venerdì 12 marzo 2010

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Sol Divide & Dragon Blaze: sparatutto per psikyopatici

C'è dell'amarezza nell'aria. Succedono cose che manco nello Zimbabwe, ma non sei tu a dirlo. Anche perché il nome di quel paese l'hai sempre scritto sbagliato. Con una o tre B, mai con due.
C'è dell'amarezza, di quella che neanche due chili di effervescente Brioschi ti farà scivolare giù. Comunque.
Sol Divide & Dragon Blaze per PS2 è un gran bel gioco, anzi due [...].

Trattasi infatti di una minicompilation del 2004, Psikyo Shooting Collection vol. 3, donataci da quei sant'uomini di Taito (e anche se lo vai ripetendo a vuoto da mesi, prima o poi il post tributo per la più figa software house dell'universo arriva. Davvero). Che poi donata un cazzo, che hai dovuto scucire 4950 yen, e ti è andata pure di lusso.
Si diceva: son due sparatutto portati in sala diversi anni prima da Psikyo, accomunati da un certo qual tema dragonesco-fantasy-nerd, ma diversi per senso di marcia, razza, sesso, lingua e financo religione. Il primo, Sol Divide, è questo shmup a scorrimento orizzontale del 1997 in cui ci sono quattro tizi svolazzanti che, oltre a volare, possono prendere i nemici a spadate e colpi di lancia. I vigliacchi.
Grafica simildigitalizzata ma di grande impatto, boss fight come se piovesse. Nel mezzo mostri, tanti mostri: draghi, vermoni, demoni, Carletto L'uomo lupo Drakulino e Frankenstein. Da solo, Sol Divide è uscito anche su PlayStation USA/Jap e Saturn, ma non si è trovato bene. Sono rimasti comunque buoni amici.

Dragon Blaze è invece sparatutto a scorrimento verticale del 2000. Ci son sempre dei tizi (stavolta quattro, e si sono portati dietro un drago ciascuno. Che hai visto mai), e la loro cavalcatura fantasynerd possono mandarla in avanscoperta, piazzarla in un angolo a tempestare di colpi un boss, mandarci a comprare la gazzetta il lunedì mattina per vedere com'è andata al fantacalcio. Grafica caruccia, per quel che si riesce a vedere nei venti pixel di larghezza della schermata, ma è uno shmup del 2000. Il che vuol dire bullet hell. Il che vuol dire demonio. Il che vuol dire morte.
Programmato da tizi che devono aver frequentato da bambini degli asili al cui confronto il Cip & Ciop di Pistoia era un kindergarden modello, Dragon Blaze è un altro trionfo di fottutissime pallette viola in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, l'universol'universo. Che sei già morto ma ancora non lo sai. Ah, ecco: ora lo sai.
Pare sia uscita, del solo Dragon Blaze, una versione europea della solita 505 GameStreet. La cover una volta tanto non fa cagare (è l'art originale, non qualcosa fatto dipingere a un imbianchino), ma in quanto versione PAL è da barboni, e chi la compra è un pezzente. Si sappia.

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