mercoledì 28 luglio 2010

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Il grande sogno (è morto)

Roma, 1968. Non sarà ancora il pornografico '69, ma in Italia i casini comunque non mancano. Sono gli anni della battaglia di Valle Giulia, della carica alla facoltà di Lettere che spaccherà in due un movimento studentesco fino ad allora compatto. Da una parte la destra neofascista, dall'altra i comunisti. Vedi: terrorismo. Vedi: anni di piombo.
Michele Placido c'era. Studiava da attore, si guadagnava da vivere facendo il poliziotto, e quegli scontri li ha vissuti sotto l'elmetto. Un anno fa ha pensato di raccontare com'è andata. [...]

Nicola (Scamarcio) è il poliziotto, quindi Placido. Libero (Argentero) è un operaio arruffapopoli. Laura (Jasmine Trinca, sempre in compagnia della sua insopportabile voce nasale) è una ragazza borghese che scopre la rivoluzione sessuale prima della lotta di classe, e rimbalza dall'uno all'altro. Issa, isso e lo sfollagente, in una rivisitazione degli eventi talmente autobiografica da sfociare a tratti nello sticazzi, edulcorata laddove vuole essere violenta, manichea quando cerca di raccontare il reale per com'è stato. Chiusura con il classico che n'è stato di loro x anni dopo, espediente narrativo che funzionava magari nelle commedie di trent'anni fa e nei Dylan Dog di Sclavi, ma oggi dai, su.
Alla fine la cosa che ti è piaciuta di più, de Il Grande Sogno (6 euro assieme a un altro DVD da Blockbuster per tre serate, che poi però alla fine sono solo due. Con le vaschette di Hagen Dasz gli euro diventano magicamente dodici, e il secondo film manco l'avete visto) è il titolo. Perché quarantadue anni fa c'era davvero chi, tra quei ragazzi con l'eskimo, pensava di cambiare il mondo con sassi e bombolette spray. Si sentiva parte di una generazione, nell'accezione data al termine dal sociologo ungherese Mannheim: persone non solo nate casualmente nello stesso anno, ma parte degli stessi eventi, vissuti allo stesso modo.
Poi il sogno è morto affogato nel piombo e nelle bombe, e quei ragazzi ce li siamo ritrovati in televisione e un po' dappertutto.
Ferrara, Liguori e tutti gli altri.

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