mercoledì 23 giugno 2010

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L'orso di mare contro lo squalo grizzly della Sila!!!1!

Le regole dei film horror di serie B, quelli da seconda serata su Italia 1 ad agosto, sono chiare: NON devi prendere il sole su un materassino in mezzo all'Atlantico se non vuoi essere sbranato da uno squalo, NON devi allontanarti per cambiare l'acqua alle olive mentre sei in campeggio sulle montagne ammerrigane se non vuoi essere sbranato da un grizzly. Ma cosa succederebbe se invertissimo le espressioni di questa equazione? Succederebbe SeaBear and Grizzly Shark, l'inquietante albo one-shot di Ryan Ottley (Invincible) e Jason Howard (The Astounding Wolf-Man) pubblicato da Image di cui, grazie a comicsalliance, state per avere un assaggio. Solo che assaggio non è forse la parola più appropriata: paura, raccapriccio e piacevoli dinamiche padre/figlio tipicamente americane dopo il salto. [...]

Un tranquillo week-end di paura. Cos'hai agganciato, Tom, uno squalo?, si chiede il tizio sulla scaletta.
No! E' un orso di mare!
Morte, violenza, juventinità vigliacca, sangue, terrore.
Ma mentre l'orso di mare si rituffa tra i flutti, un bambino assiste alla scena. "Tu mio amico morto, io vendicherotti, tu!" (cit), grida a se stesso, prima di rendersi conto che non ha il patentino nautico e non sa riportare la barca a riva.
Stacco: i boschi del nord. Pa', devo andare a pisciare, dice il figlio al padre. Il quale affettuosamente ci chiava un fucile in testa e ci dice, oh, sei pazzo? Guarda che questi boschi sono infestati da squali! Ma il figlio si sente giovane e non ci crede.
Purtroppo per lui, i genitori c'hanno sempre ragione. Anche quando ti dicono mettiti il golfino che prendi freddo. Studia che senza un titolo non ti prendono al call center. Non uscire con quella lì che è una zoccola e lo sa tutto il quartiere.
Nonostante il pronto intervento del padre, membro storico della NRA, è troppo tardi. La scena madre, il dramma da 8MM si consuma davanti ai nostri occhi: del ragazzo non resta che il tronco superiore. Che il papà prontamente cauterizza sul fuoco, per poi ricorrere alla vecchia usanza tipicamente americana del rivolgersi all'aspirina per OGNI tipo di problema.
Il figghio se ne ingolla una bottiglietta sana e il padre è terrorizzato: No!, gli urla, vuoi forse morire? Tranquillo, ci risponde il figlio: lo stomaco l'ho lasciato laggiù. Risate, un po' di vecchio quality time padre/figlio, dissolvenza in nero. Il resto sono 4 dollari e 99, grazie.

2 commenti:

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