martedì 24 agosto 2010

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Acciaio di Silvia Avallone: anche le farfalle se le vedi da vicino sono brutte

Acciaio, il romanzo d’esordio di Silvia Avallone (Rizzoli, 18 euro) è un romanzo incredibilmente ammanitiano su una scala da zero ad Ammaniti. […]
Temi del romanzo: cuore e acciaio. Proprio come Jeeg
Perché in questa storia “di due ragazzine che diventano grandi” degli ingredienti canonici del romanzo alla Ammaniti non ne manca all’appello neanche uno: un luogo sperduto lontano da tutto (i palazzoni di un complesso di edilizia popolare a ridosso di uno stabilimento siderurgico), la miseria di un microcosmo che si nutre solo di se stesso (“Il fatto è che a Piombino d’inverno non c’è un cazzo. Nessuno esce di casa, le strade sono vuote, la gente è rintanata in tuta davanti alla PlayStation”), il buzzurro che piace alle donne e c’ha l’auto uber-tamarra, il grande evento attorno a cui ruotano tutta una serie di altri eventi più piccoli (la festa al pattinodromo), il classico pugno nello stomaco finale, quello cui il vecchio Nic ci ha talmente abituato che nell’ultimo romanzo si è scordato di infilarcelo
Non manca qualche sbavatura nella descrizione dei personaggi, spesso preda di comportamenti contraddittori frutto di una caratterizzazione a tratti eccessiva, e qualche fastidioso ma tutto sommato innocuo anacronismo (si parla di YouTube e dell’Unicredit, ma siamo nel 2001 e non esisteva né l’uno né – con quel nome – l’altra), così come risulta assolutamente fuori posto lo spunto metareferenziale della ragazzina che sta scrivendo il libro sulle due amiche. Piccole colpe veniali, però, che nulla tolgono a un romanzo piacevole, non privo di momenti memorabili, che soprattutto non si limita a giocare, come pure avrebbe potuto, con il tema delle ragazzine che scoprono il sesso e l’amore (non necessariamente in questo ordine). Per dire: ad avercene di romanzi d’esordio così.
Quando hai comprato il libro, hai pensato che quella soluzione della sovraccoperta incollata solo sul fronte, con la tela rigida a vista sul dorso, fosse incredibilmente figa. Questo prima che le lettere del nome dell’autrice iniziassero a restarti sulle dita
Acciaio di Silvia Avallone è stato uno dei romanzi finalisti all’ultimo premio Strega (premio che prende il nome dal noto liquore, e per questo spesso e volentieri la giuria è ubriaca al momento di emettere il suo verdetto). Non ha vinto proprio perché si diceva da tempo che avrebbe vinto, ma fortunatamente il premio non è andato nemmeno al romanzo di Sorrentino, che faceva veramente pena.

2 commenti:

  1. fatto prendere alla tipa, così lo leggo a scrocco e risparmio 18 euro, non farmi fare brutte figure

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