venerdì 5 agosto 2016

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Basta coi lupi

È l’autunno del 1990 e i tempi sono maturi perché la squadriglia Ghepardi (“Ghepardi! Gagliardi! Sbraniamo tutti quanti!”) viva una nuova avventura da raccontare ai nipoti, ingigantendone ovviamente i contorni per renderla più epica. Quella che segue, però, è la stretta cronaca di quanto avvenuto, priva di fantasiosi orpelli. La storia di quella giornata in cui una banda di minorenni si perse su una montagna e per tornare a casa dovette ingaggiare una feroce battaglia con un branco di cani lupo venuti dall’inferno, che avevano gli occhi fiammeggianti, sputavano pece e fors’anche volavano con ali di pipistrello. La fredda cronaca, appunto […]
Paola, come noto, è un paese del Tirreno cosentino nato per sedimentazione, sorgendo dal nulla attorno alla stazione di Paola, stazione di Paola, che era già lì dal tardo Trecento, pare. Il punto è che quel giorno alla stazione di Paola, stazione di Paola, dovevate arrivarci a piedi. Partendo dalle colline sopra Cosenza, quelle coi boschi di castagni fittissimi, già teatro del feroce duello all’arma bianca con il cinghiale mostro (sort of), ricorderete. Motivo della scarpinata: l’amalgama della squadriglia. Parola magica che anni prima della fusione degli universi Marvel e DC stava a indicare il far squadra, il creare forti legami interpersonali all'interno di una squadriglia, all'insegna di valori importanti come l'amicizia e il nonnismo.

Tu e Alessio, gli unici quattordicenni della squadriglia, dovevate condurre un gruppo di subalterni su per una montagna e cercare la strada per scollinare e scendere al mare dall’altro versante, seguendo sentieri semidimenticati. Da soli. In autunno. Tasso di potenziale tragedia da apertura di Studio Aperto: altissimo.

Alessio era all’epoca uno dei tuoi migliori amici, ne avete passate insieme di ogni e l’hai rivisto, dopo oltre vent’anni, alla scorsa Lucca. Ha sentito il tuo nome all’altoparlante, prima della conferenza su Star Wars, e te lo sei ritrovato lì, con un figlio già rEgazzino: è stato come se non fosse passato neanche un giorno. Anche lui era all'epoca di brutto nei fumetti, ma soprattutto Bonelli e comici (Cattivik, Lupo Alberto, Sturmtruppen, Cuore), ed è stato grazie all’enorme collezione di Urania di suo padre che prima dei 15 anni avevi già letto un sacco di Asimov e altri classici del genere fantascienzo.

Te eri il vicecapo, un ruolo che ti stava benissimo, in quanto già all’epoca iniziavi a capire il concetto basilare di bassista carismatico. Gli altri, i subalterni, ti portavano rispetto, non avevi rotture di scatole, potevi giocare con il tuo coltello da Tiger Jack quanto ti pareva. Il più grande del piccolo drappello di sottoposti era Mariano, già citato l’altra volta, tra i pochi Marvel fan esistenti in città. Ricordi che all’inizio di quella scarpinata, appena avete attaccato la prima salita, vi siete messi a parlare dell'ultimo numero di Capitan America e i Vendicatori, finché il caposquadriglia non ha obiettato che non era un argomento molto adatto a un’uscita scout. E allora avete iniziato a parlare di fimmine, e quello stava bene a tutti.

Poi c’era Vito, inevitabilmente chiamato Catozzo, e altri due di cui ricordi solo i soprannomi. Spigola il suo se l’era meritato durante un’uscita di tutto il reparto a Sapri, in una uggiosa giornata di qualche tempo prima. Aveva chiesto se la Spigolatrice della poesia di Mercantini fosse un pesce. E l’aveva chiesto al sindaco di Sapri, venuto lì a salutarvi, gettando sull’intero gruppo un’onta di ignoranza considerevole. Il soprannome era il meno che gli potesse toccare, qualcuno aveva proposto di appenderlo a un albero e lasciarlo lì per tre mesi.

Triton (o Tritone) doveva invece il suo nick a un altro giorno memorabile. Proprio da quelle parti, su quella porzione di Appennini, sorge un ameno laghetto chiamato, con grande fantasia, Laghicello. Un posto perfetto in estate per i picnic, con questo piccolo specchio d’acqua su cui si allungano, quasi in orizzontale, diversi alberi, che sembrano messi lì apposta per tuffarsi. Con il sole è un luogo meraviglioso, con la nebbia che lo avvolge 364,5 giorni all’anno un piccolo Lockness. In una mattina di agosto dell’anno prima, avvolti da una nuvola, tu e un altro manipolo di irriducibili avevate lasciato il campeggio ed eravate arrivati lì poco dopo l'alba per fare un bagno nelle sue acque gelide. Chi non aveva il coraggio di tuffarsi sarebbe stato additato come minchietta fino alla fine dei tempi.

A un certo punto, mentre nuotavate per cercare di riacquistare la sensibilità degli arti preda di un principio di assideramento, qualcuno aveva chiesto cosa fossero quelle strane lucertole nere che nuotavano. Qualcun altro aveva risposto che si trattava di salamandre o tritoni. Tritone, allora, ti aveva domandato se non fossero per caso velenosi, quei cosi neri lì. Tu, ovviamente, lo avevi rassicurato: "Il loro morso è letale, ma anche solo sfiorarli p farti venire qualcosa di brutto". Tuo cugino c’era rimasto, pace all’anima sua. Tutti gli altri avevano riso, Tritone no: era schizzato fuori dall’acqua come un missile sparato da un sottomarino e corso via, scalzo e in costume da bagno, urlando in lontananza come Fantozzi al campeggio, dopo la martellata di Filini.

Torniamo alla scarpinata dei Ghepardi. La salita non è impegnativa, nonostante tu abbia sbagliato clamorosamente scarpe, perché con quelle Airwalk pattini sul tappeto di foglie che copre il sentiero. Il panorama, a ogni modo, è bellissimo, e la discussione - con tanto di classifica ufficiale - su quanto siano bone le scolte del vostro gruppo scout avrebbe reso orgoglioNE anche Baden-Powell, fondatore dello scautismo e folle criminale che nella guerra in Africa contro gli Zulu aveva adoperato dei rEgazzini come corrieri. Dopo aver letto il suo Scautismo per ragazzi, nel tuo reparto avevate preso a chiamarlo Bella Pensata, dando un nuovo significato alla sigla con cui era universalmente noto (B.P.) e mandando costantemente in acido il precedente caporeparto, uomo sui cinquant’anni super teocon e ridicolo come pochi con i pantaloncini corti di velluto e i calzettoni al ginocchio.

Vi fermate a preparare una frittata sul fornelletto a gas, ma Catozzo mette un po’ troppo entusiasmo nella rottura delle uova, fracassandone due contro un masso. La frittata viene molto più leggera e meditate a lungo di lasciare a digiuno il colpevole, ma infine siete mossi a pietà dal suo sguardo da bastone bastonato e gliene lasciate un po’. Del lato bruciacchiato.

Ripresa la marcia, siete ancora lì a parlare di queste scolte bellissime che, tempo di arrivare voi nel noviziato, si sarebbero volatilizzate, e intanto salite e salite. Il sentiero fin lì è semplice, cinto da passamano in legno per fare il numero da olio cuore in qualsiasi momento, tanto che la cartina topografica che vi siete portati dietro sembra non servire. Dieci minuti dopo, vi eravate già persi.

Tutta colpa di quel bivio, ovviamente non segnalato su una cartina che risaliva grosso modo ai tempi in cui Garibaldi iniziava le elementari. Ma soprattutto, colpa di quel sinistro figuro con l’aria da serial killer.

La prima e unica persona che incontrate è questo tizio sulla sessantina, alto e magrissimo, con una sciarpa a coprirgli il naso importante e la metà inferiore di una faccia spigolosa, feroce. Avevate gridato al colpo di culo incredibile, nel veder spuntare dalla boscaglia un essere umano su quella montagna deserta, dopo neanche cinque minuti di studio della cartina davanti a quel maledetto bivio non segnalato. Nel vederlo avvicinare, però, una sorta di brivido aveva attraversato tutta la squadriglia Ghepardi. Gagliardi e sbraniamo tutti quanti, occhei, ma quello sembrava un tizio armato di roncola da storia di Dylan Dog (all’epoca, dailandòg). Anche perché una roncola in mano ce l’aveva davvero. Si avvicina, camminando tutto dinoccolato, come un Pippo malvagio, vi saluta e vi dice nell’aspra lingua dothraki delle colline che è in cerca di funghi. Ma non ha dietro né un paniere né niente. E soprattutto non piove da settimane: funghi non ce ne sono.

Intuisci che il nervosismo si è impadronito della squadriglia, fai un cenno ad Alessio e avanzate solo voi due per parlamentare con il potenziale nemico. Su quelle stesse colline, anche se decisamente più a sud, due estati prima era stata uccisa la povera Roberta Lanzino, e state tutti pensando la stessa cosa. L’evil Pippo si rivela solo un tizio strambo di passaggio, catapultato lì da qualche dimensione parallela, alla ricerca di qualche rotella perduta e non solo di funghi durante la sua attività micotropica. Ma per quei due minuti in cui avete parlato con lui, te non hai mai mollato l’impugnatura del pugnale da Tiger Jack. "Di là", vi dice, "per scendere a Paola dovete andare di là".

Mortacci sua e di chi non glielo dice con la voce di Mike Bongiorno, mortacci suaaaa.

Imboccate tutti felici la direzione sbagliata e, dopo aver scollinato, vi aspettate che il sentiero prenda a scendere. Solo che non lo fa. Il piccolo bastardo coperto di foglie corre parallelo al mare, che ancora non riuscite a vedere, proseguendo all’infinita verso destra. Dopo qualche chilometro inizia a filtrare nella truppa un po’ di apprensione. "Ci siamo persi?", chiede Catozzo, prontamente rassicurato dal capo Alessio. Il sentiero diventa intanto sempre più lieve, perché qualcuno sta giocando con la trasparenza del livello su Photoshop. "Ci siamo persi?", continua quello, beccandosi una raffica di "Non rompere i coglioni". Vi rendete conto che un sentiero non c’è più e state proseguendo meccanicamente sul nulla solo quand'è troppo tardi. Vale a dire: quando vi girate per tornare indietro e alle vostre spalle non c’è niente. “Ci siamo persi?”, “Sì, ci siamo persi! Contento?”. Il capo ha perso l’orientamento e le staffe, e in un attimo è il panico.

Catozzo piange aggrappato al fusto di un castagno, come neanche Chunk interrogato dalla banda Fratelli nel film dei Goonies, Triton attacca una litania terrificante sui genitori che non rivedrà più, Spigola si getta in ginocchio e inizia a pregare. La squadriglia è in seria difficoltà e non c’avete manco una bottiglia di amaro montenegro, che all’epoca risolveva in TV tutti i casini di veterinari, riparatori di robe e altre bande di uomini adulti fancazzisti. Ed è lì, e puoi dirlo ancora oggi con una punta di orgoglio, che tiri fuori un numero da vero bassista carismatico. Cioè, in realtà era una cazzata, intendiamoci, ma visto che è riuscita a portarvi a destinazione, ti ha creato attorno un alone di epicness durato almeno quei sei, sette minuti.

Chiedi a tutti di far silenzio, ti accovacci sui talloni come Tiger Jack e dici che quel suono leggerissimo che si sente tra un singhiozzo e l'altro di Catozzo ti sembra un ruscello. "Embè? Io voglio tornare a casa, mica farmi il bagno!!!", urla Catozzo, rosso in volto come un Maurizio Mosca inviperito, con la faccia mezza impastata da polvere e lacrime. Zittitolo con un coppino, spieghi che un ruscello, lì, non p che scendere verso il mare. E così, dopo una mezz’ora di discesa accanto al ruscello, aggirando o fendendo gomitoloni giganti di rovi, vedete finalmente spuntare il mare dietro quei dannati castagni. Cori di giubilo, lanci di fazzolettoni, Catozzo che per poco non rotola di sotto dalla gioia. Si intravedono l’ospedale e soprattutto la stazione di Paola, stazione di Paola: ora non dovete fare altro che continuare a scendere. Ah, ed evitare che quei cani lupo vi sbranino.

Dal nulla si era materializzato infatti un piccolo gregge privo di pastori e spinto trasversalmente lungo la collina da cinque pastori tedeschi molto poco tedeschi. Meticci scuri e ovviamente malvagi, con l'aria da lupi delinquenti, che nel vedervi prendono a ringhiare all'unisono. Sono a una decina di metri da voi, ma si avvicinano lentamente, sbavando dalla rabbia. Il capo Alessio dice di restare tutti calmi, perché se non hai paura i cani non ti fanno niente. Gli fai presente che grazie a questa sua collaudata tecnica di gestione cani incazzati, qualche mese prima avevate rischiato di lasciare i polpacci in comodato d'uso gratuito ai cani da guardia di una fattoria davanti alla quale stavate passando con le mountain bike. "Idee?", ti chiede il capo. E visto che ormai sei tipo l’apache ufficiale della squadriglia, segui un’altra volta l’istinto e ti affidi ai mezzi offerti dalla natura. "Sassaiola di avvertimento", dici, gelido, e prendete a tirare pietre vicino ai cani lupo, per intimorirli. Tre arretrano, continuando a ringhiare, due no, e avanzano seguitando a mostrarvi le zanne.

“E ora?”, “Intensificare sassaiola” rispondi te, deciso. Prima che qualcuno ti dia della bestia insensibile e del nemico degli animali, va precisato che: a) non erano sassi veri e propri ma pezzi del materiale argilloso che copriva mezza collina, del peso di tipo 0,3 grammi l’uno, che non avrebbero fatto male neanche a una mosca invalida; b) quelli volevano mangiarvi, c) no, niente, non c’è una c. Dopo un paio di lanci a vuoto, fai strike centrando in fronte il più feroce: il pezzo d'argilla gli si vaporizza sul muso, fa una faccia strana e si ferma.  


Anche l’altro si arresta sotto il fuoco di sbarramento accompagnato dalle urla fescenniniche di una squadriglia che sta lottando per la propria vita. Quando infine quei bastardi si allontanano, per raggiungere il gregge e continuare a fare il proprio cacchio di mestiere, tirate un sospiro di sollievo così forte che il mare, centinaia di metri più in basso, si increspa. Si fa festa, mentre riguadagnate rapidamente la discesa, e dovete fermare Catozzo, che a furia di gesti dell'ombrello si sta disintegrando il braccio sinistro e produce dei CLAP così forti da rischiare la valanga.

Arrivate in paese che ormai è sera, conciati come reduci dal Vietnam, felici come pasque, cantando a squarcia gola il tipico canto scout Blasco Rossi. Appena incrociate la prima anima viva, Spigola, che ha tenuto la bocca chiusa per tutta la discesa, abbandona la fila, si avvicina a questa signora anziana vestita di nero, si sfila dalla testa come un gentleman il cappello da esploratore a tese larghe - che voi tutti portate con le falde piegate e tenute su dal laccio, trasformandolo in un cappello grigio da cowboy - se lo poggia al petto e chiede: “Scusi, signora, ma in che paese siamo?”.

Pare che l’AGESCI abbia studiato in seguito l’opportunità di creare la specialità “Domanda di minchia”. La toppa, con un punto interrogativo e occhiate di disprezzo stilizzate, sarebbe stata benissimo sulla manica della camicia celeste da scout di Spigola.


41 commenti:

  1. Ahahahaha....Mi fai morire... Bravissimo!

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  2. Perdersi con tutta la squadriglia e arrivare miracolosamente a destinazione in qualche modo? Ero un maestro in quest'arte.
    Il trucco di seguire il ruscello per raggiungere il mare, o la valle, o una qualsiasi forma di civiltá da cui chiedere aiuto in un'epoca in cui i cellulari ancora non esistevano era ben noto alla mia squadriglia, ed utilizzato con successo piú di una volta.
    Altre squadriglie meno fortunate (o con ruscelli piú accidentati) non ebbero la stessa fortuna, dovrei aver tenuto i ritagli degli articoli di giornale che ne parlano...

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    1. Questo semplice principio avrebbe salvato la vita a tutta la troupe di the Blair Witch Project.

      Prova ad avvisare il cast del sequel in uscita! :)

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    2. Far fare qualcosa di intelligente al personaggio di film horror? Che pensiero blasfemo.

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    3. Piu' che altro ci vorrebbe un bel film sui boy-scout italiani negli avventurosi anni 70-80 di storie da raccontare ce ne sarebbero! ;-P

      Io poi ci sono stato per quasi vent'anni... 78-96...

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  3. Cazzarola Doc più leggo i resoconti delle tue avventure negli scout e più mi rendo conto di quanto sono o erano incoscienti quelli che gestiscono la faccenda.. Va bene stare nella natura ma meenchia ogni volta mi fate venire in mente a qualche film di guerra coi buoni,messi male,dispersi nella boscaglia inseguiti da palate di cattivi armati fino ai denti :-)

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    1. Guarda, io ci sono stato quasi vent'anni dei quali meta' da educatore-capo scout; se ripenso a tutte le cose che potevano andare storte ed a tutte le cose incoscienti e/o pericolose fatte o viste fare mi viene male.
      Di sicuro, con la consapevolezza di oggi, se tornassi indietro non lo rifarei di sicuro di assumermi la responsabilita' di portare in giro I figli degli altri in una tale associazione...

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  4. "Vi rendete conto che un sentiero non c’è più... solo quando vi girate per tornare indietro e alle vostre spalle non c’è niente" è capitato anche a me in montagna ed è un'esperienza surreale. Ti domandi se sei stato seguito da qualcuno che ha provveduto a cancellarlo alle tue spalle mentre tu ti sentivi Zagor (dei poveri)... Complimenti per il racconto Doc. Spero che il caposquadriglia scàut sia stato degradato a "sbattitore di uova per frittata"...

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  5. Sempre belli i resoconti scout. Da me non sono mai stati creati, e di boschi in cui perdersi ce ne sono tanti!
    P.s. Il "Paola, Stazione di Paola" ancora mi riecheggia nelle orecchie!

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  6. Mi sembra di tornare ai miei bei vecchi tempi dello scoutismo, grazie Doc per riportare queste (belle? Affascinanti? Avventurose?) memorie alla luce.
    Domani mattina ne approfitterò per svegliare tutta casa alle sei urlando "AL CHIAROR DEL MATTIIIIN" e battendo i coperchi di casa l'uno contro l'altro.

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  7. Per me niente incontri con i metalupi, ma di sentieri "scomparsi" ai voglia..l'ultima volta qualche anno fa,quando da ex caporeparto sono andato a trovare i ragazzi al campo.
    Pet fare "il figo" ho voluto fare il giro largo,per vedere di più il panorama, e poco c'è mancato che invece del campo dovessi tornare a dormire in macchina,per una cacchio di pineta che sembrava il Bosco Atro..

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  8. Tra le caratteristiche tipiche dei paesaggi di montagna c'e' quella di essere semoventi.Non fai in tempo a passare che qualcuno provvede a disboscare tutta la vegetazione, demolire eventuali casolari e capanni e cancellare i sentieri o girarli dalla parte inversa, in modo che tu non possa mai piu' farci ritorno.
    Oh ragazzi, certo che capitavano tutte a voi,eh...

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  9. Mai pensato di raccogliere tutti gli aneddoti Scout e farci un libro?
    Una mega raccolta in stile l'Ultima Burba del buon Leo Ortolani.

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    1. Non sono tantissimi, credo che con questo, se non mi viene in mente qualche altro aneddoto, abbiamo finito.

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  10. ah la famigerata Paola stazione di Paola,hai fatto riemergere un fantasma dal mio passato,brrr,
    e grazie per quest'altra epica avventura della suicide squad de noartri

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  11. Per chi come me non ha mai fatto parte degli scout questi racconti sono di una noia mortale, sopratutto se subiti live, tu li rendi avvincenti.

    Secondo me il grido di battaglia lo urlavate così:
    “Ghepardi! Gagliardi! Sbraniamo tutti quanDi!”

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  12. Fortissimo come sempre Doc ... mi fai rimpiangere di non essere mai entrato negli scout. Ma tu non avevi un soprannome? (magari lo hai già scritto ma me lo sono perso)

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    1. Durante una sorta di prova di coraggio (bere delle porcherie e camminare su un tronco cosparso d'olio senza cadere) nel campo dell'89 ti davano un nome da indiano. A me toccò "Scorpione Nero", ma siccome sembrava una tamarrata da camionista aggressivo in canottiera sull'A3, non l'ho mai usato.

      Per un periodo mi chiamavano Callaghan, perché mi presentai a una riunione, al primo anno negli esploratori, con una specie di trench addosso. Un tizio tirò fuori il nome dell'ispettore meno da trench di tutti, ma mi restò appiccicato per i primi due anni, credo.

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    2. Nemmeno da noi (Nord Est). Il totem era composto da un nome proprio con un aggettivo che esprimessero caratteristiche, abilità, capacità dello scout in questione, e che non dovevano essere reciprocamente legati. Per cui per esempio lo Scorpione Nero del Doc non sarebbe stato accettato perché lo scorpione è già nero.
      My two cents.

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  13. Caro Doc, io penso che i Latte e i Suoi Derivati meriterebbero almeno un post dedicato, data la grande influenza che hanno esercitato sul linguaggio antristico (un esempio su tutti: Il nove e il bove! Stacce!).

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  14. Doc, non vedo più pubblicati i miei commenti... sono diventato [schiocchino] oppure è un problema di login?

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    1. Io li vedo tutti, compresi questi due...

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    2. Questi li ho visti subito anche io, ma avevo già commentato stamattina, e ieri me n'è saltato uno (connessione?) e anche quello su Stranger Things l'ho riscritto perchè si era perso (ma, se ho capito, i commenti ai post vecchi vengono prima vagliati...). No problem, ovviamente

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    3. Sì, i commenti a post vecchi finiscono automaticamente in moderazione perché quelli più soggetti a spamming selvaggio.

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  15. Bellissimo anche questo racconto. Speriamo che te ne tornino in mente altri del filone scout :-)

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  16. Mentre leggevo ero seriamente convinto che sarebbe spuntato dal nulla tipo un dissennatore o una qualche creatura pandimensionale...
    Comunque con B.P.=Bella Pensata hai dato una nuova caratura al personaggio di Baden-Powell che proprio non sapevo avesse avuto la sua baby suicide squad.
    Rotfl sul:"super teocon e ridicolo come pochi..."

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  17. Apriamo il filone..io ero "Cinghiale Gaio"

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    1. E qui io chiuderei il filone (sia detto con simpatia).

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    2. Una volta ho preso un caffè in un bar e sullo scontrino c'era scritto il nome del proprietario. Premettendo che l'orso marsicano è uno dei simboli del Parco Nazionale della mia regione il suo nome era: Ammazzalorso Bruno... Ho tenuto lo scontrino come prova per diverso tempo, true story.

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  18. Come sempre un tuffo nei ricordi più che apprezzato.
    Se penso a mia moglie che, in 13 anni di Scout passati insieme (Sob :-)), ne ha combinate più di Bertoldo, la immagino adesso mandare le ns. figlie... Maty chiama amammà appena arrivi, assicurati che ci sia sempre il segnale... stai attenta a non sporcarti...
    Anche io passato capo squadriglia ho rimpianto il ruolo di vice, fare il bassista carismatico è a me più congeniale.

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  19. In quanto a incontri ravvicinati con la fauna selvatica, a parte il raspare di qualche cinghiale fuori dalla tenda, non ho mai avuto esperienze dirette.
    Mia sorella invece, ai tempi Capo Squadriglia dei Gabbiani, ebbe la brillante idea di accamparsi per la notte in un campo di felci durante l'hike di Squadridlia, salvo poi venire calpestate nottetempo da un gruppetto di cervi; niente di grave ovviamente, ma diciamo che un paio di bei pestoni se li sono presi.

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  20. Bella dotto', in un venerdì nero dove gli dei sembrano accanirsi, topic come questo sono un balsamo. Se poi domani spari pure un sondaggissimo, sarebbe nu baba' :-)

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  21. Grazie Doc, grazie di cuore per questi racconti di vita scout. Mi hanno fatto sorridere, oggi, in una giornata davvero non facile. Grazie! Ho iniziato a seguire questo blog per i magnifici riassuntoni di Game of Thrones, ma poi un post tira l'altro.

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  22. Luca Ballarati6 agosto 2016 10:34

    Sono stato (e sono tutt'ora) scout anche io, e ho anche io storie simili dal mio reparto. La più divertente riguarda la volta che durante un raid (maratona a squadriglie che coinvolge i reparti di tutta la zona) abbiamo preso la direzione sbagliata ad un bivio di notte e siamo finti spersi in un cimitero. La parte divertente è che i miei compgni di squadriglia racconteranno che hanno percorso l'ultimo tratto, prima della stazione di sosta notturna, di corsa, scppando da un cinghiale; ma io potrò raccontare che il "cinghiale" ero io, che avevo fretta di arrivare a destinazione e sapevo fare dei grugniti molto realistici.

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  23. I boy scout hanno sempre avuto un unico scopo ben nascosto!
    Tenere la popolazione italiana sotto una certo numero tramite l'eliminazione della progenie prima che si sia già riprodotta!
    Se non ci fossero stati gli scout oggi in Italia saremmo 100 milioni minimo.

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  24. non vi siete persi, avete usato la collaudata tecnica "S.B." (scazzo brado) ne e' la dimostrazione che siete arrivati dove volevate ;)

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  25. Che bello! Io incamero tutto ed uso il materiale per costruirmi un'avventurosa infanzia di fantasia.

    ...Ché le mie avventure in montagna si riducono ad un'assurda passeggiata boschiva notturna durante la quale un'automobile ("Christine, la macchina infernale") uscì non si sa come dal bosco ed inseguì me e la mia compagnia in mezzo ai campi...

    Grazie Doc, che mi agevoli la rimembranza! :)

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  26. io non ero negli scout ma i monti qui a Pisa li frequentavo spesso ! lupi non ce n'erano ma in compenso una volta mi sono trovato a scappare con un mio amico da un cinghiale che caricava !

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