giovedì 28 luglio 2016

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"Per vincere domani", così nessuno si aspettava niente

Questa storia finisce con te, sostanzialmente seminudo, che cerchi di placare una mucca con problemi di identità bovina, cioè imbufalita, come avrebbe fatto solo Crocodile Dundee. Su una montagna, con la temperatura prossima al niente, in uno dei luoghi allora più temuti d'Italia. E sì, è un'altra di quelle storie della tua esperienza in quel servizio militare per rEgazzini altrimenti noto come "fare il boyscout" [...]
Niente da fare. Peccato.
È il 1991, il tuo quarto e ultimo anno e il tuo quarto e ultimo campeggio negli Esploratori. Non è un campo qualsiasi, ma un gigantesco raduno di una ventina di gruppi provenienti da tutta la Calabria e dalla Sicilia. Sono ancora i tempi in cui la Ndrangheta mette via con i sequestri i soldi che le serviranno per sedersi al tavolo del narcotraffico mondiale e perciò viene scelta come sede di questo megacampo un luogo simbolo, l'Aspromonte. Meglio ancora, il Piano di Zervò, uno dei luoghi della lotta di Madre Coraggio, in cui hanno provato a costruire una stazione dei caramba più volte e più volte quei bastardi le hanno dato fuoco, e dove un Cristo in croce, il Cristo dei sequestrati, era stato bucherellato da un colpo di lupara. Un campo che, se il buongiorno si vedesse davvero dal mattino, avrebbe dovuto essere un inferno.

Rewind, il novembre precedente. Buona parte dei capisquadriglia dei gruppi che parteciperanno in estate al campo si ritrovano lì per un primo sopralluogo. Si dorme tutti nella vecchia casa cantoniera e nessuno degli organizzatori ha pensato ad avvisare le autorità. Risultato: venite svegliati nel cuore della notte dai colpi alla porta dei NOCS. Il tempo di cercare gli occhiali e tirar fuori la testa dal sacco a pelo, e ti trovi davanti un tizio vestito di nero, col passamontagna e un mitra in mano. "Dormi", ti dice, e per poco dalla paura non ti fai una dormita in eterno. Minchiasignortenente. 

Da poco meno di un anno e dopo una lunga militanza nei Ghepardi (motto aggressivo avversato dal Capo Reparto: "Ghepardi! Gagliardi! Sbraniamo tutti quanti!") sei diventato capo di una tua squadriglia. E siccome nel vostro gruppo i nomi delle squadriglie erano sempre gli stessi e, nel caso, toccava sceglierne uno storico al momento non utilizzato - il che aveva mandato in fumo il tuo sogno di una squadriglia Cobra, con il simbolo ufficiale dei nemici di quegli stronzi dei GI Joe e un nume tutelare in Loris Batacchi - hai riesumato i mitici Gabbiani, la tua prima squadriglia una volta sbarcato negli Esploratori dai lupetti. Motto da te ideato, in assenza di fonti storiche certe su quello precedente: "Gabbiani! Per vincere domani!". Domani, così nessuno si aspettava niente.

La cazzutissima squadriglia Gabbiani è composta da te, dal Giampi, tuo vice e fimminaro di primissima categoria, da Mariano, uno dei pochissimi appassionati di fumetti Marvel che conoscessi in città, da Francesco, da Mollicone (già membro della banda di skater del Condor) e da un paio di altri tizi di cui non ti ricordi il nome. Arrivata l'estate, per tutta una serie di problemi e sfighe cosmiche, però, i Gabbiani arruolabili per il campeggio in Aspromonte sono solo tre. Te compreso. Siccome la tua vecchia squadriglia, i Ghepardi, vive lo stesso problema, si decide una fusione temporanea. I Gabbiardi? I Ghebbiani? Fa lo stesso. Ti trovi quindi di nuovo in tenda con il tuo amico Alessio e altri debosciati con cui avevi vissuto mirabili avventure (almeno un'altra delle quali è materiale da post) nei due anni precedenti. Quel campo, il campo dei campi per dirla alla Riina, poteva essere finalmente l'occasione giusta per realizzare un vecchio pallino tuo e di Alessio, dai tempi in cui eri il suo vice: montare la tenda su una piattaforma tra gli alberi, ad almeno due metri d'altezza. Soocare formiche, ma soocare anche tutti gli altri, dinnanzi alla poweritudine ingegneristica di chi si fumava pure i dannati Ewok e MacGyver. D'altronde, non avevate forse costruito una gigantesca piattaforma per l'alzabandiera, al campo del '90? Giusto. Piccolo e insignificante particolare: la piattaforma era crollata durante la messa, rischiando di uccidere il prete, tre genitori e una mezza dozzina di vostri coetanei. Dettagli.

Fortunatamente, l'idea della tenda rialzata era scemata presto perché lì, in un pezzetto della piana che avete dovuto strappare alle felci con una guerra durata almeno due giorni, non c'erano alberi adatti. E non era l'unico problema. Negli esploratori le cose funzionavano grazie a un collaudato sistema di nonnismo, per cui un capo o un vice capo non lavava mai le pentole e qualsiasi altro lavoro infelice veniva rifilato agli ultimi arrivati. Il capo, però, si sobbarcava tutte le robe di responsabilità e fatica, e spesso le due cose coincidevano. Per lasciare un segno di quel megacampo, fatto lì per quei nobili scopi, a ogni gruppo viene chiesto di fare qualcosa di concreto per il territorio. Ricordi distintamente il pomeriggio in cui riuscisti in qualche modo a portare in spalla dei sacchetti di cemento da 50 kg (e te all'epoca ne pesavi a stento 60), fingendoti psicologicamente Ultimate Warrior durante la Gorilla Press Drop, perché dovevate costruire una fontana nel paese più vicino. 

La gente del luogo, grata, la distrusse il giorno dopo. Cavalier Condorelli, è un vero piacere. Il problema, dicevi: in ogni squadriglia era fondamentale la presenza di almeno una persona capace di combinare qualcosa in cucina. Era una questione di sopravvivenza. Nessuno di voi sapeva andare però oltre il piatto di pasta scotta o talmente al dente da doverla frantumare in un mortaio. Venticinque anni dopo, le tue capacità come cuoco son rimaste quelle, ossia inesistenti, eppure in quel campeggio toccò a te sfamare una banda di sette rEgazzini affamati.

Hai solo questo ricordo piuttosto vago di tua madre che ti spiega come funziona un minestrone mentre prendi appunti su un blocchetto, ma al quarto o quinto passaggio lo butti via perché ti scoccia scrivere. Un altro di te che armeggi davanti a questa modernissima cucina a tre fuochi ricavata da un pianale di masonite, dei tronchi incrociati come piedi e dei bidoni di metallo con una griglia incastrata in cima e la parte anteriore tagliata via per metterci la legna da ardere. Nome in codice: cucina Sberloni. Ricordi anche tutta la banda seduta al grande tavolo con piano in masonite su cui avevi disegnato a pennarello la gimmick di ognuno come segnaposto. Al tuo capo del tavolo avevi copiato un Uomo-Ragno col costume nero di Charles Vess e scritto: "A chi tocca il mio posto, tre giri di chiglia"). Ai nuovi, ovviamente, toccavano i nick più turpi e offensivi, e quelli muti. Una sera stai preparando per tutti delle bruschette calde con caciocavallo e pomodoro, roba d'alta cucina per i vostri standard, quando due falene fanno un atterraggio di fortuna nel sugo. Le avete buttate via e vi siete mangiati comunque le bruschette, ovvio. La fame vinceva sempre su tutto. Tutto.

La sera mettevate su il fuoco con un gruppo di Catania, in trasferta nella loro zona, e ne eravate tutti felici: quel gruppo era pieno di belle ragazze, a differenza del vostro, dove la squadriglia Gazzelle e il suo motto "Gazzelle! Siam belle come le stelle!" calamitavano ogni volta sconvenienti pernacchie e risatine. Siccome lassù, oltre i mille metri, la sera faceva un freddo becco, tutti si presentavano al fuoco con dei pesanti maglioni, ma tu avevi detto no ai maglioni blu sformati da fricchettone cattolico e impregnati di fumo. Avevi una maglia sottile nera in tessuto tecnico da runner, una roba fantascienza per il '91, con il collo alto che ti tiravi su fin sopra al naso, e un bellissimo gilettino di pelle grigia pieno di tasche, che tuo padre ti aveva comprato in un negozio di articoli da pesca. Le tasche erano piene di qualunque cosa, il vecchio coltello da Tiger Jack fissato a due passanti sulla sinistra del petto. Ti sentivi John Matrix, ma dovevi sembrare in realtà la versione psicotronica di Kakashi Hatake di Naruto.

Nel gruppo di Catania c'era una ragazza bellissima. Le possibilianche solo di scambiare due chiacchiere erano però osteggiate da quei mastini dei Baskerville dei loro capi, una coppia di fondamentalisti teocon ferocissimi. Farsela tutta stealth, alla Ciccio Kojì, fino al loro campo la notte era impossibile, perché avresti dovuto superare guardie spione, pastori tedeschi e carri armati di almeno altri quattro gruppi; invitare lei e le amiche ai vostri minifalò in seconda serata, altrettanto. C'era infatti questa cosa che terminato il fuoco in comune e tornati alla vostra zona, spedivate a dormire la truppa e voi capisquadriglia rimanevate a tirar tardi davanti a un focherello. La truppa, temendo feroci ritorsioni, obbediva, mentre voi molto young adult quasi sedicenni parlavate del più e del meno. E quando ogni tanto ci scappava pure qualche birra, ottenuta corrompendo un cambusiere disonesto di qualche altro gruppo, alè, tutta vita. 

Una sera, tra l'altro, sei stato testimone di una di quelle cose così strane che tutti i presenti poi evitano di parlarne, convinti ciascuno di aver avuto un'allucinazione o di esserselo sognato. Siete lì a cazzeggiare quando vedete sbucare dalla sua tenda una delle rEgazzine della squadriglia Gazzelle, siam belle come credici. Poteva avere tipo tredici anni distribuiti in meno di quaranta chili. Avanza verso di voi in camicia da notte e con lo sguardo completamente spento, da pubblicità progresso sui drogati. Scalza, al gelo. Vi chiede dell'acqua con un filo di voce e Ciccio Rizzù, detto Orso Permaloso (nomignolo che aveva accolto felicemente con un Permaloso, io? E perché permaloso? Eh? EH?), le indica le bottiglie d'acqua vicino alla Sberloni, ma quella prende da terra una tanica da 25 litri piena, la solleva con una mano sola, beve a canna e se ne va. Vi guardate un attimo sconcertati come chi ha appena assistito a un numero di sonnambulismo con super-poteri mica da ridere, e perciò ridete. Tutti tranne Ciccio Rizzù, spaventatissimo. "MARÒ, ME PARE FENOMENA!", dice, e voi giù altre risate di naso.

Ti sei perso di nuovo. Dicevi? La tipa catanese carina, che poteva chiamarsi o meno Antonella, boh. L'unica per incontrarsi erano agli abbeveratoi, come le fiere nella savana. Le grandi fontane dove i sottoposti (esploratori non capi o vice) trascinavano pentoloni neri da lavare e taniche da riempire. Lì erano state ricavate anche due batterie di docce. Problema: l'acqua scendeva a temperatura naturale, che lassù voleva dire 0,quasiniente gradi sopra lo zero. Uno dei primi giorni, dopo esserti calcificato la faccia con polvere e sudore per costruire quella cacchio di fontana che tanto apprezzamento avrebbe raccolto tra gli autoctoni, sei lì a fissare perplesso l'acqua gelata che vien giù da queste docce. Lo fai, non lo fai... lo fai. Una secchiata di freddo della morte, che tipo l'ice bucket challengcoso è una roba da pirletti. 

Vuole il caso, un caso stronzo, che la tipa passa di lì e ti fa un complimento sul fisico, capace di ringalluzzirti più di un compaesano di Asterix e di farti dimenticare il concetto di freddo e praticamente qualsiasi altra cosa. Giorno dopo giorno, per una settimana, vai lì al mattino presto, con un costume da bagno a pantaloncino Santa Cruz pagato uno sproposito giusto perché ce l'aveva uguale Tonino il Falco sulla rivista Skate, e ti sottoponi alla tortura del gelo gelato dissimulandone gli effetti con una smorfia virile. Tutte le mattine lei passa poco casualmente di lì, ti fissa, sorride e chissà cosa pensa. Molto probabilmente che sei un pirla. Cose che manco nel primo Ottocento: oggi i rEgazzini su Internet rimorchiano romanticamente una appena conosciuta con uno Skusa t vlv chiedere se kv.  

È uno degli ultimi giorni del campo e la gloriosa squadriglia Ghepardi+Gabbiani, per esser pronti e gagliardi domani, ha perso in un colpo solo le speranze di vincere il megatorneo di pallascout e la Sberloni. Siete stati infatti eliminati ai quarti da una banda di lestofanti della costa ionica catanzarese, affermatisi, ehr, di un soffio, tipo a 2, vanificando il tuo spettacolare gol al volo segnato grazie a innegabili doti tecniche e soprattutto tanto culo. Tu e Alessio lasciate il torneo senza esser mai stati scalpati (è uno dei concetti cardine della pallascout, sorta di pallamano) e con la scusa pronta dei tre giovini minchietti a completare il vostro quintetto, ma con l'onta di esser stati schiacciati da una squadra mista. Quanto alla cucina Sberloni, poche ore dopo, se l'è portata via un rogo molto colposo. Avevi lasciato Francesco e uno degli altri tizi di cui non ricordi il nome a friggere delle patate. L'olio a un certo punto aveva preso fuoco e quelli, più materiale da squadriglia Aquile che Gabbiani, avevano provato a spegnerlo con l'acqua. Geni da lampada. I bidoni di metallo anneriti erano tutto quello che era rimasto della vostra amata cucina a tre fuochi.

Placata la tua ira e abbandonati i propositi di far dormire fuori dalla tenda i due subalterni, si era deciso di accasarvi per gli ultimi due giorni con la squadriglia Lupi di Ciccio Rizzù e Sasà Baratta (motto ufficiale: "Lupi! Dei monti! Siam sempre pronti!". Motto ufficioso, trattandosi di una manica di imbracchiati: "Gufi! Dei morti! Siam sempre storti!"). E niente, si arriva a fine campo e oltre agli autoctoni, pure il tempo vuole mandarvi via. Nebbia fitta e pioggerellante, si gira in poncho e ci si deprime. 

Ti sei svegliato molto presto e sei andato comunque a farti la doccia della morte. Sticacchi della catanese, se non ti levi di dosso quell'odore da tenda popolata da post-adolescenti non tutti con un grande amore per l'igiene, muori. Dopo la salutarissima botta di freddo - se ci provassi ora creperesti all'istante in una pirotecnica deflagrazione del chip - stai tornando al campo tagliando il muro di nebbia. Hai addosso solo il costume da skater drogato, gli scarponcini slacciati e un asciugamano con cui stai cercando di asciugare la testa. All'improvviso, dalla nebbia, arrivano una cacofonia di rumori e delle urla. Una scena tipo gorilla nella nebbia, ma più bovina.

Una delle bestie che vedevate pascolare in genere nella vallata poco distante, infatti, ha sfondato il perimetro del campo, delimitato da semplici cordini, e travolto mezza cambusa e una tenda, fortunatamente vuota perché usata da appoggio da uno dei capi, con voi solo in alcuni giorni. Il bovide, innervosito dal casino appena provocato, continua ad agitarsi, minacciando di tirar sotto qualche altra tenda, da cui spuntano le capuzzelle terrorizzate di Gazzelle e squadriglie maschili poco valorose o memorabili. Allora fai un'altra cosa che non capisci bene come ti sia venuto in mente di fare: ti avvicini e provi a calmare la mucca, parlandole. Il little Dottor Doolittle in costume da bagno. 

Com'è, come non è, la bestia si placa e l'accompagnate fuori, ringraziandola per avervi devastato il campo più di un attacco vietcongo a tradimento, gentilissima. Molti anni dopo, una mucca sbucata all'improvviso dalla nebbia in mezzo a una strada in piena notte, al galoppo, avrebbe rischiato di inscenare un frontale spaventoso con la tua auto. Lì ti avrebbero salvato la vita i riflessi da videogiochista, nel '91 non ce n'era stato bisogno. Ti era bastato aver visto Mr. Crocodile Dundee quattro volte. Che ci vuole.
  

51 commenti:

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  2. Leggo,
    "penso che si chiava, dopo
    non si chiava e non mi lavo più." (cit.)

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  3. mwawawawa.

    Era un tafano, probabilmente, visto che si è calmata. Le mucche sarde sono più bastarde: quando hanno i vitelli manco il padrone le può avvicinare.
    Scrivi proprio benissimo :-D

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  4. Mio primo intervento su un Blog che leggo da un paio d'anni, coetaneo Antenne da poco più di due settimane del Doc, per tanti complimenti e per una agrodolce riflessione: le tue vicende di vita vissuta, peraltro così bene raccontate, sono allo stesso tempo così comuni, normali per noi di fine '70, e così epiche ed uniche, che hanno l' impagabile dono di rendere anche tutti i nostri ricordi, così normali e comuni, altrettanto epici ed unici.
    Di questo non posso che ringraziare

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    1. È il DNA col Super Santos dentro, non si sfugge ;)

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  5. Leggo immediatamente, per me questi racconti devono diventare una nuova rubrica SuBBito. Schiatto dalle risate ogni volta..

    e non lo dico solo in quanto "figlio di Akela" e memore di infiniti campi estivi coi rover

    spaventosi ricordi quali:

    capo clan con principio di infarto notturno portato dapprima in rifugio con proprietario "no-terroni" che osò dire "voi napoletani" , risposto prontamente dal tank del clan, 1.95 x 150 kg che giustamente rispose con tono epico "questo non lo dovevi dire" e successivo trasporto in elicottero all'ospedale di cuneo.

    ed è tipo solo uno dei tanti

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    1. grammatica al capolinea, scrivevo veloce

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    2. Che detta così non si capisce se l'elicottero è servito per l'infartuato, per il proprietario "no-terroni" o per tutti e due :D

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    3. il tank del gruppo, tra l'altro, era come dire "un ragazzo problematico e un po' lento". Una specie di slot meno deforme, ma buono uguale, che non avrebbe mai fatto male a una mosca. L'effetto comico involontario scaturì proprio dal fatto che chiunque avrebbe reagito "gomorralaserie speech style" mentre lui con un più epico e italicamente scandito "questo non lo dovevi dire!". Il modo in cui ho scritto del trasporto in elicottero è in effetti esilaranti e lascia spazio a interpretazioni. Però effettivamente a essere trasportato fu il capoclan, tutto è bene ciò che finisce bene, quando ci fu il pranzo finale le pietanze al tavolo venivano passate simulando il rumore delle pale

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  6. Ah, pensavo che con Antonella ce n'era.

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    1. A un certo punto, pure io.

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    2. Ma neanche dopo il numero della mucca?!?

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  7. Ah, le sopraelevate... Noialtri ci portavamo (prima del campo) i pali e le assi direttamente da casa. Non ci sono alberi adatti? Chissene. Treppiedi e massicciate, legature a X e due giorni a sgobbare, ma poi adios formiche e diluvi universali (in un caso la tenda diventò a tutti gli effetti una palafitta).
    Quanto al cibo, secondo il motto del mio primo caposquadriglia, "quel che non ammazza ingrassa", da noi presa come regola base e più volte sperimentata. Raccontassi ora ad un cuoco quello che si mangiava, o gli viene un colpo al terzo ingrediente o mi iscrive d'ufficio a masterchef.

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  8. Non ho mai fatto la scout, ma io sono un'altra che "Una falena nel sugo? E che sarà mai! Levala e mangiamo!". Del resto, come diceva mia madre quando scoprivamo un vermicello in un frutto che stavamo mangiando "Eh, vabbè, son solo proteine in più!" XD

    "anni dopo, una mucca sbucata all'improvviso dalla nebbia in mezzo a una strada in piena notte, al galoppo, avrebbe rischiato di inscenare un frontale spaventoso con la tua auto" --> comprendo il problema. A me è capitato con una coppia di cinghiali scendendo da una collina col Pandino, lungo una provinciale super-buia. Visti all'ultimo ed evitati (loro e il fosso) per un pugno di centimetri. Tuttora non capisco come ho fatto, perché non è che io sia chissà che pilota, onestamente... °_°

    Come al solito, bellissimo pezzo, Doc! :)

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    1. Non parlarmi di bestie attraversatrici, da noi lo fanno per sport: cinghiali, mucche, daini e caprioli, tassi, istrici, donnole, volpi e faine, lupi e una volta persino un cavallo. Penso che se non mi ci lasciano, sono tutti commestibilie e quindi slurp!!!

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  9. In effetti mi ti ero immaginato proprio come un Kakashi Hatake, e non ci metterei la mano sul fuoco ma avresti anche potuto leggere un libro perv e non ammetterlo XD

    Certo che prima Chiara, poi Antonella...ma quante te ne sei fatte scappare Doc?! Eghe!

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  10. Prima commento semi pdf: non era nebbia ma più probabilmente una nuvola :P

    Leggendo di quella doccia gelata mi è venuta in mente la penultima volta che ho fatto il bagno: un lago in Finlandia vicino a Savonlinna a fine agosto dopo una sauna, UNA FIGATA PAZZESCA. L'acqua era sui 20 gradi, niente di tragico.

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  11. Fighissimo anche questo racconto. Per favore sfrutta tutti gli aneddoti.

    Caso stronzo? Ma dai, dimmi che non ti ha fatto piacere il complimento (e il successivo teatrino 800centesco :-).
    Ma la fontana la distrussero perchè non volevano giovinastri in zona?

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    1. Sì, ma spiega: la fontana fu tirata giù dalla folla inferocita tipo orda di barbari o da operai comunali per problemi burocratici?

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    2. Che poi io ho fatto campeggi in Trentino (senza ndrangheta, ma con gli orsi) e questa cosa dello sdebitarsi con la popolazione locale non l'ho mai sentita.

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    3. A noi fu detto senza mezzi termini che non volevano né la fontana (ma solo dopo che l'avevamo tirata su), né niente da noi. Perché ci vedevano probabilmente come dei rompicoglioni non invitati.Al posto della fontana, prima, c'era un tubo di metallo che buttava acqua a terra, allagando tutto. Nient'altro. Noi si costruì una vasca con i mattoni: non Canova, ma era una vasca decente e senza grande impatto sul panorama, anche perché il vicecapo era un architetto.
      Ma no, era meglio il tubo che pisciava a terra, evidentemente :)

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  12. Anche questa eccezionale Doc. Ora pretendiamo davvero il libro autobiografico "le mie escursioni"

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  13. L'invasione di campo bovina, prima di Mr. Paul Hogan (l'uomo dalle scarpe costose), mi ha fatto immaginare una versione cimmera del Doc...

    http://i.imgur.com/19B5Wgy.jpg

    :D

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  14. Perdonami doc, ma a leggere squadriglia Gabbiani sono scoppiato a ridere.
    Nel modenese "Gabiàn" è sinonimo di scemo.

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    1. Qui no, ma in mezzo a lupi, orsi, ghepardi e altri animali aggressivi, il nome era comunque risibile. Sembrava una roba da pagina FB con le poesie e i gattini.

      Ma non c'erano praticamente altri nomi :)

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    2. Pensando al bolognese "oca" sarebbe stato molto peggio.

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    3. Noialtri avevamo (nel reparto maschile) Leopardi, Cervi e Leoni. Un tempo Aquile e Castori. Quando ne riesumarono una, con mio sommo sbigottimento, scelsero i castori, forse perché il materiale non cannibalizzato era di più. E pensare che i Lupi erano nel reparto femminile... (insieme ad Antilopi, Koala e Colibrì. Per dire.)

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  16. Anche io passato a caposquadriglia mi trovai ad affrontare lo spinoso problema di crearne una nuova. Accettarono il nome pipistrelli ma, il guidone cucito dalla nonna col simbolo di Batman no! Maledetti tradizionalisti!!
    RIESUMAI i gloriosi Lupi (licantropi) recuperando il 'merchadising'. La nonna non aveva preso bene il fallimento!
    Credo lo stesso anno del tuo racconto, in un hike di squadriglia in bici, scendendo un tornante alla Kevin Schwantz schivai un'auto e scivolato sul brecciolino decollai oltre il guardrail. Rimasi appeso per un piede alla bici incastrata tra il guardrail e un albero, sotto di me almeno quattro metri di vuoto!!
    Le operazioni di recupero furono lunghissime perché rallentate da continui attacchi di ridolite porcina.il guidatore dell'auto era basito!!
    cose che succedono solo a scout!!
    Grazie Doc per avermi fatto fare un giro sulla tua Macchina del Tempo

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  17. Io lo sapevo che eri stato scout, me lo sentivo. Ti seguo da un po', amo il tuo modo di raccontare la realtà e tutto quello che ti incuriosisce e pensavo che a farmi sentire vicina e a farmi trovare familiare il modo di vedere le cose fosse la terronaggine che ci accomuna. Invece no. Semel scout semper scout, e anche se sono 15 anni che ho lasciato il Caserta 2, la squadriglia Koala, il clan... beh ho letto questo post con una nostalgia di quelle che mannaggiastoinufficioeorastocolmagone.
    Vabbè basta solo per dirti grazie per tutte le risate che mi fai fare. (ah qualche volta c'ho fatto anche la bellina coi maschi col tuo blog, eh)

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  18. La mia unica avventura con le vacche è stata qualche anno fa, quando avevo cominciato ad andare a caccia d'incendi , quando avevo iniziato a fare prevenzione incendi. IN pratica, mi avvisavano in tempo reale di tutti gli incendi qua attorno e andavo a vedere per capire come si comportavano le strutture e vedere come si sviluppava il fumo. Beh una di quelle volte andai a vedere un fienile che bruciava e mentre facevo il giro , notai uno stormo di vacche impazzite con gli occhi vuori dalle orbite che mi caricarono , per fortuna mi fiondai su un fosso come un ninja color m*erda e mi salvai

    impressionante vedere la reazione dei bovini alle fiamme, spaventoso , vanno in berserk , ma senza elfo scassaminkia

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  19. Nella sconfinata provincia granda quegli esseri orrendi egli scout non mi avevano voluto :V adesso vado in un angolo dell'ufficio a rammaricarmi fissando il muro

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  20. Chiedo venia Doc, non ho ben capito l'ultima parola della frase con cui rimorchiano oggi i giuovini sull'internetto: "Skusa t vlv chiedere se kv". Kv? Non srà mica "Keys" tradotto in italiano, vero? Spero di no...

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    1. credo sia proprio la capitale dell'Islanda senza Rey

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  21. Quando sono stato in Basilicata al mio primo campo in reparto mi è capitata una cosa simile a la tua durante il gioco notturno: le persone che vivevano intorno alla chiesa vicino alla quale dormivamo e che era semi abbandonata hanno chiamato i carabinieri dopo aver visto le luci delle torce e ci siamo trovati mitra e pistole puntate in faccia.
    Un mio amico si l’è davvero fatta sotto.
    Al mio ultimo campo ero invece Capi Squadriglia ma lavavo comunque i piatti... era la scusa per passare un po' di tempo con le ragazze.
    Oh Doc, non so se l'hai mai detto prima ma hai un nome di caccia anche tu?

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    1. Ci credo che non riuscivano a beccare i rapitori, con tutti gli scout che dovevano perquisire! ;)

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  22. delizioso tranche de vie ,leggendolo mi è venuta un'illuminazione,non è che quei sacchi da 50 kg ribaldamente portati sono stati la causa prima e remota dei tuoi problemi alla schiena?
    contentissimo di non essere mai stato scout,troppo rischio per me ,sono un fighetto di città io.

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  23. I racconti scout sono sempre spettacolosi,la mia squadriglia erano le Linci, urlo "banzai,tora tora tora!" poi da me cambiato con "invia virtuti nulla est via" (nessuna via è impervia al valore) appena ho lasciato il reparto han subito riesumato quello vecchio,maledetti illetterati...non che possa dargli torto,pensandoci oggi.
    Anch'io ho vissuto un "attacco bovino" però in Piemonte, e più o meno ce la siam cavata nello stesso modo! :)

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  24. Sempre stato convinto che le mucche fossero animali inamovibili e pacifiche... Al massimo al mattino mi é capitato di trovarne una davanti alla tenda che mangiava un giacchetto, a sto punto capisco di essere stato fortunato. Discorso ben diverso con cavalli e cinghiali (su questi ultimi so che hai avuto anche tu esperienze dirette).
    Il bello é che anche se si era in gruppi molto distanti le esperienze affrontate da chiunque abbia fatto lo scout alla fine sono molto simili, ed egualmente eroiche. Come dimenticare quella tiepida mattina di agosto (5 gradi celsius, circa 2000 metri sul livello del mare) in cui io e il mio vice andammo a fare il bagno nel ruscello alimentato da un ghiacciaio poco distante...

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  25. Non pensavo che fare lo scout fosse così divertente. ;)
    Noi bruti di Penisville, al di là della barriera, non facevamo i campi scout perchè:
    A) Non c'erano e per farlo dovevi necessariamente iscriverti a Fabrianoville, ma, oh cocco, sei di Sasso e poi devi essere della parrocchia (grazie, anche se mi hanno costretto non sono cattolico quindi niente da fare).
    B) La vita in una vallata circondata da montagne e fiumi e popolata da redneck e bulli "finto-carismatici" era già abbastanza avventurosa senza costruire campi-base.
    comunque…

    Doc, i post come questi li adoro, sin da piccolo amavo sentire racconti (dai miei genitori, dai miei amici o cugini) di vita vissuta. Personalmente era come vedere un cartone animato e immaginavo come potesse essere stare lì a vivere le stessi situazioni insieme! Forse è proprio per questo che adoro leggere o vedere film.

    Inoltre leggendo questi post mi vengono sempre in mente 2 cose:
    cosa facevo quando avevo 16 anni (: una storia che ha a che fare con il letto dei genitori della mia ragazza dell'epoca che…non racconterò…) e cosa facevo invece nel '91 (all'epoca avevo 10 anni e mezzo e mi apprestavo agli 11). Ho un bel ricordo dell'estate '91, epoca in cui abbandonavo le elementari e mi apprestavo alle medie, cambio dal bambinesco alla pubertà e una stupenda stagione passata a costruire un rifugio con gli amici dove passavo interi pomeriggi, un bellissimo posto illuminato con una batteria di un'automobile e con un sistema idrico funzionante!!!

    Scusate, mi sono lasciato prendere, ma questi post sono come i falò sul monte, una storia tira l'altra! :D

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  26. doc, certo che prima Chiara, poi 'sta Antonella... prima o poi devi raccontarci come hai quagliato con Lady Manhattan perchè più racconti e meno ci credo che ti sei addirittura riprodotto xD

    PS: certo che dormire in tenda con Sasà Baratta detto Rombodituono... :/

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  27. Solo io trovo inquietante la parte del tipo in passamontagna armato di mitra che non e' stata approfondita ? Se e' cosi ditemelo

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  28. oddio i Gabbiani, mi hai fatto rivenire in mente un incontro (si anch'io ho fatto gli scout ma ero nelle Pantere) con tutti i gruppi Toscani, in cui incontrammo appunto una sq. Gabbiani, il cui urlo era: "Gabbiani! Sempre sulla! Vetta!"
    prontamente trasformato da noi altri sostituendo "vetta" con "merda" ;)

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  29. Le cosiddette " vacche sacre " seminano terrore negli automobilisti e non in Aspromonte, anche adesso.

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  30. In questo racconto si assapora proprio il sentore di fumo e ascellare da campo estivo! Domenica prossima vado a trovare qualche giorno i miei ragazzi al campo. Devo dire che cambiano i tempi cambiano i ragazzi ma certe cose non cambiano mai.

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  31. Maledetto Doc che mi riporti alla mente gli anni memorabili del Reparto, ho una bruschetta nell'occhio grande come la Sardegna ç_ç
    Quando passai dal Branco al Reparto, ai tempi esistevano due Reparti maschili e io fui arruolato fra le fila dei Falchi ("Hawk, light, cyclone" che malamente tradotto voleca suonare come "Falco luce del ciclone" ma che veniva sfottuto in "Hawk, light, bycicle") del Reparto Robinson Crusoe. L'altro Reparto era il San Giorgio, considerato da noi altri deboscia dei fighetti senza arte ne parte, e com'è facile immaginare la rivalità era tale che uno dei primi incarichi che mi furono affidati dal mio Capo Squadriglia fu un raid per fregare tutto il materiale possibile nella sede dell'altro reparto. Quando si dice che lo scoutismo ti instilla e instrada a sani principi.
    Dopo due anni di onorata militanza nei rapaci ciclonici arriva una notizia che spiazza un po' tutti: i due Reparti sarebbero stati fusi e per non fare torto a nessuno avrebbe avuto un nome nuovo di zecca. Ovviamente un Reparto con sette Squadriglie, tre noi e quattro loro, era una cosa impensabile anche per via degli spazi, così alcune squadriglie vennero soppresse e la sorte volle che anche i rapaci ciclonici vennero messi a terra, già meditavo di non rinunciare ai colori dei Falchi neanche sotto tortura quando ecco giungere un'altra sorpresa: non solo avrei cambiato Squadriglia, passando ai Lupi l'unica Squadriglia ancora in vita dalla fondazione del Gruppo alcuni decenni prima, ma sarei pure diventato Capo Squadriglia. Ovviamente, essendo stato forgiato nel sacro fuoco del nonnismo e dei privilegi relativi ai Capi Squadriglia, feci in modo di stabilire subito le gerarchie passando ai novizi il sacro compito di razziare tutto il possibile alle altre Squadriglie, ma anche quello di difendere con la vita la nostra cassa delle attrezzature, per evitare che quello che avevamo fregato ci venisse sottratto a nostra volta.
    Alcuni ricordi in ordine sparso relativi al mio ultimo anno in Reparto.
    Il raid notturno durante un fine settimana insieme al Reparto femminile, compiuto dal sottoscritto più gli altri deboscia Capi Squadriglia, che nel cuore della notte sgattaiolano fuori dalla casa in cui dormivamo per raggiungere quella delle Guide, salvo poi essere beccati dalla Capo Reparto delle donzelle e sorbirsi una ramanzina coi fiocchi dal buon vecchio Seba, il nostro Capo Reparto, con tanto di paventata degradazione a squadriglieri semplici.

    L'autofinanziamento di Squadirglia fatto vendendo il limoncello fatto in casa da mia madre, in barba a qualsiasi legge sulla vendita di alcolici, il cui ricavato fu reinvestito per un altra forma di autofinanziamento che andava forte ai fine settimana e ai campi estivi: la vendita sotto banco di sigarette.

    Segue...

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  32. Quando al primo giorno di campo prendi Giovannino, un quattordicenne di uno e ottantacinque per quasi cento chili non proprio sveglissimo, e dopo avergli messo in mano il vanghetto americano gli ordini di scavare le canaline di scolo intorno alla tenda, che te hai da fare con la Capo Squadriglia delle Volpi che forse ce n'è. Quando torni un'ora e mezza dopo trovi Giovannino coperto di terra e immerso fino alla cintola in un fossato a prova di assalto che ti guarda tutto soddisfatto e ti chiede "Ho fatto un buon lavoro Capo?".

    Quella volta alla gara di cucina, quando quei sadici dei capi diedero a tutti due scatole di olive con il nocciolo da che dovevano essere preventivamente snocciolate prima di poter essere usate. Dopo aver realizzato che tagliarle una ad una per togliere il nocciolo avrebbe richiesto anni di lavoro, prendesti in mano la situazione dicendo "Ci pensa il Capo" e te ne andasti con i due barattoli e una ciotola; mezz'ora dopo tutti i noccioli erano stati epurati e le olive erano pronte per finire nei cibi. Solo a fine pranzo rendesti edotti i tuoi squadriglieri che per portare a termine l'operazione Oliva le avevi masticate una per una sputando il nocciolo e mettendo la polpa nella ciotola.

    Cit. "What a lovely day!"

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  33. Doc, la mia ragazza non capisce la differenza, in auto, tra chi ha giocato centinaia di videogiochi e chi no. Glielo spieghi tu?

    PS: In india saresti stato il nuovo Messia

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    Risposte
    1. I riflessi da ninja.
      È tutta una questione di riflessi da ninja, peraltro ottenuti perlopiù con i giochi dei ninja. Inception.

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