Passau-Vienna!
    Avevo smesso di usare le bici da anni, dopo una graziella, una salta fossi e un'autentica bici da corsa ma poi alla mia veneranda età sono ritornato in sella con delle banalissime city bike.

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  16. Il regalo che qualunque bambino ricorderà per sempre:la prima bici nuova!La mia, dopo la pseudograziella di riciclo per imparare a pedalare, fu una cross rossa marca Touring, con cambio sulla canna ideato da un nazista che voleva sterilizzare la nostra generazione (2 figli:Mengele progettista di bici da cross, soocare!!), quanto vorrei averla oggi! Poi per noi classe' 73 ci fu il salto della BMX che un po' ci sembravano bici da ragazzini, un po'eravamo attaccate alle nostre saltando, un po' il babbo col cavolo che ci comprava una.bici nuova se la cross andava ancora bene1Fatto sta che noi passiamo direttamente al muntainbaic!

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  17. Il regalo che qualunque bambino ricorderà per sempre:la prima bici nuova!La mia, dopo la pseudograziella di riciclo per imparare a pedalare, fu una cross rossa marca Touring, con cambio sulla canna ideato da un nazista che voleva sterilizzare la nostra generazione (2 figli:Mengele progettista di bici da cross, soocare!!), quanto vorrei averla oggi! Poi per noi classe' 73 ci fu il salto della BMX che un po' ci sembravano bici da ragazzini, un po'eravamo attaccate alle nostre saltando, un po' il babbo col cavolo che ci comprava una.bici nuova se la cross andava ancora bene1Fatto sta che noi passiamo direttamente al muntainbaic!

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  18. Buongiorno a tutti.
    Bellissimo post DOC. Innanzitutto mi auguro tu possa presto tornare sul sellino, magari non fino a Pinerolo (cit.) ma vicino alle tue parti.
    Tornando all'argomento del post: Beh il mio percorso ciclistico è stato molto simile al tuo: La mia prima bici fu un ATALA con le rotelle, colore improbabile arancio e verde scuro. Qui a Parma c'è una vera e propria tradizione per la bicicletta e pertanto già da piccoli si veniva educati in tal senso.Una volta che acquistai la capacità di andare senza rotelle togliendole alla mia prima Atala i miei decisero che era ora di comprare qualcosa di più serio per l'epoca (si parla dell'83) e a sei anni per il mio compleanno mi fecero trovare una Ciclo Cross Saltafoss mi pare si chiamasse così. Gialla con inserti neri e cambio sulla canna...Bellissima ma di breve durata tra le mie mani. L'anno successivo mi fu rubata. Qui ancora si tenevano le biciclette nella rimessina scoperta tutte ammassate. Per lo scoramento non volli più una bici mia personale e mi accontentai di una Graziella verde usata della figlia di una mia vicina. Il tutto fino all'anno di grazia 1986 quando rimasi folgorato da una splendida BMX della Bianchi, nome in codice BiMX. Tutta blu tranne per le imbottiture con il logo rosso fuoco. Meravigliosa. I più bei giri in assoluto su e giù per il quartiere ed oltre io ed i miei amici (tutti equipaggiati allo stesso modo).
    Negli anni delle medie ebbi il richiamo irresistibile della mountain bike. Per la cresima me ne regalarono una...una bianchi Predator...colore rosa viola e nero... era troppo anche per me. Tanto feci la faccia schifata che me la cambiarono con un upgrade ed arrivò quindi sempre della Bianchi una ASPID. Questa volta con un più onorevole colore Verde smeraldo, ma sempre viola villanzone e nero. Andavano davvero così nei '90. Questa durò un buon decennio dove il suo utilizzo,per via della concomitante ascesa del motorino, dello scooter e dell'auto successivamente andò progressivamente scemando. Tornato in voga il desiderio di una bicicletta poco tempo fa ho optato per una anonima CityBike, di quelle con il portapacchi e le borse dietro, come usavano i nonni. L'età avanza e le esigenze anche. Però le biciclette hanno davvero segnato diverse epoche della mia vita e pertanto per ognuna di esse conserverò sempre un ottimo ricordo.

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    1. Grande, anche tu con Bianchi sia BiMX che mountain bike!

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    2. Ciao Gardus,
      la BMX e la Mountain Bike provenivano tutte dal medesimo rivenditore che, credo, qui a Parma si è fatto dei miliardi all'epoca.
      Sono riuscito a trovare la foto della BiMX che possedevo:
      http://landlordscycling.com/wp-content/uploads/2010/11/bianchibmx.jpg

      Ricordavo però come le imbottiture di cannotto e manubrio avessero i loghi rosso fuoco..ma potrei sbagliare. Si parla oramai di 30 anni fa...ahimè.

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  19. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  20. Bellissimo pezzo Doc...mi sono sentito proiettato nelle mie estati di gioventù!

    Anche io ho iniziato su una mini graziella, con rotelle tolte quasi subito perchè non curvava, avrò avuto 5 o 6 anni. Nel mio condominio, quando ancora i condomini erano pieni di Italiani soprattutto di bambini tutti vicini di età, si girava come pazzi nei cortili e giardini circostanti!

    La cross non l'ho mai avuta, la mia prima bici nuova, presa per me, è stata una BMX Bianchi, di cui ho trovato anche la foto. Col senno di poi devo dire che era veramente sobria ed elegante rispetto ad altre tamarrate in giro! http://img3.annuncicdn.it/5d/c7/5dc723d3d30fa78c5f0887fedd4f1239_orig.jpg

    La usai dai 6-7 fino ai 10-11 anni, poi un po' l'essere cresciuto, un po' la moda che cambiava, ricordo che i miei mi presero una Mountain Bike, marca non ricordo ma era tutta arcobaleno, con cambio a 10 velocità (5 dietro, 2 davanti), non da adulto, misura intermedia. Usata, mai amata, il cambio era una ciofeca, la misura intermedia era un po' da sfigati.

    Alle medie, complice la crescita, si fece cambio, e qui arrivò la bomba: per il compleanno i miei mi fecero il regalone, una Bianchi Ragno Pholcus dai colori apocalittici, telaio improbabile a 4 tubi (probabilmente pesantissima), cambio Shimano a 21 velocità di livello, con i tasti invece delle levette e che non faceva mai cadere la catena. Con quella ci ho fatto veramente milioni di km, dall'andare al paese vicino a noleggiare le VHS, a girare per i cambi, i fossi, ovunque.
    Purtroppo la fine è stata veramente stronza, altrimenti l'avrei ancora: mi fu rubata una notte dal cortile di casa, chiuso, sicuramente scavalcando. Secondo i miei qualcuno mi aveva seguito dalla festa del paese.
    Agevolo la foto del mezzo fantascienzo:
    http://www.retrobike.co.uk/forum/download/file.php?id=302416

    A 15 anni, poco dopo i furto, ormai era arrivata l'epoca del motorino, le scorribande si allungavano e se non eri motorizzato eri lo sfigato di turno...Aprilia SR50 raffreddamento a liquido, doppia sella per le tipe, prontamente elaborato per fare oltre 100 effettivi. E chi la cagava più la bici?

    Non ripresi la bici in modo continuativo fino all'università a Milano, fuorisede, dove gli spostamenti casa-università-palestra-supermercato etc richiedevano una mobilità indipendente. Presi la classica city bike, con antifurto a U in acciaio cementato a prova di bomba... non servì. Dopo non molto me la rubarono, di nuovo, dal cortile di casa (ed era legata!).

    Da allora vado più che altro a scrocco di mio padre, anche se ho una bici, trovata abbandontata fuori dal mio cancello in occasione di una festa in piazza, rimessa a nuovo / personalizzata, appesa in garage.

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  21. La MTB della foto era la mia MTB, non simile proprio quella, IDENTICA.

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  22. Scusate gli strafalcioni del post precedente ma scrivo col telefono.Vi espongo la mia teoria:nati fra il' 70 e il' 75: bici da cross,cancelli pesantissimi ma ammortizzati e con cambio a leva sulla canna. Nati dal' 75 all'80:BMX.Il primo gruppo non avrà la BMX, ma il secondo avrà le cross riciclate da cugini o fratelli maggiori.I due gruppi si derideranno a vicenda per poi incontrarsi nell'ultima moda della Mountain Bike alla fine degli' 80.Che ne pensate?

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    1. Ciao, la tua teoria è sicuramente interessante e per molti potrebbe essere stato come dici tu. Dalle mie parti in molti hanno avuto modo di provarle entrambe. Ho avuto per i miei 6 anni una Saltafoss ossia una bici da cross con il cambio (poi rubata l'anno successivo!) e a 9 anni una BMX. Magari tornando alla tua teoria si potrebbe aggiungere che quelli nati verso la metà di quel decennio (75,76,77) hanno potuto per una ragione o per l'altra cavalcare entrambe le mode.

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  23. allora..alcune le ricordo chiaramente:la prima graziella da bambina ereditata dai cugini,la mia prima e amatissima bmx(vicini,se non ricordo male),la seconda,con sella lunga e cambio a 3 marce(non funzionante) sul cannone..poi arrivò la mountainbike a24 marce e successivamente una pseudo bici da corsa ereditata da mio padre.
    l'ultima,mountainbike stra seria con manubrio prolungato.
    ora possiedo 2 bellissime bmx.peter pan mi fa un baffo!

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  24. Che amore le bici, come tutti i figli degli 80 ne ho avute e amate tantissime, le prime con parafango e parenti delle grazie e grazielle (forse grazie al....) che misteriosamente erano SEMPRE presenti nelle seconde case e mai si sapeva di chi cavolo fossero...poi ho avuto la mia prima BiciMx...e la chiama così perchè così ci stava scritto sulla gommapiuma protettiva da manubrio e canna!
    BMX Dino, azzurra e gialla su ruote sellino e inserti manubrio, dopo le prime maglie riportate stracolme di schizzi di fango, con PARAFANGO superaerodinamico in plastica montato su ruota posteriore...la AMAVO, a ripensarci ora col suio sellino in plastica dura giallo macinamaroni su cui ho passato giorni interi con la banda del mare, mi chiedo come diavolo facessi!

    Timeskip anche per me e dopo TADAAAA mountain Bike bellissima, blu e azzurro siderale dato con fantasia "a schizzo", è fighissima me la hanno sfasciata prestata quando aveva pochi mesi e l'ho riparata e restaurata...è in garage dei miei in attesa che mio padre mi permetta di tirarla fuori, ogni volta adduce scuse strane e già so che prima o poi quando riuscirò a riprenderla...capirò il motivo... ;)

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  25. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  26. Arcadia,quelli che hanno avuto la BMX sicuramente hanno avuto modo di provare le bici da cross, ma mentre noi le abbiamo amate alla follia loro le disprezzavano come con tutte e mode passate! Comunque la saltafoss era la più bella di tutte!

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  27. ricordi comuni, caro Doc... io imparai a nove anni e la prima bicicletta fu una simil Graziella pieghevole blu... il divieto di uscire dal cortile del palazzo era categorico, ma io trasgredivo e andavo in giro qui e là...

    E poi, anni di oblio totale....alle medie e pure al liceo (sempre a piedi e con lo zaino su una spalla sola...) e all'università... niente, buio, rifiuto, disprezzo per le due ruote a pedali e sbavazzo (sino a 18 anni) per le due ruote a motore (l'epoca gloriosa dei cinquantini "replica" Aprilia, Cagiva, Laverda etc., degli endurini 50 e poi di tutto il predetto in versione 125.... Aprilia AF1, Freccia Cagiva da 30 e più Cv)...

    Peccato che mio padre fosse intransigente come pochi: "a 18 anni, se si potrà, avrai la macchina!"...e pazientai, pazientai....

    E infine, 15 anni fa circa, la folgorazione e la riscoperta della bicicletta: una che uso quotidianamente per andare al lavoro (e vi assicuro che a Palermo, andare in bicicletta è un'impresa degna da Camel Trophy o Parigi-Dakar) e un'altra, quando posso, per andar in giro... nei dintorni siculi e magari, alla bersagliera, fino a Pinerolo!

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